L’Opec non raggiunge l’accordo sui livelli di produzione del petrolio

Finisce con un nulla di fatto l’ultima riunione dell’OPEC, con l’Iran che si rifiuta di sostenere il piano saudita per aiutare a stabilizzare i mercati.

L’obiettivo sarebbe dovuto essere, da parte di Arabia Saudita e Iran, di mettere da parte la faida e raggiungere un accordo sui livelli di produzione del greggio al fine di stabilizzare i mercati. Purtroppo, così non è stato e ora i mercati tremano ancora.

L’impasse politica significa anche che gli altri cinque membri dell’OPEC sono molto fragili e meno forti rispetto ai due leader. Nel gruppo dei piccoli inseriamo anche la Nigeria, il Venezuela (con la sua crisi) e la Libia, le cui economie sono quasi completamente dipendenti dalle entrate petrolifere.

L’Opec ha fatto buon viso a cattivo gioco, sottolineando come il costo del greggio è in salita del 80% rispetto all’ultimo vertice, lo scorso dicembre. Inoltre, è stato sottolineato come lo scopo principale della riunione (raggiunto) era quello di scegliere il nuovo segretario generale, il nigeriano Mohammed Barkindo.

Alla fine dell’intervento, il cartello ha confermato che “domanda e offerta stanno convergendo”, il che potrebbe porre da solo un rimedio alla situazione attuale senza che l’OPEC stesso faccia nulla.

L’Arabia Saudita, guidata dal nuovo ministro dell’energia, Khalid al-Falih, sta spingendo per “un’azione coordinata dei membri” per contenere la produzione, ma non procederà senza la cooperazione dell’Iran.

Dal canto suo, Bijan Zanganeh, ministro iraniano, ha chiarito che il suo paese vuole godere della ritrovata libertà di produrre ed esportare maggiori volumi di greggio dopo l’accordo sul nucleare, ecco dunque che il tetto alla produzione non avrebbe alcun beneficio per il suo paese.

Nel frattempo, lo stato attuale dei mercati petroliferi ha causato un intenso sconvolgimento economico e politico in luoghi come Venezuela e Brasile. Il primo in maniera particolare è perseguitato da carenze croniche di beni di prima necessità e medicinali essenziali, il costo dell’energia elettrica sale a dismisura e l’acqua è razionata, inoltre la spirale di criminalità è dilagante.

La situazione, dunque, rimarrà praticamente la stessa nel corso delle prossime settimane, vedremo come reagiranno i mercati.

Petrolio sopra 50 dollari al barile, ma fino a quando?

I prezzi del petrolio hanno sfondato 50 dollari al barile per la prima volta in quasi sette mesi dopo che le ultime figure hanno suggerito che la sovrabbondanza di fornitura del greggio sta scendendo. Molti analisti hanno previsto che la ripresa, che aiuterà l’industria petrolifera del Mare del Nord e potrebbe stabilizzare l’economia globale, potrebbe essere di breve durata.

Il prezzo del Brent è salito dello 0,9% a 50,2 $ al barile, potenziato dai dati dal governo degli Stati Uniti che mostra un calo delle scorte più grande del previsto nel corso della scorsa settimana.

Si tratta del valore del Brent più alto da inizio novembre, segno anche che il calo della produzione dovuto agli incendi in Canada e alle interruzioni nella produzione in Nigeria stanno cominciando a farsi sentire in tutta l’industria petrolifera mondiale. Il prezzo del greggio, che era a quasi 118 $ due anni fa, è stato aiutato anche da un calo del prezzo del dollaro.

Julian Jessop, capo economista globale di Capital Economics, ha detto che mentre una ripresa dei prezzi del greggio dovrebbe essere positiva per l’economia globale, ci sono degli aspetti negativi. Se, da un lato, si tratta di una buona notizia per l’economia globale e per i corsi azionari, prezzi che si trovano attorno a 50- 60 dollari al barile potrebbero essere ancora troppo bassi per aumentare in generale la spesa per beni e servizi.

Prezzi del petrolio più alti sono chiaramente la migliore notizia che i produttori potrebbero avere. Il rimbalzo dei prezzi del greggio sarà anche linfa per alcune economie in fase di ripresa sia in zona euro che in Giappone.

I rischi di tornare sotto la cifra di 50 $ al barile sono ancora concreti, considerando che la crescita della domanda è ancora lenta rispetto allo scorso anno e che, nel frattempo, l’Arabia Saudita e la Russia stanno ancora pompando a livelli record, mentre l’Iran è tornato a produrre più velocemente di quanto molti si aspettavano.

Prezzo del petrolio in calo a causa dell’aumento della produzione USA

Il prezzo del greggio è ancora in calo, benché qualcuno pensava potesse finalmente tornare a a salire. Sembra che la causa principale sia legata agli Stati Uniti e al fatto che il numero totale degli impianti in funzione sia stato stabile, per la prima volta, dall’inizio del 2016, dopo che si erano registrati sempre e soltanto dei cali.

Questo ha avuto i suoi effetti sul prezzo del greggio, con il Brent che arriva a 48,83 dollari al barile e il WTI che invece viaggia attorno a 47,90 dollari al barile.

Il prezzo del dollaro è in calo anche a causa del dollaro forte, il che rende più costoso il greggio per chi ha valuta estera.

Dunque, gli effetti che avevamo visto nei giorni scorsi in merito alla diminuzione della produzione del greggio legata agli incendi in Canada e al fermo della produzione in Nigeria, sono praticamente finiti.

Le previsioni per il valore del greggio non sono certo rosee e questo preoccupa molto, ovviamente, i paesi la cui produzione economica è legata al prezzo dell’oro nero. Addirittura, la banca di investimento Goldman Sachs prevede che entro il 2020 gli States metteranno in fila, uno dietro l’altro, tutta una serie di incrementi produttivi, che spingerà il breakeven dell’olio di scisto a 50 dollari al barile.

In calo le previsioni dei prezzi per il 2017: sempre a causa della produzione che non accenna a diminuire, si pensa ora che il Brent potrebbe arrivare a 55 dollari al barile nel prossimo anno, contro una previsione precedente di 60 dollari, mentre il WTI potrebbe salire fino a 53 $ al barile, mentre in precedenza si valutava una crescita fino a 57 $ .

Nel frattempo la decisione dell’Iran di non tagliare la produzione e l’esportazione, bensì di farla salire a 2,2 milioni di barili entro questa estate, pesa ancora una volta sul prezzo del greggio, che ancora nei prossimi giorni potrebbe scendere.

Prezzi del petrolio oltre i 50 dollari al barile, ecco perché

Il Brent è arrivato a 50 dollari al barile nel trading asiatico durante la notte, potenziato dalle interruzioni delle forniture dovute agli incendi canadesi e agli attacchi armati contro gli impianti petroliferi in Nigeria.

Gli incendi che bruciano intorno alle sabbie bituminose di Fort McMurray in Alberta, Canada, si sono rapidamente spostati verso nord, costringendo i vigili del fuoco a spostare i loro sforzi per proteggere le installazioni petrolifere esistenti.

Nel frattempo, in Nigeria, il più grande produttore di greggio dell’Africa, le truppe hanno fatto diversi arresti a seguito degli attacchi a un impianto petrolifero in mare aperto. Gli investitori sono alla ricerca di eventuali segnali di possibili cali dell’offerta e qualsiasi notizia di interruzione non pianificata della produzione porta i prezzi al rialzo.

Arrivare al di sopra di 50 dollari al barile nei prossimi giorni è una cosa molto possibile, mentre nella seconda metà dell’anno il greggio dovrebbe tenere tra 45 a 50 dollari.

Un rapporto del gigante statunitense Goldman Sachs ha previsto un deficit a breve termine della fornitura a causa di interruzioni di produzione, indicando Nigeria e Venezuela come le principali cause. Questa mattina, i futures sul petrolio sono saliti e lo US West Texas Intermediate per la consegna a giugno è aumentato di 48 centesimi, arrivando a 48,20 dollari al barile, mentre il Brent del Mare del Nord con consegna a luglio è salito di 25 centesimi, toccando 49,22 dollari.

I prezzi hanno rimbalzato con forza dai minimi di 13 anni, sotto i 30 dollari al barile, toccati nel mese di febbraio. Tuttavia rimangono ben al di sotto dei picchi di 100 dollari e oltre raggiunti nel mese di giugno 2014.

L’ultima volta che il Brent ha toccato 50 dollari al barile fu all’inizio di novembre. Alcuni analisti, tuttavia, dicono che i disagi sono temporanei e ritengono che il mercato rimane ancora in un forte eccesso di offerta, che penalizzerà i prezzi nel prossimo futuro.

Petrolio: il prezzo potrebbe salire oltre i 50 dollari al barile?

Il prezzo del petrolio continua a tenere banco sui mercati mondiali. Da qualche tempo a questa parte sembra che il valore del greggio sia in salita e ora ci si chiede se potrebbe riuscire a salire oltre il valore di 50 dollari al barile.

La scorsa settimana il greggio aveva fatto segnare un rialzo del 5%, raggiungendo il valore di 45,92$ al barile. Gli esperti dicono che ci sono gli spazi per una salita ulteriore, ma fino a che non ci sarà un bilanciamento tra domanda ed offerta sarà difficile poter fare delle previsioni certe.

I minimi dell’anno, di circa 35 dollari al barile, sembrano lontani e per alcuni paesi potrebbe essere la fina di un vero e proprio incubo. Nonostante questo, bisogna guardare con estrema attenzione al fatto che le previsioni indicano come non ci sarà un vero pareggio tra domanda ed offerta prima del 2017, il che apre le porte a possibili cali di prezzo. Il prossimo anno le scorte del greggio saranno ai livelli massimi della storia, e il prezzo del petrolio rifletterà con certezza questa situazione.

Qualora il valore del petrolio dovesse salire oltre i 50 dollari al barile, assisteremmo per il prossimo anno ad un incremento della produzione di olio di scisto anche da parte degli Stati Uniti, il maggior produttore al mondo, il che potrebbe portare nuovamente al ribasso il valore del greggio.

Le notizie che arrivano dal Medio Oriente sono sempre interessanti. Un rapporto del FMI mette in evidenza come è fondamentale che le regioni di quest’area del mondo debbano diminuire la loro dipendenza dal greggio, accelerando invece le riforme per far sì che la loro economia possa essere sostenibile anche in altri modi. Su questo fronte, l’Arabia Saudita ha fatto sapere di essere già al lavoro.

Il valore del petrolio è un dato importante, cui la ripresa economica del mondo è strettamente legato, per cui occhi puntati sul greggio.

Crisi del Petrolio: i prezzi sono al collasso

La crisi del petrolio non accenna ad arrestarsi. Il vertice di Doha, che avrebbe dovuto sigillare un accordo tra i produttori per congelare i prezzi ed evitare un ulteriore calo, è fallito, e ora bisognerà aspettare il nuovo meeting OPEC di giugno per capire se ci saranno novità.

Il calo dei prezzi del greggio ha portato una crisi senza precedenti in vari paesi produttori, come il Venezuela, ultimo in ordine di tempo ad essersi lamentato dei prezzi dell’oro nero, che sono troppo bassi.

Il paese del Sud America è uno dei più grandi produttori di petrolio, ma la crisi scatenata dall’Arabia Saudita ne ha messo in evidenza i limiti e gli sbagli passati. Invece che usare il greggio per crescere, a Caracas lo hanno usato per finanziare la corruzione, per sostenere i paesi dell’area caraibica e, in generale, senza una mentalità professionale.

E dire che si sarebbe potuto fare molto di più. Il paese non ha investito nella tecnologia di estrazione e raffinazione, per accorgersi solo oggi che riuscire a raffinare questa materia prima ha un costo non da poco, e i prezzi bassi mettono in evidenza un’economicità che non c’è più.

Eulogio Del Pino, primi ministro del Venezuela, ha detto che teme un ulteriore calo dei prezzi, cosa che potrebbe far collassare tutto il mercato, se non si dovessero trovare degli accordi sul congelamento dei livelli di produzione.

I rischi sono legati, oggi, ad un incremento della produzione da parte della Russia. Proprio da Mosca fanno sapere che non sono mai stati pronti, né disposti, a tagliare la produzione di greggio, e che anzi, oggi potrebbero ancora portarla in alto (il che farebbe scendere il valore del greggio).

Le dichiarazioni del Cremlino hanno il sapore della sfida, quella tra Arabia e Russia, due paesi che la crisi del petrolio ha chiaramente messo uno contro l’altro.

E’ anche per questo che Obama, di recente, è andato a Riyad, per cercare di trovare una soluzione globale.

Come e dove comprare Bitcoin

Molti considerano la possibilità di acquisto e di investimento in Bitcoin, una delle più note monete virtuali. Vediamo in questo articolo le opzioni che abbiamo a nostra disposizione per comprare Bitcoin e guadagnare denaro con essi.
Perché acquistare / investire in Bitcoin? Vedendo la scena internazionale, ci sono molte confusioni e movimenti imprevisti, anche perché le valute classiche dipendono molto dagli accadimenti politici ed economici del mondo (i Bitcoin no, invece).

In molti vedono i Bitcoin come un investimento e medio/lungo termine.

Che cosa sono i Bitcoin? Il concetto si basa su un accordo volontario tra un gruppo di utenti internet di utilizzare 21 milioni di unità come scambio valuta. I Bitcoin utilizzano una comunicazione attraverso Internet (P2P) per la creazione di una rete attraverso la quale tutte le transazioni vengono trasmesse. Si tratta di una rete decentralizzata, in cui i nodi interagiscono l’uno con l’altro su un piano di parità.

Il denaro si può ricevere o inviare attraverso qualsiasi punto della rete, la quale utilizza una crittografia per garantire la sicurezza delle transazioni, l’inviolabilità del controllo dei fondi e l’emissione di nuova moneta. In questo modo i Bitcoin sono emesse in maniera controllata e non potrà mai superare 21 milioni di unità, quindi la valuta non può essere svalutata mediante emissione incontrollata.

Si tratta quindi di una rete di consensi, in cui tutti i nodi cercano di raggiungere un accordo sulle transazioni e sui movimenti. Tutte le transazioni sono valide solo se registrate e pubbliche (sono inoltre completamente irreversibili).

Prima di iniziare ad investire in Bitcoin c’è bisogno di avere un portafoglio virtuale, da usare per metterne da parte. Tale portafoglio potrà essere usato per effettuare e ricevere pagamenti in tutto il mondo, in maniera veloce e gratuita.

Come nella vita reale, è importante essere diligenti e proteggere adeguatamente i propri Bitcoin, sono comunque denaro.
Dove comprare Bitcoins? Se vogliamo avere dei Bitcoin nel nostro portafoglio virtuale, possiamo acquistarli in internet oppure attraverso un broker Forex (Markets.com permette, tra gli altri, di operare con questa valuta virtuale).

Una volta che si avranno da parte un certo numero di Bitcoin sarà possibile convertirli in moneta “sonante”, come gli euro, le sterline o i dollari, per poterli usare anche nella vita reale e non solo in quella virtuale.

Investire in Bitcoin potrebbe essere considerata una valida alternativa per tutti coloro che desiderano diversificare il portafoglio di investimenti nella maniera più ampia possibile e minimizzare i rischi.

Investimenti in oro, ecco tutto quello da sapere nel 2015

Nelle ultime settimane ci sono stati due momenti degni di nota che indicano che ci sono grandi opportunità di investimento in oro. Vediamo ciò che sta accadendo ora e ciò che potrebbe accadere nei prossimi mesi e anni tenendo presente che nel corso degli ultimi mesi abbiamo avuto due tendenze importanti:

  • Il maggior numero di investimento short fatti nel metallo giallo degli ultimi 15 anni
  • Il minor numero di investimenti long sull’oro che si sono mai visti.

Entrambe le indicazioni ci fanno capire che c’è grande pessimismo sul mercato. Nella tabella storica dei prezzi dell’oro si vede usando una semplice onda Elliott come ci sono dei riferimenti di prezzo importanti.

Nel corso del 2012 abbiamo visto i prezzi dell’oro salire notevolmente ed arrivare anche a quasi 1.900 dollari per ogni oncia. Da lì in poi i prezzi sono scesi e abbiamo visto una forte calata, che ha preso di sorpresa molti investitori. Siamo di fronte ad una possibile nuova salita del metallo giallo, considerando che il costo attuale di un’oncia è attualmente di 1.185 dollari per un’oncia.

Le potenzialità del prezzo dell’oro possono ancora essere interessanti, anche particolarmente.

Sappiamo, infatti, che il metallo giallo sale di prezzo quando le condizioni economiche mondiali sono deboli e oggi, soprattutto a causa della situazione economica della Grecia e dell’Europa in generale.

Tutti gli occhi sono al momento puntati sulla famosa “grexit”, ovvero sull’uscita della Grecia dalla zona euro. Qualora questo dovesse avvenire, l’euro potrebbe perdere di valore (il condizionale è da sottolineare, non è detto che invece il mercato possa premiare la nostra valuta in quanto finalmente la zona Euro si è liberata di un grande peso come può essere proprio il paese ellenico).

Se questo dovesse accadere, se l’uscita della Grecia dall’eurozona dovesse destabilizzare l’economia mondiale (come qualche giorno fa Tsipras aveva avuto l’ardore di affermare) allora potremmo essere di fronte nuovamente ad un buon momento per comprare l’oro.

Con un’economia mondiale in bilico, infatti, il metallo giallo rappresenta l’unica ancora di salvezza per non perdere tutto il proprio denaro in investimenti eccessivamente rischiosi.

Qualora anche non fosse così, in ogni caso l’oro è una delle scelte migliori che si possa fare per investire nel medio/lungo termine. Un po’ come il “mattone”, che si tratta di un investimento sempre sicuro, anche acquistare dell’oro rappresenta una buona scelta per tutti quegli investitori che vogliono diversificare il loro grado di rischio.

Teniamo d’occhio il mercato, perché potrebbe riservare belle sorprese.

L’OPEC ha deciso di mantenere la produzione del greggio invariata

Nonostante il mercato petrolifero stia rischiando un’ulteriore volatilità dopo la decisione della settimana scorsa di restare con gli attuali livelli di produzione elevati, l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC) ha detto nella sua ultima relazione di mercato che si è impegnata a commercializzare la stabilità.

Nel rapporto, uscito ieri, l’associazione dei produttori di petrolio ha giustificato la sua decisione di mantenere la produzione a 30 milioni di barili al giorno, ribadendo le previsioni che l’eccesso di offerta attuale del mercato dovrebbero scendere nei prossimi trimestri in un contesto di ripresa economica globale e di crescente domanda di petrolio. “Le proiezioni per i fondamentali del mercato indicano che l’eccesso di offerta attuale del mercato rischia di scendere nei prossimi trimestri“, ha detto l’Opec nel suo rapporto.

Sulla base di queste aspettative per il secondo semestre dell’anno, la Conferenza OPEC ha convenuto di mantenere la sua produzione a 30 milioni di barili al giorno e ha esortato i Paesi Membri ad aderire ad essa. Accettando questa decisione, i paesi membri hanno confermato il loro impegno per un mercato del petrolio stabile ed equilibrato, con i prezzi a livelli adeguati per i produttori e i consumatori.”

La decisione dell’OPEC è stata ampiamente vista come una continuazione della strategia di fare pressione sugli USA, che invece producono olio di scisto, un minerale che ha costi di produzione più elevati e quindi fa fatica a lottare con dei prezzi del petrolio più bassi, che attualmente stanno commerciando intorno a 65 dollari al barile per il Brent.

L’Arabia Saudita ha detto prima che si sente confortevole ad avere dei prezzi del petrolio più bassi, anche se non tutti i colleghi membri dell’OPEC hanno detto lo stesso. Il Venezuela, la Libia e l’Iran hanno chiesto un taglio della produzione. Nonostante la decisione, l’OPEC ha detto nella sua relazione che è stata presa per commercializzare la stabilità.

La crescita economica significherebbe un aumento della domanda di petrolio, secondo l’OPEC, con la domanda mondiale di petrolio che dovrebbe salire, con un conseguente incremento annuo di 1,2 milioni di barili al giorno rispetto all’anno precedente. Si prevede inoltre che l’offerta non OPEC dovrebbe declinare nel secondo semestre dell’anno a fronte di un aumento nel primo semestre, il che significa che le previsioni di domanda e offerta giustificano il mantenimento del tetto di produzione.

L’OPEC ha aggiunto, tuttavia, che “date le attuali incertezze di mercato” l’OPEC potrebbe seguire da vicino il mercato e rivalutare la situazione nella sua prossima riunione di dicembre.

Bitcoin, una valida alternativa all’investimento?

Il Bitcoin è una moneta virtuale creata nel 2009 che permette molte transazioni online senza dover utilizzare un altro modo di pagamento. Ha lo scopo di sostituire le attuali forme di pagamento, offrendo una moneta che non è controllata da una banca e quindi in grado di fornire una maggiore stabilità dopo la crisi del 2008. Si tratta, sostanzialmente, di un particolare sistema monetario.

Il bitcoin ha attratto molti investitori in rete che lo hanno scelto come opzione di pagamento oltre a PayPal e ad altri portafogli virtuali.

Il vantaggio del bitcoin è la sua capacità di essere libero dell’inflazione, quindi il prezzo di acquisto dello stesso è un valore che non aumenta con il tempo. Allo stesso modo, il potere d’acquisto del bitcoin non cadrà come con le valute convenzionali a causa dell’inflazione nel paese. Tutti questi argomenti sono a favore di questa moneta virtuale perché gli acquirenti vedono l’opportunità di creare delle riserve di bilancio e fare soldi commerciando sul suo corso.

Il bitcoin è costantemente scosso dalle vicende che mostrano come si faccia uso di questa moneta virtuale per compiere delle attività illegali dato che non vi è alcuna possibilità di tracciarne il percorso. I casi di frode sono molti e hanno l’effetto di creare delle notevoli fluttuazioni di valuta in alcuni specifici momenti del giorno.

Il fallimento di una delle più grandi piattaforme online, MtGox, e il furto di 750.000 bitcoin con poca speranza per le parti lese di recuperare i loro beni qualche tempo fa, ha messo in dubbio la bontà della moneta virtuale. La sicurezza è insufficiente, gli attacchi contro le piattaforme sono fatti da migliaia di persone ogni giorno ed è difficile riuscire a prese delle misure adeguate per superare questa difficile situazione.

Il valore del bitcoin varia di giorno in giorno a seconda delle crisi o delle aspettative in merito. Questa moneta virtuale, tuttavia, è oggi un investimento abbastanza sicuro  da poter fare,  a patto di farlo usando un broker che sia adeguatamente professionale.

Sono diversi oggi i broker che, oltre ad offrire la possibilità di fare trading sulle valute, sulle commodities, sulle azioni e sugli indici azionari, propongono anche investimenti in moneta virtuali.

Se volete diversificare ancora di più il vostro portafoglio e siete alla ricerca di un modo per poterlo fare senza grandi difficoltà, allora il Bitcoin è la moneta che fa per voi, semplice da investire e, al tempo stesso, decisamente remunerativa.

Le ultime novità su azioni, commodities e valute

La maggior parte degli indici azionari sta commerciando in maniera moderatamente più elevata, a parte lo Shanghai (4375), che è ad un solido + 2,15%. Il potenziale Double Top che stavamo cercando nello Shanghai potrebbe essere in pericolo oggi. Dobbiamo vedere se la resistenza a 4400 tiene o no.

Il Nikkei (20036, + 0,74%) è in aumento e può avere come bersaglio 20.600 entro un paio di settimane. Il Dow (18.298,88, + 0,14%) può raccogliere le forze per colpire 18500 entro una settimana o due.

Il Dax (11.594,28, + 1,29%) è salito bene sul calo dell’euro, ma si trova di fronte ad una resistenza cruciale del canale discendente ai livelli attuali. Anche se può provare a salire verso 11.800, sembra meno rialzista del Nikkei e del Dow.

Il Nifty (8.373,65, + 1,35%) ha chiuso ben al di sopra di 8350 ieri e potrebbe vedere 8400-25 oggi.

L’oro (1.221,79) si è staccato dalla resistenza settimanale vicino a 1232 e mentre questo valore tiene potremmo vedere un calo verso 1215-1205 nel breve termine prima ancora di rimbalzare a testare di nuovo 1230. Anche l’argento (17.49) si è staccato dalla resistenza settimanale sotto 18,00 e può testare 17.30 oggi e domani. Nel breve termine sembra ribassista con i prossimi supporti vicino a 17.30 e 17.01. A meno che ci sia una rottura continua sopra 17.5, l’obiettivo superiore di 18,50 viene negato per ora.

Il WTI Crude (60.21) è venuto fuori dalla resistenza nei pressi di 61.75. Se questo vale possiamo vedere un leggero calo per poche sedute prima di riprendere il rally verso l’alto in direzione di 65,00. Il rapporto oro-WTI (20.28) sta testando la resistenza appena sopra i livelli attuali e mentre questo valore ancora tiene, possiamo aspettarci un tuffo verso 19,5-19,0 nel breve termine.

Il Brent (66.08) sembra rialzista ora e si trova in un chiaro trend rialzista a breve termine. Può commerciare nella regione 65,5-68,0 per qualche tempo. Il rapporto Brent-WTI (5,88) è anche fuori dalla resistenza e può scendere ad un livello inferiore verso 5,5-5,0. Il Rame (2,9060) sta ampiamente spaziato nella zona 2,90-2,95 e può continuare a rimanere così per ora. Ma mentre si trova al di sotto della resistenza vicino 2.95 potremmo vedere un certo consolidamento. Nessun movimento maggiore del previsto immediatamente.

Come previsto nelle valute, la maggior parte stanno vedendo delle correzioni rispetto al dollaro. L’euro (1,1295), la sterlina (1,5642), lo yen (120,02) e il dollaro australiano (0,7980) hanno perso terreno da ieri. Sono stati più o meno raggiunti gli obiettivi al ribasso di 1,13 sull’euro, 1,5650 sulla sterlina e 0,7950 sull’Aussie. L’Euro-Yen (135,53) si è tuffato da sotto la resistenza a 137.25 accennata ieri. Questo nonostante il rapporto dollaro-yen si muove verso 120.30, l’estremità superiore della sua immediata gamma di 119,00-120,30.

I mercati cinesi salgono dopo il taglio dei tassi

Nell’apertura di oggi i mercati cinesi sono saliti dopo la decisione, da parte della banca centrale del paese, di tagliare i tassi di interesse nel fine settimana – il secondo taglio in tre mesi – nel tentativo di contribuire a sostenere l’economia in fase di rallentamento e scongiurare la minaccia di deflazione. L’indice Hang Seng di Hong Kong e lo Shanghai Composite sono saliti dello 0,7 per cento. L’Australia, che si basa sulla Cina come acquirente per la gran parte delle risorse, ne ha beneficiato, abbiamo infatti visto la spinta dell’ASX a un livello record da sette anni. Il settore immobiliare cinese ha portato dei guadagni in aumento dell’1,8 per cento.

La Banca Popolare di Cina ha tagliato, come detto, il tasso di riferimento del prestito di 25 punti base, arrivando al 5,35 per cento, e il tasso di deposito a un anno dello stesso importo, portandolo al 2,5 per cento nella notte di Sabato, una decisione efficace da mezzanotte. E’ stato il primo taglio dei tassi PBOC per la prima volta in oltre due anni, ma molti analisti cinesi e responsabili politici hanno chiesto un ulteriore allentamento monetario dato che la crescita continua a scivolare e la deflazione erge all’orizzonte.

I prezzi alla produzione cinesi sono in calo da tre anni, il periodo più lungo mai registrato, e l’indice dei prezzi al consumo, l’indicatore principale di inflazione, è aumentato solo dello 0,8 per cento nel mese di gennaio rispetto all’anno precedente, il ritmo più debole dal novembre 2009, in seguito alla crisi finanziaria globale. Negli ultimi mesi la portata degli aumenti dei prezzi al consumo è scesa e la scala di produzione, dopo la caduta dei prezzi, si è ampliata, questo ha avuto l’effetto di far lievitare il livello dei tassi di interesse reali.

La Cina ha superato gli Stati Uniti come prima economia del mondo in termini di potere d’acquisto lo scorso anno, ma è anche cresciuta al ritmo più lento da diversi anni: solo il 7,4 per cento.

Il Cina il settore manifatturiero si è ridotto per il secondo mese consecutivo a febbraio, secondo l’indice dei responsabili degli acquisti ufficiali che è stato pubblicato Domenica. Il PMI si è attestato a 49,9 nel mese di febbraio, leggermente superiore al 49,8 di gennaio, ma ancora al di sotto del livello dei 50 punti che separa la crescita dalla contrazione. La lettura di gennaio è stata la peggiore in 28 mesi, contribuendo al quadro più ampio di un rallentamento dell’economia.

Con gran parte del mondo impantanata nella crescita, molte economie flirtano con la deflazione, in particolare in Europa e in Giappone. La scorsa settimana, i banchieri centrali della zona euro e del Giappone hanno espresso ottimismo circa il fatto che le loro politiche di quantitative easing e di deprezzamento della moneta sarebbero state un successo.

Dove si muoveranno in futuro i prezzi del petrolio?

Alcuni esperti suggeriscono che i prezzi del petrolio saranno in un certo range per un po’ di tempo ancora prima di andare al ribasso, con il rischio di finire a 20 dollari al barile. Altri credono i prezzi del petrolio sono in procinto di salire prima di stabilirsi da qualche parte tra 70 e 80 dollari al barile. Chi ha ragione? In questo articolo vedremo l’evoluzione dei prezzi del greggio, le variazioni della produzione nel corso del tempo, le scorte, ed esamineremo i fattori che influiscono sul prezzo di questo bene essenziale.

Che cosa influenza i prezzi del petrolio? Contrariamente alla credenza popolare, i prezzi del petrolio non sono controllati dalle azioni di un individuo, indipendentemente dalla potenza dello stesso. Anche se è un po’ credibile che un gruppo, come l’OPEC, possa influenzare il prezzo del petrolio, il problema è molto più grande. La ragione di questo è che il petrolio è un bene di scambio a livello mondiale, con milioni di acquirenti e venditori. I veri catalizzatori del prezzo del petrolio sono l’offerta e la domanda, che hanno il potenziale di alterare la produzione, il trasporto o la percezione di esso. Diamo uno sguardo più da vicino alla questione.

Il prezzo del petrolio, come quello di molti altri elementi, è in gran parte influenzato dalla domanda e dall’offerta. Quando l’offerta supera la domanda, i prezzi tendono a scendere. Quali sono le cause della fluttuazione di domanda e offerta? Un fattore è l’economia. Quando l’economia è forte, la gente tende a viaggiare e il consumo di benzina aumenta. Un’economia forte aumenta anche la domanda di numerosi altri elementi che devono essere trasportati dal produttore al dettagliante. Il numero di veicoli che usano carburante, come i camion, aumentano.

Ancora una volta, tutto ciò che minaccia la produzione o il trasporto di petrolio greggio è un fattore. Tra questi fattori vediamo gli eventi politici, le calamità naturali e gli incidenti.

I prezzi del petrolio hanno toccato il fondo? In teoria c’è ancora spazio per un calo, soprattutto se la crisi continuerà e se la produzione di greggio continuerà ad essere ancora notevolmente più alta rispetto alla domanda. Questo aumenta le scorte di greggio che sono disponibili sul mercato e, dunque, il prezzo scende.

Quale che sia il futuro del greggio, chi investe nel mercato avrà di fronte delle eccellenti opportunità da non mancare, per questo motivo potrebbe essere ideale entrare nel mercato proprio in questi giorni.

Le valute esotiche: una buona opportunità di investire

Solitamente i traders fanno tendono a concentrarsi sulle principali valute, come il dollaro statunitense, l’euro e lo yen. Ma ci sono delle ottime opportunità di commerciare anche sulle valute più marginali, come il dollaro canadese, il franco svizzero e le meno conosciute valute asiatiche.

Possiamo dividere le valute secondarie in due gruppi: le valute dei mercati emergenti dell’America Latina, dell’Europa periferica, del Medio Oriente, dell’Africa e dell’Asia, escluso il Giappone, e le valute minori da parte dei mercati sviluppati, come la corona danese, la corona svedese, il dollari Kiwi e quello di Singapore. Le valute dei mercati emergenti sono meno liquide e più volatili, ma questo non significa che non si possono avere dei rendimenti interessanti, anche se ovviamente c’è un rischio più alto. Tra i due gruppi, la preferenza è quella di scegliere il secondo.

Al momento, la corona svedese, la corona danese e la corona norvegese sono tre delle primi cinque valute più sopravvalutate, secondo il Big Mac Index dell’Economist, che misura la differenza di prezzo di un Big Mac – il panino – tra i paesi. Secondo l’indice, la moneta svedese è del 73 per cento sopravvalutata. Nonostante questo, ci si aspetta che la corona svedese possa continuare a rimanere ben sostenuta soprattutto nei confronti dell’euro, dato che si trova solo ad un valore del 6 per cento più alto rispetto alla nostra valuta.

C’è stata, di recente, un sacco di attenzione verso lo yen giapponese e verso il modo in cui la Banca del Giappone ha influenzato i movimenti della sua valuta in passato. Questo ha fornito e fornisce ancora oggi delle grandi opportunità per commerciare valute come il dollaro canadese, il dollaro della Nuova Zelanda e il rand sudafricano – contro lo Yen.

Le valute minori sono per lo più scambiate nei confronti del dollaro, soprattutto quando i commercianti hanno una visione su come le diverse economie evolvono contro il biglietto verde. Quando i dati US suggeriscono un indebolimento delle attività, allora il dollaro si indebolisce in generale nei confronti delle valute considerate relativamente forti.

A volte il dollaro canadese nei confronti dello yen giapponese viene utilizzato come proxy per il commercio di petrolio dato che il paese è un grande esportatore di questa merce. Il Giappone, al contrario, è un grande importatore della merce, e dunque la sua valuta si muove, rispetto all’oro nero, in maniera completamente opposta di quello che fa il CAD. Se si pensa che i prezzi del petrolio salgono, ne beneficia il Canada, se invece si pensa che tale valore possa scendere, ne beneficieranno gli importatori come il Giappone.

I prezzi del petrolio possono salire più in alto?

I prezzi del petrolio hanno finalmente cominciato a muoversi più in alto e in tanti hanno detto che essi hanno già “toccato il fondo” e che il tempo di comprare è arrivato. L’eccitazione è iniziata venerdì 30 gennaio, quando un rapporto ha divulgato la notizia che 94 piattaforme petrolifere americane sono state messe fuori produzione proprio durante quella settimana. La notizia ha portato i prezzi del petrolio ad un livello più elevato, in salita del 6,83 per cento a 52,40 dollari al barile sul ICE Exchange.

A questo si aggiungono altre notizie che potrebbero far salire ancora i prezzi dell’oro nero, tra cui quella della Shell, che ha annunciato che avrebbe cominciato a smantellare una delle più grandi piattaforme petrolifere nel Mare del Nord: Brent Delta. Il fatto che l’offerta è stata ridotta fino a soddisfare la domanda ha contribuito a incrementare il sentimento rialzista.

I prezzi dei titoli delle aziende del settore petrolifero si sono mossi più in alto e più velocemente dei prezzi del petrolio. Mentre il prezzo a pronti del Brent è salito del 3,35 per cento arrivando a 57,02 dollari al barile sul ICE Exchange, il valore degli ETF del greggio per gli Stati Uniti sono saliti del 5,37 per cento per chiudere a 19,62 dollari.

D’altra parte, il 3 febbraio ha portato il mercato fuori dall’onda di incertezza che lo aveva travolto. Il 4 febbraio, i futures di marzo del Brent sono scesi del 5,82 per cento a 54,54 dollari al barile e gli ETF degli Stati Uniti sono calati del 6,83 per cento a 18,28 dollari. Il giorno seguente, invece, i prezzi del petrolio sono saliti più in alto dopo che dei rapporti hanno messo in evidenza come uomini armati attaccato un giacimento petrolifero in Libia, anche se la produzione non è stata interrotta.

Il 6 febbraio è stato un buon giorno dato che ha messo in evidenza dei libri paga non agricoli migliori del previsto. Questo ha portato a pensare che la Federal Reserve possa alzare i tassi di interesse prima del previsto e la cosa ha portato i prezzi del petrolio alle stelle.

Lunedi, 9 febbraio, la relazione mensile dell’OPEC ha rivisto in alto la domanda di petrolio greggio, che dovrebbe aumentare di 1,7 milioni di barili al giorno durante il 2015. Nonostante la buona notizia, il prezzo a pronti è diminuito dello 0,28 per cento a 57,96 dollari al barile.

I prezzi del petrolio sono scesi anche venerdì 13 febbraio facendo in ogni caso segnare il terzo guadagno settimanale di fila.

Secondo le ultime novità il recente rally dei prezzi del petrolio è in gran parte merito della diminuzione degli impianti da parte delle aziende petrolifere, che stanno riducendo i piani di investimento e i livelli occupazionali, cose che dovrebbero tagliare l’offerta e sostenere i prezzi del petrolio nel corso dei prossimi mesi.

Previsioni sul prezzo del petrolio nel 2015

Questo è quello che gli analisti si aspettano riguardo al prezzo del petrolio nel corso del 2015.

 

petrolio

 

Per il breve periodo è difficile fare previsioni precise, ma per il lungo periodo si consiglia di acquistare!

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La spesa dell’Arabia Saudita dà meno spazio all’OPEC per tagliare la produzione

Il piano dell’Arabia Saudita di continuare con una certa spesa per i progetti sociali aumenta la probabilità che il più grande esportatore di petrolio del mondo attacchi la politica dell’OPEC di mantenere la produzione anche se i prezzi del greggio scendono.

Il mercato azionario saudita è rimbalzato dopo che il ministro delle Finanze Ibrahim al-Assaf ha annunciato che il governo prevede di finanziare dei “massicci” progetti di sviluppo nel prossimo anno, concentrandosi sull’assistenza sanitaria, l’istruzione, i servizi sociali e la sicurezza. L’indice Tadawul ha perso quasi un terzo del suo valore da settembre tra le aspettative che la caduta dei prezzi del petrolio possa limitare la spesa pubblica.

L’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio ha deciso il 27 novembre a mantenere inalterata la sua produzione a dispetto di un eccesso di fornitura globale alimentato in parte dalla produzione di olio di scisto in Nord America. L’Arabia Saudita ha guidato un gruppo di monarchie arabe nel contrastare le chiamate dal Venezuela e da altri membri dell’OPEC, le cui economie sono minacciate dalla caduta dei prezzi del petrolio, a tagliare la produzione. L’OPEC fornisce circa il 40 per cento del petrolio mondiale. I sauditi sono preparati ad un lungo periodo di prezzi bassi che possano durare abbastanza a lungo fino a raggiungere l’obiettivo di invertire la crescita della produzione degli  Stati Uniti.

Il Brent, un punto di riferimento dei prezzi per oltre la metà del petrolio mondiale, è sceso del 45 per cento quest’anno ed è scivolato sotto 60 dollari al barile questa settimana per la prima volta dal 2009. Il petrolio ha aggiunto 17 centesimi a 61,35 dollari al barile sul Futures Exchange in Europa alle 12:53 di Singapore.

I membri dell’OPEC Angola, Algeria e Iran sono “sotto stress”, il bond del Venezuela è sceso a un minimo record il 16 dicembre, alimentando la speculazione che la nazione possa essere inadempiente. La valuta della Nigeria, la naira, è scesa ieri al minimo contro il dollaro dal 1999. I sauditi stanno rimanendo in pista perché hanno le riserve finanziarie per contribuire a sostenere il proprio budget, con l’obiettivo, come detto, di intaccare la produzione USA e scommettendo, al tempo stesso, per un rimbalzo dei prezzi del petrolio entro la fine del secondo trimestre del 2015.

Mentre l’Arabia Saudita non ha ancora pubblicato il suo bilancio per il 2015, il governo di re Abdullah ha annunciato circa 500 miliardi di dollari in progetti per costruire strade, aeroporti e centri industriali al fine di cercare di ridurre la dipendenza del paese dalle entrate petrolifere.

Come investire sul petrolio

A causa della crescita delle economie asiatiche emergenti il prezzo del petrolio ha registrato un forte aumento negli ultimi anni, insieme con una volatilità forte. Oggi sta invece scendendo molto in seguito alla cresi economica e alla dimunzione di acquisto. Anche per questo il greggio è uno degli investimenti migliori sul mercato. Ma come si può realmente investire in questo mercato?

Il commercio è stato notevolmente democratizzato con l’avvento di internet e soprattutto si è aperto a molte persone che desiderano investire nelle materie prime direttamente e senza dover passare attraverso una banca o un intermediario fisico. Ciò, come detto, è dovuto principalmente allo sviluppo delle piattaforme di trading on-line. Proprio per questo fatto l’accesso ai mercati finanziari è a disposizione di tutti coloro che hanno una semplice connessione ad internet e che possono usare delle piattaforme che offrono un metodo semplificato di funzionamento, con una facilità d’uso estrema e appositamente progettata in modo che anche i principianti degli investimenti possano investire i loro soldi sul petrolio facendo dei profitti e approfittando di un valido supporto attraverso i diversi indicatori e altri segnali di trading forniti direttamente dai broker.

Il miglior metodo disponibile per la negoziazione del greggio è attraverso l’uso di una piattaforma di trading online specializzata in CFD. Questo servizio è ampiamente disponibile tra i migliori forex broker, che consentono, proprio attraverso l’utilizzo dei CFD, di speculare sul petrolio e su altre attività, come azioni e indici di borsa o di altre materie prime come l’oro.

L’operazione in CFD non potrebbe essere più semplice e più conveniente da essere usare per tutti coloro che desiderano investire nel mercato del petrolio anche senza avere alcuna precedente esperienza nel commercio. Si richiede semplicemente prendere una posizione in discesa o in salita in un dato momento e chiudere la posizione quando gli utili previsti sono raggiunti o quando si desidera tagliare le perdite.

Il prezzo di un barile è di 80 dollari e si prevede un aumento di tale prezzo a causa di una diminuzione delle scorte petrolifere americane. È quindi utile sottoscrive un CFD in aumento. Se il prezzo del barile non sale, è possibile effettuare un ordine contrario o manualmente chiudere la posizione. Come avrete sicuramente notato, le piattaforme di trading online che offrono la possibilità di speculare sul prezzo del petrolio sono numerose, ed è quindi necessario prendere il giusto tempo per confrontarle con attenzione in modo da scegliere quella che offre i maggiori vantaggi.

Ecco come il petrolio potrebbe impattare sull’euro

La scorsa settimana la Banca centrale europea ha pubblicato il suo bollettino mensile di dicembre e, in 216 pagine, la lettura è per la maggior parte pesante. Tuttavia, queso bollettino contiene alcuni modelli di stime utili per capire cosa ci si aspetta dai movimenti dei prezzi del petrolio e come essi possano alimentare l’inflazione (o la deflazione) nei prossimi due anni.

I prezzi dell’energia stanno avendo una notevole influenza sulla zona euro. La stima dei dati di novembre mostra l’inflazione ad un tasso annuo dello 0,30%, con la componente energetica che è chiaramente la tipologia principale (anche se i prezzi dei servizi sono piatti). La stima sarà aggiornata questo mercoledì, ma non dovrebbe modificarsi.

La domanda è: cosa dovrà fare la BCE il prossimo 22 gennaio se il prezzo del petrolio dovesse rimanere dove si trova ora? Siamo in grado di avere un’idea guardando le previsioni che la BCE ha emesso il 3 dicembre dopo la riunione di politica monetaria. Il tasso medio annuo dell’inflazione era stata fissata allo 0,7% per 2015 e al 1,3% per l’anno dopo. Questo era basato su un assunto piuttosto eroico che il prezzo del petrolio fosse salito a 85 dollari entro breve. Si tratta di una stima ben lungi dall’essere reale perché, come sappiamo, il prezzo del greggio continua a scendere e ora si trova attorno a 73 dollari al barile e, su questa base, l’inflazione nel 2015 dovrebbe scendere allo 0,3%.

Ma possiamo vedere un percorso alternativo, che potrebbe essere una sotto-stima: il petrolio a 50 euro al barile. Secondo gli esperti dell’Eurosistema sulla base dei loro modelli è stata stimata una variazione del 10% del prezzo del petrolio per avere un rapido impatto dello 0,4% sull’inflazione e un ulteriore 0,2% di impatto nei due anni successivi. Quindi, se si assume che il greggio, in termini di euro rimane intorno al livello di 50 euro, e prendiamo in considerazione solo il primo effetto dello 0,4%, l’inflazione oltre il 2015 sarà negativa. E con meno fiducia, potremmo dire che nel 2016 arriverà a meno 1%.

Alcuni consigliano la BCE di seguire l’esempio di altre banche centrali e “guardare attraverso” il calo del prezzo del petrolio e trattarlo come avente un impatto una tantum sui prezzi. Infatti, la banca centrale può avere successo se si fosse mossa mesi fa, ma ora è troppo tardi. Forse la ragione per cui la BCE non ha agito in quel modo era legato proprio al prezzo del greggio. Ora il calo dei prezzi del greggio potrebbe venire in soccorso all’euro? Questo è possibile, ma occorre fare attenzione. Un altro modo in cui la zona euro potrebbe alzare l’inflazione, migliorando la sua competitività internazionale, sarebbe quella di mantenere i costi interni di produzione sotto quelli dei suoi principali partner commerciali; in altre parole, un tasso di inflazione costantemente inferiore.

Scendono ancora i prezzi del petrolio, obiettivo 60 dollari al barile

I futures del petrolio sono scesi nel commercio asiatico di oggi, estendendo le perdite a livelli mai visti da più di cinque anni, con gli operatori di mercato che mostrano poca fiducia che il mercato troverà presto un minimo. Sul New York Mercantile Exchange il prezzo dei futures del greggio per la consegna a gennaio sono scambiati a 62,71 dollari al barile, in calo di $ 0.35 nella sessione elettronica Globex, un livello che non si vedeva dal luglio 2009. La vendita nei mercati petroliferi ha accelerato bruscamente alla fine di novembre, quando l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, guidata dall’Arabia Saudita, ha scelto di non intervenire per equilibrare i prezzi del petrolio tagliando i suoi livelli di produzione. Da allora l’intesa non ha fornito ulteriori indicazioni per affrontare il calo dei prezzi. Ciò ha contribuito ad intensificare la stretta sul mercato per far fronte all’eccesso di offerta nel 2015.

Il declino del petrolio è tutt’altro che limitato e ci si aspetta che i membri principali dell’OPEC possano passare finalmente all’azione, ma non tanto presto, al fine di lasciare che il mercato possa andare ancora da solo per un paio di settimane, forse fino a gennaio.

Più tardi oggi la US Energy Information Administration pubblicherà il suo rapporto mensile sul mercato del petrolio. I dati di inventario del petrolio americano sono attesi invece per domani e saranno guardati molto attentamente dato che la produzione nazionale di petrolio degli USA è in gran parte responsabile del surplus di petrolio globale corrente.

Le scorte di petrolio degli Stati Uniti dovrebbero cadere nelle prossime settimane, dato che le raffinerie lavoreranno di meno a causa di fattori stagionali, ma ogni aumento correlato ai prezzi del greggio dovrebbe essere ancora un’opportunità di vendita nel mercato del greggio, il che la dice lunga sul tuffo del petrolio che stiamo vedendo in questi giorni. Nel frattempo, le importazioni di petrolio dalla Cina stanno sostenendo il mercato.

Le importazioni nette di greggio dal paese orientale, infatti, sono rimaste elevate nel mese di novembre, e sono aumentate del 8,3% su base annua. Le importazioni nel mese di dicembre potranno, con ogni probabilità, vedere un salto grazie all’acquisto pesante in seguito al calo dei prezzi del petrolio e all’apertura di un nuovo impianto di stoccaggio di riserva strategica di petrolio. Mentre la domanda globale di petrolio è in gran parte stabile, e non è andata in declino, i commercianti hanno detto che la prospettiva di un calo dei prezzi al di sotto di $ 60 è ancora del tutto reale.