Grecia, è oggi il giorno decisivo

Le azioni globali e le obbligazioni della zona euro sono aumentate sul finire della settimana scorsa dopo un aumento legate alla speranza di trovare presto un accordo tra la Grecia e i suoi creditori internazionali per evitare un default. Le azioni tedesche sono salite fino al 3,5 per cento, il rendimento dei titoli spagnoli e italiani a 10 anni è sceso fino a 14 punti base, le azioni degli Stati Uniti hanno aperto in salita dello 0,7 per cento.

Il primo ministro greco Alexis Tsipras ha incontrato i capi della Commissione europea, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale oggi in vista di un vertice di emergenza dei leader della zona euro rivolto a raggiungere un accordo sui colloqui del debito.

Il capo di stato maggiore alla Commissione europea, il presidente Jean-Claude Juncker, ha detto che le ultime proposte dalla Grecia sono una “buona base per il progresso” mentre il commissario economico dell’UE Pierre Moscovici ha detto che sarà raggiunto un accordo.

In Spagna, il ministro delle finanze Luis de Guindos ha detto che un accordo non sarà possibile oggi, tuttavia, questo significa che si può trovare una unione di intenti entro giovedì. Le probabilità sembrano cambiare a favore di un compromesso.

Molti investitori sono ancora cauti perché si pensa che saranno necessarie delle proposte migliori in termini di tagli alla spesa e di aumenti delle tasse supplementari. Atene è a corto di soldi per rimborsare un prestito del FMI di 1,6 miliardi di euro previsto per la fine del mese. C’è una speculazione diffusa che, se nessun accordo fosse raggiunto oggi, la Grecia avrebbe bisogno di imporre controlli ai capitali già domani per evitare una crisi bancaria dato che i risparmiatori continuano a ritirare fondi dalle banche.

La BCE giovedì ha aumentato il massimale di liquidità d’emergenza delle banche greche per la terza volta in sei giorni. Il governatore della Banca di Grecia Yannis Stournaras ha detto ai banchieri di prepararsi per una “giornata difficile” domani se non si dovesse trovare nessun accordo. Il mercato si sta preparando ad un raduno di rilievo indipendentemente dalle buone o dalle cattive notizie dalla Grecia. In entrambi i casi, le nuvole di incertezza dovrebbero dissiparsi, sia in bene che in male. L’euro è salito fino a mezzo punto percentuale nella sessione di oggi, per poi ridiscendere di nuovo al valore minimo del giorno a 1,1355 dollari. Sarà una lunga giornata per Atene e per l’euro.

Cosa accadrà all’euro in caso di uscita della Grecia? Ecco le novità

La crescente possibilità di un’uscita della Grecia dal blocco della moneta unica potrebbe far alzare il valore delle valute rifugio sicuro come il dollaro statunitense e la sterlina britannica, mentre altre valute asiatiche emergenti potrebbero perdere valore.

Se la Grecia non ha intenzione di rispettare le misure di austerità messe in atto, entro breve vedremo se il paese potrà rimanere in zona euro o meno.

Ci sono già paesi che stanno mettendo in atto dei piani di emergenza per pararsi dal rischio di fallimento ellenico. Stiamo navigando in acque turbolente, con il rischio di una tempesta che si avvicina al nostro continente.

Gli economisti e gli operatori ritengono che l’euro crollerà nel caso di uscita della Grecia, anche perché c’è chi dice che questa uscita potrebbe portare a rischio anche altri paesi, tra cui Italia e Spagna.

L’euro come moneta potrebbe cadere molto acutamente semplicemente a causa del danno economico e finanziario a breve termine che una rottura può causare.

Le valute rifugio sicuro, come il dollaro, guadagneranno di valore. Secondo alcuni l’euro cadrà nei confronti del dollaro. Altre valute, come la sterlina potrebbero guadagnare valore (forse, considerando che la divisa inglese è legata all’euro in quanto l’Europa è il principale sbocco per le esportazioni britanniche).

Su tutta la linea, ci si potrebbero aspettare dei cali molto significativi nei paesi delle valute asiatiche emergenti.

Un approfondimento è da fare relativamente all’euro, tuttavia. Abbiamo detto prima che molto probabilmente la nostra valuta scenderà contro le altre, addirittura un’uscita della Grecia dall’UE potrebbe portare l’euro sotto la parità contro il dollaro americano (anche se, ad oggi, c’è anche chi dice che non sarà così).

Quello che è certo è che dobbiamo agire con calma e con precisione, non possiamo farci travolgere dal mercato.

Sicuramente ci aspettano dei momenti ad alta volatilità, con l’euro che potrebbe “ballare” molto contro le altre valute, in maniera particolare contro il già citato dollaro USA, ma anche contro lo yen, la sterlina e le principali valute “commodities”, ovvero dollaro neozelandese e dollaro australiano.

Per poter fare forex nei prossimi giorni bisognerà necessariamente agire con stop loss molto stretti per evitare di perdere denaro qualora ci sia un movimento improvviso contro la previsione fatta.

Operando in questa maniera sarà possibile riuscire ad investire in sicurezza e indubbiamente a proteggere i nostri capitali, cosa che è la prima da fare per poter investire con successo e a lungo periodo.

Lunedì nuovo vertice per parlare della Grecia, Tsipras è positivo

Il primo ministro greco Alexis Tsipras oggi ha espresso ottimismo sulla riunione di emergenza chiamata per la prossima settimana per cercare di raggiungere un accordo di salvataggio, anche se altri leader sono apparsi sempre più preparati per un’uscita dolorosa di Atene dalla zona euro e sono pronti ad affrontare nuova crisi economica.

La Germania ha avvertito che saranno prese delle decisioni politiche al vertice organizzato in tutta fretta per lunedì, tranne se il governo greco presenta delle riforme che saranno approvate dai creditori internazionali.

Dopo cinque mesi di negoziati, a volte aspri, l’incontro segna una delle ultime possibilità di raggiungere un accordo. I ministri delle Finanze ieri non sono riusciti ancora una volta a conciliare le differenze tra Atene e i suoi creditori.

La Grecia deve pagare molti soldi al FMI il prossimo 30 giugno. I creditori e il Fondo monetario internazionale vogliono che la Grecia implementi altri tagli al bilancio, per lo più attraverso le pensioni, che dicono sono necessari per ripristinare la salute finanziaria a lungo termine del paese.

Tsipras ha descritto la decisione di tenere la riunione come positiva. “Ci sarà una soluzione basata sul rispetto delle norme dell’Unione europea e della democrazia che permetterà alla Grecia di tornare alla crescita all’interno dell’euro“.

I ministri delle finanze della zona euro terranno un altro round di colloqui lunedì pomeriggio e i progressi dipendono anche dal fatto se la Grecia sarà in grado di presentare un nuovo piano di tagli di bilancio.

Se l’accordo non dovesse essere presentato, il vertice diventerà probabilmente una consultazione finale e non sarà presa alcuna decisione. Il governo tedesco dice anche che “non è troppo tardi” per un accordo e si augura che sia ancora possibile.

I leader politici si stanno ora apertamente preparando ad un’uscita della Grecia, con il Fondo monetario internazionale che dice che le conseguenze sono gestibili per l’area della moneta unica nel suo complesso.

I risparmiatori sono invece preparati al peggio. I flussi di capitale in uscita si stanno avvicinando a circa 1 miliardo di € al giorno in Grecia, sollevando timori che le banche potrebbero essere a corto di liquidità già questo fine settimana.

Il consiglio direttivo della BCE terrà una conference call oggi per considerare la richiesta della Banca Centrale greca di avere dei prestiti di emergenza per tamponare i deflussi di ulteriori depositi.

In un’intervista al quotidiano austriaco Kurier, Tsipras ha cercato di fare pressione sui creditori per trovare un accordo, avvertendo che un’uscita del suo paese sarebbe l’inizio della fine dell’unione monetaria.

La sterlina sale contro euro e dollaro

Il tasso di cambio tra la sterlina e l’euro (GBP / EUR) si avvicina al valore di 1.40 mano a mano che si parla di Grexit, mentre GBP/USD si trova ora a 1,59. Dopo l’annuncio del Federal Open Market Committee (FOMC) sul tasso di interesse, la sterlina è salita a 1,59 in vista della pubblicazione dei dati sulle vendite al dettaglio nel Regno Unito. Se esse dovessero salire, invece di mostrare il declino previsto dagli economisti, la sterlina potrebbe spingere ancora più in alto nelle ore a venire.

Dei dati impressionanti sui salari nel Regno Unito hanno visto la sterlina contro l’Euro salire a 1.40.

I redditi medi sono saliti ad un massimo da quattro anni al 2,7%, invece del 2,1% previsto. Il tasso di cambio GBP / USD ora si trova sopra 1,57 e la sterlina è salita di oltre l’1% sia contro il dollaro australiano che contro quello neozelandese.

Negli ultimi mesi i lavoratori del Regno Unito hanno beneficiato di una ripresa economica abbastanza simulata, nel senso che per avere una vera e propria ripresa sostenuta bisognerà avere una maggiore produttività.

I verbali della BoE hanno aiutato la sterlina contro le altre valute anche perché da essi si è dedotto che le turbolenze dell’economia del Regno Unito si stanno attenuando.

Nel frattempo, gli ultimi sviluppi dei negoziati greci hanno pesato sulla moneta unica. Mentre il primo ministro greco Alexis Tsipras dice che il paese è asfissiato dai creditori, la Banca centrale greca ha commentato la situazione per la prima volta dichiarando che “se non si raggiungesse accordo saremmo di fronte all’inizio di un percorso molto doloroso che porterebbe al default greco, all’uscita della Grecia dalla zona euro e anche dall’Unione europea. Trovare un accordo con i creditori è imperativo e non possiamo permetterci di ignorare la cosa”.

Come affermato da Bloomberg “una ripresa della crescita di posti di lavoro come detto dai funzionari della Fed sta dando ragione nel guardare oltre un rallentamento economico del primo trimestre. Allo stesso tempo, l’inflazione rimane sotto l’obiettivo e i banchieri centrali dicono che i tempi di un aumento dei tassi dipendono da come i dati economici si dispiegheranno in futuro”.

Ci attendiamo un movimento futuro ancora debole per la nostra valuta contro le altre, sia sterlina che dollaro, soprattutto se un accordo con la Grecia non dovesse essere trovato affatto.

Ovviamente ci auguriamo che le due parti possano riuscire a trovare un accordo che permetta di sbloccare la situazione.

Il Grexit potrebbe essere il suicidio dell’Europa?

La Grecia presto presto entrare in un lungo tunnel buio con solo il più debole barlume di luce alla fine. Se non dovesse pagare il FMI alla fine di questo mese il paese potrebbe essere tagliato fuori dai mercati, cosa che costringerebbe Atene a stampare una nuova moneta.

Al di fuori dell’euro, la Grecia potrebbe trovarsi senza i mezzi per pagare le importazioni di base come carburante e medicine. Se il valore della nuova Dracma dovesse scendere, la cosa potrebbe rappresentare un forte richiamo per i turisti: qui sta quel barlume di luce.

La difficoltà, però, è quella di far valere questo nuovo vantaggio competitivo, per il quale è fondamentale far funzionare bene l’economia e aumentare l’efficienza dell’industria. Se la Grecia non riuscisse a fare queste cose, una svalutazione di rilievo potrebbe presto cedere il passo al panico.

Almeno la Grecia capisce che si sta avvicinando il momento del destino. Gli europei, altrove, non possono realizzare che sono appollaiati su un baratro inquietante. Alcuni dicono che, a differenza del 2011, un’uscita della Grecia potrebbe essere gestita. Oggi l’Eurozona è in crescita, non in calo. Ci sono anche segnali che uno o due dei paesi periferici cominciano a volare. I creditori della Grecia sono oggi istituzioni essenzialmente pubbliche e non vi è più lo stesso rischio di contagio nei mercati privati.

Ma non bisogna capire male la situazione, perché ci sarebbe il panico e non sarebbe del tutto irrazionale. Un default greco porterebbe alcuni dei costi del paese altrove, rendendo le prossime crisi un po’ più difficili da gestire, ma il vero danno verrebbe dalle conclusioni che il mondo potrebbe trarre se dopo 5 anni di colloqui e centinaia di miliardi di euro spesi, tutto finirebbe in una bolla.

Coloro che avevano sempre avvertito che una politica monetaria unica non avrebbe mai potuto essere conciliata con un’autorità fiscale fratturata avrebbero la loro vendetta. Le fondamenta instabili dell’euro sarebbero esposte. Forse non oggi, forse non domani, ma ben presto ci sarà un’altra crisi che potrebbe scuotere i mercati.

Inoltre, la Grecia darebbe la colpa dell’Europa, l’Europa alla Grecia. Non vi è alcuna disposizione di legge che vieta ad uno stato dell’Unione europea di lasciare l’euro, ecco il motivo per cui la lettura della situazione è allarmistica.

Sotto le parole di rabbia, c’è un piccolo movimento. I creditori chiedono un po’ meno rigore sul surplus fiscale, ma secondo alcuni calcoli la medicina che il FMI cerca di far ingoiare al paese europeo potrebbe ritardare la crescita al punto in cui il rapporto debito / PIL salirebbe da circa il 180% al 200%.

Per evitare questo, la prima grande mossa deve venire dai creditori, che devono rendersi conto della realtà, ovvero che i debiti greci non sono e non possono essere rimborsati.

L’Inghilterra si prepara ad una Grexit, ecco cosa si dice sul futuro greco

Una portavoce di David Cameron ha detto che al numero 10 stanno intensificando i piani per una possibile uscita della Grecia dalla zona euro. Il potenziale di contagio ha indotto il governo britannico a focalizzare l’attenzione sulle conseguenze di una uscita della Grecia dalla zona euro.

Un portavoce del governo ha detto: “ci si può aspettare di avere i piani giusti al posto giusto entro la fine del mese”.

Intanto continua la guerra di parole tra il primo ministro Alexis Tsipras e il Fondo monetario internazionale (FMI), accusato di essere un “criminale” per la decisione di avviare l’austerità in Grecia, e definendo gli altri due creditori, la Banca centrale europea (BCE) e l’Unione Europea (UE), come attori che stanno cercare di ‘umiliare’ il popolo greco.

Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha detto che era stato con Tsipras relativamente all’aumento delle tasse, in maniera particolare sui prodotti farmaceutici.

Jeroen Dijsselbloem, il presidente dell’Eurogruppo, ha detto su Twitter che vorrebbe proporre che le elezioni per il successore di Tsipras (di cui si era parlato qualche giorno fa) debbano essere posticipate fino a luglio, così da dare a tutti la possibilità di concentrarsi sulla Grecia, che richiede tutta l’attenzione possibile.

Il consiglio direttivo della BCE si riunirà a Francoforte più tardi per discutere ulteriormente sulla liquidità di ultima istanza (ELA) verso le banche della Grecia. L’ELA, dalla stessa definizione della BCE, può essere fornita solo “ad un istituto finanziario solvente, o a un gruppo di istituzioni finanziarie solventi, che stanno affrontando problemi di liquidità temporanei”.

Tuttavia, dal momento che le banche greche sono in sostanza gli unici acquirenti dei Buoni del Tesoro del governo greco – la fonte cruciale giornaliera di finanziamento per il governo greco – e che il ministro delle finanze greco, Yanis Varoufakis, ha dichiarato che lo Stato greco è in “bancarotta” è che quindi è difficile sostenere se le banche siano solvibili, la ELA potrebbe non essere la soluzione giusta.

Intanto il paese ha fino al 30 giugno per mettere da parte 1,6 miliardi di euro per il rimborso del debito verso il FMI.

Gli investitori non sono ottimisti, i titoli di National Bank of Greece sono crollati del 11% ieri. Inoltre anche gli alti politici tedeschi hanno cominciato apertamente a discutere le implicazioni di un’uscita della Grecia dalla moneta unica.

Siamo di fronte ad una strada ancora non percorsa, come ha detto Draghi, e non sappiamo dove potrà portare.

Grecia vicina al tracollo, la Gran Bretagna corre ai ripari

La Grecia è sull’orlo del tracollo economico dopo che la Germania sembra ormai convinta di voler spingere il paese fuori della zona euro.
Con il paese che potrebbe andare in default a breve se non dovesse riuscire a pagare 1,5 miliardi di sterline al FMI entro la fine di giugno, gli alti politici tedeschi hanno avvertito che “quando è troppo è troppo”.

A Londra, l’FTSE 100 è scivolato del 1,1 per cento ad un livello minimo di tre mesi lunedì, con gli investitori che hanno reagito al fallimento della Grecia nel raggiungere un accordo con i suoi creditori proprio il giorno precedente.

Anche i prezzi del petrolio sono scesi dopo che i negoziati sono crollati dopo soli 45 minuti, tra i timori che la Grecia si sta dirigendo verso una vera catastrofe finanziaria.

Mentre la crisi si intensifica, è emerso che George Osborne, il Cancelliere del Regno Unito, presiederà più tardi questa settimana ad una riunione di emergenza dei ministri inglesi, i quali cercano di proteggere l’economia della Gran Bretagna da una potenziale uscita della Grecia dalla moneta unica.

I funzionari vogliono assicurarsi che il governo abbia dei “piani di emergenza” in atto per garantire che le imprese del Regno Unito non siano danneggiati da un’uscita greca. Il portavoce ufficiale del Primo Ministro ha esortato i paesi della zona euro “a trovare una soluzione” alla crisi.

Alexis Tsipras, il primo ministro greco, è stato accusato di aver tentato di “truffare tutto il mondo” in seguito ad una serie di richieste avanzate negli ultimi giorni.

Nonostante la condanna da parte dei leader europei dopo i colloqui degli ultimi giorni, Tsipras, leader di Syriza, ha detto che i creditori internazionali stanno “girando intorno al realismo. Aspetteremo pazientemente fino a quando i creditori guarderanno in faccia la realtà. Non hanno il diritto di seppellire la democrazia nel paese dove è nata.”

La Commissione Europea deve elaborare un piano che possa evitare un peggioramento della situazione nel caso in cui la Grecia dovesse lasciare la zona euro in caso di fallimento.

Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, ha rifiutato di dire quali conseguenze ci sarebbero state se la Grecia non dovesse trovare il denaro per eventuali rimborsi. Egli ha detto “un default ci porterà in acque inesplorate. Abbiamo in ogni caso tutti gli strumenti per gestire la situazione al meglio come abbiamo fatto in altre situazioni. Tutto ciò ci dice anche che le conseguenze a medio e lungo termine per l’Unione non sono qualcosa che siamo in grado di dire oggi”.

Grecia: è emergenza uscita dalla zona euro

La Grecia potrebbe affrontare lo stato di emergenza dal 1° luglio se non si raggiungere un accordo con i creditori. A dirlo è Guenther Oettinger, Commissario UE della Germania.

Dobbiamo elaborare un piano “B” perché la Grecia potrebbe cadere in uno stato di emergenza” Oettinger ha detto. “Credo che la Commissione debba elaborare un piano che possa evitare un peggioramento della situazione nel caso in cui la Grecia dovesse lasciare la zona euro, in caso di fallimento.”

Prima di oggi, il governo greco aveva fatto sapere che si erano fatti dei passi avanti.

Lunedì la Commissione europea è apparsa desiderosa di dimostrare che non c’erano richieste non irragionevoli e che non ci sono divari tra le loro richieste e le proposte della Grecia. I tagli proposti alle pensioni da Atene sono dello 0,04 per cento del PIL, ha detto l’Unione Europea, che sta invece facendo pressione per un taglio dell’1 per cento.

Le proposte greche hanno incluso nella lista anche un incremento delle tasse sulle piscine e sugli yacht, sulla TV e sul videoludico. Atene ha detto che, invece, non avrebbe aumentato le aliquote per i beni di base come le medicine, l’energia e il cibo.

Nel frattempo arrivano i primi giudizi verso la Grecia ed il comportamento dei suoi leader, che non vogliono accettare le richieste UE. Josef Kollar, vice presidente del comitato finanziario della Slovacchia, ha detto che “questa storia non può andare avanti per sempre. La politica non dovrebbe essere limitata alla correttezza, ma dovrebbe essere basata sulla realtà economica e, in realtà, la dracma sarebbe un salvataggio per la Grecia”.

La situazione diventa più difficile ogni giorno che passa per l’Europa e per l’Euro.

Cosa accadrebbe se veramente la Grecia dovesse uscire dalla zona euro?

Il paese potrebbe conoscere una certa ripresa economica grazie ad una dracma super-svalutata, attirerebbe investitori stranieri che potrebbero fare acquisti interessanti a prezzi davvero irrisori.

Tutto questo, nel giro di un paio di anni, potrebbe portare ad una forte crescita economica del paese (che tuttavia potrebbe non risentire molto del contraccolpo “uscita Euro” dato che il 75% del PIL è prodotto internamente e non dipende da altri paesi).

Se tutto questo fosse vero, l’euro si dimostrerebbe un fallimento mentre le monete nazionali tornerebbero in auge (sull’esempio greco). Questo significherebbe forse la vera fine per la nostra valuta, che invece nel breve periodo potrebbe anche beneficiare dell’uscita della Grecia, che oramai è una zavorra.

L’euro è volatile a causa della Grecia, attesa anche per la FED

L’euro è sceso fino ad ora nella giornata di oggi, toccando il minimo da quasi due settimane contro il franco svizzero, dopo gli sforzi, falliti durante il fine settimana, per porre fine ad una situazione di stallo tra la Grecia e i suoi creditori.

I colloqui di Domenica sono durati meno di un’ora, il che suggerisce che ci sono ancora differenze significative tra le parti. Le preoccupazioni che potrebbero lasciare la Grecia in default e costringere il paese a lasciare la zona euro ha sollevato i premi dei rendimenti dei titoli periferici al massimo da quasi sette mesi.

Riflettendo un po’ di nervosismo nel mercato valutario, il costo di copertura contro le forti oscillazioni del cambio euro / dollaro si trova ai massimi da tre mesi.

I dati Reuters hanno mostrato che la volatilità implicita (un indicatore di come si possono avere forti oscillazioni della valuta) ad un mese della coppia di valute euro / dollaro sono salite a un massimo da 3 anni e mezzo. Le inversioni di rischio, che misurano la domanda delle opzioni su una valuta, mostravano un aumento crescente verso la debolezza dell’euro.

La nostra valuta è scesa contro il franco svizzero, visto come rifugio sicuro, per toccare 1,0422 franchi, il dato più basso dal 3 giugno. Nei confronti del dollaro, l’euro è sceso dello 0,4 per cento a 1,1217 dollari, in ritirata dal massimo della scorsa settimana a 1,1387 dollari.

I negoziati tra la Grecia e i creditori sembrano essere in pasticcio e sono un fattore chiave per l’euro. La volatilità implicita è aumentata e, mentre la Fed è un fattore di rischio chiave anche questa settimana, l’euro continuerà ad essere guidato dai titoli greci.

I ministri delle finanze della zona euro potranno affrontare la questione quando si incontreranno giovedì, un funzionario del ministero delle finanze tedesco ha detto che il tempo sta per scadere per la Grecia. La debolezza dell’euro ha aiutato l’indice del dollaro ad aumentare dello 0,3 per cento a 95.25, tirandosi via da u minimo da un mese a 94,322. Il biglietto verde è dello 0,2 per cento più alto rispetto allo Yen a 123,58 ¥.

Nel frattempo i tori del dollaro sperano che la Federal Reserve offrirà un chiaro segnale sui tempi del primo rialzo dei tassi di interesse nell’incontro del 16-17 giugno. Tuttavia, con la possibilità di un periodo più prolungato di avversione al rischio, c’è bisogno di essere un po’ attenti al breve termine.

L’OPEC ha deciso di mantenere la produzione del greggio invariata

Nonostante il mercato petrolifero stia rischiando un’ulteriore volatilità dopo la decisione della settimana scorsa di restare con gli attuali livelli di produzione elevati, l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC) ha detto nella sua ultima relazione di mercato che si è impegnata a commercializzare la stabilità.

Nel rapporto, uscito ieri, l’associazione dei produttori di petrolio ha giustificato la sua decisione di mantenere la produzione a 30 milioni di barili al giorno, ribadendo le previsioni che l’eccesso di offerta attuale del mercato dovrebbero scendere nei prossimi trimestri in un contesto di ripresa economica globale e di crescente domanda di petrolio. “Le proiezioni per i fondamentali del mercato indicano che l’eccesso di offerta attuale del mercato rischia di scendere nei prossimi trimestri“, ha detto l’Opec nel suo rapporto.

Sulla base di queste aspettative per il secondo semestre dell’anno, la Conferenza OPEC ha convenuto di mantenere la sua produzione a 30 milioni di barili al giorno e ha esortato i Paesi Membri ad aderire ad essa. Accettando questa decisione, i paesi membri hanno confermato il loro impegno per un mercato del petrolio stabile ed equilibrato, con i prezzi a livelli adeguati per i produttori e i consumatori.”

La decisione dell’OPEC è stata ampiamente vista come una continuazione della strategia di fare pressione sugli USA, che invece producono olio di scisto, un minerale che ha costi di produzione più elevati e quindi fa fatica a lottare con dei prezzi del petrolio più bassi, che attualmente stanno commerciando intorno a 65 dollari al barile per il Brent.

L’Arabia Saudita ha detto prima che si sente confortevole ad avere dei prezzi del petrolio più bassi, anche se non tutti i colleghi membri dell’OPEC hanno detto lo stesso. Il Venezuela, la Libia e l’Iran hanno chiesto un taglio della produzione. Nonostante la decisione, l’OPEC ha detto nella sua relazione che è stata presa per commercializzare la stabilità.

La crescita economica significherebbe un aumento della domanda di petrolio, secondo l’OPEC, con la domanda mondiale di petrolio che dovrebbe salire, con un conseguente incremento annuo di 1,2 milioni di barili al giorno rispetto all’anno precedente. Si prevede inoltre che l’offerta non OPEC dovrebbe declinare nel secondo semestre dell’anno a fronte di un aumento nel primo semestre, il che significa che le previsioni di domanda e offerta giustificano il mantenimento del tetto di produzione.

L’OPEC ha aggiunto, tuttavia, che “date le attuali incertezze di mercato” l’OPEC potrebbe seguire da vicino il mercato e rivalutare la situazione nella sua prossima riunione di dicembre.

Germania e Francia potrebbero ammorbidire le richieste per mettere fine allo stallo della situazione greca

I mercati azionari sono saliti nelle ultime ore dopo le notizie di una proposta tedesca per consentire alla Grecia di ricevere una nuova tranche di prestiti in cambio di un programma di riforme sfalsato. L’ammorbidimento della posizione tedesca verso Atene ha rallegrato gli investitori, desiderosi di vedere un salvataggio sostenibile per il paese assolutamente colpito dal debito.

Secondo i rapporti, il cancelliere Angela Merkel è disposto ad accettare un programma di riforme molto ridotto, snellito a solo una o due aree, come parte di un primo pacchetto per salvare la Grecia ed impedirne l’uscita dalla zona euro. Grecia, Germania e Francia sono d’accordo per intensificare i colloqui.

Le azioni sul FTSE 100 sono salite di 76 punti, o l’1,1%, mentre il Dax tedesco e il CAC francese sono saliti del 2,4% e del 1,75%, rispettivamente.

La Commissione europea, il Fondo monetario internazionale e la Banca centrale europea, che hanno prestato alla Grecia 240 miliardi di euro, avevano fino a poco tempo richiesto delle riforme onnicomprensive in cambio dell’ultima tranche di fondi di salvataggio del valore di 7,6 miliardi di euro.

Sembra che l’agenzia di stampa Bloomberg, parlando con almeno due politici tedeschi vicini ai colloqui di salvataggio, abbia capito come l’accordo di compromesso sia possibile per porre fine alla situazione di stallo tra il governo greco e i suoi creditori.

Il rapporto, in seguito negato dal governo tedesco come politica ufficiale, è stato seguito dalle dichiarazioni della Merkel e del presidente francese, François Hollande, che hanno detto che sono pronti a soddisfare le richieste del primo ministro della Grecia, Alexis Tsipras. Merkel ha detto che “una soluzione è possibile. L’obiettivo è quello di mantenere la Grecia nella zona euro”.

Il leader più potente d’Europa si è detta disponibile a incontrare il capo di governo greco a margine del vertice, come aveva in precedenza chiesto, e Hollande si è detto disposto a fare lo stesso.

Dopo l’incontro tra Merkel, Hollande e Tsipras, essi hanno convenuto che i negoziati tra la Grecia e i suoi creditori internazionali devono essere intensificati per raggiungere un accordo al fine di evitare un default greco. Un portavoce del governo tedesco ha detto dopo che la riunione si è svolta in un clima costruttivo.

Un lato negativo c’è, tuttavia: il rifiuto di Junker di una nuova offerta da parte di Atene, che ha fatto infuriare il governo Syriza. Un portavoce ha detto: “La parte greca si trova nella posizione spiacevole di dover precisare che non è ha mai informato sulle sue proposte Pierre Moscovici (capo della commissione degli affari economici).”

Perché la Grecia oggi si trova così male? Perché è entrata nell’euro?

La Grecia è al centro della crisi della zona euro, ma come mai si è arrivati a questo punto? La colpa, in realtà, di chi è?

L’economista greca Miranda Xafa lo chiama il “mago” perché avrebbe potuto fare sparire tutto: prima l’inflazione e poi anche il deficit. Nel corso degli anni ‘90 Miranda Xafa lavorava per un’azienda di investimenti a Londra e guardava da lontano come la sua Grecia si stava preparando all’adesione all’euro.

La ferrovia greca aveva più dipendenti che passeggeri. Un ex ministro, Stefanos Manos, aveva detto pubblicamente che sarebbe stato più conveniente far viaggiare tutti in taxi. C’era chi sapeva che l’economia del paese non era pronta, che le statistiche del governo non rispecchiavano la realtà.

La regola del 3% sancita nel 1992 nel Trattato di Maastricht, che ha portato alla creazione dell’euro, non è stata rispettata da tutti. Alcuni paesi l’hanno “rotta” in corso d’opera, nel caso della Grecia non è mai stata rispettata, nemmeno dall’inizio.

Come ha potuto funzionare questa “magia”? Xafa ricorda “prendi le ferrovie dello Stato greco. Stavano perdendo un miliardo di euro l’anno. Le autorità hanno usato un gioco di prestigio per far svanire il problema. La società dietro la ferrovia ha emesso azioni che il governo avrebbe comprato. Così la spesa non è stata contata come tale, ma come una transazione finanziaria, e non è risultata sul saldo di bilancio patrimoniale. Così, la Grecia ha soddisfatto i criteri di Maastricht ed è stata ammessa alla zona euro il 1 ° gennaio 2001, ma già nel 2004 l’inganno stava diventando trasparente. Il bilancio diceva che il deficit era del 1,5 per cento, in realtà era del 8,3 per cento.

La differenza tra il deficit pubblicato e quello reale era enorme. Cosa ha fatto l’allora ministro dell’economia Peter Doukas al riguardo per far sì che il paese potesse mantenere un deficit di bilancio sotto il 3% del PIL? Tra le proposte di abbattimento del bilancio egli disse “tra pochi mesi avremo i Giochi Olimpici, non vogliamo sconvolgere l’intera popolazione ed iniziare ad avere scioperi prima di questo”.

Invece di riformare le finanze pubbliche, la Grecia ha preso in prestito denaro per soddisfare il deficit. I mercati non hanno creduto ci fosse un rischio di default perché la moneta della Grecia, l’euro, era legata a quella della Germania.

Così la Grecia ha iniziato a prendere in prestito denaro a buon mercato, a tassi di interesse molto bassi, avendo credito alle stesse condizioni della Germania. I cosiddetti “spread” – le differenze nei tassi cui le economie sane e quelle malsane possono prendere in prestito – sembravano scomparsi.

I mercati non sono riusciti a vedere le montagne di debito che sono si stavano accumulando. E hanno sottovalutato il rischio.

Tutto questo ha portato a quello che stiamo vivendo oggi.

I problemi greci e il rischio Brexit danneggiano l’economia britannica

La Confederation of British Industry ha appena rivelato di aver tagliato le previsioni di crescita per l’economia della Gran Bretagna a causa dei rischi connessi al referendum UE e alla possibile fine “disordinata” della crisi greca. Il gruppo di lobby d’affari, che rappresenta 190.000 membri, prevede che l’economia britannica finirà per crescere del 2,4% quest’anno e del 2,5% nel 2016, in calo dalla previsione fatta a febbraio del 2,7% e del 2,6% rispettivamente.

I rischi per la crescita del Regno Unito sono orientati al ribasso. Una risoluzione disordinata della crisi greca potrebbe innescare un’elevata volatilità finanziaria che potrebbe estendersi all’economia reale.

La ripresa è costruita ancora su basi che non sono propriamente solide, ci aspettiamo di vedere una crescita solida, stabile e sostenibile solo a partire dal prossimo anno. Queste le parole del CBI.

I rischi rimangono legato all’ instabilità economica in Grecia e ad una zona euro pigra, oltre che chiaramente al referendum UE che è un tema caldo. Le aziende hanno ora la certezza che il referendum ci sarà, ma non sanno il risultato. Tuttavia, la maggior parte dei membri del CBI hanno le idee chiare e vogliono rimanere nell’Unione europea riformata, che sarà grande dopo un ambizioso programma di riforme.

Oltremanica il quadro è ancora meno roseo. La zona euro ha recuperato un po’ di slancio quest’anno, grazie anche al programma di allentamento quantitativo della Banca centrale europea, ma la crescita è improbabile che andare molto più in là, dato che anche la spinta iniziale della caduta dei prezzi del petrolio svanisce. I recenti colloqui sulla Grecia sottolineano la necessità di una decisione sulla proroga degli aiuti. Nel frattempo, la crescita più debole degli Stati Uniti e il rallentamento in Cina, insieme alla forza della sterlina nei confronti dell’euro, agiscono come un freno sulle esportazioni.

La decisione del Partito Conservatore se consegnare un referendum entro il 2017 sulla possibilità che la Gran Bretagna resterà parte della UE o meno (un impegno preso durante la campagna elettorale) deve ancora essere presa. Secondo i rapporti, il primo ministro David Cameron si è sia già messo al lavoro portare avanti tale referendum entro un anno.

Nel frattempo, la Grecia sta ancora percorrendo una strada in salita nel ripagare i propri debiti, così come nel negoziare il suo accordo sul debito. Gli ultimi rapporti dicono che la Grecia vuole ristrutturare il suo enorme debito pubblico attraverso un rifinanziamento più conveniente, scadenze più lunghe e attraverso delle obbligazioni perpetue, ma i piani non hanno ancora alcun sostegno nella zona euro.

Qui Grecia: allacciate le cinture

Il termine ultimo per trovare un accordo per il dramma greco è ancora rimandato. Nuove tensioni potrebbero comparire già questa settimana se non dovessero esserci dei (notevoli) progressi nei colloqui. La scorsa settimana la Grecia ha deciso di “impacchettare” il pagamento del debito al Fondo monetario internazionale e di rimandarlo tutto a fine giugno (per un valore totale di circa 1,5 miliardi di euro).

Ora che la data di rimborso del pagamento è saltata (sarebbe dovuta essere il 5 giugno), Atene può aspettare più a lungo per un accordo di salvataggio. Ma, secondo alcuni analisti, non ci saranno grandi novità nei colloqui.

Gran parte della linea temporale in realtà rimane la stessa: la Grecia e i suoi creditori dovranno finalizzare l’accordo entro la fine di questa settimana, il parlamento greco dovrà approvarlo la settimana prossima e i parlamenti europei dovranno approvarlo durante l’ultima settimana di giugno. Tale accordo dovrà includere almeno 5 miliardi di euro per rimborsare il Fondo Monetario Internazionale entro il 30 giugno e per pagare le obbligazioni della BCE che matureranno il 20 luglio. In realtà, per coprire tutti i pagamenti del FMI e della BCE durante l’estate la Grecia ha bisogno di circa 10 miliardi di euro.

Se le cose stanno così, le tre settimane rimaste non sembrano un tempo così lungo. Il dramma della scorsa settimana indica che le parti sono ancora lontane da un accordo, ci saranno delle proposte e delle contro-proposte che non terranno conto della altre linee rosse.

Alla fine della scorsa settimana il primo ministro Alexis Tsipras ha parlato dei suggerimenti dei creditori come illogici ed assurdi. Intanto durante il fine settimana il Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha attaccato Tsipras sulle discussioni che hanno avuto luogo la scorsa settimana. Juncker è generalmente percepito come uno dei pochi alleati potenziali di Tsipras, o almeno come uno dei partecipanti ai colloqui che potrebbe essere più disposto a voler mantenere la Grecia nella zona euro.

Gli analisti di Barclays parlato anche del potenziale di una crisi politica: “A nostro avviso la situazione attuale riflette la divergenza all’interno del partito Syriza, in particolare riguardo l’accettazione da parte del governo di misure più fiscali e di tagli alle pensioni al fine di raggiungere un accordo. Riteniamo che il compromesso su queste questioni spinose da parte del governo greco sarà costoso politicamente. Si potrebbe innescare una crisi politica che accelererebbe i deflussi di depositi e comportare l’imposizione di controlli sui capitali nelle banche greche”.

Grecia, forse si parla anche di controlli sui capitali

L’economia della Grecia e il suo settore bancario sentono la tensione della riforma per il salvataggio di Atene. Le banche greche fanno sempre più affidamento sui finanziamenti di emergenza da parte della Banca centrale europea (BCE) e gli analisti dicono che se la banca centrale dovesse non dare questo prestito, la Grecia può non avere altra scelta che imporre controlli sui capitali. In breve, questo significa che si limiterà la quantità di denaro che consumatori ed imprese possono attingere dalle banche.

Il mancato raggiungimento di un accordo con i creditori relativamente alla restituzione del prestito al Fondo Monetario Internazionale ha alimentato l’incertezza sul futuro della Grecia e ha scatenato i ritiri di fondi da parte delle banche greche. Dando un’occhiata ai dati pubblicati venerdì dalla Banca di Grecia, si vede come i depositi delle famiglie e delle imprese sono scesi del 3,5 per cento nel mese di aprile rispetto al mese precedente e sono diminuiti del 17 per cento rispetto a un anno fa.

A causa di questi deflussi di depositi, la Banca di Grecia ha sostituito la perdita di depositi con finanziamenti di emergenza della BCE conosciuti ufficialmente come liquidità di ultima istanza (ELA).

Gli analisti hanno detto in una nota che con delle minime riserve di liquidità pari a 1,9 miliardi di euro e circa 3-7 miliardi di euro di deflussi di depositi al mese, le banche greche hanno bisogno dell’ELA per mantenere gli sportelli automatici in funzione.

Tuttavia, data la lentezza dei negoziati, la BCE non ha sensibilmente innalzato l’importo del finanziamento di emergenza per le banche greche. Gli analisti dicono che se dovesse limitare tale finanziamento, Atene avrebbe bisogno di imporre controlli sui capitali e limitare i prelievi di contante per mantenere le banche in funzione. Dato che la Grecia e i suoi creditori rimangono ancora ai ferri corti sui termini essenziali del contratto di salvataggio, c’è un rischio significativo e crescente che una qualche forma di controllo dei capitali dovrà essere imposta. Se la BCE fosse costretta a limitare severamente l’ELA a causa di una rottura dei negoziati, allora è molto probabile che la Grecia farà la fine di Cipro.

Sì, è vero, la piccola isola del Mediterraneo ha imposto dei controlli sui capitali nel 2013 per contenere una crisi finanziaria. Cipro limitò i prelievi dal bancomat a 300 euro a persona al giorno, con i trasferimenti di oltre € 5.000 all’estero che avevano bisogno di approvazione da parte di una commissione speciale.

Anche Moody’s ha detto il mese scorso che c’è una “elevata probabilità” di controlli sui capitali in Grecia. Se fosse così, questo farebbe salire i rischi di una vera e propria ‘Grexit’.

Grecia e FMI, sono giorni cruciali

La Grecia potrebbe non effettuare il rimborso del prestito da 305 milioni di euro al Fondo Monetario Internazionale se non vi è alcun accordo con i creditori nei prossimi giorni. Lo ha detto il portavoce parlamentare di Syriza proprio oggi. Il pagamento sarebbe stato il primo di tre al FMI di questo mese per un totale di 1,6 miliardi di euro. Il governo, a corto di liquidi, dice che se avesse fondi sufficienti per pagare la prima rata di venerdì, andrebbe in default sugli altri senza un accordo con i creditori.

La Grecia non sarebbe immediatamente considerata inadempiente se non dovesse fare il primo pagamento, dato che il Fondo monetario internazionale ha accettato di fare un raggruppamento delle rate del prestito, che sarebbero pagate in un’unica soluzione alla fine del mese.

Il governo di Syriza spera di raggiungere un accordo entro la fine di questa settimana su un nuovo piano di salvataggio, che richiede ulteriori riforme economiche difficili in cambio dell’accesso a 7,2 miliardi di euro di aiuti di cui il paese ha disperato bisogno.

I funzionari di governo hanno detto che Alexis Tsipras, il primo ministro, discuterà un contro-piano greco con Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione europea, in una riunione a Bruxelles questa.

Un portavoce di Juncker ha rifiutato di confermare se l’incontro avrebbe avuto luogo o se il presidente della Commissione europea si presenti con un nuovo piano di salvataggio dei creditori verso ol primo ministro greco. “Vediamo”, ha detto il portavoce. “il giorno è ancora giovane.” Siamo di fronte ad una situazione di stallo, dunque, dove non vengono rilasciate molte notizie definitive (forse perché proprio non ce ne sono).

Il piano greco, descritto dai funzionari ellenici come “la nostra ultima, migliore offerta”, dopo quattro mesi di trattative che si sono mosse in maniera alquanto lenta, fa delle concessioni in materia di imposta sul valore aggiunto al fine di aumentare i ricavi di quest’anno di 900 milioni di euro, e sul taglio della spesa pensionistica innalzando l’età pensionabile.

Atene appare ancora disposto a cedere sulle misure strutturali. Un funzionario ha detto che il piano non rispetta le richieste dei creditori di tagliare le pensioni integrative come primo passo per rendere migliore il sistema produttivo, né attua l’impegno del governo precedente in tema di riforme del lavoro tra cui i licenziamenti di massa dei lavoratori del settore pubblico. Sembra, dunque, che ci sia ancora un po’ di margine di manovra, sarà sufficiente?

Grecia, sono le ore cruciali

Il governo della Grecia non può più fare concessioni nelle trattative con i creditori internazionali ed essi devono assumersi la responsabilità del loro ruolo nei negoziati, lo ha detto il ministro del Lavoro Panos Skourletis.

Atene e i suoi creditori dell’Europa e del Fondo monetario internazionale fanno a gara ad evitare che il paese, inadempiente sul suo debito, possa potenzialmente lasciare la zona euro. Sia il FMI che la Banca centrale europea hanno partecipato ai colloqui con Berlino nel tentativo di raggiungere un accordo con Atene.

Il primo ministro della Grecia Alexis Tsipras ha detto che il governo greco sta lottando per soddisfare i pagamenti delle pensioni e dei salari regolari, così come per fare i rimborsi per i creditori internazionali.

Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, il presidente francese François Hollande e il cancelliere tedesco Angela Merkel hanno detto che i problemi della Grecia non possono essere risolti partendo dalle riforme esistenti, neanche con aderenza pedissequa.

I tre si sono riuniti ieri e l’obiettvo dell’incontro è quello di elaborare “una proposta finale” da presentare ad Atene, secondo i rapporti, tenendo presente che ci sarà un pagamento al FMI di 300 milioni di euro appena venerdì. Ci sono dei timori che la Grecia non abbia i fondi necessari per pagare e potrebbe fare default sul debito, cosa che, in ultima analisi, potrebbe portare alla sua uscita dalla zona euro.

Il paese rimane in una situazione di stallo con i creditori internazionali rispetto ai 7.2 miliardi di euro dei fondi di salvataggio. Il fatto che il capo del FMI Christine Lagarde e il presidente della Bce Mario Draghi abbiano partecipato alla riunione di Berlino sottolinea la serietà dei colloqui. Il salvataggio della Grecia scade alla fine del mese di giugno. “Non c’è spazio per altri compromessi. Siamo in attesa che l’altro lato si assuma le proprie responsabilità “, ha detto Skourletis alla TV greca, aggiungendo che ora è il momento per una” soluzione politica “alla crisi.

Un funzionario Ue ha detto che qualsiasi offerta da parte dei creditori della Grecia ad Atene non sarebbe inquadrata come un ultimatum.
Alla domanda se Atene avrebbe accettato un “prendere o lasciare”, Nikos Filis, portavoce parlamentare del partito Syriza, ha ribadito che il governo non può firmare un accordo che è incompatibile con il suo programma anti-austerità. “Se stiamo parlando di un ultimatum, che non è nel quadro del mandato popolare, è evidente che il governo non può accettarlo”.

Domanda e offerta, la legge che disciplina qualsiasi mercato

Suona come qualcosa di astratto? Non lo è. Si acquista dove la domanda supera l’offerta, si vende dove l’offerta supera la domanda. La storia si ripete. Anche il mercato valutario Forex è regolato dalla legge della domanda e dell’offerta

Come qualsiasi altro mercato, in quello valutario Forex il valore delle monete risponde ai cambiamenti della domanda e dell’offerta. Quando il mondo ha bisogno di più dollari, per esempio, il dollaro diventa più prezioso. Quando ci sono troppi dollari sul mercato, o si diminuisce il loro fabbisogno per qualche altra ragione, allora il valore del dollaro scende.

Le reazioni degli operatori al mercato muovono i tassi di cambio del mercato valutario. Potremmo dire che i prezzi scendono quando la maggior parte dei partecipanti pensa che sono molto alti, mentre salgono quando essi pensano che siano molto bassi. Non vi è alcuna intelligenza logica o superiore che deve essere decifrata, è piuttosto il contrario. Il mercato è costituito da una massa di individui razionali, le cui reazioni non sono controllate con precisione dalla logica razionale, vacillante tra periodi di avidità e paura.

Diventare un trader (ovvero un commerciante nel forex o in qualsiasi altro mercato) richiede dover imparare a reagire in un ambiente del genere. E’ essenziale creare un modello che possa essere in grado di individuare diversi modelli creati dai partecipanti al mercato.

Per iniziare a sviluppare le nostre capacità come analista Forex è essenziale conoscere ed identificare i livelli di domanda e offerta, oltre che misurare la loro forza. Un vantaggio della strategia dei livelli della domanda e dell’offerta è la sua consistenza, e lo si vede dai grafici.

La maggior parte dei manuali di negoziazione gettano luce su questo tema in quanto è una pietra angolare di analisi tecnica. E’ un concetto semplice da capire, ma è dove la maggior parte dei commercianti inesperti sbagliano e dove non si sentono sicuri. Chi non ha aperto una posizione per vedere che subito dopo il mercato cambia direzione e chiudere in perdita?

Gli investitori e le istituzioni acquistano e vendono valute allo stesso modo con cui noi facciamo con qualsiasi altro prodotto. Le economie forti hanno valute forti. Quando operiamo nel mercato Forex, stiamo operando con l’economia dei paesi. Pertanto, l’offerta e la domanda per la valuta di un paese dipende sia dalla salute attuale del mercato (quella reale, per capire meglio il concetto) che dalla salute così come è percepita dagli operatori.

Il Brasile e la Grecia al centro delle attenzioni

I dati recenti da parte del Brasile, una delle economie emergenti più interessanti in assoluto, hanno mostrato che la recessione non è ancora finita dato che il PMI manifatturiero HSBC si è contratto dal mese precedente a 45,9 da 46, nonostante un dato migliore del previsto per il PIL Q1. Il surplus commerciale ha raggiunto 2,8 miliardi di dollari in maggio, battendo la previsione di 361 milioni. L’incremento è dovuto alle esportazioni più forti (+ 1,6 miliardi di dollari) e alle importazioni leggermente più deboli. La produzione industriale è attesa oggi e le stime vedono una flessione di -1,4% nel mese di aprile dopo una contrazione minore dello -0,8% a marzo.

La scorsa settimana, il Senato ha approvato due misure di austerità chiave provvisorie, nel tentativo di bilanciare i conti pubblici riducendo i benefici per i lavoratori. Nonostante queste buone notizie (per gli investitori) i due disegni di legge sono stati attenuati da alcuni emendamenti, riducendo la quantità del potenziale di risparmio. La battaglia non è ancora finita, dato che la Camera dei Deputati voterà, nel mese di giugno, su un altro disegno di legge che ripristina gli sgravi fiscali sui salari.

La BCB sarà messa a fuoco domani in quanto prevede di aumentare il tasso Selic di 50 punti base, a 13,75%, nel tentativo di frenare l’inflazione.

Grecia: l’ultima possibilità? A Berlino è stato ospitato ieri sera un vertice di emergenza – un altro – sul tema greco che ha messo di fronte i leader tedeschi e francesi con i numeri uno di BCE e FMI. I colloqui sono stati principalmente sullo sblocco del 7,2 miliardi di euro in fondi di salvataggio e sulle condizioni a austerità. Le tensioni sulla Grecia sono ora a un picco. In effetti, la Grecia non è attualmente in grado di rimborsare il Fondo monetario internazionale questo venerdì, ma deve pagare quasi 7 miliardi di euro alla BCE tra luglio ed agosto.

Un fallimento del pagamento di questo venerdì si aggiungerebbe agli arretrati che il FMI deve ancora intascare, in totale, di circa 1,7 miliardi di euro da parte di Sudan, Somalia e Zimbabwe. Tuttavia, una perturbazione nel rimborso del FMI non aprirebbe la strada ad un Grexit. Al contrario, la BCE deve salvare la sua credibilità e deve fare in modo che la Grecia non sia inadempiente.

I funzionari della Grecia sembrano ormai essere pronti ad uscire dalla zona euro se i compromessi saranno troppo impegnative. In altre parole, se la cura è peggiore del male. La pressione sulle pensioni greci e sui salari domestici pubblici sono ora al culmine. Syriza è stato eletto sotto la promessa di fermare l’austerità ma ha accettato comunque la riforma delle pensioni e il sistema di imposta sul valore aggiunto. Saranno ore di “fuoco”.

Tsipras dice la Grecia non è intransigente e sollecita i leader dell’UE per raggiungere un accordo

Il primo ministro greco Alexis Tsipras ha detto che la Grecia non dovrebbe essere biasimata per non aver ancora raggiungeto un accordo con i suoi creditori e ha invitato gli altri leader europei a bypassare i colloqui tecnici e giungere ad una soluzione politica.

Atene e i suoi creditori continuano ancora oggi una serie colloqui su un possibile accordo “denaro in cambio di riforme”, ma ci si aspettava di avere tutto pronto per ieri, scadenza autoimposta,. Il numero uno ellenico ha detto al quotidiano francese “Le Monde” proprio ieri che “Se non abbiamo raggiunto un accordo con i nostri partner non è per colpa nostra o di posizioni incomprensibili da parte greca“.

Tsipras ha detto “il problema principale è piuttosto l’ossessione di alcuni rappresentanti istituzionali che insistono su delle soluzioni irragionevoli e sono indifferenti al risultato democratico delle recenti elezioni in Grecia”, aggiungendo poi che le istituzioni europee ed internazionali dovrebbero essere pronte ad essere flessibili. Tspiras ha detto che il governo greco è pronto a scendere a compromessi, per esempio sulle privatizzazioni, nonostante l’opposizione ideologica del suo partito su di esse.

Tsipras ha anche detto che è contro una zona euro a due velocità, dove il nucleo finirebbe per imporre regole di austerità severe mediante una sorta di ministro delle finanze “super-euro” che avrebbe il potere di bloccare qualsiasi bilancio nazionale non in linea con le dottrine neoliberiste estreme.

Tsipras dovrebbe avere una teleconferenza con il cancelliere tedesco Angela Merkel e con il presidente francese Francois Hollande nella giornata di oggi, la seconda in quattro giorni, nel tentativo di cercare di chiudere l’affare.

Inoltre, il numero uno ellenico ha cercato a lungo una spinta politica per porre fine ai negoziati e per ottenere gli aiuti di cui il suo paese ha bisogno perché si trova a corto di liquidi, anche se gli istituti di credito hanno insistito sul fatto che la Grecia deve concludere i negoziati a livello tecnico, con concessioni adeguate sulle riforme in modo che i relativi numeri di bilancio e del debito si sommino.

La prossima scadenza incombente è il 5 giugno, giorno in cui il paese deve una prima rata da 300 milioni di euro al FMI. Si tratta di relativamente poco denaro, che però il paese potrebbe non avere perché deve pagare pensioni e stipendi. I maggiori problemi potrebbero derivare dal rimanente miliardi di euro da rimborsare, sempre al FMI, nel corso delle prossime giornate.