Disoccupazione: a chi spetta e quanto dura

A chi spetta la disoccupazione? Quali sono le categorie di lavoratori che possono accedere a questo trattamento e quanto dura? Andiamo a rispondere, in questo approfondimento, a tutte queste domande.

La situazione attuale relativa alla disoccupazione risale al 2015, quando il Jobs Act del Governo Renzi ha introdotto tre nuove indennità di disoccupazione: NASpI, ASDI e Dis Coll.

NASpI, la classica indennità di disoccupazione

La NASpI è il classico sussidio di disoccupazione, quello che sostituisce l’assegno di disoccupazione che venne introdotto con la riforma Fornero. Entrata in vigore a partire dal 1° maggio 2015, prevede delle nuove modalità di calcolo dell’assegno stesso.

ASDI, per chi a fine NASpI non ha ancora un lavoro

L’ASDI spetta a quei lavoratori che, finita la NASpI, sono ancora senza lavoro. Tre i requisiti per potervi accedere: avere più di 55 anni, avere dei minori carico, avere un reddito ISEE inferiore a 5.000 € . L’ASDI dura 6 mesi.

Dis Coll, per i collaboratori coordinati e continuativi

Dis Coll è una misura di disoccupazione per i collaboratori coordinati e continuativi a progetto, a sostegno di tutti quei lavoratori che perdono il posto di lavoro in maniera involontaria, che non sono pensionati e non hanno partita IVA.

L’importo della Dis Coll è del 75% del proprio reddito, a patto che sia inferiore a 1.195 € . Se, invece, il reddito è sopra tale valore, allora l’indennità sale fino a 1.300 € .

La durata della Dis Coll è uguale al 50% del numero di mesi in cui si sono versati i contributi a partire dal primo gennaio dell’anno solare precedente a quello in cui si è cessato il lavoro.

Chi può avere la NASpI

L’indennità di disoccupazione NASpI spetta a tutti coloro che hanno perso il lavoro in maniera involontaria a partire dal 1° maggio 2015 e rispettano determinati requisiti:

  • sono in disoccupazione;
  • nei 4 anni precedenti al licenziamento hanno almeno 13 mesi di contributi;
  • hanno fatto almeno 30 giornate di lavoro nei 12 mesi prima del periodo di disoccupazione, indipendentemente dai contributi versati.

Questa nuova indennità di disoccupazione è accessibile a tutti i dipendenti a tempo indeterminato, determinato, apprendisti, soci di cooperative e personale artistico con rapporto di lavoro subordinato.

Non possono accedervi, invece, i co.co.co., per i quali è possibile avere accesso alla Dis Coll.

NASpI per chi lascia il lavoro per giusta causa o per rescissione consensuale

L’indennità di disoccupazione spetta anche a quei lavoratori che hanno lasciato il lavoro volontariamente, ma per giusta causa, e quelli che hanno rescisso, in maniera consensuale con il datore di lavoro, il contratto.

Durata della disoccupazione

Al momento attuale, la disoccupazione NASpI dura 24 mesi e spetta per un numero di settimane pari al 59% delle settimane di contributi versati nei 4 anni precedenti.

Per i precari, invece, la durata massima della disoccupazione è pari a 6 mesi.

Calcolare l’indennità di disoccupazione

L’importo che si riceve in qualità di indennità viene calcolato sulla base della retribuzione mensile: si sommano tutte le retribuzioni imponibili da un punto di vista previdenziale che sono state ricevute negli ultimi 4 anni, si divide il risultato per il numero di settimane in cui si sono versati i contributi ed il risultato va moltiplicato per 4,33.

E se la Gran Bretagna fosse entrata nell’euro?

Il referendum sull’adesione del Regno Unito all’UE è ancora lontano, ma gli attacchi retorici sono già cominciati, chiamando all’attenzione coloro che volevano la Gran Bretagna aderire all’euro, la maggior parte dei quali hanno ritrattato questa volontà o hanno tentato di dimenticarla.

Uno degli argomenti più “caldi” in tema è se la Gran Bretagna se la sarebbe cavata meglio nella crisi all’interno della moneta unica rispetto a quanto sta facendo fuori.

La terribile performance economica della zona euro ha pesato fortemente sulla Gran Bretagna, facendo precipitare le speranze di una ripresa guidata dagli investimenti e dalle esportazioni. Questo è successo perché i leader europei non sono riusciti a perseguire delle politiche migliori, in particolare a causa della loro incapacità di porre fine alla crisi del credito e allentare prima le condizioni monetarie.

La questione importante, quindi, è come il Regno Unito sarebbe cambiato all’interno dellUE. La risposta è: in un modo che avrebbe portato ad una crescita più veloce.

Prendiamo la politica monetaria. La Banca d’Inghilterra sarebbe un peso massimo all’interno l’euro, non solo a causa delle dimensioni della sua economia. Il peso che avrebbe la BoE sulle questioni monetarie e la sua sensibilità verso i mercati finanziari, affinata da secoli di esperienza nel centro della City di Londra e ora anche a Canary Wharf.

La BoE ha compreso la necessità di una politica straordinariamente aggressiva molto meglio rispetto alla BCE. Nell’ottobre 2008, la BCE ha alzato i tassi, mentre la BoE ha intrapreso un taglio di quattro punti percentuali in sei mesi. Li ha mantenuti allo 0,5 per cento dal marzo 2009, mese in cui ha lanciato un programma di acquisto di asset che valeva un quinto del reddito nazionale annuo.

Al contrario, la BCE ha aumentato i tassi due volte nel 2011, il che ha contribuito a portare la zona euro in recessione con forti ricadute anche sulla crescita del Regno Unito. E ci sono voluti sei anni per Francoforte per seguire l’esempio di altre banche in merito al QE.

Non possiamo sapere quanto successo ci sarebbe stato, ma è chiaro che la politica monetaria della zona euro si sarebbe volta in una direzione più favorevole alla crescita, con una maggiore sicurezza nei mercati finanziari.

Anche in ambito fiscale l’adesione all’euro da parte degli UK avrebbe inclinato la politica in una direzione di crescita. E l’influenza poteva essere sostanziale: ricordiamo il “veto” del primo ministro David Cameron sulla contrazione del fiscal compact.

Forse, oggi, ci saremmo trovati in un’altra situazione.

La sterlina sale contro euro e dollaro

Il tasso di cambio tra la sterlina e l’euro (GBP / EUR) si avvicina al valore di 1.40 mano a mano che si parla di Grexit, mentre GBP/USD si trova ora a 1,59. Dopo l’annuncio del Federal Open Market Committee (FOMC) sul tasso di interesse, la sterlina è salita a 1,59 in vista della pubblicazione dei dati sulle vendite al dettaglio nel Regno Unito. Se esse dovessero salire, invece di mostrare il declino previsto dagli economisti, la sterlina potrebbe spingere ancora più in alto nelle ore a venire.

Dei dati impressionanti sui salari nel Regno Unito hanno visto la sterlina contro l’Euro salire a 1.40.

I redditi medi sono saliti ad un massimo da quattro anni al 2,7%, invece del 2,1% previsto. Il tasso di cambio GBP / USD ora si trova sopra 1,57 e la sterlina è salita di oltre l’1% sia contro il dollaro australiano che contro quello neozelandese.

Negli ultimi mesi i lavoratori del Regno Unito hanno beneficiato di una ripresa economica abbastanza simulata, nel senso che per avere una vera e propria ripresa sostenuta bisognerà avere una maggiore produttività.

I verbali della BoE hanno aiutato la sterlina contro le altre valute anche perché da essi si è dedotto che le turbolenze dell’economia del Regno Unito si stanno attenuando.

Nel frattempo, gli ultimi sviluppi dei negoziati greci hanno pesato sulla moneta unica. Mentre il primo ministro greco Alexis Tsipras dice che il paese è asfissiato dai creditori, la Banca centrale greca ha commentato la situazione per la prima volta dichiarando che “se non si raggiungesse accordo saremmo di fronte all’inizio di un percorso molto doloroso che porterebbe al default greco, all’uscita della Grecia dalla zona euro e anche dall’Unione europea. Trovare un accordo con i creditori è imperativo e non possiamo permetterci di ignorare la cosa”.

Come affermato da Bloomberg “una ripresa della crescita di posti di lavoro come detto dai funzionari della Fed sta dando ragione nel guardare oltre un rallentamento economico del primo trimestre. Allo stesso tempo, l’inflazione rimane sotto l’obiettivo e i banchieri centrali dicono che i tempi di un aumento dei tassi dipendono da come i dati economici si dispiegheranno in futuro”.

Ci attendiamo un movimento futuro ancora debole per la nostra valuta contro le altre, sia sterlina che dollaro, soprattutto se un accordo con la Grecia non dovesse essere trovato affatto.

Ovviamente ci auguriamo che le due parti possano riuscire a trovare un accordo che permetta di sbloccare la situazione.

Grecia vicina al tracollo, la Gran Bretagna corre ai ripari

La Grecia è sull’orlo del tracollo economico dopo che la Germania sembra ormai convinta di voler spingere il paese fuori della zona euro.
Con il paese che potrebbe andare in default a breve se non dovesse riuscire a pagare 1,5 miliardi di sterline al FMI entro la fine di giugno, gli alti politici tedeschi hanno avvertito che “quando è troppo è troppo”.

A Londra, l’FTSE 100 è scivolato del 1,1 per cento ad un livello minimo di tre mesi lunedì, con gli investitori che hanno reagito al fallimento della Grecia nel raggiungere un accordo con i suoi creditori proprio il giorno precedente.

Anche i prezzi del petrolio sono scesi dopo che i negoziati sono crollati dopo soli 45 minuti, tra i timori che la Grecia si sta dirigendo verso una vera catastrofe finanziaria.

Mentre la crisi si intensifica, è emerso che George Osborne, il Cancelliere del Regno Unito, presiederà più tardi questa settimana ad una riunione di emergenza dei ministri inglesi, i quali cercano di proteggere l’economia della Gran Bretagna da una potenziale uscita della Grecia dalla moneta unica.

I funzionari vogliono assicurarsi che il governo abbia dei “piani di emergenza” in atto per garantire che le imprese del Regno Unito non siano danneggiati da un’uscita greca. Il portavoce ufficiale del Primo Ministro ha esortato i paesi della zona euro “a trovare una soluzione” alla crisi.

Alexis Tsipras, il primo ministro greco, è stato accusato di aver tentato di “truffare tutto il mondo” in seguito ad una serie di richieste avanzate negli ultimi giorni.

Nonostante la condanna da parte dei leader europei dopo i colloqui degli ultimi giorni, Tsipras, leader di Syriza, ha detto che i creditori internazionali stanno “girando intorno al realismo. Aspetteremo pazientemente fino a quando i creditori guarderanno in faccia la realtà. Non hanno il diritto di seppellire la democrazia nel paese dove è nata.”

La Commissione Europea deve elaborare un piano che possa evitare un peggioramento della situazione nel caso in cui la Grecia dovesse lasciare la zona euro in caso di fallimento.

Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, ha rifiutato di dire quali conseguenze ci sarebbero state se la Grecia non dovesse trovare il denaro per eventuali rimborsi. Egli ha detto “un default ci porterà in acque inesplorate. Abbiamo in ogni caso tutti gli strumenti per gestire la situazione al meglio come abbiamo fatto in altre situazioni. Tutto ciò ci dice anche che le conseguenze a medio e lungo termine per l’Unione non sono qualcosa che siamo in grado di dire oggi”.

L’euro è volatile a causa della Grecia, attesa anche per la FED

L’euro è sceso fino ad ora nella giornata di oggi, toccando il minimo da quasi due settimane contro il franco svizzero, dopo gli sforzi, falliti durante il fine settimana, per porre fine ad una situazione di stallo tra la Grecia e i suoi creditori.

I colloqui di Domenica sono durati meno di un’ora, il che suggerisce che ci sono ancora differenze significative tra le parti. Le preoccupazioni che potrebbero lasciare la Grecia in default e costringere il paese a lasciare la zona euro ha sollevato i premi dei rendimenti dei titoli periferici al massimo da quasi sette mesi.

Riflettendo un po’ di nervosismo nel mercato valutario, il costo di copertura contro le forti oscillazioni del cambio euro / dollaro si trova ai massimi da tre mesi.

I dati Reuters hanno mostrato che la volatilità implicita (un indicatore di come si possono avere forti oscillazioni della valuta) ad un mese della coppia di valute euro / dollaro sono salite a un massimo da 3 anni e mezzo. Le inversioni di rischio, che misurano la domanda delle opzioni su una valuta, mostravano un aumento crescente verso la debolezza dell’euro.

La nostra valuta è scesa contro il franco svizzero, visto come rifugio sicuro, per toccare 1,0422 franchi, il dato più basso dal 3 giugno. Nei confronti del dollaro, l’euro è sceso dello 0,4 per cento a 1,1217 dollari, in ritirata dal massimo della scorsa settimana a 1,1387 dollari.

I negoziati tra la Grecia e i creditori sembrano essere in pasticcio e sono un fattore chiave per l’euro. La volatilità implicita è aumentata e, mentre la Fed è un fattore di rischio chiave anche questa settimana, l’euro continuerà ad essere guidato dai titoli greci.

I ministri delle finanze della zona euro potranno affrontare la questione quando si incontreranno giovedì, un funzionario del ministero delle finanze tedesco ha detto che il tempo sta per scadere per la Grecia. La debolezza dell’euro ha aiutato l’indice del dollaro ad aumentare dello 0,3 per cento a 95.25, tirandosi via da u minimo da un mese a 94,322. Il biglietto verde è dello 0,2 per cento più alto rispetto allo Yen a 123,58 ¥.

Nel frattempo i tori del dollaro sperano che la Federal Reserve offrirà un chiaro segnale sui tempi del primo rialzo dei tassi di interesse nell’incontro del 16-17 giugno. Tuttavia, con la possibilità di un periodo più prolungato di avversione al rischio, c’è bisogno di essere un po’ attenti al breve termine.

I problemi greci e il rischio Brexit danneggiano l’economia britannica

La Confederation of British Industry ha appena rivelato di aver tagliato le previsioni di crescita per l’economia della Gran Bretagna a causa dei rischi connessi al referendum UE e alla possibile fine “disordinata” della crisi greca. Il gruppo di lobby d’affari, che rappresenta 190.000 membri, prevede che l’economia britannica finirà per crescere del 2,4% quest’anno e del 2,5% nel 2016, in calo dalla previsione fatta a febbraio del 2,7% e del 2,6% rispettivamente.

I rischi per la crescita del Regno Unito sono orientati al ribasso. Una risoluzione disordinata della crisi greca potrebbe innescare un’elevata volatilità finanziaria che potrebbe estendersi all’economia reale.

La ripresa è costruita ancora su basi che non sono propriamente solide, ci aspettiamo di vedere una crescita solida, stabile e sostenibile solo a partire dal prossimo anno. Queste le parole del CBI.

I rischi rimangono legato all’ instabilità economica in Grecia e ad una zona euro pigra, oltre che chiaramente al referendum UE che è un tema caldo. Le aziende hanno ora la certezza che il referendum ci sarà, ma non sanno il risultato. Tuttavia, la maggior parte dei membri del CBI hanno le idee chiare e vogliono rimanere nell’Unione europea riformata, che sarà grande dopo un ambizioso programma di riforme.

Oltremanica il quadro è ancora meno roseo. La zona euro ha recuperato un po’ di slancio quest’anno, grazie anche al programma di allentamento quantitativo della Banca centrale europea, ma la crescita è improbabile che andare molto più in là, dato che anche la spinta iniziale della caduta dei prezzi del petrolio svanisce. I recenti colloqui sulla Grecia sottolineano la necessità di una decisione sulla proroga degli aiuti. Nel frattempo, la crescita più debole degli Stati Uniti e il rallentamento in Cina, insieme alla forza della sterlina nei confronti dell’euro, agiscono come un freno sulle esportazioni.

La decisione del Partito Conservatore se consegnare un referendum entro il 2017 sulla possibilità che la Gran Bretagna resterà parte della UE o meno (un impegno preso durante la campagna elettorale) deve ancora essere presa. Secondo i rapporti, il primo ministro David Cameron si è sia già messo al lavoro portare avanti tale referendum entro un anno.

Nel frattempo, la Grecia sta ancora percorrendo una strada in salita nel ripagare i propri debiti, così come nel negoziare il suo accordo sul debito. Gli ultimi rapporti dicono che la Grecia vuole ristrutturare il suo enorme debito pubblico attraverso un rifinanziamento più conveniente, scadenze più lunghe e attraverso delle obbligazioni perpetue, ma i piani non hanno ancora alcun sostegno nella zona euro.

Il Brasile e la Grecia al centro delle attenzioni

I dati recenti da parte del Brasile, una delle economie emergenti più interessanti in assoluto, hanno mostrato che la recessione non è ancora finita dato che il PMI manifatturiero HSBC si è contratto dal mese precedente a 45,9 da 46, nonostante un dato migliore del previsto per il PIL Q1. Il surplus commerciale ha raggiunto 2,8 miliardi di dollari in maggio, battendo la previsione di 361 milioni. L’incremento è dovuto alle esportazioni più forti (+ 1,6 miliardi di dollari) e alle importazioni leggermente più deboli. La produzione industriale è attesa oggi e le stime vedono una flessione di -1,4% nel mese di aprile dopo una contrazione minore dello -0,8% a marzo.

La scorsa settimana, il Senato ha approvato due misure di austerità chiave provvisorie, nel tentativo di bilanciare i conti pubblici riducendo i benefici per i lavoratori. Nonostante queste buone notizie (per gli investitori) i due disegni di legge sono stati attenuati da alcuni emendamenti, riducendo la quantità del potenziale di risparmio. La battaglia non è ancora finita, dato che la Camera dei Deputati voterà, nel mese di giugno, su un altro disegno di legge che ripristina gli sgravi fiscali sui salari.

La BCB sarà messa a fuoco domani in quanto prevede di aumentare il tasso Selic di 50 punti base, a 13,75%, nel tentativo di frenare l’inflazione.

Grecia: l’ultima possibilità? A Berlino è stato ospitato ieri sera un vertice di emergenza – un altro – sul tema greco che ha messo di fronte i leader tedeschi e francesi con i numeri uno di BCE e FMI. I colloqui sono stati principalmente sullo sblocco del 7,2 miliardi di euro in fondi di salvataggio e sulle condizioni a austerità. Le tensioni sulla Grecia sono ora a un picco. In effetti, la Grecia non è attualmente in grado di rimborsare il Fondo monetario internazionale questo venerdì, ma deve pagare quasi 7 miliardi di euro alla BCE tra luglio ed agosto.

Un fallimento del pagamento di questo venerdì si aggiungerebbe agli arretrati che il FMI deve ancora intascare, in totale, di circa 1,7 miliardi di euro da parte di Sudan, Somalia e Zimbabwe. Tuttavia, una perturbazione nel rimborso del FMI non aprirebbe la strada ad un Grexit. Al contrario, la BCE deve salvare la sua credibilità e deve fare in modo che la Grecia non sia inadempiente.

I funzionari della Grecia sembrano ormai essere pronti ad uscire dalla zona euro se i compromessi saranno troppo impegnative. In altre parole, se la cura è peggiore del male. La pressione sulle pensioni greci e sui salari domestici pubblici sono ora al culmine. Syriza è stato eletto sotto la promessa di fermare l’austerità ma ha accettato comunque la riforma delle pensioni e il sistema di imposta sul valore aggiunto. Saranno ore di “fuoco”.

Draghi conferma che le azioni della BCE stanno avendo effetto sull’UE

Il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha detto ai banchieri centrali del mondo che le prospettive economiche per la zona euro sono oggi più brillanti di quanto non sono mai state per sette lunghi anni.”

Parlando ad una conferenza della BCE in Portogallo, Draghi ha suonato una nota positiva sul futuro della moneta unica, ma ha avvertito che le riforme strutturali sono cruciali.

“Le prospettive economiche per l’area dell’euro sono oggi più brillanti di quanto non sia stato per sette lunghi anni. La politica monetaria sta lavorando attraverso l’economia. La crescita è in ripresa. Le aspettative di inflazione hanno recuperato dalla depressione. Ovviamente questa non è affatto la fine delle nostre sfide”.

Continuando, il numero uno della BCE ha detto che “una ripresa ciclica da sola non risolve tutti i problemi dell’Europa. Non elimina la sporgenza del debito che interessa alcune zone dell’Unione. Non elimina l’elevato livello di disoccupazione strutturale che tormenta troppi paesi. E non elimina la necessità di perfezionare l’assetto istituzionale della nostra unione monetaria.”

I commenti arrivano il giorno dopo che Draghi ha toccato una nota cupa sulla crescita nella regione, dicendo ad una conferenza sulla disoccupazione, sempre in Portogallo, che “la crescita è troppo bassa ovunque” nei 19 paesi della zona euro, nonostante una modesta ripresa.

Nonostante il basso livello di crescita, l’economia della zona euro sta migliorando, essendo cresciuta dello 0,4 per cento nel primo trimestre del 2015 secondo quanto dimostrato dai dati all’inizio di questo mese, superando anche gli Stati Uniti.

A pesare sulla zona euro sono le preoccupazioni di paesi come la Grecia, la Francia e l’Italia, dove il progresso sta crescendo nonostante l’attuazione delle riforme strutturali è stata lenta. Draghi ha ribadito l’importanza delle stesse riforme strutturali in tutta Europa, al fine di aumentare la crescita a lungo termine. “Essere nelle prime fasi di una ripresa ciclica non è un motivo di rinviare le riforme strutturali, ma è in realtà l’occasione per accelerarle”, ha detto, esaltando i benefici delle stesse.

Secondo il numero uno della BCE, “in primo luogo le riforme strutturali sollevano la crescita potenziale, in secondo luogo rendono le economie più resistenti agli shock economici.”

La situazione della zona euro è ancora delicata, anche se l’euro sembra attualmente in fase di crescita contro le altre valute, sintomo – anche questo – del fatto che gli investitori si stanno fidando dell’Europa e premiano la sua moneta.

Nuove sfide sono comunque attese in EU nei prossimi giorni.

Le ultime novità su azioni, commodities e valute

La maggior parte degli indici azionari sta commerciando in maniera moderatamente più elevata, a parte lo Shanghai (4375), che è ad un solido + 2,15%. Il potenziale Double Top che stavamo cercando nello Shanghai potrebbe essere in pericolo oggi. Dobbiamo vedere se la resistenza a 4400 tiene o no.

Il Nikkei (20036, + 0,74%) è in aumento e può avere come bersaglio 20.600 entro un paio di settimane. Il Dow (18.298,88, + 0,14%) può raccogliere le forze per colpire 18500 entro una settimana o due.

Il Dax (11.594,28, + 1,29%) è salito bene sul calo dell’euro, ma si trova di fronte ad una resistenza cruciale del canale discendente ai livelli attuali. Anche se può provare a salire verso 11.800, sembra meno rialzista del Nikkei e del Dow.

Il Nifty (8.373,65, + 1,35%) ha chiuso ben al di sopra di 8350 ieri e potrebbe vedere 8400-25 oggi.

L’oro (1.221,79) si è staccato dalla resistenza settimanale vicino a 1232 e mentre questo valore tiene potremmo vedere un calo verso 1215-1205 nel breve termine prima ancora di rimbalzare a testare di nuovo 1230. Anche l’argento (17.49) si è staccato dalla resistenza settimanale sotto 18,00 e può testare 17.30 oggi e domani. Nel breve termine sembra ribassista con i prossimi supporti vicino a 17.30 e 17.01. A meno che ci sia una rottura continua sopra 17.5, l’obiettivo superiore di 18,50 viene negato per ora.

Il WTI Crude (60.21) è venuto fuori dalla resistenza nei pressi di 61.75. Se questo vale possiamo vedere un leggero calo per poche sedute prima di riprendere il rally verso l’alto in direzione di 65,00. Il rapporto oro-WTI (20.28) sta testando la resistenza appena sopra i livelli attuali e mentre questo valore ancora tiene, possiamo aspettarci un tuffo verso 19,5-19,0 nel breve termine.

Il Brent (66.08) sembra rialzista ora e si trova in un chiaro trend rialzista a breve termine. Può commerciare nella regione 65,5-68,0 per qualche tempo. Il rapporto Brent-WTI (5,88) è anche fuori dalla resistenza e può scendere ad un livello inferiore verso 5,5-5,0. Il Rame (2,9060) sta ampiamente spaziato nella zona 2,90-2,95 e può continuare a rimanere così per ora. Ma mentre si trova al di sotto della resistenza vicino 2.95 potremmo vedere un certo consolidamento. Nessun movimento maggiore del previsto immediatamente.

Come previsto nelle valute, la maggior parte stanno vedendo delle correzioni rispetto al dollaro. L’euro (1,1295), la sterlina (1,5642), lo yen (120,02) e il dollaro australiano (0,7980) hanno perso terreno da ieri. Sono stati più o meno raggiunti gli obiettivi al ribasso di 1,13 sull’euro, 1,5650 sulla sterlina e 0,7950 sull’Aussie. L’Euro-Yen (135,53) si è tuffato da sotto la resistenza a 137.25 accennata ieri. Questo nonostante il rapporto dollaro-yen si muove verso 120.30, l’estremità superiore della sua immediata gamma di 119,00-120,30.

Dollaro ai minimi, i dati USA deludono

Il dollaro scivola a nuovi minimi da tre mesi contro l’euro dopo che i dati economici morbidi degli Stati Uniti hanno portato più in là i tempi di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve.

Ma i rendimenti dei titoli a lungo termine si trovano a dei recenti massimi dopo che gli investitori sono fuggiti da un “commercio affollato”, una mossa importante data la propulsione supplementare dalle aspettative che il peggio della zona euro sia passato ancora una volta.

I rendimenti dei titoli del Tesoro degli Stati Uniti a 10 anni, che solo sei settimane fa erano a circa l’1,80 per cento, sono in calo di 1 punto base e si trvano ora al 2,26%, vicini al massimo annuale.

L’ultima serie di rendimenti a stelle e strisce è arrivata nonostante un debole rapporto di vendite al dettaglio emesso ieri e che ha sollevato i timori che la situazione economica debole di inizio anno possa estendersi anche al secondo trimestre. Se confermati da altri dati, l’incremento dei tassi da parte della FED entro questa estate appare molto meno probabile.

L’indice del dollaro (DXY) ha radunato ai massimi di 12 anni appena sopra il valore di 100,0 sull’idea che l’economia americana dovrebbe notevolmente sorpassare molte delle altre economie, quindi i dati deludenti colpiscono il dollaro in maniera piuttosto forte.

La moneta comune è in salita dello 0,5 per cento a 1,1411 dollari, spinta dalla recente prova di un miglioramento dell’economia della zona euro e dai commercianti che chiudono le posizioni “short” in risposta ad un forte rimbalzo dei rendimenti delle obbligazioni sovrane del blocco.

A guidare la direzione, dove i rendimenti si muovono inversamente ai prezzi, è il Bund tedesco. Il rendimento dei titoli a 10 anni ha colpito un minimo record di appena lo 0,05 per cento meno di un mese fa ed è attualmente allo 0,72 per cento.

I rendimenti a scadenza equivalenti in Italia, Spagna e Portogallo sono stati trascinati in forte crescita nelle ultime settimane nonostante il continuo gettito di denaro da parte della Banca centrale europea.

La pausa di forza del dollaro statunitense, tra gli altri fattori dal lato dell’offerta, ha contribuito ad un recupero dei prezzi del petrolio. Questo è a sua volta diminuisce i timori di crisi disinflazionistiche globali.

Il Brent, che nel mese di gennaio era ad un minimo di sei anni a 45 dollari al barile sui timori di un eccesso di offerta, passa di mano a 66,62 dollari.

L’oro sta godendosi un dollaro più debole. Il metallo giallo è salito del 2 per cento ieri ad un massimo di tre mesi di 1.217 dollari l’oncia.

Forex e rischio di cambio per le imprese

Qualsiasi azienda che vende o acquisti in valuta estera è affetta da rischio di cambio. Tale rischio deriva dalla volatilità del mercato valutario ed è il risultato della variazione dei cambi.

Le tesorerie aziendali, oltre a gestire i flussi delle transazioni, dovrebbero integrare delle strategie di copertura del rischio di cambio e di investimento. Attualmente, ci sono ancora troppe PMI e medie industrie che non si proteggono contro le fluttuazioni dei tassi di cambio. Tale rischio può incidere in modo significativo sui risultati di una società. Piuttosto, la corretta gestione dei flussi in valuta estera può aumentare i risultati in misura significativa.

La vostra azienda influenzata dal rischio di cambio? Se la vostra azienda ha un contratto di vendita con un cliente straniero l’importo pagato in valuta estera e si acquistano prodotti o servizi di un fornitore straniero nella propria moneta, allora si potrebbe essere soggetti a tale rischio.

Si dispone di un contratto con un cliente estero per un importo di 100.000 dollari. Quando si firma il contratto, la coppia EUR / USD è a 1.4300. Il pagamento è in linea ed è previsto in 2 mesi di tempo. Dopo questo periodo, al tempo dell’effettivo pagamento, la coppia di valute EUR / USD si trova a 1,4600. Se non si è coperto il rischio si sono persi 100.000 x (1,4600-1,4300) = 3.000 dollari Questo può notevolmente “rosicchiare” i margini di profitto.

Se avete coperto il rischio e avete preso una posizione lunga su EUR / USD per 100.000 dollari il giorno della firma il contratto allora, quando si ricevono fisicamente i dollari, i 3.000 dollari che sono stati persi contro il deprezzamento del dollaro nei confronti dell’euro sono compensati dalla posizione sul mercato. Quindi non si perdono soldi.

Ovviamente, la semplice copertura non farà risparmiare denaro, ma si può avere il vantaggio che non si perde moneta. Alcuni cercheranno di valutare il rischio in base alla propria visione dell’evoluzione dei tassi di cambio. Tuttavia, questo è un lavoro a tempo pieno e molte tesorerie aziendali non hanno il tempo da dedicare al mercato per capire in maniera valida le fluttuazioni di mercato future.

Ecco perché a volte si potrebbe preferire rivolgersi ad un’azienda che opera nel mercato delle valute in maniera professionale e può dare, ovviamente dietro un compenso, dei consigli oppure effettuare concretamente le operazioni per conto dell’azienda stessa.

Quale che sia la decisione che si prende, è importante riuscire a tenere sotto controllo i rischi di cambio, altrimenti, alla fine, si finiranno per perdere molti soldi.

L’economia europea in ripresa, lo dice la Commissione Europea

Non è forse una velocità di fuga ancora, ma l’economia europea sta decisamente raccogliendo forza secondo una previsione ufficiale di oggi, dato che i prezzi del petrolio sono bassi e i tassi di cambio favorevoli hanno aggiunto slancio ad una modesta ripresa.

La Commissione europea ha detto che sta rivedendo al rialzo le previsioni per la crescita economica della zona euro al 1,5 per cento anno dal 1.3 per cento, in accelerazione da una crescita dello 0,9 per cento lo scorso anno. Per il 2016, la Commissione ha previsto che l’economia della zona euro, composta dalle 19 nazioni che condividono l’euro, dovrebbe crescere del 1,9 per cento. L’eurozona potrebbe battere sia gli Stati Uniti e che il Regno Unito nel primo trimestre per la prima volta dal 2011. Lo ha detto Christian Schulz, economista presso la Berenberg Bank a Londra. Ciò dimostra che l’Europa si sta muovendo di nuovo in maniera regolare.

Le previsioni sono ora relative ad un’espansione della zona euro nel primo trimestre 2016 del 1,6 per cento. L’economia degli Stati Uniti si è ampliata ultimamente di un magro 0,2 per cento annualizzato, mentre la Gran Bretagna è cresciuta del 1,2 per cento. Per l’intero anno probabilmente l’economia americana dovrebbe crescere più velocemente.

Valdis Dombrovskis, vice presidente della Commissione europea per l’euro sociale, ha detto in una dichiarazione che annuncia che le previsioni sono necessarie per realizzare ulteriori modifiche strutturali, per stimolare gli investimenti e per incoraggiare la responsabilità fiscale.

La Commissione ha dichiarato che la crescita della domanda interna guida il prodotto interno lordo, mentre gli investimenti dovrebbero essere in ripresa nel 2016. Il calo dei prezzi dell’energia nel mese di giugno hanno avuto invece un buon effetto di stimolo per le famiglie, permettendo loro di spendere di più del proprio reddito per altri beni e servizi.

La recente politica della Banca centrale europea di acquisto di bond, nota come quantitative easing, ha inoltre aiutato la discesa verso il basso dei tassi di interesse, l’euro debole ha inoltre dato forza agli esportatori. La zona euro è una grande economia diversificata che era stata frenata dalla crisi dell’euro e dalla riluttanza della BCE ad intraprendere misure di allentamento aggressivo. Ora che la banca ha avviato il quantitative easing, l’economia della zona euro sta reagendo proprio come gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno fatto quando le rispettive banche centrali hanno avviato il loro QE.

Resta ancora da correggere il problema disoccupazione, che rimane al 11,3 per cento secondo i dati ufficiali della scorsa settimana.

Il dollaro, conosciamo meglio la prima valuta al mondo

Una delle valute più scambiate al mondo è il dollaro. C’è ovviamente per cui la valuta americana è la prima al mondo, tanto che alcuni stati hanno deciso di rinunciare (causa inflazione) alla loro valuta e iniziare ad usare l’USD per le operazioni interne.Gli Stati Uniti non sono infatti l’unico luogo in cui il dollaro USA circola, ma lo vediamo anche nelle Isole Vergini Britanniche, in El Salvador, in Ecuador e anche nel Timor Est, tutti paesi che hanno il dollaro come valuta principale.

Anche per questi motivi il volume delle transazioni in tale valuta nel Forex raggiunge il record di circa l’85% del totale dei commerci che si fanno ogni anno. La spiegazione più logica va ricercata nella storia. In ogni momento la valuta statunitense è sempre stata considerata la valuta di base per il calcolo del valore di altre valute. Nel 1972 è nato un sistema monetario internazionale la cui valuta base è stata il dollaro.

Ancora oggi il dollaro è considerato un punto di riferimento sui mercati dei cambi. Oltre a tutto questo il dollaro ha anche molti vantaggi, tra le altre cose, proprio in virtù del fatto che è la valuta più utilizzata per le transazioni commerciali in tutto il mondo.

Ci sono altre valute importanti, che non bisogna dimenticare, come l’euro, che ha assunto, da quando è nato, un valore sempre più importante ed oggi è la seconda valuta più scambiata al mondo e nel mercato delle valute.

Se molti investitori sembrano interessati da vicino all’USD è anche perché il dollaro è, oggi, la valuta di riferimento per i mercati finanziari più importanti. Inoltre, alcune valute possono essere scambiate praticamente solo nei confronti del dollaro: è il caso del Bath della Thailandia.

Infine, da un punto di vista psicologico, l’importanza che gli esperti finanziari danno ai dollari è notevole, molto maggiore rispetto a tutte le altre monete in circolazione.

Per chi vuole investire nel forex c’è un grande vantaggio nello scegliere di farlo con il dollaro: le tendenze dell’USD contro le altre valute sono spesso più prevedibili rispetto ai trend che possono avere altre valute più esotiche (come il già citato Bath).

Il dollaro è la valuta ideale per i principianti del forex e in collaborazione con altre principali valute, come l’euro per esempio, è un ottimo modo per iniziare a fare dei profitti nel Forex.

Per questo motivo lo consigliamo a tutti i trader novizi.

 

La BCE stringe ancora la morsa sulle banche greche

Mano a mano che la Grecia si arrampica per cercare di garantirsi un accordo di finanziamento con l’Europa prima di esaurire la liquidità, la Banca centrale europea sta stringendo la morsa sulle banche in difficoltà del paese per limitare l’accesso ai prestiti di emergenza di cui essa ha disperato bisogno.

La Banca centrale europea chiede ora che il valore della garanzia che le banche greche dovranno inviare alla loro banca centrale per garantirsi i prestiti sia ridotto di ben il 50 per cento. Se il governo greco e l’Europa rimarrano ancora in un vicolo cieco su un accordo sulle misure di austerità, i tagli potrebbero aumentare ulteriormente.

La mossa sottolinea la linea dura adottata dalla BCE verso la Grecia che preme per raggiungere un accordo con i suoi creditori. Con il valore della garanzia viene ridotto in modo significativo, per le banche sarà difficile ottenere i soldi di cui hanno bisogno per sopravvivere.

Per più di tre mesi le più grandi banche della Grecia sono state costrette a prendere in prestito denaro a breve termine pagando un maggiore tasso di interesse alla banca centrale in quanto la BCE ha ritenuto troppo rischioso estendere il credito alle banche stesse.

Le banche, a loro volta, devono fornire adeguate garanzie per ottenere questi prestiti. Ma con i depositi in fuga dal sistema bancario e con i prestiti in sofferenza – che si erano invece stabilizzati prima che il governo radicale Syriza salisse al potere all’inizio di quest’anno – è stato difficile per le banche greche sostenere l’indebitamento.

In maniera discutibile le banche greche hanno cominciato a emettere obbligazioni a se stesse e, dopo aver ottenuto una garanzia del governo, hanno utilizzato i titoli a fronte di finanziamenti a breve termine, una pratica che è stata aspramente criticata da Yanis Varoufakis prima di diventare il ministro delle Finanze greco.

Varoufakis si è spesso lamentato che la BCE è “asfissiante” con la Grecia. Allo stesso tempo, Mario Draghi, presidente della banca centrale, ha messo in chiaro che se la Grecia non riuscirà a trovare un accordo con l’Europa potrà decidere di smettere di sostenere le banche greche, cosa che inevitabilmente porterà a controlli sui capitali e ad un eventuale default.

Inoltre, i tagli superano quelli imposti alle banche greche nel giugno 2012, quando i prestiti di emergenza erano saliti a 125 miliardi di euro per le preoccupazioni che la Grecia sarebbe stata costretta a lasciare la zona euro.

Sotto le rigide regole della BCE, dunque, la banca centrale della Grecia si assume la piena responsabilità per il rischio di credito quando emette questi prestiti di emergenza.

Euro dollaro, una settimana importante

Sarà una settimana importante per il cambio euro-dollaro. Il dollaro si muove più in basso contro l’euro per la quarta sessione consecutiva dato che le aspettative di un aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti sono scemate, nonostante che i dati mostrano un incremento nell’inflazione a marzo.

EUR / USD è salito dello 0,43% a 1,0807 verso la fine del commercio e ha chiuso la settimana con guadagni del 1,89%. Il dollaro si è liberato dei dati di​ venerdì che dimostrano che i prezzi al consumo degli Stati Uniti sono stati più alti per un secondo mese consecutivo a marzo.

Il Dipartimento del Lavoro ha riferito che l’indice dei prezzi al consumo è salito dello 0.2% il mese scorso, lo stesso guadagno che era stato registrato nel precedente mese di febbraio. Nel confronto anno su anno, i prezzi al consumo sono scesi dello 0,1% a marzo dopo essere rimasti piatti nel mese di febbraio.

I prezzi al consumo core, che escludono i costi di cibo ed energia, sono invece aumentati dello 0,2% a marzo e hanno fatto segnare un incremento annuo del 1,8%, il dato più elevato dal mese di ottobre.

La relazione è venuta dopo che i dati all’inizio della settimana hanno mostrato che le vendite al dettaglio degli Stati Uniti di marzo sono state al di sotto delle aspettative. Un altro rapporto ha mostrato un calo più grande del previsto nella produzione industriale e ha indicato un rallentamento nel primo trimestre.

La stringa di dati deboli ha fatto pensare che la Federal Reserve possa spingere indietro il rialzo dei tassi di interesse fino alla fine 2015, mentre prima si pensava che questo potesse accadere a metà anno.

L’indice del dollaro statunitense, valore che calcolare la forza del dollaro contro un paniere di sei altre valute, era a 97.62 venerdì. L’indice ha chiuso la settimana in flessione dell’1,9%.

La moneta unica ha guadagnato nonostante le preoccupazioni che Atene non sia vicina a raggiungere un accordo sulle riforme economiche per i fondi di salvataggio con i creditori, alimentando i timori che la Grecia potrebbe essere costretta ad uscire fuori della zona euro.

All’inizio della settimana il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha detto che la banca prevede di attuare pienamente il suo programma di quantitative easing.

La prossima settimana gli investitori andranno a guardare alle relazioni sul settore immobiliare americano e ai dati sugli ordini dei beni durevoli per ricevere ulteriori indicazioni sulla forza della ripresa.

Nella zona euro, la relazione ZEW di martedì sul sentimento economico tedesco e le relazioni di giovedì sulle attività del settore privato saranno dei dettagli molto importanti.

Wall Street in calo, il dollaro anche

I titoli azionari di Wall Street hanno chiuso ad un livello modestamente inferiore ieri, con gli investitori che sono preoccupati dei prossimi risultati societari, mentre le borse europee sono scese di quasi l’1 per cento sotto il peso di un peggioramento della situazione finanziaria della Grecia.

Gli oneri finanziari di Stato della zona euro hanno colpito nuovi minimi, il dollaro è sceso e il prezzo del petrolio è salito a nuovi massimi del 2015.

Wall Street è sceso ieri nonostante un’altra raffica di report migliori del previsto, tra cui Netflix e Goldman Sachs, e delle offerte iniziali accattivanti.

Le azioni di Etsy Inc, mercato online per i prodotti artigianali e mestieri, sono salite del 87,5 per cento al debutto sul mercato. Il Dow Jones ha chiuso giù di 6,84 punti, o lo 0,04 per cento, a 18,105.77, l’S & P 500 è sceso di 1,64 punti, o lo 0,08 per cento, a 2,104.99 e il Nasdaq Composite ha perso 3,23 punti, o lo 0,06 per cento, a 5,007.79.

Alcuni a Wall Street temono che i futuri risultati possano deludere. Si tratta di un mercato caro, che ha bisogno di guadagni per essere sostenuto, e gli utili devono essere sostenuti da una forte domanda. Delle 51 società del S & P 500 che hanno riportato i loro guadagni, il 76,5 per cento ha superato le aspettative di profitto, ben al di sopra della media a lungo termine del 63 per cento. Solo il 47,1 per cento ha battuto le entrate, tuttavia, al di sotto della media storica del 61 per cento.

I rendimenti tedeschi a 10 anni sono scesi a un minimo dello 0,072 per cento dopo che il Financial Times ha riferito che il Fondo monetario internazionale aveva respinto una richiesta informale da parte dei funzionari greci di ritardare la restituzione del prestito.

Il primo ministro ellenico Tsipras ha detto a Reuters giovedì che è “fermamente ottimista” che il suo governo possa raggiungere un accordo con i creditori esteri.

L’indice paneuropeo FTSEurofirst 300 Index ha chiuso dello 0,9 per cento inferiore a 1,635.76 dopo aver guadagnando lo 0,6 per cento mercoledì, per raggiungere livelli che non si vedevano dalla fine del 2000.

La maggior parte dei rendimenti del Tesoro USA è scesa lievemente nel commercio, risultati che sono stati guidati in parte dalle preoccupazioni sulla Grecia e in parte da una forte lettura del sondaggio della Federal Reserve di Filadelfia sulle attività economiche.

Il brent per consegna giugno è aumentato di 66 centesimi per stabilirsi a 63,98 dollari al barile, in rally da 62,00 dollari al ribasso, e raggiungendo un picco del 2015 a 64,95 dollari.

Il dollaro è sceso, facendo registrare il suo più grande declino quotidiano contro un paniere delle principali valute da quasi due settimane dopo i commenti alcuni funzionari della Federal Reserve e i deboli dati degli Stati Uniti.

Il QE della BCE sta avendo già i suoi frutti

Le ampie misure di stimolo della Banca centrale europea stanno riuscendo già ad incentivare i prestiti alle imprese e a sostenere la produzione industriale.

Un report trimestrale sul credito bancario della BCE ha mostrato che le banche commerciali stanno utilizzando i fondi per fare nuovi prestiti e, la cosa migliore, continueranno a farlo. Inoltre, gli standard di credito alle imprese private dovrebbero continuare ad allentarsi nel trimestre in corso e molte altre banche si aspettano che la domanda di credito possa salire.

I dati mettono in evidenza come l’economia della zona euro sta iniziando a girare l’angolo dopo anni di recessione e debole crescita.

Il rapporto ha mostrato un forte aumento del numero di banche che si aspettano un aumento della domanda di credito da parte delle imprese nel secondo trimestre.

I dati danno prova di una migliore trasmissione della politica monetaria, il che significa che i tassi di interesse bassi della BCE e l’ampia offerta di liquidità vengono tramandati alle imprese, potenzialmente aiutandole a stimolare gli investimenti o ad aggiungere posti di lavoro.

L’indagine trimestrale ha indicato che le banche della zona euro si aspettano di essere un po’ più generose con i prestiti alle imprese nel trimestre in corso. Per il secondo trimestre del 2015 le banche si attendono un piccolo allentamento netto dei criteri di concessione dei prestiti alle imprese, mentre per i mutui casa è previsto un ulteriore inasprimento dei criteri di concessione.

L’indagine ha detto che le banche hanno utilizzato la liquidità aggiunta dal patrimonio della BCE in particolare per la concessione di prestiti alle aziende prima ancora che ai privati.

Oltre che tagliare i tassi di interesse ad un livello minimo dello 0,05%, la BCE sta pompando diversi milioni di euro al mese nell’economia della zona euro attraverso l’acquisto di obbligazioni su larga scala. Il programma, noto come quantitative easing, dovrebbe funzionare almeno fino al settembre 2016.

Non c’è dubbio che il presidente della Bce farà riferimento a questi risultati come prova che il QE sta già avendo un effetto benefico sulle condizioni di credito della zona euro.

Separatamente, altri dati mostrano che indebolendo l’euro, il nuovo programma può essere in grado di aumentare la produzione industriale e far ripartire la modesta ripresa economica della zona euro.

Gli economisti hanno detto che la ripresa della produzione industriale suggerisce come la crescita economica nel primo trimestre potrebbe essere dello 0,7% trimestre su trimestre, una forte accelerazione rispetto allo 0,3% registrato negli ultimi tre mesi dello scorso anno.

Nakaso, vice presidente BOJ, avverte che la banca potrebbe non aumentare il QE

Il Vice Governatore della Banca del Giappone Hiroshi Nakaso ha temperato le aspettative del mercato che la banca possa espandere il suo programma di stimolo a fine mese, dicendo che un taglio nelle previsioni d’inflazione non sarebbe sufficiente a giustificare un ulteriore allentamento monetario.

Nakaso, uno dei due deputati del governatore Haruhiko Kuroda, ha detto che mentre i costi del petrolio hanno spinto l’inflazione a zero, l’aumento dei salari e una costante ripresa economica sosterrà un aumento a lungo termine dei prezzi. “Quello che è importante è la tendenza di fondo della dinamica dell’inflazione, che è in costante miglioramento. Finché non c’è nessun cambiamento alla tendenza di fondo dell’inflazione, un ulteriore allentamento monetario è inutile“.

Le aspettative che la BOJ possa aggiungere nuovo stimolo al suo programma ha contribuito a mandare le azioni giapponesi ad un valore massimo da 15 anni. Le osservazioni di Nakaso, rese note pochissimi giorni fa, sono fino ad ora la più forte smentita da parte di un alto funzionario della BOJ sulla necessità di un’azione politica immediata. Tali parole mostrano anche che Nakaso, che parla di rado in pubblico, condivide la convinzione di Kuroda che il Giappone è sulla buona strada per colpire il target di inflazione del 2 per cento entro un anno da oggi.

Pur riconoscendo che l’inflazione si sta allontanando dall’obiettivo della BOJ, Nakaso detto che ci sono evidenti miglioramenti sulle aspettative di inflazione, come il numero crescente di aziende che promettono aumenti salariali anche per i lavoratori temporanei. E’ la prova che il Giappone si sta scuotendo dalla mentalità di deflazione.

Nakaso, che ha giocato un ruolo chiave nel porre fine al precedente quantitative easing della BOJ nel 2006, è tranquillo su come la banca potrebbe arrivare alla fine del QE2, non rilasciando indiscrezioni ma dicendo solo che essa ha gli strumenti giusti disponibili per ritirare lo stimolo quando necessario. Mentre la sua convinzione di raggiungere il target price della BOJ è incrollabile, Nakaso ha avvertito che alcuni eventi all’estero – in particolare la crisi in corso in Grecia – potrebbero disturbare lo slancio positivo in atto nell’economia del Giappone.

I depositi continuano ad essere ritirati dalle banche greche e il finanziamento del governo sembra piuttosto stretto. Se la Grecia esce dall’euro, anche se accidentalmente, questo potrebbe causare delle turbolenze di mercato e delle ampie ripercussioni per l’economia del Giappone. Tali preoccupazioni e altre funzioni lo tengono presso la sede della BOJ quasi tutto il giorno.

Dollaro in salita sulle previsioni di un rialzo dei tassi

Il dollaro è salito ieri guadagnando rispetto alle altre valute principali per il terzo giorno di seguito con le minute della Federal Reserve che hanno mostrato come i responsabili politici degli Stati Uniti stanno pensando ad un possibile rialzo dei tassi di interesse nel corso del 2015.

L’indice del dollaro, che misura il valore del biglietto verde nei confronti dello yen e di altre cinque principali valute, è sceso per gran parte della sessione, quindi si è imperniato sui guadagni dopo il rilascio delle minute legate alla riunione del 17 e del 18 marzo. L’indice è salito dello 0,21 per cento nel trading tardivo.

L’euro è affondata sotto 1,08 dollari e ha toccato 1,0787 dollari come minimo, mentre il dollaro era a ¥ 120,10, in calo dello 0,14 per cento nel giorno. Il tono generale del verbale suggerisce che la Fed potrebbe aumentare i tassi di interesse negli Stati Uniti più prima che poi, uno scenario positivo per il dollaro.

I rendimenti dei USA a breve termine del debito del Tesoro, che sono particolarmente sensibili ai cambiamenti dei tassi della FED, sono saliti al picco da una settimana. I funzionari hanno riconosciuto un avvio debole per questo anno, ma rimangono abbastanza fiduciosi nella forza della ripresa economica degli Stati Uniti tanto da pensare ad un rialzo dei tassi entro la fine dell’anno.

L’incontro si è concluso con la Fed che apre la porta ad un aumento del tasso a giugno e con il verbale che ha detto che alcuni partecipanti si sono recati alla riunione dicendo che si aspettavano imminenti dati economici che possano garantire una velocità di ripresa migliore.

Il mercato ha preso questa dichiarazione in maniera positiva, gli investitori probabilmente si aspettavano qualcosa di più dovish sulla base delle informazioni che sono state viste di recente sui mercati.

In precedenza, il biglietto verde era a ¥ 119,65 dopo che la Banca del Giappone ha mantenuto invariata la sua politica monetaria nonostante il rallentamento dell’inflazione. Il governatore Haruhiko Kuroda ha detto che a causa delle misure di allentamento adottate lo scorso ottobre, un rallentamento dell’inflazione non ha fatto male alle aspettative di inflazione a termine, riducendo di fatto le possibilità di un’ulteriore espansione nell’attività di acquisto di yen da parte del Giappone nei prossimi mesi. Di conseguenza, lo yen è salito e ha toccato quasi il massimo da tre settimane contro il dollaro a 120,45 ¥. Ci aspetta un finire di settimana davvero molto interessante e coinvolgente per fare forex.

GBP/EUR, ecco le possibili previsioni

E’ stato solo un paio di settimane fa quando la sterlina ha raggiunto il valore massimo da sette anni contro l’euro a 1,42. Da allora la moneta unica ha recuperato circa sei centesimi.

Quali sono le probabilità che l’euro raggiunga di nuovo 1,42 contro la divisa inglese? Un sondaggio tra gli specialisti ha  mostrato delle opinioni divise.

Charles Murray di FC Exchange ha detto che “nel breve termine il valore di 1:40 è una forte possibilità, la Grecia è pericolosamente vicina a rimanere a corto di soldi e si pensa che questo accadrà il 20 aprile”. Alistair Cotton di Currencies Direct si attende che il tasso “possa tornare indietro verso 1,40 nei prossimi mesi”.

Nicholas Ebisch di Caxton FX è ancora più deciso: “Non c’è spazio per un ritorno del tasso a 1,4250 presto. Le previsioni per l’euro nel corso dei prossimi tre mesi sono di una costante debolezza.”

Trevor Charsley di AFEX si dice d’accordo affermando che “le premesse ci fanno pensare un test GBP / EUR a 1,4250 dopo le elezioni e che il prossimo obiettivo sarà 1,4500.”

Angus Campbell da FxPro dice che “è difficile vedere l’euro recuperare troppo del terreno perso nel primo trimestre dell’anno del malgrado i recenti sforzi di farlo”.

Dall’altra parte della barricata, Chris Towner di HiFX dice che “l’euro potrebbe rafforzarsi nuovamente verso 1,30 € nei prossimi mesi”. Anche altri investitori dicono che “fino a quando i funzionari greci riusciranno a mantenere nella zona dell’euro la nazione ellenica, potremmo GBP / EUR indebolirsi verso 1,32-1,34 nei prossimi tre mesi.”

L’enorme punto interrogativo che aleggia sopra la direzione della sterlina è l’elezione in Regno Unito nel mese di maggio. Le elezioni generali possono avere un impatto negativo sulla sterlina in quanto gli investitori evitano di investire nel Regno Unito fino a quando si saprà il leader del prossimo parlamento.”

La più grande minaccia per la zona euro è il rischio legato alla crisi del debito greco. Con i negoziati tra governo greco e creditori che si riscaldano e le scadenze che si avvicinano, l’euro potrebbe iniziare ad oscillare pericolosamente. Il pericolo principale da una ‘Grexit’ è che esso crea un precedente per l’uscita dall’UE, qualcosa che il governatore della Bce Mario Draghi aveva detto come non possibile. Se si nota che il concetto di Draghi è stato sbagliato, potrebbe essere l’inizio della fine per l’euro.”

Ma non è tutto. La zona euro è alle prese con troppe persone senza lavoro, soprattutto negli Stati del sud, con un’inflazione bassa o nulla e con un forte QE.