Gli USA creano ancora posti di lavoro

Il presidente Obama ha fatto sapere di essere contento dei risultati che fino a questo momento il suo paese ha raggiunto in termini di occupazione. Il settore privato USA è infatti riuscito ancora una volta a creare nuovi posti di lavoro su base mensile. Ci stiamo riferendo allo scorso mese di giugno, che è stato il sesto mese consecutivo in termini di aumento di posti di lavoro.

Benché a livello globale l’economia USA ha perso 125.000 posti di lavoro il mese scorso, Obama ha detto che questo numero comprende anche la prevista cancellazione di circa 225.000 posti di lavoro temporanei legati al censimento. Dunque si tratta di un ottimo risultato

“Non bisogna commettere errori, stiamo andando nella giusta direzione”. E’ quanto ha detto Obama prima di salire sull’Air Force One, in rotta verso la West Virginia. Il tasso di disoccupazione reale è effettivamente sceso durante lo scorso mese di giugno al 9,5%, passando dal 9,7% che era stato registrato a maggio. Ovviamente, la situazione non è ancora delle migliori, ma sta migliorando a vista d’occhio.

I problemi legati ai posti di lavoro e alle politiche economiche di Obama per l’aumento del debito stanno comunque creando terreno fertile negli attacchi dell’opposizione, che afferma che l’amministrazione continua a spendere e che il debito americano continua a cresce, impedendo una crescita reale ed effettiva dei posti di lavoro nel settore privato.

Obama ha detto che l’economia continua a recuperare facendo dei passi da gigante, allontanandosi sempre di più da una recessione paralizzante. Inoltre, si è ancora in lotta contro le turbolenze che derivano dalla alta volatilità dei mercati globali. Il presidente USA ha osservato come, nel corso di quest’anno, l’economia americana abbia creato 600.000 posti di lavoro nel settore privato, e questo quando solo nei primi sei mesi dello scorso anno si erano persi ben 3,7 milioni di posti di lavoro, quando si era al culmine della recessione.

Euro, la crisi è sempre più profonda

Le banche nel Regno Unito e quelle in Europa sono a rischio relativamente ai loro rating, che potrebbero essere danneggiati a causa di un “contagio” derivante dalla crisi del debito in Grecia. Sono le parole di Moody’s, una delle agenzie di rating più note.

Moody’s ha detto che il sistema bancario si trova di fronte ad una minaccia molto reale. In particolare l’agenzia si è riferita al Regno Unito e alle banche in Irlanda, in Italia, oltre ai sistemi bancari portoghese e spagnolo.

Alcune banche hanno rivelato la loro esposizione al debito della Grecia, tra cui oltre 5 miliardi di euro sono quelli di BNP Paribas.

Relativamente alla nostra valuta, la Banca centrale europea deve riunirsi oggi in mezzo alle crescenti preoccupazioni, concernenti l’economia della Grecia e quella del Portogallo. È al momento sotto pressione dato che deve rendere noto come intende fare per fermare la discesa dell’euro, che ha toccato il minimo da oltre 13 mesi a questa parte.

La riunione della BCE di oggi ha una grande importanza. Intanto, si suppone che la BCE dovrebbe mantenere i tassi di interesse in attesa, all’1%. Tuttavia, i mercati staranno strettamente guardando anche ai commenti della Banca circa la progettazione dell’inizio di un nuovo ciclo di acquistari del debito pubblico.

Secondo gli esperti del settore, questa crisi non riguarda solo la Grecia, ma piuttosto tutta l’integrità dell’euro nel suo insieme.

I timori che la crisi del debito della Grecia potrebbe diffondersi anche ad altri paesi si è intensificata durante la giornata di ieri, quando l’agenzia di rating Fitch ha detto di star considerando un downgrade del debito pubblico del Portogallo. Allo stesso tempo, anche Moody’s ha detto che avrebbe rivisto il rating del Portogallo, il che potrebbe portarlo ad un possibile declassamento.

Si teme infatti che il Portogallo, come la Grecia, possa avere difficoltà a ripagare il suo debito e possa chiedere dei prestiti alla zona euro.

Yen e dollaro perdono terreno

Lo yen e il dollaro hanno perso terreno, mentre ne ha guadagnato il mercato azionario, dopo che la Federal Reserve ha fatto sapere a tutto il mondo, con un comunicato stampa ufficiale, che l’economia statunitense è in una fase di netta ripresa. Lo yen ha perso terreno sia nei confronti del dollaro australiano che nei confronti di quello neozelandese, mentre il dollar index, che misura l’andamento del biglietto verde nei confronti di un paniere di valute, è sceso. Sempre relativamente alle valute dell’Australia e della Nuova Zelanda, entrambe hanno guadagnato terreno nei confronti del dollaro. In entrambe i casi si è trattato di un aumento pari a quasi un punto percentuale.

Relativamente al rapporto valutario tra dollaro e yen giapponese, vediamo che si è fermato poco al di sotto di 90.50 , mentre nei confronti dell’euro, il dollaro è al di sopra della quota di 1.4000 .

Andando ad analizzare gli ultimi dati macroeconomici che sono stati resi noti, vediamo che negli Stati Uniti la domanda di beni durevoli è salita del 2% durante lo scorso mese di dicembre, dopo aver guadagno lo 0,2% a novembre 2009. Molto importanti i dati del mercato del lavoro, per i quali la scorsa settimana si sono avute 450.000 nuove richieste di sussidi di disoccupazione, contro le oltre 480.000 della settimana prima. Si attende, per oggi, il nuovo dato e si spera che possa essere migliore.

Volando in Europa, vediamo che la Commissione Europa ha affermato ieri che la Grecia, paese nell’occhio del ciclone per la sua crisi interna, non ha portato a compimento le azioni correttive che gli erano state chieste all’inizio del 2009. Rischia molto anche il Portogallo, che addirittura potrebbe essere degradato in termini di credito, così come già successo al paese greco.

Per questo motivo l’euro potrebbe perdere terreno nei confronti delle principali valute, dunque sia lo yen giapponese che il dollaro americano o la sterlina inglese, per cui stiamo attenti.

Beige Book, l’economia continuera a salire

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Ieri la FED ha pubblicato il Beige Book, nel quale vengono riportate delle indicazioni sull’economia americana. Secondo quanto scritto ieri, le condizioni economiche sono migliorate in gran parte del paese da fine ottobre, restano i problemi di un mercato del lavoro ancora molto debole e un peggioramento del settore immobiliare. Questi punti sono alla base del recupero degli Stati Uniti.

Nella sua ultima relazione, la Federal Reserve ha inoltre affermato che le condizioni economiche sono migliorate in molti dei suoi 12 distretti. E’ aumentata la spesa dei consumatori e le pressioni salariali sono rientrate.

Nel distretto FED di Atlanta, i commercianti hanno affermato che le vendite sono andate meglio del previsto. A Boston si è invece rivelata una frugalità crescente tra i clienti, anche se ora che ci si avvicina allo shopping di Natale stanno diminuendo i livelli delle scorte di magazzino.

Nel distretto di Kansas City, relativamente alla vendita al dettaglio, è emerco che i prezzi al consumo sono in gran parte diminuiti, soprattutto in seguito di forti sconti per sostenere le vendite.

Ovviamente, le condizioni economiche del paese sono tra informazioni che il FOMC, il comitato della Fed che decide sull’andamento dei tassi di interesse, prenderà in considerazione durante la riunione di questo mese.

Nel Beige Book si legge anche che le vendite di veicoli usati hanno superato le vendite di veicoli nuovi.

Il tono della relazione FED diventa più pessimistico quando si parla del mercato del lavoro e di vendita di immobili commerciali. Soprattutto in merito a questi ultimi, il rapporto afferma che “le condizioni di mercato hanno indebolito fortemente la vendita di immobili in quasi tutti i distretti, con delle pressioni per abbassare i canoni di locazione e poca richiesta di nuove costruzioni.” Le aspettative per il 2010 sono altrettanto basse.

Relativamente al mercato del lavoro, invece, la Fed ha visto dei lievi segnali di miglioramento, anche se il problema licenziamenti e alti livelli di disoccupazione sono uno dei dilemmi da risolvere.

Sarkozy minaccia il G20

Il G20 è un forum che è stato creato nel 1999, dopo una serie di crisi finanziarie ed economiche, al fine di favorire l’internazionalità economica considerando le economie in via di sviluppo. Sostanzialmente riunisce i 19 paesi più industrializzati e l’Unione europea.

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L’attuale crisi è già sul tavolo di discussione del G20 che si riunirà in questi giorni a Londra. Barack Obama è già nella capitale inglese e in serata incontrerà la Regina Elisabetta. Per il presidente USA è il primo viaggio di lavoro.

Intanto nella giornata di ieri il presidente della Banca centrale europea, Jean Claude Trichet, ha affermato alla commissione affari economici e monetari del Pe, il grande bisogno di accelerare i piani anti-crisi “per poter avere un pieno recupero della fiducia”, dato che la situazione generale sembra addirittura peggiorata.

Le previsioni infatti sono ancora incerte, ma si prevede che l’inflazione possa essere al di sotto del 2%, sia per il 2009 che per il 2010. Il rischio concreto è quello di trovarci di fronte ad una “deflazione”.

Intanto il presidente francese Nicolas Sarkozy ha addirittura minacciato di non essere presente al G20 di Londra a meno che non si arrivi a misure concrete. Secondo il presidente della Francia “non ci sarebbe nulla di peggio che avere un G20 di basso profilo. A questo punto preferisco una rottura a un consenso minimalista”.

Com’è ovvio che sia, queste dichiarazioni hanno suscitato scalpore sia tra i giornali che tra gli addetti ai lavori.

Relativamente al settore del Forex, staremo a vedere cosa si deciderà al G20. Se effettivamente verranno prese delle misure concrete, allora c’è la possibilità reale di una notevole iniezione di fiducia nei mercati, che significa un possibile incremento degli indici delle principali borse mondiali, nonché del valore delle più importanti valute del globo.

Forex e G7

Il G7 è la riunione che fanno i ministri delle finanze dei 7 paesi più industrializzati del mondo per decidere di importanti avvenimenti economici, e non solo.  AL G7 partecipano gli Stati Uniti, il Giappone, la Germania, il Regno Unito, la Francia, l’Italia, il Canada.

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Intanto che si attende la riunione del G7 di Roma, previsto per stasera e per domani, ecco le reazioni del mercato del Forex. La prima cosa da segnalare è la debolezza di dollaro e yen. Il piano di recupero degli Stati Uniti, evidentemente, sta convincendo più di qualcuno ad investire sulle valute deboli.

In questo G7 molto probabilmente si parlerà della debolezza della Gran Bretagna e del suo sistema finanziario. Nella mattina di ieri la sterlina aveva guadagnato diversi punti contro il dollaro ma, dopo l’annuncio della maxi perdita di Lloyd’s, ha perso praticamente tutto in pochi minuti.

L’euro sembra essere un po’ penalizzato dal PIL della zona euro, che ha fatto registrare un calo molto forte. La BCE potrebbe decidere di tagliare i tassi di interesse di 0,50% a marzo, e di ridurli ancora verso giugno.

Alcuni dei punti su cui probabilmente si discuterà possono riguardare:

  • il bisogno di “azioni urgenti” sui bilanci;
  • la preoccupazione sui movimenti delle valute;
  • le iniezioni di denaro delle banche centrali;
  • fluttuazioni sulle valute;
  • i prezzi del petrolio e delle case, che potrebbero diventare una mina vagante per la crescita economica;
  • prospettive economiche a rischio per alcune città.

Anche al G7 sono molto preoccupati. Sicuramente tutto quello che verrà discusso al G7 avrà le sue influenze sull’andamento delle valute Forex.

Intanto Geithner, segretario al Tesoro Usa, premerà sul G7 al fine di adottare “misure coraggiose” che siano di aiuto all’economia mondiale, riconoscendo anche parte delle responsabilità americane. L’economia USA continua però a inviare segni di deterioramento: quasi 600mila posti di lavoro sono stati persi solo a gennaio.