Reddito per le casalinghe: una stupidaggine tutta italiana

La proposta di Michelle Hunziker e dall’avvocato Giulia Bongiorno, ideatrici dell’associazione Doppia Difesa, di offrire un reddito alle casalinghe, è a dir poco impresentabile

Il suggerimento è stato riproposto ultimamente da Michelle Hunziker e dall’avvocato Giulia Bongiorno, ideatrici dell’associazione Doppia Difesa in opposizione alla violenza sulle donne. La violenza casalinga nasce anche dal presupposto che le donne sono obbligate a rimanere perché non dispongono di alcuna alternativa economica. Nasce così l’idea di ripresentare l’eventualità di uno stipendio per tutte le casalinghe italiane vittime di violenza. Sfortunatamente, anche se l’intento è assolutamente rispettabile, il suggerimento è errato, o perlomeno mal strutturato, perché casalinga è un termine fin troppo generico, che vuol significare davvero tutto o niente. Quando si vuole sostenere le donne vittime di violenza, occorrerebbe battersi, ad esempio, per ottenere un fondo specifico per le vittime in auge.

Offrire loro una sorta di assegno evidenzierebbe ulteriormente altri problemi e, probabilmente scoraggerebbe ulteriormente le donne nella ricerca di un lavoro

Esistono milioni di donne prive di reddito che non hanno alcuna mansione. Offrire loro una sorta di assegno evidenzierebbe ulteriormente altri problemi e, probabilmente scoraggerebbe ulteriormente le donne nella ricerca di un lavoro, aggravando ulteriormente il sottosviluppo italiano. Le uniche soluzioni potrebbero essere asili nidi con costi accessibile e con orari ampliati, esoneri per baby sitter e tate, e poi sostegni al lavoro femminile. La questione inerente il reddito, poi, realizzata nel modo come lo hanno portato avanti la Hunziker e la Bongiorno, apparirebbe scellerata perché, in questo momento, tutti coloro che non dispongono di un valido reddito ma casalinghe non sono (potrebbe trattarsi, appunto, di una giovane donna senza figli che non dispone di un lavoro e che convive con un compagno è tale?) come diavolo dovrebbero fare??

Nel Belpaese, dunque, ci sono milioni di “casalinghi” e “casalinghe” che, in altre parole, non sono altro che disoccupati

Il problema dell’italiano (siamo l’unico paese in Europa, infatti, a non avere un vero e proprio reddito universale per chi non ha trovato un lavoro) consiste nell’immaginare una forma di aiuto per tutti coloro che non dispongono di un lavoro fisso, con attinenti sussidi in caso di licenziamento. Nel Belpaese, dunque, ci sono milioni di “casalinghi” e “casalinghe” che, in altre parole, non sono altro che disoccupati. Gli indegni di una “repubblica fondata sul lavoro”, dove, a dire il vero, il lavoro è così scarso, così dannatamente intermittente da non essere in grado di garantire un reddito almeno dignitoso.

Ultime offerte di lavoro, Eurospin ha grande disponibilità

Tra le più interessanti offerte di lavoro per il 2014 arriva, con assoluta certezza, quella di Eurospin, La ben nota catena di supermercati è alla ricerca di personale da assumere in numerose regioni italiane. Le nuove figure dovranno essere inserite sia all’interno dei supermercati che all’interno dei vari uffici amministrativi. Il gruppo Eurospin, dunque, ha la ferma intenzione di continuare la sua espansione sul territorio nazionale, puntando, senza ombra di dubbio, ad avere una rete di vendita sempre più ampia e sempre più efficiente. Chi si pone alla ricerca di interessanti offerte di lavoro, in questo momento, può dare una rapida occhiata in circolazione. La scelta non manca. Tra le più interessanti, ad esempio, c’è quella della Apple, ma, delle diverse opportunità ritrovabili in questo momento, è sicuramente quella che Eurospin offre all’interno del settore della grande distribuzione che, probabilmente, garantisce le maggiori possibilità di successo.

Offerta di lavoro 2014 di Eurospin, ecco tutte le posizioni richieste e i requisiti indispensabili

Al momento, tra le posizioni richieste, le più interessanti sono le seguento:

  • Sono ricercati Macellai e anche aiuto macellai.

Per la posizione in auge, i requisiti richiesti sono: disporre di una  pregressa esperienza all’interno del settore, essere assolutamente ben predisposti a tutti i rapporti interpersonali, offrire sempre il massimo della serietà e della disponibilità.
Ecco, di seguito, tutte le sedi di lavoro in cui avviene la ricerca: a Bari, a Brindisi, presso Cittanova (RC), a Cosenza, a Foggia, a Taranto, a Lecce e, infine, a Potenza.

  • Sono richiesti un Assistente di filiale, un Vice assistente di filiale e anche numerosi Addetti alle vendite.

I requisiti richiesti, in questo caso sono i seguenti : disporre una importante esperienza pregressa all’interno del settore, essere preparati ai rapporti interpersonali, essere affidabili e precisi.

Le sedi di lavoro, in questo caso, sono quelle di: Brindisi, si Ascoli Piceno, di Cosenza, di Foggia, di Potenza, i Lecce e anche di Taranto.

  • Si ricercano, poi, anche Addetti alle Vendite appartenenti alle categorie protette 

I requisiti richiesti, in questo caso sono i seguenti : disporre una importante esperienza pregressa all’interno del settore, essere preparati ai rapporti interpersonali, essere affidabili e precisi. Le posizioni richieste sono per la sede di Ragusa.

  • Tecnico di cantiere 

Ecco i requisiti richiesti: Essere in possesso di Diploma di Geometra o Laurea con indirizzo tecnico, essere in possesso di buone competenze tecniche, notevole predisposizione ad affrontare le situazioni di stress. La ricerca è sulla zona di Novara e Torino.

 

Sussidio di disoccupazione 2014 Naspi, di cosa si tratta?

Tutti i termini del Sussidio di disoccupazione 2014: scopriamo il nuovo Naspi

Il progetto del governo Renzi prende il nome di Naspi e raffigura una forma del tutto innovativa di sussidio di disoccupazione che, stando a quanto affermato a più riprese da laRepubblica, dovrebbe avvicendare l’Aspi e il mini Aspi avviati dalla ben nota riforma Fornero.
Ecco, riferendo tutti i dati forniti da laRepubblica, tutte quelle che dovrebbero essere le principali peculiarità del nuovo sussidio per i disoccupati, Naspi:
1) Hanno l’opportunità di averne accesso tutti quelli che hanno lavorato per almeno tre mesi e, in seguito, hanno perso il proprio posto di lavoro;
2) La durata del sussidio avrà una durata che potrà protrarsi, al massimo, per 2 anni e soltanto per quanto concerne i lavoratori dipendenti. Per quanto riguarda, invece, i lavoratori cosiddetti atipici, la durata sarà di 6 mesi;
3) l’importo massimo dell’assegno in auge dovrebbe aggirarsi tra i 1100-1200 euro, ma ogni 6 mesi, poi, diminuirebbe del 15%.

Sussidio di disoccupazione 2014, tutte le problematiche che girano attorno al reddito minimo

In conclusione, sembra quasi che il governo Renzi abbia preso la decisione di chiudere la porta in faccia alla proposta del Movimento 5 Stelle di un reddito minimo garantito. Gli analisti del quotidiano, laRepubblica, infatti hanno osservato che si sta parlando di una forma rafforzata e maggiormente implicante delle forme passate di sussidio di disoccupazione come, ad esempio, l’Aspi e anche la mini Aspi.
Quando andiamo ad affrontare il discorso inerente il Naspi, ad ogni modo, andiamo a parlare comunque del meccanismo di inclusione per quanto concerne i precari e tutti i lavoratori atipici, ovvero quelle categorie di lavoratori che, da sempre, sono estromesse da qualsiasi forma di previdenza e anche di ammortizzatori sociali. Perciò, seppur con un dato minore, anche i cosiddetti precari ritornerebbero all’interno del sussidio di disoccupazione 2014 che prende il nome di Naspi.

Dove sarà possibile trovare la copertura economica per il Sussidio di disoccupazione 2014

Anche per quanto concerne l’importante progetto inerente il sussidio di disoccupazione Naspi, il problema più grave sarà raffigurato dalla copertura economica. Coloro che potranno usufruire dei benefici del Naspi potrebbero essere, all’incirca, 1 milione e 200.000. Al contrario, poi, la spesa per questa forma di ammortizzatore sociale raggiungerebbe la quota di 8,8 miliardi di euro. Concludendo, è troppo presto per essere felici. Occorrerà ancora attendere per poter vedere se tutte le promesse potranno, alla fine, divenire leggi.

Disoccupazione, nuovo record: siamo al 12,9%

L’Istat ha lanciato il grido d’allarme: “Ci sono quasi un milione di senza lavoro in più dall’inizio della crisi

Non si arresta la crisi di posti di lavoro. Il dato sulla disoccupazione prosegue nella sua opera di distruzione di qualsiasi record. In questo mese il tasso dei disoccupati è cresciuto fino a raggiungere la quota del 12,9% con circa 3,3 milioni di persone che non riescono a trovare un lavoro. Cifre definite «allucinanti» dal neo presidente del Consiglio Matteo Renzi che durante il Consiglio dei ministri, ha annunciato quanto sia importante procedere con la Jobs act. Sono giunte, in seguito, anche informazioni sulle tempistiche: «Occorreranno 15 giorni Per utilizzare nel migliore dei modi la nuova proposta sul lavoro». L’obiettivo è rovesciare la tendenza, dato che sono andati perduti circa un milione di posti di lavoro (478.000 nel corso del 2013 confrontandolo con il 2012). Numeri che, davvero, tolgono la forza per poter rispondere a un qualsiasi tipo di annuncio di lavoro.

Il dato del mese di gennaio è davvero drammatico principalmente per quanto riguarda i giovanissimi

Il neo governo Renzi, stando a quanto affermato dal nuovo ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, non può fare altro che confermare l’intenzione di «incoraggiare gli investimenti delle aziende, limitare il terribile cuneo fiscale, affinare l’efficienza del mercato del lavoro, rimescolare tutto il sistema degli ammortizzatori sociali e accrescere tutte le politiche attive per il mondo del lavoro: in priatica- dice – dare finalmente il via al progetto Jobs Act. La scelta di creare lavoro – chiarisce – non potrà essere raggiunto saldamente se non cominciando proprio da quelle politiche che sorreggano la crescita». Il dato del mese di gennaio è davvero drammatico principalmente per quanto riguarda i giovanissimi (l’ennesimo record negativo che parla del 42,4% per la disoccupazione e per la fascia di età che va tra i 15 e i 24 anni) ma la condizione è molto ardua anche per le fasce di età seguenti. Tra il 2008 e il 2013, quando i numeri parlavano di un milione di occupati in meno si catalogano 1,8 milioni di persone impiegate in meno. Soprattutto nelle età tra i 15 e i 34 anni intanto che aumentano gli anziani (per via di tutte le regole più rigide inerenti l’accesso alla pensione). Le conseguenze della crisi sono state terribili nel Mezzogiorno, dove si registra una perdita di occupazione nel 2013 pari al 4,6% a fronte del 2,1% medio nazionale.

La filiera Bayer di Nera Montoro chiude, 60 dipendenti perderanno il lavoro

Da fonti molto attendibili, arriva l’indiscrezione che il gruppo Bayer potrebbe chiudere a breve lo stabilimento sito in Nera Montoro

E’ stato reso ufficiale in una riunione svoltasi giovedì mattina e nel corso della quale è stato cominciato ai sindacalisti locali, per sommi capi, quanto segue:
«Noi della Bayer possediamo due stabilimenti essenzialmente identiche, uno si trova qui e un altro è presente in Germania. Quello sito qui mostra risultati ottimi e fruttiferi, ma il suo futuro non è comunque assicurato, perché stiamo riflettendo sulla possibilità di concentrare di tutte le nostre produzioni in un’unica area».

Il problema principale è dato dal fatto che ad Anversa sono realizzate lastre piene, a Francoforte e Nera Montoro sono realizzate lastre alveolari

All’interno dello stabilimento di Nera Montoro – al cui interno sono impiegate circa 60 persone, è qualificato nella creazione e nella commercializzazione di lastre in policarbonato che, comunque, sono prodotte anche in Germania, a Francoforte, oltre che in Belgio e ad Anversa. Ad Anversa, però, sono realizzate lastre piene, a Francoforte e Nera Montoro sono realizzate lastre alveolari, sebbene abbiano sostanziali differenze tra i due siti produttivi.

Sergio Cardinali: “Negli ultimi tempi il rimpicciolimento dei prezzi delle lastre ha generato un restringimento dei ricavi”

La filiera Bayer ritiene il mercato delle lastre di policarbonato un settore decisamente importante, in quanto prodotto di filiera, ovvero che consuma il granulo generato da altri laboratori del gruppo e genera ricavi tramite la vendita del prodotto ultimato. «Malauguratamente però – chiarisce Sergio Cardinali, l’audace segretario della Filctem Cgil – negli ultimi tempi il rimpicciolimento dei prezzi delle lastre ha generato un restringimento delle masse che vedono l’andamento dei due stabilimenti al 30%, suppergiù, della capacità».
La multinazionale ha reso noto che il prodotto in auge ha mostrato una perdita economica di 6 milioni di euro, giustamente divisi tra Francoforte e Nera Montoro, e il fiacco aumentare dei volumi in auge non lascia scorgere alcuno spazio di manovra. In questo modo, la scelta del board, è quella di tagliuzzare uno dei due siti raccogliendo tutte le costruzioni nel restante. Una risoluzione definitiva dovrebbe essere intrapresa nel giro di un paio di mesi, ma sicuramente i propositi nono sono dei migliori. Non ci rimane che attendere e sperare nella ripresa di una fabbrica che, alle sue spalle, lascerebbe appiedate troppe persone e troppe famiglie. Il frutto di una crisi che non accenna a diminuire.

Giuliano Poletti e un’idea chiamata Job Act

Proveniente da una famiglia di contadini ed esponente del settore delle cooperative, il neo ministro del welfare Giuliano Poletti ha perfetta conoscenza dei problemi del lavoro. adesso, Poletti dovrà offrire provvedimenti reali per consentire di cambiare e rinnovare lo stato sociale italiano. Andiamo a capire quali sono questi progetti:

La necessità di puntare sui giovani

Il primo incarico di Poletti sarà far salpare e camminare a pieno regime la cosiddetta Garanzia Giovani , il proposito di formazione e introduzione professionale sovvenzionato dall’Unione Europea e indirizzato ai disoccupati con una età media inferiore ai 25 anni. Su questo piano, Poletti ha già pronunciato giudizi oggettivi e vedrà gran parte del lavoro abbondantemente realizzato. I soldi provenienti dalla Garanzia Giovani sono difatti già stanziati: stiamo parlando di un piccolo tesoretto di 1,5 miliardi, da sborsare in Italia nell’arco di un paio d’anni. Il problema più grande del ministro sarà decifrare i buoni propositi in fatti concreti, cioè rendere propriamente efficaci queste teorie, schivando il problema delle inefficienze e della burocrazia dei centri per l’impiego, che hanno il dovere di gestire i vari progetti.

Affrontare e distruggere il problema dell’inattività

La Garanzia Giovani, sebbene stimata quasi all’unanimità, non basterà di certo per buttare a terra la disoccupazione tra gli under 25, che nel nostro paese raggiungono la percentuale del 40%. Uno dei chiodi fissi di Poletti è ovviamente la lotta all’inattività, con la diminuzione del numero dei Neet ovvero quei giovani che non studiano, non hanno un lavoro e non svolgono neanche un percorso di formazione professionale. “Occorre davvero che tutti possano avere qualcosa da fare”, ha affermato il neo ministro del welfare. Il suo progetto è orientata verso la valorizzazione delle iniziative per l’inserimento professionale, anziché l’assistenza indifferenziata come, ad esempio, il reddito minimo assicurato.

E il famoso Job Act

La riforma del lavoro organizzata dallo team del segretario del Pd. Poletti si è pronunciato a più riprese a favore alla proposta renziana di produrre un nuovo contratto a tutele graduali per i neo-assunti che anticipa minori garanzie in opposizione ai licenziamenti, educati dall’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Il progetto del ministro è sempre stato quello di abbinare le esigenze di elasticità dichiarate dalle aziende con le richieste dei sindacati di non sfiorare in maniera ancora più grave tutte le difese dei posti di lavoro che già sussistono. Non ci rimane che attendere e capire quale sarà l’evolversi della faccenda.

Lavoro, in Spagna arriva l’agevolazione sulle assunzioni, e in Italia?

Accettato dalla Commissione europea, che ha aumentato le stime di crescita sulla Spagna, e sorretto dal giudizio di Moody’s, che percepisce ormai chiaramente la fine dalla crisi del Paese. In virtù di questo, il premier Mariano Rajoy è giunto al Parlamento di Madrid per comunicare una riforma delle tasse che diminuirà il carico fiscale per le famiglie (principalmente per quanto concerne le fasce di popolazione con maggiori problematiche) e diminuirà notevolmente il cuneo fiscale per le aziende che producono nuovi posti di lavoro.

Mariano Rajoy : “A cominciare da oggi le aziende che assumono a tempo indeterminato producendo nuovi posti di lavoro avranno l’opportunità di usufruire di una flat tax di 100 euro al mese”

Rajoy combattendo a spalle larghe la disputa sullo stato della nazione che terrà indaffarato il Parlamento ispanico per 48 ore, ha comunicato una misura tanto facile quanto attesa per la riproposta dell’economia in un Paese in cui il tasso di disoccupazione è pari al 26% e che, ancora, aumenta anche al di sopra del 50% tra i giovani: «A cominciare da oggi le aziende che assumono a tempo indeterminato producendo nuovi posti di lavoro avranno l’opportunità di sfruttare come meglio si desidera una flat tax di 100 euro al mese su tutti i contributi sui primi due anni dall’assunzione. Questo sarà uno dei più importanti impulsi alla creazione di lavoro della nostra storia», ha affermato il premier.

Il nuovo assunto dovrà fermarsi nella stessa azienda per almeno tre anni

Il governo conservatore ha dunque stabilito di voler introdurre una imposta fissa che contenga uno sconto sostanzioso per le aziende sottomesse ad alcuni limiti: i nuovi contratti dovranno essere a tempo indeterminato (solo in questo modo si potrà andare nella direzione richiesta dall’Ocse quando si parla di un uniformazione tra i diversi tipi di contratto); il lavoro che si avvale del progetto di ampliare il proprio organico (si deve, in pratica, essere in un contesto di produzione di nuovi posti di lavoro e le aziende che hanno allontanato i dipendenti negli ultimi sei mesi non potranno usufruire di tutte le agevolazioni in auge); il nuovo assunto dovrà, per di più, fermarsi nella stessa azienda per almeno tre anni. In caso contrario ci sarà la rescissione anticipata del contratto, la riconsegna di tutti i contributi non versati da parte dell’azien. In Spagna, ovviamente, il dipendente potrà essere licenziato in caso di difficoltà economiche insostenibili da parte dell’azienda.

Lavoro in Europa, l’Italia è il biglietto da visita della crisi

Le previsioni per l’UE e per la zona euro vengono aggiornate tre volte l’anno. Le ultime hanno mostrato una ripresa ancora frammentaria. La crescita della Gran Bretagna è prevista intorno al 2,5 per cento quest’anno, 2,2 per cento per novembre, e del 2,4 per cento nel 2015. Questo dovrebbe essere un dato abbastanza forte in grado di spingere verso il basso il tasso di disoccupazione inglese al 6,8 per cento entro la fine dell’anno, una cifra da sogno per la zona euro nella maggior parte dei paesi.

L’Italia porta un carico di debiti disarmante

Tra le grandi economie europee , l’Italia è sicuramente quella più in crisi. La crescita della terza più grande economia della zona euro sarà dello 0,6 per cento quest’anno , una cifra troppo bassa per rendere la vita facile a Matteo Renzi, il nuovo primo ministro. L’Italia è tecnicamente fuori dalla recessione – il dato è cresciuto dello 0,1 per cento nel quarto trimestre, ma la creazione di posti di lavoro manca e il tasso di disoccupazione giovanile è al 40 per cento. Quest’ultimo sta raggiungendo i livelli della Grecia. Il settore manifatturiero in Italia è secondo solo alla Germania, ed è diminuito di un quarto rispetto all’anno 2008.

Anche la Francia sta lottando per creare posti di lavoro, con una previsione di crescita per il 2014 pari all’1 per cento. La Germania sta alimentandosi lontano dal resto della zona euro, con una crescita dell’1,8 per cento prevista per quest’anno.

La crescita della zona euro è tiepida, e significa che alcuni paesi lottano per abbattere il loro deficit di bilancio del 3 per cento del limite del prodotto interno lordo. La Spagna ha promesso di ridurre il suo deficit a meno del 3 per cento del PIL entro il 2016 ma, quest’ultimo, potrebbe rivelarsi un obiettivo impossibile. Si prevede, infatti, che il suo deficit sarà circa al 6,5 per cento.

L’UE potrebbe negare a Renzi ogni possibilità di alleggerimento delle regole

Il deficit Italiano è relativamente basso, ma Renzi può chiedere all’UE un rilassamento della regola del 3 per cento. Bruxelles , tuttavia , potrebbero non concedergli alcun margine di manovra , dato che i deficit più elevati si traducono in debiti più elevati. Già l’Italia porta un carico di debito di € 2 miliardi – il più grande d’Europa – questo metterebbe il suo debito e il relativo PIL oltre il 130 per cento.

Offerte di lavoro, analizziamo l’offerta di Enel Energia e Coin

Enel Energia è alla ricerca di Key Account Manager per gli “Energy Service”

Una interessante offerta di lavoro sopraggiunge dal gruppo Enel. In Toscana Enel Energia è alla ricerca di Key Account Manager per l’aumento del business degli “Energy Service” diretti a tutti i clienti corporate di media e grossa dimensione. E’ richiesta, in tal senso una ottima e fluente consapevolezza della lingua inglese e, soprattutto, dell’importantissimo pacchetto Office, un esercizio in ambito commerciale nel settore delle alte tecnologie per l’accumulazione energetica. La laurea in ingegneria rappresenta, senza ombra di dubbio, il valore aggiunto per l’assunzione. Trasmettere curriculum il sito www.enel.it, divisione “carriere”. Sempre il gruppo Enel Energia preferisce sulla zona di Firenze 3 commerciali ambosessi per perfezionamenti tariffe, ultime promozioni ed identificazione sprechi energetici delle case. Si garantisce corso di formazione professionale gratis, probabilità di crescita professionale.
Per presentare la propria candidatura occorre andare su: toscana.enelenergia@gmail.com. Concludendo, la sezione energie rinnovabili del gruppo Enel Green Power preferisce personale da indirizzare al ruolo di consulente commerciale. Capacità: buoni requisiti di comunicazione, programmazione, progettazione, tempestività e serietà, con un’età minima di 26 anni. Tutti gli interessati hanno l’opportunità di spedire il proprio curriculum all’indirizzo recruiting@divisioneenergierinnovabili.it.

Coin è alla ricerca di allievi store manager da introdurre nei negozi Ovs

Il gruppo Coin, poi, richiede allievi store manager da introdurre nei negozi Ovs, che in seguito, saranno assunti con contratto a tempo determinato di 12 mesi. Capacità: laurea o diploma, con importante conoscenza della lingua inglese, con altresì la disponibilità di spostarsi su tutto il territorio nazionale. Si valutano anche direttori di negozio per i vari punti vendita Coin. Oltre che allievi direttori per i negozi Upim. Per avanzare la propria candidatura: careers.gruppocoin.it. Per quanto concerne, invece, il settore moda e abbigliamento, Luisa via Roma assume a Firenze sales assistant per il settore inerente la gioielleria, un net web developer con comprovata esperienza, uno specialista di Google Adwords e uno esperto di web marketing. Tutti i dettagli di questa offerta sono presenti su www.luisaviaroma.com, link “opportunità di lavoro”. Overcapital, web agency titolare del franchising “Overplace franchising”, è alla ricerca su Firenze e su tutta la provincia, un’area manager con conoscenza della gestione di rivenditori e partner nel settore It e servizi. Il candidato dovrà disporre di diploma o laurea, con età compresa tra 25 e 45 anni, automunito.

Carlo Sangalli: “All’interno delle aziende sono visibili le ferite causate dalle tante chiusure di attività”

Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, ha rilasciato alcune interessanti dichiarazioni in merito al futuro del mondo del lavoro.
La diminuzione del cuneo fiscale ha precedenza anche per voi?
«Abbiamo continuamente sorretto l’esigenza e l’impellenza di intercedere con una maggiore forza sulla diminuzione del cuneo. È il presupposto necessario per appoggiare la combattività delle aziende e dare nuova linfa agli introiti delle famiglie il cui livello corrente è tornato a essere come quello che si registrava negli anni Ottanta».

“Una maggiore flessibilità potrà offrire ai lavoratori e alle aziende la possibilità di afferrare tutte le occasioni d’impiego che il mercato concede”

Quali saranno le variazioni più importanti per la riforma del Lavoro Fornero?
«Per quanto concerne questo argomento, i punti fermi sono essenzialmente due: la diminuzione del costo del lavoro e l’agevolazione della flessibilità per offrire ai lavoratori e alle aziende la possibilità di afferrare tutte le occasioni d’impiego che il mercato concede. Occorre una molteplicità di attrezzi. La riforma Fornero ha già comprovato, sfortunatamente, come azioni nuocenti sulla elasticità abbiano diminuito le possibilità di lavoro».

“La cosa che più ci preoccupa è la gestione e il recupero di tutti i contratti a termine”

All’interno del Job Act si parla molto di contratto unico…
«Il nostro progetto afferma che il mercato del lavoro possa essere amministrato solamente con un contratto regolare. E questo ci preoccupa non poco, soprattutto se, in seguito, ci accorgessimo di stare andando incontro a un’ennesima azione per danneggiare la malleabilità in entrata, più di ogni altra cosa per quanto concerne i contratti a termine».

“Non possiamo assolutamente dimenticare che all’interno di tutte le nostre imprese sono ancora presenti e visibili tutte le ferite causate dalle tante chiusure di attività”

Ci sono molte bozze lasciate incompiute dal precedente esecutivo?
«Se nella giornata di martedì scorso, in piazza, erano presenti circa 60mila imprenditori, la massima espressione del terziario di mercato e, questa situazione, è stata la prima volta nella storia della nostra Repubblica, è visibile che sono ancora parecchie le cose da condurre in porto e che il tempo degli annunci, dei finti impegni e delle tante promesse è ormai giunto al termine. Non possiamo assolutamente dimenticare che all’interno di tutte le nostre imprese sono ancora presenti e visibili tutte le ferite causate dalle tante chiusure di attività e la tragedia di chi ha perfino fatto il gesto ultimo di togliersi la vita. Tutto questo non è più ammissibile».

Ocse: ecco quali saranno le prossime riforme sul lavoro e sulle imprese

L’Italia dovrà avviare importanti riforme per poter intervenire sul mercato del lavoro. Il primo passaggio da fare, neanche a dirlo, sarà ridurre il forte dualismo vigente all’interno delle fasce di dipendenti più sorvegliate mentre, molte altre, sono prive di garanzie e tendono a costruire una rete di sicurezza sociale assolutamente di tipo universale. Questa, per farla breve, è la raccomandazione contenuta all’interno dell’aggiornamento del rapporto sul 2014 ‘Going for growth’ proprosto dall’Ocse.

Questo, siamo certi, condurrà a un migliore formazione professionale e un sostegno importante per quanto concerne i programmi di apprendistato

“Quando andiamo a parlare della situazione in Italia, tutte le riforme sul mercato del lavoro sono tese a ridurre la dualità, in particolar modo attraverso la piena applicazione di una rete di sicurezza sociale universale. Questo, siamo certi, condurrà a un migliore formazione professionale e un sostegno importante per quanto concerne i programmi di apprendistato. Quest’ultimi, infatti, potrebbero diminuire fortemente tutte le disparità nei redditi”, evidenzia l’Ocse.

Questo è quanto affermato all’interno del rapporto ‘Going for growth’, in cui è previsto anche di “ridurre drasticamente il cuneo fiscale e il costo minimo del lavoro”

L’organizzazione di Parigi conferma tutte le raccomandazioni presenti all’interno del precedente rapporto, nel quale si consigliava l’Italia di “consolidare la difesa trasferendola dalla salvaguardia del posto di lavoro alla salvaguardia del reddito, riducendo la difesa a favore di certe categorie contrattuali e ottimizzando la rete di sicurezza sociale; perfezionando l’equità e l’efficacia nell’educazione; affinare la funzionalità del sistema fiscale tramite la facilitazione, la lotta all’evasione e, nel momento in cui la situazione dei conti lo autorizzerà, limitando il cuneo fiscale sui redditi da lavoro minori; diminuire gli intralci alla concorrenza consolidando l’attuazione delle leggi, limitando l’azionariato pubblico e velocizzando tutti i tempi relativi alla giustizia civile e, per concludere, limitare tutti i rischi di disoccupazione sul lungo periodo e affrettare il ritorno sul mercato del lavoro effettuando politiche attive”.
Tra tutte le riforme principali realizzate nel settore, riferisce l’Ocse dovranno sicuramente riguardare “le ultime autorità per le aziende delle reti, l’allungo dei poteri dell’Antitrust e l’apertura degli orari di apertura dei negozi”, benché “siano indispensabili sforzi superiori per proteggere un’efficace applicazione”, così come, inoltre, “l’impegno sull’intesa per le cause legali sul lavoro e sul tanto citato sussidio di disoccupazione universale, che decollerà entro l’anno 2017, sono in procinto di essere applicati”.

Andiamo a scoprire chi è Carlo Padoan, neo ministro dell’Economia

È giunto il momento di andare a «scoprire» chi è Pier Carlo Padoan (Quest’ultimo, nato a Roma, nel lontano 1949). Padoan , fino alla fine degli anni ’90, è stato il presidente della Fondazione Cespe, Alfredo Reichlin. Padoan, grazie all’aiuto di Nicola Rossi e di Marcello Messori, ha pubblicato, nel 1998, per la fondazione in auge e grazie all’editore Laterza, un significativo volumetto di Proposte finalizzate alla valorizzazione dell’economia italiana. Questo libro riscontrò un ottimo successo all’interno degli ambienti politici e anche di quelli accademici.
La prefazione del libro venne curata da Massimo D’Alema. Appare anche superfluo affermare che le idee del terzetto dei professori, in seguito, avrebbe fortemente animato l’azione condotta da Palazzo Chigi. Per quanto concerne, invece, la carriera universitaria di Padoan, dobbiamo partire dall’Università della Sapienza di Roma e, in seguito, la stessa lo ha condotto a insegnare all’interno di diverse e importanti università europee. Padoan è rimasto a Palazzo Chigi dal 1998 al 201, al fianco di D’Alema e poi con Giuliano Amato. È stato lo stesso D’Alema a sceglierlo per il ruolo di rappresentante dell’Italia a Washington vicino al Fondo Monetario. Qui ha ricoperto il ruolo di direttore esecutivo con importanti responsabilità sulla Grecia, sul Portogallo e anche sull’Albania.

Ritornato in Italia, Padoan è stato il massimo dirigente della Fondazione Italianieuropei che abbandonò nel 2007 per continuare il suo lavoro a Parigi

Durante la sua permanenza in America, Padoan ha potuto contare sulla collaborazione del giovane Stefano Fassina, viceministro del governo Letta. Ritornato in Italia, Padoan è stato il massimo dirigente della Fondazione Italianieuropei che abbandonò nel 2007 per continuare il suo lavoro a Parigi. Qui, prima come vicesegretario dell’Ocse e, in seguito, con il ruolo di capo economista. Sono occorse pochissime settimane affinchè il neo-ministro venisse contattato dal governo Letta per poter presiedere all’Istat.

L’obiettivo di Padoan sarà quello di spostare maggiormente l’attenzione sul salario e migliorare le condizioni professionali dei dipendenti

È possibile, inoltre, avere qualche ragguaglio in più sulle sue idee di Padoan. Non occorre fare altro che leggere tutte le ultime raccomandazioni dell’Ocse relativa alla situazione economica in Italia. L’obiettivo di Padoan sarà quello di spostare maggiormente l’attenzione sul salario e perfezionare l’efficienza della scuola, facilitare il sistema fiscale e diminuire il cuneo, rimuovere le barriere alla concorrenza e , alla fine, migliorare le condizioni professionali dei dipendenti. Non ci rimane che attendere per capire se il suo progetto andrà a buon fine.

Problema disoccupazione: occorrono formazione e programmi

Con l’avvento di Renzi, il discorso non può non finire sulla riforma delle pensioni. Ultimamente si è parlato molto di come la decisione del prossimo Ministro del Lavoro e delle sue politiche sociali debba indicare i movimenti del governo Renzi in ambito contributivo.
Le opzioni che girano per colmare il ruolo partono dall’economista Tito Boeri a Lorenzo Bini Smaghi, transitando per Carlo Padoan e per Pietro Ichino.
Altro nominativo piuttosto ricorrente è quello di Cesare Damiano, corrente presidente della Commissione Lavoro alla Camera. Quest’uomo ha già rivestito la carica di ministro del Lavoro in passato. La sua nomina avrebbe del clamoroso, viste le sue opinioni sulle questioni pensionistiche, e il suo comportamento verso Renzi, soprattutto nell’ultimo periodo.

Roberto Lancellotti: “Anche nel corso del 2012, le aziende hanno avuto problemi a trovare candidati”

Stando a quanto affermano i dati Istat, il 40% dei giovani italiani non ha un lavoro. Due milioni e mezzo di under 30 non studiano e non lavorano neanche. Come mai il nostro paese cade così in basso? La colpa è soltanto della crisi economica? La risposta arriva da McKinsey & Company, una delle più prestigiose società di consulenza al mondo. Quest’ultima ha intitolato al tema uno studio acuito dal nome “Studio ergo Lavoro. Gli unici metodi per facilitare il passaggio scuola-lavoro per diminuire in modo strutturale la mancanza di lavoro giovanile nel Belpaese”. Abbiamo ascoltato Roberto Lancellotti, senior partner McKinsey e responsabile di questa importante.

Dal rapporto affiora che molti giovani senza lavoro sono, per il 40%, “strutturali”. Di cosa stiamo parlando?
“Per strutturali, intendiamo, quella componente della disoccupazione giovanile (15-29 anni) che non discende dal progresso del ciclo economico, ma è stretta al disallineamento tra i vantaggi del lavoro concepite dal sistema economico e il capitale umano offerto dal sistema scolastico e da quello strettamente formativo”.

Utilizzando termini più abbordabili, cosa vuol dire?

“Che, anche in un momento economico in cui i posti di lavoro sono presenti, non è molto facile scoprire i giovani in numero proporzionato o, soprattutto, con le competenze essenziali. Anche nel corso del 2012, contraddistinto da una crisi economica costante e da un tasso di i disoccupati elevati, le aziende hanno avuto problemi a trovare candidati per il 16% delle posizioni inseguite, coincidenti a circa 65 mila posti di lavoro”.
Questo è un dato significativo che, senza ombra di dubbio, getta ombre anche sul complesso formativo-professionale del nostro paese.

Lavoro, dall’Irlanda arrivano consigli per l’Italia

Il Ministro delle finanze irlandese, Michael Noonan ha ribadito l’intenzione del governo di tagliare l’imposta sul reddito nel bilancio di quest’anno, sostenendo che sarebbe uno strumento importante per la creazione di posti di lavoro.

“Appena avremo maggiori informazioni sulle risorse, la nostra prima priorità sarà quella di ampliare la fascia media dell’imposta sul reddito”. Il signor Noonan lo ha detto ieri in una conferenza dell’OCSE a Bruxelles.

Noonan: “Affermiamo che non appena arriveranno le informazioni giuste, la nostra prima priorità sarà quella di ampliare il tasso medio della fascia di imposta sul reddito”

Alla domanda se l’Irlanda fosse colpevole di “compiacenza”, considerando i tagli fiscali per l’uscita dal salvataggio, ha affermato che il tax da calci al “livello molto basso” pari a € 32,800 in Irlanda.

“Questo sta danneggiando la creazione di posti di lavoro. Come iniziativa del mercato del lavoro – per rendere il lavoro più utile – affermiamo che non appena arriveranno le informazioni giuste, la nostra prima priorità sarà quella di ampliare il tasso medio della fascia di imposta sul reddito”.

“Questo è un altro strumento della politica del mercato del lavoro” dissi, aggiungendo che permetterebbe alle persone di guadagnare di più, e puntare al lavoro supplementare prima di colpire il più alto tasso.

Il ministro ha fatto capire che un tasso di crescita di oltre il 2% servirebbe a rafforzare il divario per evitare i tagli delle imposte sul reddito. “Se i vari previsori indipendenti sono corretti, e l’economia sta crescendo più velocemente del 2%, questo dovrebbe dare più ordine alla tassazione “.

Irlanda non aveva mai avuto paura di tagliare le tasse, “anche durante i tempi più difficili”. In particolare, ho evidenziato la mossa di tagliare l’IVA sul turismo, e la decisione di tagliare l’imposta di bollo sul trasferimento dei terreni agricoli. Questi sono ottimi metodi, sia per stimolare le industrie, sia per lo sviluppo dell’economia.

In Italia, Renzi, ha definito l’emergenza lavoro come “La più grave da affrontare”

Renzi ha disegnato la strada delle riforme che, nel caso sbrogliasse la riserva, il suo Governo accompagnerà. «L’idea di cui parleremo – ha rappresentato pronunciando al Quirinale dopo aver accolto da Napolitano l’incarico di modellare il suo prossimo governo – presume che prima di febbraio si realizzi un lavoro immediato sulle riforme delle costituzioni ed elettorali, e nei mesi a seguire vedremo: nel mese di marzo il mondo lavoro, ad aprile ci sarà la riforma della Pubblica amministrazione e a maggio affronteremo il fisco».

Marzo arriva e le risposte dal mondo del lavoro devono essere tante

Ma cosa diavolo succederò a marzo? La tanto citata riforma del mondo del lavoro, comunicata dal presidente del consiglio delegato Matteo Renzi, è quella più attesa dal mondo redditizio che dai partner stranieri. Proprio in virtù di questo, il presidente dell’eurogruppo Dijsselbloem ha rimarcato come nel nostro paese di debba «perfezionare la grinta dell’economia e come, in ogni singolo paese, lavorare nel metodo più opportuno».

Dijsselbloem: «si collochi nella maniera più celere possibile»

Dijsselbloem ha espresso tutti i suoi auguri che il neo governo «si collochi nella maniera più celere possibile», non c’è il minimo dubbio sul fatto che i consigli sui contenuti che Renzi orienterà nelle prossime ore revisioneranno in primis la riforma lavoro. Ovviamente, all’interno delle riforme economiche, il problema del lavoro è che il segretario del Pd ha puntato principalmente a chiarirsi le idee con il Jobs Act.

Un programma rivelato a seguito delle primarie, a cui, nella sua amministrazione, hanno collaborato sia Filippo Taddei oltre che Marianna Madia

Un programma rivelato a seguito delle primarie, a cui nella sua amministrazione hanno collaborato sia Filippo Taddei (il responsabile economico) oltre che Marianna Madia (la responsabile lavoro). Un atto tratteggiato appena meno di un mese fa e donato al consiglio del partito, delle parti degli italiani.
A chiederlo è stata l’Europa, compresa la stessa Germania da sempre molto attenta all’argomento. Il volere del presidente della Bce Mario Draghi, poi, è stato espresso da tempo. Perché lo attendono gli industriali, che percepiscono con grande fiducia la nascita del governo Renzi. Senza dimenticare che, alla fine, l’hanno favorita. Poiché lo desiderano i tanti giovani italiani che ingrandiscono le fila di una mancanza di lavoro giovanile che, in Italia, ha assunto dimensioni tragiche.
Il lavoro, quindi, è il primo difficile banco di prova di Renzi che, nel corso di questa primavera potrebbe recarsi a Roma per un vertice relativo all’occupazione con i leader di Berlino, di Parigi e anche di Madrid. Ovviamente già invitati dal suo precursore Letta, necessiterà di muoversi con velocità.

Inizia il toto ministro

In questi giorni, poi, sono usciti i nomi di Tito Boeri, di Pietro Ichino e di Cesare Damiano. Nondimeno, il titolare dell’Economia – che risponda al nome di Fabrizio Barca, Pier Carlo Padoan o anche Romano Prodi il premier delegato starebbe individuando l’elemento giusto per poter sfruttare nel migliore dei modi questa occasione.

È il giorno di Renzi, il primo passo è il lavoro

Il mese di marzo sarà incentrato sul problema del il lavoro

L’obiettivo di Renzi, almeno nell’immediato, sono le riforme istituzionali oltre che la nuova legge elettorale. Poi, dal mese di marzo, inizierà il ben noto impegno particolare che riguarderà i tre principali macro-temi: il mese di marzo sarà incentrato sul problema del il lavoro. Renzi, in tal senso, ha affermato quanto segue: “sicuramente la sciagura più grave, e non solo per quelli della mia generazione”. Il secondo passo, neanche a dirlo, riguarderà la riforma della pubblica amministrazione e, in seguito, quella concernente il fisco. Matteo Renzi non ha impiegato più di due minuti per esporre tutte le linee guida presenti nel suo programma. Queste linee, ovviamente, hanno garantito agli italiani di voler mettere «tutta la decisione e la forza di cui sono capace». Durante il corso di quei due minuti di presentazione, poi, Renzi ha sostenuto tutte le questioni basilari e più importanti su cui dovrà reggere la tenuta dell’esecutivo. Dovrà esserci, inoltre, maggiore rispetto per la legislatura. Un volere sfoggiato immediatamente dopo avere riscosso dal presidente Napolitano, il «signor presidente» come lo definisce Renzi, l’affido per la composizione del nuovo governo. In pratica, l’obiettivo di fermarsi alla carica fino allo scadere del 2018. «Prima di tutto dovranno esserci programmi – ha ripreso – i nomi arrivano solo in seguito». Poi, durante il viaggio percorso in treno per tornare alla sua Firenze, ha pronunciato tutta la sua fiducia via Twitter, scaraventando nell’etere l’hashtag #lavoltabuona.

In serata sarà un’altra volta nella Capitale, per cominciare tutte i negoziati con gli alleati

MA di cosa parliamo quando facciamo riferimento alla ROAD MAP – La road map che, più nell’immediato, è quello concernente la composizione dell’esecutivo a cui seguirà, subito, il transito in Parlamento al fine di ottenere la tanto sospirata fiducia. La giornata lavorativa di Renzi si fraziona tra Roma e, infatti, Firenze. A casa sua, il sindaco torna per realizzare tutte quelle procedure istituzionali derivanti dal ricevimento della mansione, ovvero il passaggio di consegne del comando di Palazzo Vecchio. Il compito, adesso, sarà affidato al suo vice Dario Nardella. Ma in serata sarà un’altra volta nella Capitale, per cominciare tutte i negoziati con gli alleati. Nella giornata di martedì si distenderanno all’opposto i consigli formali e riconosciuti. E solo in seguito Renzi potrà districare la riserva ricomparendo davanti al Capo dello Stato per esprimere la sua volontà di prendere possesso della sua poltrona a Palazzo Chigi.

Lavoro italiano, aliquote e percentuali sono il primo nemico

Il fisco italiano è scellerato e nuocente nei confronti del lavoro e delle aziende. La conseguenza delle decurtazioni fa sì che i tassi marginali reali siano soltanto due. Una idea per un cambiamento che incoraggi l’adesione alla forza lavoro.

Andiamo a vedere come sono strutturate le aliquote effettive

Il sistema fiscale italiano non è solo tirannico e particolarmente danneggiante nei confronti del lavoro e, soprattutto, delle altre aziende, ma è anche insufficiente e parziale.
Una misura dell’inattività è ritratta dalla tendenza delle aliquote periferiche Irpef al variare del reddito, ovvero la tassa saldata su ogni singolo euro supplementare del reddito. La situazione dei lavoratori dipendenti è rappresentativo: benché il sistema impositivo produca circa cinque aliquote nominali – le cifre in auge sono 23, 27, 38, 41 e 43% –, la causa delle riduzioni fa in modo che le aliquote laterali concrete siano soltanto due.

Un impiegato che guadagna 8mila euro lordi vede remunerato appena il 70% del lavoro supplementare

L’aliquota marginale reale, con riduzioni calanti al migliorare dell’imponibile, sale al 30% appena attraversata la no-tax area di circa 8mila euro; indugia su questo livello arrivando finanche a 28mila euro, e si sistema tra il 41 e il 43% per redditi maggiori.
Un impiegato che guadagna 8mila euro lordi, e che dispone del vantaggio di aumentare lo sforzo feriale con un provento lordo di appena mille euro, vede remunerato appena il 70% del lavoro supplementare, avvertendo, al netto dei tributi, 700 euro in crescita. Questo complesso di quote marginali altera le valutazioni individuali di adesione alla forza lavoro, soprattutto per quanto riguarda per i redditi imponibili fra gli 8 e 15mila euro, un contingente in cui si colloca circa il 20% dei partecipanti. Una tassa periferica pari al 30% per i redditi in auge raffigura un caso inconsueto nel panorama internazionale e collabora ad nutrire le mancanze della forza lavoro, il cui ingrandimento dovrebbe istituire un obiettivo fondamentale per il nostro paese.
In Germania, ad esempio, possono essere evitate contorsioni di questo tipo mediante aliquote nominali gradualmente germoglianti, in modo insistente, da un minimo pari al 14,28% a un massimo del 42 per cento per la fascia di reddito tra 8.355 e 52.882 euro, con un successivo ingrossamento del 45% per i redditi al di sopra dei 250mila euro. Non ci rimane che attendere e capire come si svilupperà il lavoro in Italia.

Lavoro, le risposte che Renzi dovrà dare sono veramente tante

L’attesa attorno a Renzi è veramente tanta, il bastoncino è stato bloccato dallo stesso neo – premier. L’staff di Renzi, adesso, sta gettandosi a capofitto sui dossier più delicati. Questo, ormai, lo sanno molto bene tutti quanti. Basta dare un’occhiata come ha reagito la Borsa ultimamente. Per non parlare, poi, di quel misero 0,1% di crescita del Pil che fa segnare un’inversione di tendenza sull’aumento del Pil dopo troppi anni caratterizzati dalla recessione. Forese ci troviamo davanti a un segnale fortunato. Dunque, trovandoci nel massimo riserbo, già fluiscono importanti dossier e curiose tabelle, forniti di divisioni e proiezioni concretizzate da università estere con caratteristici focus sul nostro paese. Il fine ultimo è quello di far partire la «Cura choc». Una riguardo che, almeno nelle intenzioni, dovrà servire a far prendere velocità al Belpaese. L’obiettivo che, definire ambizioso, sembra davvero poco, è quello concernente la situazione più delicata: quella riguardante il lavoro giovanile. Stiamo parlando, infatti, di circa 200 mila nuovi contratti finalizzati all’innovazione e, ancora, alla ricerca. Dando una rapida occhiata allo studio offerto dall’università bostoniana, se realizzati con principio, è possibile portare a termine un effetto domino di cinque nuovi posti di lavoro per ogni dipendente competente a lavoro. Ovviamente senza fornire numeri in stile gioco del lotto. Non stiamo parlando di effetti speciali e fuochi d’artificio, questo nuovo metodo dovrà svolgersi su di un doppio versante concernente le spese da sostenere e anche le entrate.

I risvolti concernenti il mondo del lavoro

Per quanto concerne il fronte del lavoro, sussistono due scelte che devono essere assolutamente radiografate al fine di scartare quelle più inadeguate. La prima, neanche a dirlo, si compone di uno sconto o, in alternativa, un importante credito d’imposta accomunato sui nuovi lavoratori. Questo dovrebbe condurre a un costo ammirato intorno ai 2,5 miliardi di euro, per consentire alle aziende una riduzione del 10% sull’Irap. La seconda scelta, poi, è sicuramente di maggiore impatto: stiamo parlando di una detassazione completa ai fini dell’Irap e dell’Irpef. Tutto questo, ovviamente, per i nuovi assunti under 30: lo stipendio netto da sostenere, in questo caso, rimarrebbe la sola spesa aziendale, unitamente ai contributi previdenziali. Una scelta che partirebbe sicuramente dal basso, ovvero, dalla platea delle piccole aziende. Questo, in base ai fondi utilizzabili ogni singolo anno, abbandonando tutte le grandi industrie. Il costo stimato, in questo caso, è un miliardo.

Centrale Nucleare di Caorso, la dismissione porterà nuovi posti di lavoro?

Che cosa abbiamo davanti a noi? Un’oasi naturalistica situata a ridosso del Po o, in alternativa, un centro direzionale estremamente produttivo? Attraverso il decreto con cui il ministero dello Sviluppo economico ha concesso il via libera alla dismissione e, inoltre, anche alla decontaminazione della ben nota centrale nucleare di Caorso. Vi troviamo nel Comune del Piacentino e la Provincia e la Regione hanno cominciato a formulare numerose ipotesi in merito alla riconversione. Ma, neanche a dirlo, in questo caso ci troviamo davanti a una prospettiva decisamente a lungo termine.

Da Sogin in poi, la società di Stato è risultato essere affidataria della bonifica di tutti i siti nucleari

Entrando più nello specifico, poi, soffriamo delle ricadute imposte sulle imprese del territorio (grazie, soprattutto, a tutti i protocolli di intesa che sono stati sottoscritti nel corso di questi anni. Da Sogin in poi, infatti, la società di Stato è risultato essere affidataria della bonifica di tutti i siti nucleari, anche grazie alle associazioni di categoria che facevano parte della provincia di Piacenza. E, ancora, soprattutto grazie alla creazione di ulteriori posti di lavoro. A Caorso ne sono usciti circa 300, stando a quanto afferma la stima proveniente da Fabio Callori, il sindaco di questo piccolo paese. Ce ne sono circa 12mila su scala nazionale, soprattutto prendendo in considerazione gli studi economici Nomisma. Quando parliamo, invece, degli otto siti nucleari situati all’interno del Paese, tra le centrali e tutti gli ex centri finalizzati alla ricerca, il dato cambia fortemente.

Stiamo parlando, infatti, di undici ettari solo per quanto concerne la parte industriale

Già quando parliamo dell’impianto di Caorso, la location più notevole del Paese, stiamo giocando una partita fatta di grandi numeri. L’investimento d’insieme presunto per l’abbattimento e la decontaminazione totalizzerà, alla fine, una cifra pari a 360 milioni. L’area in questione è molto ampia. Stiamo parlando, infatti, di undici ettari solo per quanto concerne la parte industriale, 248 riguardano tutte le aree naturalistiche dell’Emilia Romagna, manifestata sul Po. Tanto che Callori si muove anche nel mettere in gioco l’idea di concretizzare un’ampia area verde per la crescita del turismo fluviale e naturalistico. «In questo momento – replica – il principale punto in questione è un altro: a cominciare dalle imprese e dall’occupazione. Attendevamo il decreto proveniente dal Mise da molto tempo e, al momento, non possiamo proprio permetterci di rallentare il passo. Lo scenario economico è sentitamente mutato. Dobbiamo avanzare celermente per concedere risposte a tutte le aziende del territorio che hanno le abilità e il know how per essere implicate nei lavori».

Tasso disoccupazione, l’Italia cade ma il resto del mondo non è da meno

Tasso di disoccupazione, l’Italia si attesta al terzo posto

L’Italia, almeno per quanto concerne l’Europa, si trova al terzo posto per quanto concerne il tasso di disoccupazione giovanile. Il Belpaese viene superato soltanto dalla Grecia e dalla Spagna. “Lo sviluppo del tasso sulla mancanza di lavoro giovanile nasconde ragguardevoli disuguaglianze fra paesi. In Austria e a Malta la crescita si è rivelata essere misurata e in Germania si è censito un abbassamento. La disoccupazione si è rivelata essere particolarmente marcata in tutti quei paesi sottomessi alle tensioni dei mercato. Nel corso del 2013 i valori contenuti fra il 50% e il 60% in Grecia e anche in Spagna hanno raggiunto livelli vicini al 40% in Italia. Mentre, ancora, Portogallo e Cipro sono al 30%. Quest’ultimi due paesi, afferma Francoforte, hanno mostrato una crescita che segue i numeri “pre-crisi” limitatamente contenuti.

Fuori dall’Europa, è l’America a mostrare un dato sulla disoccupazione spaventoso

SI parla spesso di un mercato del lavoro statunitense in via di miglioramento. In realtà ci milioni di americani che, ancora, non riescono a trovare un lavoro a tempo pieno. Uno dei principali obiettivi del nuovo capo della Federal Reserve, Janet Yellen, è quello di alleviare il disagio di chi cerca lavoro.

Nella sua prima testimonianza pubblica come capo della Fed , Yellen ha detto che la “ripresa del mercato del lavoro è ben lungi dall’essere completo” e che “troppi americani rimangono disoccupati” Indicando l’insolitamente alto numero di americani che sono senza lavoro da almeno 6 mesi o che riescono a trovare solo lavori part-time.

Si consideri, inoltre, che i disoccupati di lunga durata sono circa 3.650.000, ovvero, tutte quelle persone che sono finite da almeno sei mesi senza un lavoro. Le loro fila si sono diradate mentre il 53 % da un record di 6,77 milioni nel 2010, il numero dei disoccupati a lungo termine è ancora nettamente superiore rispetto a qualsiasi momento prima della recessione tra il 2007 e il 2009. Basta dare un’occhiata alla seguente tabella:

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Lo stesso vale per le persone che preferiscono un lavoro a tempo pieno, ma hanno accettato il lavoro a tempo parziale solo a causa della necessità del denaro. Il numero è più che raddoppiato. Dal 2010 a oggi sono stati 9.200.000 da 4,1 milioni nel 2006. Anche ora, infatti, sono circa 7,3 milioni gli americani che rientrano in questa categoria.