Flessibilità Pensioni 2017 e Bonus 500 euro: due punti nell’agenda Renzi

Matteo Renzi, presidente del Consiglio, ha detto di recente che conferma la decisione del consiglio dei ministri di impegnarsi, entro il prossimo anno, a rendere più semplice e flessibile l’uscita lavorativa per andare in pensione, in maniera particolare per tutti coloro che oggi hanno 64 o 65 anni e sono praticamente prossimi al pensionamento.

Il nuovo meccanismo di pensionamento verrà chiamato Ape e si riferisce, in maniera particolare, ai nati negli anni ’51 e ’52, che a causa della riforma Fornero hanno visto sfumata l’opportunità di andare in pensione, e secondo Renzi questo “non è giusto”.

Diminuzione delle aliquote Irpef

Il Premier parla anche dell’Irpef, affermando che c’è in programma uno “sfoltimento” della tassa sulle persone fisiche (al momento ci sono 5 aliquote differenti) e presumibilmente anche una sua diminuzione.

Effettivamente, oggi, la tassazione italiana è tra le più alte in Europa, tra persone fisiche ed imprese. In totale, la media, è di oltre il 64%, una percentuale che strozza famiglie ed aziende, tant’è che poi sono tantissimi a lasciare il nostro paese e andare a cercare fortuna all’estero.

Conferme per il bonus 500 euro

Matteo Renzi ha confermato che ci sarà, tra questo e il prossimo anno, il bonus 500 euro per chi ha 18 anni. La distribuzione dello stesso dovrebbe iniziare proprio nel 2016.

Accordo economico Europa – USA

Renzi ha confermato il suo piacere circa la possibilità di stringere un accordo economico tra USA e Europa, anche se occorre verificare con attenzione le condizioni dello stesso.

Un aiuto alle imprese del sud Italia

Infine, nel suo discorso, il premier ha anche speso delle parole per le aziende del sud Italia, quelle che stanno risentendo maggiormente della crisi. Lo stesso premier ha affermato che per il sud si stanno spendendo davvero tanti soldi, ma che c’è bisogno di farlo e che si farà.

Insomma, un premier che dimostra di essere impegnato su più fronti per cercare di risollevare l’economia del nostro paese.

Affitto: tutto sulla locazione con contratto a canone concordato

E’ indubbiamente una delle tipologie di locazione tra le più vantaggiose in assoluto da un punto di vista fiscale, e questo grazie alle novità che sono state introdotte dalla legge di Stabilità 2016: stiamo parlando del contratto di locazione a canone concordato (o agevolato).

Regolato dalla legge 431/1998, questa tipologia di contratto prevede un accordo di base tra le organizzazioni della proprietà edilizia e le associazioni dei conduttori in merito ai criteri da rispettare con cui tali contratti devono essere stipulati.

Nello specifico, ecco i punti che vengono regolati:

  • tipologia di contratto, tra transitorio, agevolato e per universitari;
  • durata del contratto e rinnovo;
  • importo del canone periodico, mensile o annuale
  • aggiornamento ISTAT del valore del canone
  • stipula delle clausole di rescissione
  • spese accessorie
  • uso e consegna del locale;
  • suddivisione delle spese;
  • eventuali modifiche e migliorie;
  • indicazione di esigenze particolari da parte del locatore o del conduttore;
  • varie ed eventuali, dove andare ad indicare tutto quanto non espressamente previsto dai punti sopra.

I comuni al momento interessati da questo tipo di contratto di affitto sono i vari capoluoghi di provincia, oltre che tutti quelli che confinano con le aree metropolitane italiane di Roma nel Lazio, Milano in Lombardia, Torino in Piemonte, Venezia nel Veneto, Genova in Liguria, Bologna in Emilia Romagna, Firenze in Toscana, Napoli in Campania, Bari in Puglia, Palermo e Catania in Sicilia.

Tutte queste città vengono divise in aree urbane e ad ognuna di esse viene assegnato un canone minimo ed uno massimo. I criteri nell’assegnazione di tale intervallo di valori dipendono principalmente dai servizi che ogni area urbana ha, in termini di asili nido, verde pubblico, servizi sanitari e così via. In linea di massima, migliore è la qualità della vita che si può fare in un’area urbana, più alto sarà, in media, l’affitto di un alloggio.

Sottoscrivere questa tipologia di contratto ha dei vantaggi evidenti sia per il proprietario di casa, sia per chi affitta.

Vantaggi per il proprietario di casa

Per il primo soggetto si parla di vantaggi ai fini del reddito IRPEF e di quello dichiarato dalla cedolare secca e viene rappresentato nella pratica da uno sconto della base imponibile IRPEF pari al 30%.

Se il proprietario di casa decide di aderire alla cedolare secca, invece, le tasse da pagare vengono abbassate direttamente del 10%.

Vantaggi per chi affitta casa

Per il secondo, ovvero chi affitta casa, c’è il vantaggio di pagare un canone di affitto che è inferiore rispetto alla media del mercato. Inoltre, se la casa viene affittata ed usata come abitazione principale, si può godere di una detrazione dell’imposta Irpef pari a € 495,80 nel caso in cui il reddito del soggetto sia inferiore o uguale a € 15.493,71, oppure di € 247,90 nel caso in cui il reddito sia compreso tra € 15.493,72 e € 30.987,41.

Conviene sottoscrivere un contratto di locazione con contratto a canone concordato?

Assolutamente si, la risposta a questa domanda è indubbiamente positiva. La convenienza c’è sia per il proprietario di casa, che riceve delle agevolazioni fiscali ed è meno spinto a correre il rischio di affittare in nero, che per l’affittuario, che può pagare di meno la propria permanenza.

Legge di stabilità 2016: cosa cambia per gli affitti in nero

La legge prevede delle pene molto severe per tutti i proprietari di casa che non denunciano di aver affittato un immobile, nel tentativo di farla franca con le tasse. La Legge di Stabilità 2016 ha portato in vita tutta una serie di norme che tutelano l’inquilino e danneggiano il proprietario.

Quest’ultimo deve procedere alla registrazione del contratto presso l’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dalla stipula dello stesso ed entro 60 giorni, invece, deve dare comunicazione all’inquilino di tale registrazione, fornendogli una copia della stessa, da dove risulta anche il pagamento dell’imposta dovuta. Se l’immobile affittato si trova in un condominio, il proprietario deve comunicare anche all’amministratore tutte le informazioni sull’affittuario, in maniera tale che l’anagrafe del condominio possa essere aggiornata.

Cosa accade se il proprietario non registra il contratto

Se il contratto non viene registrato regolarmente entro i termini previsti per legge, esso si considera come non esistente.

Nonostante questo, il proprietario di casa non può sfrattare l’affittuario come se nulla fosse, ma deve necessariamente rispettare la presenza di quest’ultimo nella casa: questo comporta l’obbligo di ricorrere di fronte al tribunale, soluzione che ha tempi particolarmente lunghi.

Canone di locazione più alto rispetto a quello indicato nel contratto

Se il canone di locazione pattuito è più alto di quello che viene indicato, nel chiaro tentativo di pagare meno tasse, il contratto è nullo.

In questo caso l’inquilino può rivolgersi al tribunale per chiedere la restituzione delle somme in più che sono state versate, ma questo solo dopo la riconsegna dell’immobile ed entro i primi 6 mesi da tale avvenimento. Spetta, in questo caso, all’ex inquilino dimostrare di aver pagato delle somme di denaro in più.

Se l’inquilino va dal giudice mentre occupa ancora la casa, il contratto continua ad esistere e l’inquilino è costretto a pagare l’affitto periodico, ma quello indicato nel contratto.

Cosa accade se è l’inquilino che denuncia il proprietario di casa

Qualora sia l’inquilino che denuncia la mancata registrazione del contratto di affitto da parte del proprietario di casa, ci si trova di fronte ad una situazione particolarmente complessa.

Il decreto legislativo 23 del 2011 ha previsto forti sanzioni sul proprietario di casa e il vantaggio, per l’inquilino, di vedersi prorogato in maniera automatica il contratto con la formula del 4 + 4, oltre che la possibilità di pagare un canone di locazione davvero minimo.

Per chi non lo sapesse, il contratto 4 + 4 prevede una locazione della durata di 4 anni, rinnovabile per altri 4, tranne nel caso in cui non venga disdetto dal proprietario o dall’inquilino, che devono tuttavia avvenire nel rispetto di quanto previsto per legge.

Contratti di affitto in nero, un riepilogo dei rischi

Abbiamo capito che mettersi in casa qualcuno senza un regolare contratto di affitto equivale a correre dei rischi molto grandi.

Basta una qualunque cosa che il proprietario di casa si ritrovi con delle multe molto salate da dover pagare, l’impossibilità di riavere indietro l’immobile come previsto dal contratto non denunciato e la perdita monetaria dovuta al fatto che la nuova locazione ha un costo minimo.

In considerazione di tutto questo, non conviene assolutamente rischiare. Anche perché, se l’inquilino “in nero” dovesse farsi male mentre si trova in casa, come la si giustifica la presenza di un’altra persona in casa propria?

Napolitano si dimette, la notizia ha un certo impatto anche sull’eurozona

Per i partner dell’Italia a Bruxelles e Washington, il presidente Giorgio Napolitano è stato un garante della stabilità durante la crisi della zona euro. Ma per gli italiani stanchi dell’austerità, la sua immagine è più ambivalente. Il presidente Usa Barack Obama la scorsa settimana ha ringraziato Napolitano, che si è dimesso ieri, per il suo termine “storico” in carica. L’89enne è stato elogiato da investitori e commentatori internazionali, concetti che contrastano con l’atteggiamento ribelle degli italiani. Confindustria ha ringraziato il presidente definendolo “un vero servitore dello Stato”.

Ma in un paese in cui quasi la metà dell’elettorato dice che voterà per i partiti euroscettici o anti-euro, la lode dalle lobby commerciali e dai leader stranieri può essere un’arma a doppio taglio. C’è il punto di vista di coloro che pensano sia meglio mantenere i conti in ordine e non creare tensioni sui mercati, ma non è necessariamente il punto di vista di tutti in Italia.

Napolitano è stato determinante nella gestione della crisi del debito del 2011, quando i mercati obbligazionari si sono accesi dopo lo scandalo del governo di Silvio Berlusconi, con l’Italia che ha rischiato un disastro finanziario che avrebbe potuto costringere il paese fuori dall’euro.

Ma, dato che l’agonia economica del nostro paese è aumentata e l’ostilità verso la politica della zona euro è cresciuta, molti pensano che Napolitano abbia fallito quando ha consegnato la sovranità ai mercati finanziari, alla Banca centrale europea e a Berlino. La caduta di Berlusconi e la nomina del premier tecnocrate Mario Monti hanno creato una situazione di stallo in cui i partiti anti-sistema, come il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, sono fioriti. Tre governi sono passati e hanno tenuto il potere senza vincere le elezioni, ognuno cercando di far passare delle riforme mentre l’Italia declinava. Molti hanno accusato di questo il capo dello Stato.

Tra i sostenitori, il soprannome di Napolitano “Re Giorgio” è alquanto rassicurante, anche se ha connotazioni più sinistre quando viene utilizzato da critici, che lo caricano con sdegno. C’è chi ha detto “Napolitano non deve dimettersi, deve consegnarsi alla polizia” e mentre rimane una minoranza, è il presidente più popolare che la maggior parte dei politici italiani hanno avuto, anche se i suoi indici di gradimento sono scesi dal 60%, quando ha iniziato il suo secondo mandato fino al 39 per cento la scorsa settimana.

Ora per l’Italia si apre un periodo di passaggio, nell’attesa di sapere chi sarà il nuovo presidente della Repubblica.

Nella classifica dei paesi meno corrotti del mondo l’Italia è solo 69°

L’Australia è uscita fuori dalla top 10 dei paesi meno corrotti al mondo, perdendo posizioni per il secondo anno consecutivo. Transparency International ha trovato che gli scandali della stampa e un lieve peggioramento della situazione di corruzione del paese hanno peggiorato la percezione di trasparenza e hanno spinto il paese dei canguri fino al 11° posto su un totale di 175.

Tre posti più sotto si trova la Gran Bretagna, al numero 14 con un punteggio di 78, dove il valore di 100 indica massima trasparenza e quello di 0 indica esclusiva corruzione. Un portavoce per l’organizzazione Transparency International ha riconosciuto un “graduale progresso” da parte del Regno Unito nella lotta alla corruzione, soprattutto negli ultimi anni. C’è ovviamente ancora di più da fare e il Regno Unito dovrebbe essere nella top 10. Il risultato dipenderà anche dal prossimo piano d’azione anti-corruzione del governo o se il nuovo governo, dopo le prossime votazioni di maggio, terrà fede agli impegni assunti al suo interno.

La Danimarca è il paese al top di questa particolare classifica per l’anno 2014, seguita da Nuova Zelanda, Finlandia e Svezia (solo Danimarca e Nuova Zelanda hanno avuto un punteggio superiore a 90, rispettivamente 92 e 91). Dietro ci sono Norvegia, Svizzera, Singapore, Olanda, Lssemburgo e Canada a completare la top 10. Gli Stati Uniti sono al 17° posto a parimerito con Barbados, Hong Kong e Irlanda, mentre l’Italia si trova al 69° posto a parimerito con Bulgaria e Grecia (che però, a contrario nostro, hanno migliorato la loro posizione e il prossimo anno potrebbero salire).

In basso alla classifica vediamo invece Corea del Nord e Somalia, entrambi con 8 punti, paesi in cui la corruzione sembra dunque una cosa all’ordine del giorno.

Perché è importante parlare di corruzione anche nel forex? Sappiamo che il mercato delle valute è influenzato da tutta una serie di informazioni e nozioni, tra cui anche ciò che accade a livello politico in uno stato (basti pensare alla volatilità che ha, ad esempio, il dollaro nei giorni prima che precedono l’elezione del nuovo Presidente e fino a che esso non viene nominato). Ecco che uno stato corrotto è anche uno stato che, politicamente, non funziona. Di conseguenza gli investitori hanno meno fiducia in esso e la valuta di riferimento potrebbe cadere. Perdere posizioni in questa classifica significa un potenziale calo di valore della valuta di riferimento, mentre guadagnarne significa, al contrario, una potenziale salita della valuta del paese in questione. Anche per questo il  forex è così affascinante!

La BCE potrebbe decidere di acquistare bond nel Q1 del prossimo anno

La Banca centrale europea potrebbe decidere già nel primo trimestre del prossimo anno di acquistare obbligazioni sovrane, lo ha detto il vice presidente della banca mercoledì. Vitor Constancio ha detto che la BCE potrebbe meglio valutare se gli acquisti di obbligazioni sovrane, i cosiddetti quantitative easing, sono necessari per fornire abbastanza stimolo al fine di sostenere l’economia della zona euro e allontanare la deflazione.

La BCE ha già iniziato l’acquisto di covered bond e di prestiti bundle, ovvero di titoli garantiti da attività. Vuole ora aumentare le dimensioni del suo bilancio ai livelli di inizio 2012. Dobbiamo, naturalmente, seguire da vicino se il ritmo della sua evoluzione è in linea con questa aspettativa. In particolare, nel corso del primo trimestre del prossimo anno la BCE sarà in grado di valutare meglio se questo è il caso, in caso contrario dovremo considerare l’acquisto di altre attività, comprese le obbligazioni sovrane sul mercato secondario, il mercato più ingombrante e più liquido di titoli.

Questo discorso aumenta sicuramente le possibilità di vedere degli acquisti di obbligazioni sovrane nel Q1. I mercati potrebbero essere delusi e la fiducia economica potrebbe prendere un colpo se la BCE non dovesse farlo. Il presidente della Bce Mario Draghi aveva già aperto la porta all’acquisto di titoli sovrani quando ha detto, venerdì scorso, che la banca centrale potrebbe ampliare ancora di più i canali attraverso cui intervenire.

Altre banche centrali, compresa la Federal Reserve degli Stati Uniti, hanno già utilizzato dei programmi di QE, ma il concetto è molto controverso nella zona euro anche perché la Bundesbank tedesca resiste all’idea. Il numero uno della Bundesbank, Jens Weidmann, ha sostenuto che il QE potrebbe far parte del futuro della BCE. Alcuni critici mettono in dubbio che anche se la banca centrale dovesse comprare le obbligazioni, la cosa spingerebbe verso il basso i rendimenti e tutto ciò sarebbe utile in quanto gli oneri finanziari sono già bassi.

La trasmissione va ben oltre l’effetto diretto sui rendimenti dei titoli acquistati. I canali di trasmissione interessati sono legati alla segnalazione e all’influenza delle aspettative di inflazione, mettendo in evidenza della ricadute derivanti dal denaro ricevuto per comprare altre attività, tra cui le attività estere che influenzano il tasso di cambio.

Tutto questo è fatto per l’inflazione della zona euro, che ora si trova allo 0,4 per cento, ben al di sotto dell’obiettivo della BCE di poco meno del 2 per cento, obiettivo stabilito da Draghi.

Qualcuno cambi la legge sul lavoro

Ci troveremo davanti a contratti brevissimi senza la minima rete

In Italia, la legge sul lavoro, è una norma va assolutamente modificata; anche con una certa fretta. Si corre il rischio, infatti, di trovarci davanti a un’esplosione di contratti a tempo determinato di durata fin troppo breve, quasi insignificante (una settimana o al massimo un mese ma non di più) davanti a un numero di impiegati che perdono il lavoro senza la minima assicurazione sociale. Per quanto concerne, invece, i contratti di una settimana, anche per quanto riguarda il sistema di sussidi di disoccupazione più generosi e invitanti del mondo, non ci sarà, appunto, nessuna forma di diritto o, ancora, di copertura assicurativa.
Per farla breve, in pratica, stiamo andando incontro al medesimo errore compiuto dalla Spagna, dove, in pratica, un terzo della forza lavoro del paese è rimasta imprigionata nei cosiddetti “contractos temporales” dove, in pratica, chi ha intenzione di trovare lavoro deve affrontare la competizione con milioni di lavoratori che transitano da contratto a contratto. O anche molto peggio, dato ché, per quanto concerne la Spagna, i vari “contractos temporales” hanno una durata minima di appena sei mesi. Magari, in Italia, fossero tutti così. Da noi, infatti, i contratti di lavoro possono essere stipulati anche per un solo giorno. La distanza fra i vari contratti a tempo determinato e tutti gli altri contratti a tempo indeterminato, così facendo, non fa altro che diventare ancora più robusta. Questo può significare soltanto che occorre passare dagli uni agli e, questo procedimento, sarà ancora più complesso e improponibile.

Con il lavoro interinale e il rapporto di apprendistato gli impiegati non possono fare altro che rimanere spiazzati

Per concludere, poi, questo decreto, di fatto, non fa altro che spiazzare il lavoro interinale che garantisce al dipendente una certa serenità e continuità con l’azienda che lo assume. Oltre che, ovviamente, con il datore di lavoro stesso. Viene spiazzato, in questo modo, anche lo stesso contratto di apprendistato che in tanto sostengono di voler valorizzare e rendere migliore. Dunque, alla fine, siamo veramente sicuri che sia proprio questo l’intento del nostro beneamato governo?
Se è questo l’obiettivo che si vuole raggiungere, allora, è bene che venga detto nella maniera più esplicita possibile. E se non è così, occorre fare un favore agli italiani, occorre cambiare questa norma prima che passi e finisca di mettere nei guai i lavoratori italiani. I problemi sono già troppi.

La riforma del lavoro passerà dal dare maggiori opportunità ai giovani

Facilitazione non può significare esclusivamente precarietà

Facilitare le norme sul lavoro “non vuol dire creare una precarietà maggiore, ma concedere ai giovani di poter lavorare. L’interesse principale deve essere verso di loro prima che agli addetti ai lavori. Siano essi sindacalisti o tutti i consorzi degli imprenditori”. Difatti, ha continuato, “il contratto di apprendistato, che noi modificheremo, avveniva prima del tanto decantato decreto legge. Un vero e proprio incubo burocratico. Modificare il ben noto contratto a termine non vuol dire altra precarietà ma significa permettere ai ragazzi di lavorare“. La controversia sul posto fisso, che il decreto trasformerebbe in un’utopia ancora più grande, non spaventa affatto: “Il posto fisso per tutti i giovani – ha affermato – non c’è più da troppo tempo, in pochi si sono accorti che la disoccupazione giovanile, mentre a Roma dibattevano, è aumentata fino al 42%, è più che duplicata. E allora il quesito non è stato quello di discutere delle norme, ma assicurare la possibilità di assumere per tutti coloro che vogliono offrire questa opportunità”.

I sindacati continuano a chiedere importanti modifiche per l’iter parlamentare

Le parole pronunciate da Renzi arrivano sul finire di una giornata in cui è proseguito il battibecco tra Poletti e la leader della Cgil, Susanna Camusso in merito al Dl appena approvato dal Governo. I toni, però, sembrano decisamente attenuati. Così, in molte interviste, il responsabile del Welfare ammette la ”buona fede” della sindacalista ma ribadisce la bontà del provvedimento e dell’efficienza del decreto, poi, sicuramente, non possiamo essere infallibili e il dibattito in Parlamento dovrà seguire il suo percorso”. E proprio sul percorso parlamentare punta la sindacalista per vedere tutte le modifiche desiderate. Per Camusso, nello specifico, l’installo delle politiche del lavoro deve premere verso la riduzione di tutte le diseguaglianze generate dal precariato mettendo a fuoco anche il dettaglio sulla scuola e per quanto concerne la formazione; elevando, con grande semplicità, l’obbligo scolastico. “Occorre necessariamente portare a termine misure efficienti – afferma – forse occorre conoscere che se si istituisce ogni pochi mesi sulla medesima materia e questo non favorisce minimamente l’efficacia del progetto. Perché visibilmente si indicano incoerenze e moltiplicazioni delle norme stesse”.
Non ci rimane che attendere e comprendere, una volta per tutte, se i sindacati e il governo potranno, una volta e per sempre, trovare il giusto accordo. In ballo c’è il futuro di tutti i lavoratori italiani e, queste scaramucce, possono anche tenersele per se.

Riforma del lavoro, Renzi e Hollande stringono il loro accordo

E’ stato trovato un terreno comune su molte questioni e sull’economia

Il presidente francese François Hollande e il nostro primo ministro nuovo di zecca, Matteo Renzi, , nel corso di questo sabato, hanno presentato un inedito fronte unito. Il tutto è avvenuto nel corso della prima visita di Stato del presidente Renzi nella capitale. E’ stato trovato un terreno comune su molte questioni e sull’economia , in particolare , chiede un’Europa forte per affrontare l’impennata della disoccupazione giovanile.

Alla sua prima visita ufficiale come primo ministro italiano, Matteo Renzi ha supplicato di vedere un’Europa forte capace di stimolare la crescita

Meno burocrazia per le aziende e più regimi di lavoro per i lavoratori . Questi sono solo alcuni dei punti su cui Parigi e Roma hanno aperto gli occhi per migliorare la situazione. Alla sua prima visita ufficiale come primo ministro italiano, Matteo Renzi ha supplicato di vedere un’Europa forte capace di stimolare la crescita e ridurre la disoccupazione elevata che si registra da troppo tempo, ormai, nel Belpaese.

All’inizio di questa settimana, il premier Renzi ha annunciato riforme radicali che comprendono 10 miliardi di euro di imposta per tutti i lavoratori con un reddito minimo

Renzi ha trovato in François Hollande un orecchio pronto che si prepara a introdurre un patto di responsabilità in grado di offrire agevolazioni fiscali a tutte le imprese. Misure simili che, alla fine, sono state adottate anche in Italia. All’inizio di questa settimana, il premier Renzi ha annunciato riforme radicali che comprendono 10 miliardi di euro di imposta per tutti i lavoratori con un reddito minimo e piccolo, oltre che una riduzione della tassa professionale entro la fine del mese di maggio. Egli, tuttavia, ha molto insistito sul fatto che il suo paese non sarà superiore al limite di disavanzo del 3% imposto da Bruxelles. I livelli di debito in Italia sono attualmente in bilico al 133% del prodotto interno lordo, ed è, tuttora, nella lista di controllo dell’UE . François Hollande ha evidenziato la lotta comune ai due leader di sinistra nella protezione del welfare state. Entrambi i paesi hanno permesso l’approvazione di riforme strutturali per aumentare la competitività e alleviare la politica fiscale . Non ci rimane che attendere di vedere le tanto desiderate riforme del mondo del lavoro e, in breve, potremo finalmente tirare le somme. Renzi potrà accordarsi con Hollande e con altri mille capi di Stato ma, alla fine, l’accordo lo deve trovare con gli italiani.

La Camusso va giù duro su Renzi e sulla sua riforma del lavoro

“Affermare: Rimettiamo il lavoro al centro di tutto, non serve davvero a nessuno. Attraverso l’arrivo del decreto Poletti andremo verso la direzione del tutto opposta, e ci sarà molta più precarietà”. Questo è quanto dichiarato in un tweet, da Susanna Camusso. Il segretario generale della Cgil ha criticato moltissimo il pacchetto lavoro del nuovo governo Renzi e tutto il discorso relativo ai contratti a termine e di apprendistato.

Camusso: “La jobact non fa altro che danneggiare il percorso formativo e l’apprendistato”

“L’apprendistato rappresenta la crescita più importante del percorso formativo. Il jobact non fa altro che danneggiarlo. Ai giovani occorre una regolamentazione e maggiori certezze, questo non conduce a nulla più di un ulteriore deregolazione”, continua a twittare la Cgil che rimprovera anche il ben noto contratto unico a tutele crescenti: “La proposta in auge è un contratto a tutele scemanti. Non possono essere supportati 3 anni di prova in un mondo così terribilmente veloce”, ha affermato la rappresentante del sindacato che rimarca come “non si migliora l’economia e l’occupazione, rimuovendo i diritti e le certezze dei lavoratori”.

Le misure sulla legge delega sul lavoro, non bastano davvero mai

Stando a quando afferma la Camusso, interceduta anche al XV congresso per il sindacato a Palermo, “Tutto quello che abbiamo visto fino a questo momento per quanto concerne il decreto realizzato dal governo Renzi e che le misure sulla legge delega sul lavoro, non bastano davvero mai. Stiamo andando nella direzione opposta a tutto ciò che è stato annunciato”.
“Occorre fare molta più attenzione a tutto ciò che si sta facendo all’interno del mercato del lavoro”. “Tutti coloro che pensano che il tema della crescita all’interno del nostro Paese siano le regole del mercato del lavoro, non fa altro che inseguire una politica che abbiamo visto davvero troppe volte e che non ha condotto a nulla. Non facciamo altro che continuare a insistere nella direzione sbagliata”.

La Camusso attacca con forza Poletti:

“Mi piacerebbe dire al ministro del Welfare che le metamorfosi, spesso, possono essere ancora più rapide. Faccio molta fatica a identificare tutte le dichiarazioni compiute oggi con quelle dei tempi in cui lavoravo alla Legacoop. Da un lato non si fa altro che affermare che il lavoro deve essere sempre al centro di tutto e, dall’altro, si continua a negare la dignità del lavoro stesso. In tutto questo non faccio altro che leggere un segnale di rinuncia”.

Ecco come cambieranno i contratti di lavoro in Italia

Il Contratto di lavoro a termine per via causale

Passeremo dai 12 ai 36 mesi per tutta la durata del primo e duraturo rapporto professionale. In tal senso, il limite massimo è del 20% per quanto concerne l’utilizzo dell’istituto. Sarà possibile prorogare il contratto di lavoro anche oltre il ben noto limite dei tre anni.

Le caratteristiche del Contratto di apprendistato

Sarà patto di prova solo la forma scritta del suddetto contratto, compresa l’eliminazione di tutte le attuali previsioni secondo il quale l’assunzione dei nuovi apprendisti è obbligatoriamente influenzata alla conferma in servizio di apprendisti già presenti. La paga dell’apprendista, per la parte concernente le ore di avvio, pari al 35% della ricompensa del livello contrattuale di assunzione. Cancellare l’obbligo da parte del datore di lavoro di aggiungere la formazione di tipo professionale.

Ci sarà la riforma degli ammortizzatori sociali, via Cig

Mantenendo la Cig ordinaria e straordinaria andremo verso la rimozione della cig in deroga. Check-up dei criteri di permesso e impiego degli ammortizzatori; facilitazione delle procedure burocratiche; ispezione dei limiti di durata; migliore compartecipazione alle spese da parte delle aziende utilizzatrici; diminuzione degli oneri contributivi regolari e la loro modifica; rimodulazione dell’ASpI; crescita della durata dell’ASpI e allargamento ai lavoratori; attuazione di attività favorevoli alla crescita della comunità locale di nascita.

Ecco, adesso, tutte le procedure e gli adempimenti semplificati

Facilitare la giurisprudenza; riunire gli interventi delle pubbliche amministrazioni; incoraggiare le comunicazioni che avvengono per via telematica e cancellazione di tutti i documenti cartacei; rileggere completamente il regime delle sanzioni.

Il riordino dei contratti è un elemento cardine

Occorrerà giungere a un testo completo delle tipologie contrattuali; inserire, semmai, anche casualmente, un compenso orario insignificante, utilizzabile attraverso tutti i rapporti di lavoro subordinati, previo consiglio delle parti sociali; avanzare alla soppressione di tutte le disposizioni che educano le consuete forme contrattuali.

La maternità va rifondata

Andrà introdotta a carattere universale l’importantissima indennità di maternità. Questo al fine di garantire alle madri parasubordinate il diritto all’assistenza nel caso in cui non venisse concesso il versamento di tutti i contributi da parte del datore di lavoro; sopprimere la riduzione per il coniuge a carico e iniziare il tax credit per tutte le donne che lavorano; incoraggiare gli accordi collettivi per incoraggiare la flessibilità dell’orario di lavoro; aiutare il completamento dell’offerta di servizi per quanto concerne la prima infanzia.

Per concludere, dunque, c’è molta carne al fuoco.

Job Act di Renzi, ecco cosa ne pensa la politica

Ecco cosa hanno detto i protagonisti della politica in merito alla Job Act di Renzi.

Susanna Camusso (Cgil)

«Penso che sia molto favorevole la decisione di agire immediatamente sulla diminuzione del tasso per il lavoro subalterno. Il premier sembra aversi ascoltato. Legittimo adoperarsi anche per coloro che, disponendo di un reddito pari a 8 mila euro, solitamente, non puntano su questi accorgimenti per aver fatto rapporto non sul lavoro dipendente ma non solo, anche sugli assimilati e a tutto il lavoro precario»

Luigi Angeletti (Uil)

«Eccellente. Ci sono voluti 4 anni di scioperi e manifestazioni per riuscire a ottenere che i lavoratori ottengano una robusta diminuzione delle tasse. Senz’altro un ribaltamento. Ora guarderemo i dettagli e, naturalmente, ci auguriamo che ci sono anche i pensionati».

Guido Guidesi (Lega Nord)

«Oggi Matteo Renzi si è di fatto dimenticato di essere anche il presidente del Consiglio. Ha solo chiacchierato di presunti disegni di legge, senza denotare minimamente tutte le coperture economiche e manipolando la realtà e ridicolizzando i cittadini italiani. L’unica innovazione chiarita, al momento, è che ingrosserà le tasse sulle rendite finanziare. Sfortunatamente non è cambiato assolutamente niente, se non la sua capacità di dirigere una volgare televendita».

Raffaele Bonanni (Cisl)

«Ci definiamo soddisfatti, è molto tempo che la Cisl persevera sulla diminuzione delle tasse. Particolarmente evidente, per noi, è senza ombra di dubbio, il sollevamento dal 20% al 26% dell’aliquota su tutte le rendite finanziarie».

Pierferdinando Casini (Udc)

«È la giusta svolta, vera e reale, perché rappresenta il primo e più importante provvedimento di diminuzione della pressione fiscale. Era inservibile impedirlo in mille rivi, è stato giusto raccoglierlo sulle famiglie e sui consumi».

Laura Cantini (Pd)

«Giustizia e redistribuzione, sono i cardini del cambiamento iniziato dal governo Renzi. È una manovra, infine, di sinistra. È lo choc che il Paese attendeva con un taglio importante e concreto delle tasse per i redditi medio-bassi, seguito da un sostegno alle ditte attraverso la riduzione dell’Irap ed il pagamento dei debiti della P.A.».

Giorgia Meloni (per Fratelli d’Italia e anche Alleanza Nazionale)

«Matteo Renzi sembra trovarsi esattamente a metà tra il presidente del Consiglio e il più comune venditore di pentole. Misureremo dalla reale particolarità delle pentole se acquistarle o meno. Desideriamo di non comprendere, quando non saremo accontentati, che sono spariti i soldi per essere ripagati»
In conclusione, chi a favore, chi contro, queste sono le “recensioni” di alcuni protagonisti della politica. Ovviamente, la valutazione più importante è la vostra, non la loro.

Tagli fiscali per 10 miliardi, Renzi è pronto a rivedere il mercato del lavoro

Il Primo Ministro, Matteo Renzi è pronto a iniziare i tagli fiscali per un valore pari a 10 miliardi di euro (14 miliardi dollari) e ad approvare i piani per rivedere il mercato del lavoro

Le misure odierne che, probabilmente, comprendono investimenti in scuole e in un piano per garantire alloggi a prezzi accessibili, parallelamente, prevedono voto di una proposta di legge elettorale da parte della Camera, il primo passo nella dura battaglia di Renzi per rendere il Paese più governabile.

La maggior parte dei 10 miliardi di euro saranno utilizzati per ridurre l’imposta sul reddito personale in Italia, e saranno coperti dai risparmi sui tagli alla spesa Renzi, su Twitter, ha reso noto che darà i dettagli del piano in una conferenza stampa prevista per le 17:00.

Renzi: “Per la prima volta una notevole quantità di denaro sarà messo nelle tasche degli italiani”

“Per aiutare le imprese, potremmo anche puntare su di un piano per risolvere la questione degli arretrati dovuti dalla pubblica amministrazione nelle imprese”, ha detto il ministro Morando. Renzi ha affermato che la sua proposta di rivedere il mercato del lavoro potrà anche includere l’estensione dei sussidi di disoccupazione e la protezione progressiva per i lavoratori neo-assunti.

Il nuovo premier, che si è più volte pronunciato a favore del modello di “flessicurezza” danese, affronta la sfida di ridurre il divario tra lavoratori altamente protetti con posti di lavoro a vita e i giovani con contratti precari e a breve termine. La “Flessicurezza” combina una maggiore flessibilità nel mercato del lavoro con la sicurezza dei lavoratori a serio rischio di disoccupazione.

La rapida attuazione del piano di Renzi per revisionare il mercato del lavoro rimane “una questione aperta”

Il tasso di disoccupazione in Italia è salito fino a raggiungere la cifra record del 12,9 per cento nel mese di gennaio, mentre la disoccupazione tra quelli di età compresa tra i 15 ei 24 anni è salito al 42,4 per cento, l’agenzia nazionale di statistica Istat lo ha affermato il 28 febbraio scorso.

La rapida attuazione del piano di Renzi per revisionare il mercato del lavoro rimane “una questione aperta”, e gli effetti sul tasso di disoccupazione “non dovrebbero essere immediati” lo ha detto in una nota via e-mail, Annalisa Piazza, senior strategist del reddito fisso presso la Newedge Group di Londra, Le misure, che otterranno l’approvazione definitiva dal parlamento sono state diluite dall’opposizione e dai sindacati.

Laureati in cerca di lavoro, il numero è in continuo aumento e i risultati mancano

Dopo la disarmante doccia fredda apportata dall’Istat- che fa segnare il record tangibile del 12,4% per quanto concerne la disoccupazione– il resoconto, conseguito su 450 mila laureati dei 64 atenei del consorzio, dimostra che l’«esteso disagio sociale» non concerne soltanto le fasce di popolazione più basse e anche meno formate, ma avvolge con tristezza anche chi, con grandi fatiche fisiche, emotive, e anche profondamente economiche, è riuscito a conseguire traguardi importanti all’interno dell’istruzione superiore. Entrando più nello specifico: per quanto riguarda i laureati di primo livello, il tasso di occupazione è diminuito di altri 4 punti solo nel corso dell’ultimo anno, di 16 se effettuiamo il confronto con il 2008: a distanza di un anno dal titolo, una percentuale pari al 66% dei laureati brevi riesce a trovare un lavoro.

Le lauree del vecchio ordinamento, ormai, non servono più a nulla

I magistrali a ciclo unico sono sicuramente quelli che hanno il curriculum più inutile in termini di assunzione. Stiamo parlando di studenti dei vecchi corsi di laurea. Per quest’ultimi, la caduta è del 3% rispetto al resoconto dell’anno scorso, ma del 23% se paragoniamo il dato con quello della ricerca 2008, giungendo a un 57% di laureati che ha ottenuto un lavoro a un anno di distanza dalla tesi.

La feroce instabilità del mondo del lavoro, poi, ha fatto il resto

Questa è l’analisi delle peculiari del lavoro scovato e, ancora, è il segno tangibile di tutte le enormi difficoltà che i laureati post-riforma hanno combattuto nel corso degli ultimi tempi. Tutti i contratti a tempo indeterminato sembrano essere spariti dalla circolazione. Basta fare un confronto rispetto all’indagine svoltasi nel 2008, del 15% per quanto concerne i triennali e pari a una percentuale dell’8% per quanto concerne i magistrali. Solo un misero 5% tra quelli a ciclo unico. Per facilitare, solo 41 laureati brevi su 100, nel corso dell’ultima generazione, è riuscita a ottenere un lavoro stabile, stiamo parlando di poco più che i 35 colleghi esperti o a ciclo unico che sono riusciti a ottenere una sistemazione stabile e duratura.
A questo punto non ci rimane che attendere e capire quanto di buono potrà fare il tanto famoso Job Act di Matteo Renzi. I risultati, questa volta, devono essere mostrati nell’immediato. Troppo giovani e brillanti italiani sono a spasso e, ormai, il tempo delle belle chiacchiere deve giungere al termine. Il tempo è davvero poco.

Prossima riforma del lavoro e delle pensioni, ecco alcune nozioni incoraggianti

Non è da escludere che una parte importante delle risorse svincolate attraverso il taglio del cuneo fiscale possa essere utilizzata per ingrandire gli assegni più deboli

Il ben noto Jobs Act ideato dalla truppa Renzi, accoglierà misure per consentire l’immediato rilancio del lavoro nel nostro paese. Solo a margine implicherà il settore della pensioni nel Belpaese. Sebbene le pressature dei sindacati e gli sbocchi di una parte importante del Partito Democratico, l’appuntamento è stato soltanto rinviato. Nondimeno, però, non è da escludere che una parte importante delle risorse svincolate attraverso il taglio del cuneo fiscale possa, alla fine, essere utilizzata per ingrandire gli assegni più sottili. Senza, dimenticare, poi, che ci sono alcune situazioni piuttosto pressanti da aggredire in tempo svelti come, ad esempio, quelle concernenti la legge 104, a cui fanno relazione tutti i lavoratori che curano un parente disabile.

Il primo passo dovrà essere la produzione di un innovativo codice del lavoro che contenga e faciliti tutte le norme che andranno migliorate

Tra i primi obiettivi del piano del lavoro c’è sicuramente l’alleggerimento delle spese inerenti lavoro per le aziende mediante un taglio dell’Irap del 10%; la diminuzione delle numerose classificazioni contrattuali e , per i laureati e diplomati, l’immissione del contratto di inserimento a garanzie maturanti; il cambiamento degli ammortizzatori sociali, con la verifica dell’assegno globale per chi perde il proprio lavoro; la produzione di un innovativo codice del lavoro che contenga e faciliti tutte le norme; l’inizio della presunta Garanzia giovani; la rimozione del dirigente a tempo indeterminato all’interno del settore pubblico.

Renzi: “State tutti tranquilli, non mi iscriverò alla Cgil”, Camusso: “Io non mi sento tranquilla del suo rapporto con le parti sociali”

Tutti coloro che contesteranno le scelte del premier Renzi non possono che trovare, nei sindacati, il primo e più importante alleato. Susanna Camusso ha accusato il toscano di “sottovalutare troppo il rapporto con tutte le parti sociali”. Quelle del leader della Cgil sono parole veramente dure. Tutto questo è partito dopo che Renzi, in un tweet, ha scritto “State tutti tranquilli, non mi iscriverò alla Cgil”, la Camusso ha replicato: “Il presidente del Consiglio gode di troppo amore per tutti gli strumenti mediatici. Afferma che dobbiamo stare tranquilli perché lui non s’iscriverà alla Cgil? Io non mi sento tranquilla a causa del rapporto che lui crede di poter avere con tutte le parti sociali”.
A questo punto viene da chiedersi se, davvero, qualcuno sta pensando alle riforme.

Lavoro, finalmente si parla del taglio dell’Irpef

Il taglio dell’Irpef è «una delle possibili ipotesi in cantiere»

Il governo ha deciso di accelerare per quanto concerne il piano sul fisco e sul mondo del lavoro ma, per adesso, la riduzione del famoso cuneo fiscale, non è ancora stato definito. Stando a quanto affermano le fonti governative, la possibilità di poter raccogliere tutte le più importanti risorse per quanto concerne il taglio dell’Irpef. Questo sarebbe «una delle possibili ipotesi in cantiere» stiamo ancora in fase di valutazione per quanto concerne la possibilità di agire sul carico fiscale che pesa non poco sulle aziende. Su questa decisione, poi, si è fatta sentire anche una parte importante dell’esecutivo. I più propensi al taglio dell’Irap sono sicuramente il vice ministro dell’Economia, Enrico Morando, e anche il vice ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda. Quest’ultimi hanno consigliato di puntare sull’intervento su una sola misura: indirizzare tutti i 10 miliardi sugli sgravi ai dipendenti o, in alternativa, diminuire di circa il 30% l’imposta regionale sulla produzione.

Ecco i tagli che verranno effettuati al cuneo fiscale

Per quanto concerne la scelta delle coperture, la via è stata mostrata dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Verrà sfruttata la metà delle risorse (una somma che dovrebbe pervenire dalla spending review) la restante somma dovrà scaturire dal rientro dei capitali che, al momento, si trovano all’estero, una somma ancora molto difficile da quantificare.

Luigi Angeletti si mostra dello stesso parere: «Se fossero rafforzate le confidenze sul taglio di 10 miliardi di Irpef, finalmente possederemmo un presidente del Consiglio che non mente»

Il decreto che verrà posto alla valutazione della Commissione Finanze della Camera azzarda anche qualche rischiosa battuta d’arresto e, per fare in modo che non si areni, il governo potrebbe far convergere i contenuti all’interno di un disegno di legge diverso da depositare nella prossima settimana. La teoria di tagliare l’Irpef, con liberalità in busta paga pari a, circa, 100 euro per i dipendenti, piace non poco ai sindacati. «Se il Governo ha intenzione di raccogliere i dieci miliardi di euro per diminuire gli obblighi ai lavoratori e ai pensionati apparirebbe come un avviso molto positivo e ne saremmo lieti», afferma il leader della Cisl, Raffaele Bonanni. Anche il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti si mostra dello stesso parere: «Se fossero rafforzate le confidenze sul taglio di 10 miliardi di Irpef, finalmente possederemmo un presidente del Consiglio che non mente».

Renzi e Cgil, sale la tensione

Volgendo lo sguardo alle cima della lista delle priorità, neanche a dirlo, c’è il famigerato Jobs act

Matteo Renzi intensifica le date del lavoro e mira a mettere a punto tutte le prime azioni di rilancio che dovrebbero iniziare già durante il corso della prossima settimana. Volgendo lo sguardo alle cima della lista delle priorità, neanche a dirlo, c’è il famigerato Jobs act. Ma, in questo caso, la Cgil ha cominciato a muovere le sue prime critiche, con la leader Camusso che ha avanzato l’accusa che il governo abbia intenzione di «sottovalutare tutte le più importante e influenti parti sociali».

Matteo Renzi su Twitter: “Iscrivermi al sindacato? Non è un rischio che ho intenzione di correre!

«Siamo a lavoro in quel di Palazzo Chigi per condurre a termine il dossier che mostreremo il 12 marzo #buongiorno», questo è il tweet mattutino che il Presidente del Consiglio ha concesso al popolo. Interessante, poi, è stata la risposta a un follower che gli chiedeva se, a seguito delle ultime prese di posizione, avesse intenzione di iscriversi alla Cgil. Appare anche superfluo sottolineare quanto la risposta in auge servisse soltanto a pungere il sindacato: «Stai tranquillo, Gaetano, è un rischio che non ho intenzione di correre! Né io né, soprattutto, la Cgil…».

Susanna Camusso: “Il tempo a disposizione del Presidente del Consiglio non è infinito”

A seguito di queste dichiarazioni, la risposta della numero uno della Cgil è stata rapida e anche molto dura: «Il tempo a disposizione del Presidente del Consiglio non è infinito. Soprattutto nel momento in cui metti a disposizione un calendario così fitto senza dire il merito che aggredisci, questo lo rende soltanto un calendario e nient’altro. Il Premier Renzi, ha un grande amore per tutti gli strumenti mediatici e tecnologici. Afferma che dobbiamo stare tutti tranquilli, perché non ha alcuna intenzione di iscriversi alla Cgil? Io non sono affatto tranquilla per quanto concerne il rapporto che lui presuppone di possedere con tutte le parti sociali più importanti. Già con Monti o anche on Letta era saltato il rapporto tra governo e le suddette parti sociali: il governo è sempre andato avanti per la sua strada fino a quanto non si è scoperto (come con la riforma delle pensioni) che, probabilmente, sarebbe stato molto più conveniente parlarne prima. Dagli errori del passato avremmo dovuto imparare tutti».
Adesso, come se non bastasse, la diatriba di Renzi abbraccia anche i sindacati…

Lavoro carente e stressante, ecco come fare per approcciarsi al meglio

«E’ sempre più robusto l’impegno che viene riservato allo stato di salute in ambito professionale»

I migliori consigli per combattere lo stress quotidiano, di solito, sono sempre gli stessi. Si va dal fare sport all’ andare in palestra, ma possiamo anche puntare allo scegliere un’alimentazione che ci consenta di vivere meglio, e ancora: addottrinarsi nel regalarsi dei momenti di relax. Minuscole aree protette dallo stress giornaliero, che ci consentono di riacquistare il benessere fisico e anche quello strettamente psichico. Stando a quanto afferma lo psichiatra Michele Cucchi, che ricopre il ruolo di direttore sanitario del ben noto centro medico Sant’Agostino di Milano,

Lo psichiatra Michele Cucchi, che ricopre il ruolo di direttore sanitario del ben noto centro medico Sant’Agostino di Milano, ha parlato del modo giusto per approcciarsi al mondo del lavoro

«L’uomo sta imparando a indirizzare la propria vita in direzione di stili più sani e, in virtù di questo, possiamo affermare che la cultura della nostra società sta crescendo dalla “necessità di curare la malattia”, ovvero, il desiderio più diffuso dell’avanzamento del vigore dell’uomo». Anche per quanto concerne il nostro lavoro. «E’ sempre più robusto l’impegno che viene riservato allo stato di salute in ambito professionale», Afferma lo specialista di Milano che, adesso, ha dato il via a un servizio destinato al benessere sul luogo di lavoro.

E’ giunto il momento di rimetterci in gioco, individuando innovative sfide professionali e nuove attività

Oggi, quando la crisi economica è divenuta sempre più insostenibile, è molto più semplice essere ansiosi o stressati a causa del lavoro. E’ giunto il momento di rimetterci in gioco, individuando innovative sfide professionali e nuove attività. Per moltissime persone, infatti, una delle più importanti fonti di stress e ansia è sicuramente quella inerente il pensiero di dover combattere una nuova situazione di lavoro, a cominciare dal colloquio di lavoro stesso. «In generale lo stato di forte stress è sempre congiunto a un senso di inattuabilità avvertita nell’amministrare tutte le richieste provenienti dall’esterno e che vengono vissute come schiaccianti e deludenti – indica lo psichiatra. L’ansia è, al contrario, una reazione sempre strettamente congiunta ad angosce, attese, difficoltà relazionali e profonde incertezze».
Ecco, in sostanza, quali sono i metodi migliori per organizzarci per un importante incontro di lavoro. Superare l’ansia, in fondo, non è affatto difficile. I consigli dello specialista appaiono semplici e di facile attuazione. A questo punto, davvero, non ci rimane che metterli in pratica. Non ci rimane che dare il meglio di noi per poterlo applicare.

Rivoluzione del lavoro, Matteo Renzi rincara la dose di promesse

L’Italia del nuovo Primo Ministro Matteo Renzi si sta impegnando per introdurre una serie di “importanti riforme” per creare posti di lavoro , rendere gli alloggi più accessibili e rimodellare i fatiscenti edifici scolastici .
Renzi, anche oggi, ha promesso di accelerare il ritmo lento delle riforme nella terza più grande economia della zona euro, una delle peggiori prestazioni del blocco della moneta.
“Mercoledì presenteremo un piano di alloggi a prezzi accessibili … e speriamo di ottenere misure relative alla Jobs Act”, ha detto Renzi nel corso di un incontro con i sindaci italiani a Siracusa.
Il governo era pronto investire 2 miliardi di euro per continuare a combattere la disoccupazione giovanile alle stelle; ora, a oltre il 40%.

La Commissione europea monitorerà le riforme in Italia e potrebbe infliggere pesanti ammende se non venissero attuate

In risposta , il ministero dell’economia a Roma ha detto che le riforme promesse dal governo sono in linea con la dichiarazione della Commissione . Si segnala che negli ultimi due anni, i governi italiani si erano concentrati sulla stabilizzazione delle finanze pubbliche e sono stati premiati con una forte riduzione degli oneri finanziari.
“Il momento è giunto, adesso possiamo credere nella crescita economica e mettere l’occupazione al centro dell’azione di governo”.

Padoan: “La competitività dell’economia italiana è attualmente limitata per l’elevato cuneo fiscale sul costo del lavoro, un problema che il governo si appresta ad assumere con determinazione”

Mentre Renzi non ha detto quali parti del suo cosiddetto “Jobs Act” saranno introdotte la prossima settimana , aggiungendo che il governo dovrebbe rendere il paese più conveniente per le aziende invogliandole assumere personale, riducendo il cosiddetto “cuneo fiscale”. “La competitività dell’economia italiana è attualmente limitata per l’elevato cuneo fiscale sul costo del lavoro, un problema che il governo si appresta ad assumere con determinazione”, ha detto il ministero dell’economia nella sua dichiarazione.

Il Pacchetto abitativo del governo, mira a ridurre, invece, tutte le imposte sulle abitazioni

Durante un discorso al parlamento, Renzi ha promesso un taglio a doppia cifra nel corso del primo semestre del cuneo fiscale. Il Pacchetto abitativo del governo, che è stato elaborato dal ministro Infrastrutture Maurizio Lupi, mira a ridurre, invece, tutte le imposte sulle abitazioni in affitto e a fornire, inoltre, mutui per la casa a prezzi più accessibili alle giovani coppie.

Chissà se, dopo l’ennesima promessa odierna, la valutazione sul nostro paese diverrà un po’ migliore.

Riforma del lavoro, Poletti e la Camusso a confronto

Nel corso di questa mattinata è fissato, invece, un appuntamento con la Cisl di Raffaele Bonanni

Il dibattito con il neo ministro del Lavoro, ricercato a gran voce nel corso dei giorni scorsi dai vari sindacati, ha finalmente avuto inizio. Nella corso della tarda serata di ieri, (4 marzo ovviamente), Giuliano Poletti ha avuto un importante incontro con tutti i rappresentanti della Cgil, accompagnati dal segretario generale Susanna Camusso. Quest’ultima, neanche a dirlo, non poteva mancare, oltre al più volte citato direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini. Nel corso di questa mattinata è fissato, invece, un appuntamento con la Cisl di Raffaele Bonanni, così come per la giornata del 6 marzo, ci sarà l’incontro prima con la Uil e, in seguito, anche con l’Ugl. C’è molta carne al fuoco (si può passare dalla riforma del mercato del lavoro al tanto decantato sussidio di disoccupazione, fino a parlare del taglio al cuneo fiscale e, per concludere, la questione pensioni-esodati e la feroce cassa integrazione in deroga) ma il dibattito non riuscirà a entrare nel dettaglio dato che, almeno per il momento, il Governo non ha ancora delimitato il piano principale, il cosiddetto Jobs act, e tutte le coperture inerenti.

Il nodo principale riguarda ancora il discorso inerente le risorse necessarie, che sono immense

fino a questo momento, l’unica cosa netta è il continuare velocemente sulla cosiddetta “Garanzia Giovani”, ha disposto la Camusso al termine della riunione in cui sono stati posti quelli che, lei, ritiene temi ancora importanti e scottanti (dalle pensioni agli ammortizzatori sociali): neppure il neo ministro ha rinunciato a fare una battuta in merito “sono finalmente stato in grado di scoprire cosa c’è nel Jobs act”. Il nodo principale riguarda ancora il discorso inerente le risorse necessarie, che sono immense. Stando a quanto affermano le prime stime, per dare appena un’idea, solo per quanto concerne l’indennità di disoccupazione nel 2012 sono stati spesi oltre 13,8 miliardi e con l’avvento di Aspi e mini Aspi (nel 2013) si preannuncia un aumento dei costi pari a, circa, il 30%, con una spesa che si aggira intorno ai 18 miliardi di euro.

La riforma sarà fondata su due colonne, un sussidio di disoccupazione totale e una innovativa cassa integrazione

Neanche a dirlo, la Cgil ha rilanciato la sua proposta inerente gli ammortizzatori sociali: una riforma fondata su due colonne, un sussidio di disoccupazione totale e una innovativa cassa integrazione allargata a tutte le ditte e a tutti i dipendenti (con attinenti contributi).