Previsioni sul prezzo del petrolio nel 2015

Questo è quello che gli analisti si aspettano riguardo al prezzo del petrolio nel corso del 2015.

 

petrolio

 

Per il breve periodo è difficile fare previsioni precise, ma per il lungo periodo si consiglia di acquistare!

Se quindi siete dei fan delle commodities e volete guadagnare con le opzioni binarie e magari sfruttare bonus come quelli di 24 Option questo può essere un ottimo investimento!

 

Petrolio : prezzi oltre 110$ al barile | Analisi commodity

Riprendiamo il quadro tecnico del petrolio illuminato per mezzo di candele settimanali, sul quale è possibile osservare come i prezzi relativi, si siano portati a ridosso di un’importante barriera dinamica discendente la quale, nel medio – lungo periodo, rappresenta una resistenza primaria di rilevante interesse. I prezzi del petrolio nel corso delle ultime mensilità, si sono inseguiti all’interno di un ampio triangolo isoscele, dettando delle regole relative ad un’operatività all’interno di un anomalo trading – range. Trading range che avrebbe condotto ad una risoluzione positiva o negativa una volta che i prezzi avrebbero raggiunto il vertice alto del triangolo medesimo. Tale vertice, come possibile apprezzare dall’immagine sottostante, è collocato proprio all’interno di un’area emblematica, storica e psicologica : area 110$. Alcuni tentativi di break down si sono delineati nei pressi del supporto dinamico ascendente; tuttavia non sono andati a buon fine per la gioia dei rialzisti.

Forze contrastanti

Osservando attentamente il quadro tecnico illuminato per mezzo di candele settimanali, è possibile individuare un’alea contrastante di medio periodo, la quale vede rialzisti e ribassisti imperterritamente impegnati, in un continuo botta e risposta a suon di long shadow e belt hold lines. Ciò per indicare che, nei pressi dei livelli dinamici (rispettivamente barriera e supporto di medio periodo), è possibile osservare la presenza di lunghe code rialziste le quali – alternativamente – sono la testimonianza di una serie di fallaci tentativi volti a spingere i prezzi del petrolio oltre l’ostacolo, in modo da poter smuovere il quadro tecnico e definire una nitida direzionalità di periodo. Nelle recenti sedute, la forza rialzista sembrerebbe aver avuto la meglio dato che i prezzi del petrolio, si son spostati dal livello statico di supporto 105$, sin’oltre la barriera dinamica discendente sita in area 110$. Tuttavia le candele palesatesi su detti livelli, non sono così convincenti da far asserire con certezza che, una rinnovata forza bullish, possa esser tornata in auge.

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Petrolio : prezzi al barile in area 110$ al
Petrolio : prezzi al barile in area 110$ al

Outlook

In accordo con il quadro tecnico corrente, dobbiamo necessariamente attendere dei segnali più nitidi da parte del mercato prima di porre in essere una strategia operativa volta a cogliere l’eventuale prosecuzione rialzista dei prezzi del petrolio. Certamente il sostare al di sopra di area 110$ è un segnale incoraggiante; segnale che potrà essere avvalorato ed impreziosito, solo e soltanto in seguito ad un deciso break out della barriera dinamica discendente.

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Argento : un rimbalzo tecnico di breve in area 19$ | Analisi commodity

Buongiorno e ben trovati al consueto appuntamento del martedì, con l’analisi tecnica del quadro operativo relativo ai prezzi spot dell’ argento; argento che passa di mano per circa 19,60$ l’oncia e che al momento sembra soffrire particolarmente il contesto ribassista di periodo. Con l’ausilio di un quadro tecnico illuminato per mezzo di candele daily, andiamo ad osservare l’andamento di medio – lungo periodo della commodity il cui prezzo verte correntemente in un’interessante posizione top, all’interno di un’ area che si sviluppa in laterale.

Analisi tecnica dell’ argento

L’andamento della media mobile a 20 periodi (linea turchese discendente), indica senza alcun margine d’errore che, l’andamento dei prezzi dell’ argento nelle ultime mensilità, è stato dirottato verso il basso. Dai massimi relativi di area 22$, la commodity ha perso oltre 3$ per contratto nell’arco di un bimestre e ciò è avvenuto in seguito all’ (apparente) affondo decisivo e definitivo il quale sembrava aver imposto all’andamento dei prezzi dell’ argento, una direzionalità rialzista e ben sorretta dalla forza contestuale. Ma dopo una breve fase di lateralità in aree top, il mercato ha deciso di invertire nuovamente l’andamento della commodity e riportarne i prezzi nei pressi dell’area bottom corrente. Area bottom che si districa nell’intorno dei 19$ in corrispondenza di un livello che per l’ argento, rappresenta un’importante supporto statico di medio periodo, testato più e più volte e che al momento, sembraerebbe non solo attutire i frequenti colpi bassi ma contestualmente, fungere da cuscinetto utile per generare quel tanto atteso rimbalzo tecnico di breve periodo.

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Argento
Andamento del prezzo spot dell’ argento

Supporto statico in area 19$

Nelle recenti scorribande ribassiste, i prezzi dell’ argento hanno più e più volte toccato – e talvolta temporaneamente violato – il livello tecnico indicato pocanzi; è inutile nascondere che potenzialmente, tali movimenti intraday, abbiano fatto scattare qualche ordine di stop loss ovvero qualche ordine relativo a short selling, in concomitanza con il raggiungimento di un emblematico prezzo limite. Tali situazioni, per quanto evitabili a fronte di un più ampio margine d’errore, fanno parte dell’operatività sui mercati finanziari ed anche il quadro tecnico dell’ argento è stato vittima di movimenti generati ad hoc. Ad ogni modo nel medio – lungo periodo, l’andamento della commodity odierna è ancora impostato a ribasso perciò potrebbe essere più semplice gestire una posizione ribassista in accordo con la volontà del mercato, piuttosto che azzardare un tentativo d’ingresso long – al momento – privo di qualunque conferma operativa.

Outlook

Come indicato pocanzi, l’outlook sulla commodity argento, permane correntemente ribassista nel medio periodo; nel breve tuttavia, potrebbe essere possibile sfruttare un tentativo di affondo rialzista – sorretto dal rimbalzo tecnico in area 19$ – il cui livello target è apprezzabile nell’intorno di area 20$. Ad ogni modo, scendendo nel dettaglio, l’ultima candela delineatasi è un pericoloso gravestone doji in area top; doji che potrebbe compromettere ancora una volta il quadro tecnico dell’ argento, spingendo nuovamente i prezzi verso area 19$.

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Petrolio : hammer line in area 107$ | Commodity

Il secondo appuntamento odierno con l’analisi tecnica delle principali commodity scambiate sui mercati finanziari, ci pone dinanzi al quadro tecnico di medio periodo, ospitante l’andamento della serie storica dei prezzi relativi al future sul petrolio. Future che, nelle ultime mensilità è sostato prevalentemente, in un ampio trading range entro il quale gli operatori, hanno fatto il bello ed il cattivo tempo. Ciò non significa che non sono mancate delle occasioni d’investimento e di operatività; piuttosto significa che l’assenza di una ben definita direzionalità, ha reso molto più rischiosa e statisticamente sfavorevole, l’operatività di trading su detta commodity. Con l’ausilio di un quadro tecnico illuminato per mezzo di candele daily, andiamo ad osservare il grafico sottostante, cercando di individuare delle possibili aree target d’interesse, strizzando anche l’occhio a delle emblematiche raffigurazioni candlestick grazie alle quali sarebbe potuta esser stata impostata correttamente, un’operatività di periodo in trading range.

Forze contrastanti

In un movimento laterale, è fisiologico e contestualmente oggettivo, osservare l’andamento di forze contrastanti le quali mantengono i prezzi sospesi entro determinati livelli di supporto e di resistenza più o meno validi  e più o meno soggettivi. Ma dal punto di vista oggettivo, ciò che non può sfuggire nemmeno alla vista dell’analista più distratto è che, il livello di barriera sito sui 112$ il barile ed il livello di supporto sito in area 103$ – 105$ il barile, rappresentano i riferimenti più importanti e più emblematici in senso lato; riferimenti che andremo a considerare in un ottica di trading adirezionale.

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Immagine 1

Analisi japanese candlestick

Sebbene il quadro tecnico soprastante, sia permeato da una certa volatilità di medio – lungo periodo, è altresì osservabile che l’apparizione di determinati pattern candlestick su livelli emblematici, abbia potuto aiutare gli operatori, nel porre in essere un’operatività di breve periodo in accordo con segnali top ovvero bottom reversal. Va da se che, l’apparizione di bullish engulfing pattern e dark cloud cover (dicembre 2013) ed impressionanti inverted hammer (marzo 2014) nei pressi di una resistenza storica come quella indicata in precedenza e l’apparizione di contestuali bullish engulfing pattern nei pressi del relativo supporto statico e storico di area 105$, sono dei validi indicatori della volontà reversal del mercato, su livelli emblematici di prezzo. Questa analisi ex-post oggettivamente, potrebbe lasciare il tempo che trova ma ad ogni modo vi esorto ad una piccola riflessione e vi invito ad osservare l’emblematico hammer, delineatosi nell’ultima seduta di contrattazione; quali riflessi potrebbe avere tale conformazione, sull’operatività e sull’andamento dei prezzi del petrolio.

Hammer in area 107$

L’hammer è una figura di inversione fondamentale ed il fatto che essa si palesi nei pressi di un livello di supporto cruciale, incrementa le probabilità di un rimbalzo tecnico il quale porterebbe i prezzi del future corrente, almeno nei pressi del livello di barriera sito sui 108$ al barile. Abbiamo quindi notato come, l’analisi candlestick abbia funzionato nel recente passato e ciò potrebbe implicare che continuerà a funzionare anche nel futuro imminente, specie su di un titolo così tecnico come il petrolio.

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Gas Naturale in ripresa verso area 5$ | Analisi tecnica

Buongiorno e ben trovati al consueto appuntamento con l’analisi tecnica del gas naturale; analisi che sovente viene condotta il giovedì ma, data la festività ricorrente del 1 maggio, verrà condotta quest’oggi. Nelle ultime settimane, i prezzi del future sul gas naturale, hanno intrapreso un interessante andamento rialzista di periodo il quale tuttavia, rappresenta ancora delle lacune e dei segni di labilità per poter esser considerato un rialzo deciso e incentrato su di una forza bullish. Così, con l’ausilio di un grafico a candele giornaliere, andiamo ad analizzare l’andamento della serie storica dei prezzi sul future del gas naturale, in accordo con quella che è la volontà del mercato ed il sentment predominante nel breve – medio periodo.

Future sul gas naturale

Quando osserviamo una media mobile a 20 periodi, intraprendere sensibilmente la via del rialzo, è lecito supporre che il sentment del mercato, nei confronti del future corrente, stia subendo una sostanziale variazione di periodo. Quale valido segnale reversal è stato tuttavia già fornito nel corso delle ultime settimane di contrattazioni ma ad ogni modo, a mio avviso, è ancora presto per gridare alla completa inversione e contestualmente ad uno scongiurato pericolo bearish. E’ anche vero però che, a colpo d’occhio, il colore predominante sulle ultime candele è sicuramente il verde il che lascia presagire una sorta di view positivista nei confronti di una commodity che, nelle ultime mensilità, è stata grossomodo tartassata da un mercato molto volatile che ne ha spinto i prezzi, prima sui massimi relativi in area 6$ ed in seguito, sui minimi a sei mesi, nei pressi del supporto statico e fondamentale, di area 4,30$. Ad ogni modo, torno a ribadire, è possibile intravedere dei primi spiragli di positività costante e persistente sul quadro tecnico sottostante.

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Immagine 1

Costanza e persistenza

Dai minimi indicati pocanzi in area 4,30$, i prezzi della commodity corrente, si son riportati sui massimi a due mesi, in area 4,70$ ed al di sopra di un importante  – ma invisibile – livello di test del mercato : area 4,50$. La linea tratteggiata fine superiore al momento, rappresenta un’area tecnica la quale funge alternativamente, sia da supporto che da resistenza di breve periodo, ed è proprio questo il dilemma o meglio, il banco di prova che la commodity gas naturale deve superare con destrezza, per confermare il proprio andamento di periodo e proiettarlo nel futuro prossimo.

Area target

Futuro prossimo che è incentrato sul livello tecnico e psicologico di area 5€ il quale tuttavia, per essere raggiunto, necessita di tutt’altra propulsione di periodo. E’ pur vero che il mercato potrebbe raggiungere tale livello mantenendo il proprio atteggiamento pacato ma costante; tuttavia un siffatto scenario, potrebbe non riuscire a fornire alcuno spunto opertivo sulla forza nel breve – medio periodo; spunto operativo che ci faccia capire con certezza che è il gas naturale, la commodity sulla quale il mercato sta puntando e punterà nell’imminente futuro; che è il gas naturale, la commodityi sulla quale, di conseguenza, dovremmo puntare anche noi; attendiamo conferme.

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Petrolio : un quadro tecnico ancora convulso | Commodity

Ben trovati al consueto appuntamento del venerdì, con l’analisi tecnica dell’andamento della serie storica relativa ai prezzi del future sul petrolio; anche per quest’oggi,  così come nelle ultime mensilità, il quadro tecnico corrente non ci mostra alcun segnale di reazione e di liberazione da quelle che sono le catene tecniche. Esse sono rappresentate rispettivamente dall’andamento ribassista della barriera dinamica e dall’andamento rialzista del supporto dinamico sul quale i prezzi sono ritornati, dopo aver testato il fondo di area 105$, per mezzo di estese code ribassiste le quale tuttavia, hanno contribuito nel delineare dei falsi segnali di break down, proprio nei pressi del livello indicato pocanzi. Con l’ausilio di un grafico settimanale, andiamo quindi ad analizzare l’andamento – estenuante – di medio periodo, dei prezzi del petrolio.

Il triangolo no

E’ ormai da oltre un trimestre che i prezzi del future sul petrolio sono incastrati all’interno di una figura geometrica tanto ben delineata quanto difficile da eludere; siamo dinanzi ad un perfetto movimento che rispetta in maniera impeccabile, i limiti superiori ed inferiori imposti dal mercato nel corso dei mesi. A rafforzare il tutto, c’è anche un livello emblematico di soglia e barriera psicologica sito sui 110$ il quale indica il tetto massimo corrente, raggiunto dai prezzi al barile nelle ultime due settimane. E’ bene tuttavia evidenziare che, il massimo annuo raggiunto dai prezzi del petrolio, è superiore al livello corrente, di poco più di 2$ e ciò lascia intendere quanto poco e quanto ristretto, sia lo spazio operativo entro il quale porre in essere eventualmente, un investimento di breve – medio corso. Tuttavia, sono proprio questi i quadri tecnici che accrescono la nostra capacità analitica ma soprattutto sviluppano la nostra poca propensione, nell’attendere dei decisi segnali del mercato prima di porre in essere un qualsiasi tipo di operatività.

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Assistere da spettatori

Ciò che si evince osservando il quadro tecnico corrente è che, al di là del ribalzo tecnico delineatosi sul fondo di area 105$, non c’è nient’altro di interessante da osservare ovvero non c’è alcun input che ci faccia propendere per un’operatività long o short. Il break down del supporto dinamico, avevo ipotizzato fornisse un valido segnale di chiusura dei long posti precedentemente  in essere ma, a conti fatti, si è trattato di un semplice test da parte del mercato, di quel supporto tanto psicologico quanto tecnico, posto in area 105$. A tal punto invece, i riflettori si sono spostati sulla barriera dinamica discendente, sempre più prossima ai livelli di prezzo correnti.

Break out di area 110$

Un potenziale break out di area 110$ sarebbe accompagnato in maniera del tutto fisiologica, dalla rottura della barreira dinamica discendente sita poco più sopra ma che, nelle ultime mensilità, ha rappresentato il livello tecnico più odiato da coloro che si attendevano una rottura rialzista, costantemente elusa per mezzo di long upper shadow. Il quadro tecnico del petrolio rimane tuttavia interessante anche se al momento è meglio osservarlo da semplice spettatore anziché da spettatore-investitore.

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Riforma del lavoro, Renzi: “Accordo in tempi brevi”

«Sono sempre stato e rimango ancora ottimista che, l’accordo in divenire, possa essere approvato in tempi fortemente brevi». Questo è quanto dichiarato da Matteo Renzi al Tg1, riferendosi all’intesa sulla legge elettorale.

Il segretario del Pd si augura vivamente di non vedere colpi di mano in Aula per quanto riguarda la legge elettorale. «Sarebbe il colmo se tutti coloro che non sono stati in grado di fare la legge fino a questo momento, di colpo non avessero più il coraggio di tirare fuori tutto quello che pensano. Peggio ancora se si nascondessero dietro il voto privato».

RENZI: “Finalmente è caduto il segreto di una politica che non fa nulla”

«Gli italiani sono all’oscuro di ciò che succede alla legge elettorale da 20 anni. I partiti litigavano con ferocia su qualsiasi cosa. Ora, finalmente, le regole del gioco si decidono insieme. Si è rotto un brutto incantesimo…». Renzi, poi, continua in questo modo: «Il primo passo sarà sicuramente il taglio dei costi della politica e, ancora, un importantissimo piano sul mondo del lavoro. Questo sarà il vero e autentico banco di prova per l’Italia».

ITALICUM, RENZI: “Nessun timore dei franchi tiratori”

Matteo Renzi non mostra alcun timore verso i franchi tiratori e mostra tutta la sua convinzione verso una riforma elettorale che possa essere approvata nell’immediato. Il segretario Pd, al Tg1, ha spiegato quanto segue: «Sarebbe davvero il colmo se tutti coloro che non sono stati in grado di fare la legge fino a questo momento, da un giorno all’altro, non fossero più in grado di dire quello che pensano e si celassero dietro un semplice voto segreto. Io non posso che essere profondamente ottimista sul fatto che, il futuro accordo in via di confezionamento, donato e anche perfezionato, possa essere accettato anche prontissimamente».
Per i lavoratori, neanche a dirlo, un’autentica manna. Ma quando arriveranno queste benedette riforme? Ormai si ha come l’impressione che la stessa politica sia stressata di dover ripetere quanto, le stesse, siano di un’importanza fondamentale. Allora perché si continua a dare risalto alle dichiarazioni da telegiornale dimenticando totalmente la praticità e l’agire con velocità. Andando avanti di questo passo, neanche i giovani che, in questo momento, sono senza lavoro, presto, non saranno più così giovani. Su queste attese c’abbiamo trascorso anni e anni. Ormai le parole, di Renzi o di qualsiasi altro, devono trovare il consenso dei fatti. Altrimenti è molto meglio fare silenzio.

Ue: “La crescita del lavoro in Italia deve essere il biglietto da visita delle riforme”

«Il nostro obiettivo è fare in modo che il nostro semestre di presidenza Ue abbia nella crescita e nel lavoro il primo biglietto da visita. Queste, senza ombra di dubbio, dovranno essere le due parole chiave del sistema». Lo ha dichiarato il premier Enrico Letta a Bruxelles. Una conferenza stampa iniziata proprio al termine della visita con il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, con il collegio della commissione al seguito.

Barroso: “L’Italia è, ancora, una economia troppo debole. La necessità di fare riforme è spaventosa”

«Siamo consapevoli degli sforzi enormi fatti negli ultimi anni dall’Italia. E siamo consapevoli del fatto che la fiducia stia tornando. L’Ue è consapevole dei grandi sacrifici fatti dagli italiani. Sacrifici che hanno reso molto migliore la situazione a scopetti degli anni passati. La sfida principale, in questo momento rimane ancora il debito, un problema che persiste ancora, così come il basso potenziale di crescita. L’Italia è ancora feribile e fragile», questo è quanto affermato dal presidente della Commissione europea, Josè Barroso.
L’alto dirigente ha così continuato: «Tutto deve crescere più velocemente. Soprattutto per quanto riguarda le numerose e importanti riforme del mercato del lavoro», prosegue. «Questo, per l’Italia, è il primo anno in cui il paese non si trova ad affrontare il mese di gennaio con una importante emergenza finanziaria», ha rimarcato Barroso. Nondimeno «l’Italia – ha proseguito – non può assolutamente adagiarsi sugli allori. Il nostro consiglio è assolutamente unanime: cambiamenti in favore del lavoro. Oltre che valorizzazione delle privatizzazioni e di tutte le riforme del mercato del lavoro».

Enrico Letta: “L’ultimo trimestre di crescita ci lascia importanti speranze per il 2014

Ecco quanto dichiarato, ancora, dal premier Enrico Letta alla conferenza stampa di conclusione dopo l’importantissimo incontro con la Commissione europea:
«Finalmente è giunto il momento di vivere un anno di crescita positiva. Stando a quanto affermano i dati non ancora resi pubblici, è possibile affermare che, all’interno dell’ultimo trimestre 2013, i numeri offerti dal Pil risultano decisamente positivi e, questo, non può che concedere una buona speranza per il 2014», questo è quanto riferito da Enrico Letta. Ovviamente, la situazione percepita è molto meno rosea rispetto a quanto affermato dal premier. Il lavoro continua a essere un’utopia e, in Italia, si va avanti solo a raccomandazioni. Questo, probabilmente, Letta si è dimenticato di affermarlo. Non ci rimane che attendere le informazioni provenienti dal mondo del lavoro.

Giovani italiani e lavoro, i numeri dicono guerra!

Per molte persone, ormai, appare come la cosa più scontata del mondo. Un’ovvietà che, se vogliamo, non ha davvero alcun motivo di esistere. Stiamo parlando di quanto sia diventato inverosimile aprire il mondo del lavoro alle nuove generazioni. Anzi, ancora peggio. Basta dare una rapida occhiata ai dati Ue per renderci immediatamente conto del fatto che l’Italia, ancora e inesorabilmente, presenta la più ferocemente bassa incidenza di under 30 per quanto concerne i famigerati contratti di assunzione. Entrando più nello specifico, i numeri parlando di 1,2 su 10. Stiamo parlando, quindi, di appena un misero giovane assunto ogni 10 posizioni aperte.

All’estero i rapporti rimangono sempre piuttosto stabili anche nei più profondi periodi di recessione

Per renderci ulteriormente conto della gravità di questo dato, non occorre fare altro che gettare un occhio verso altre nazioni. Basti guardare al Regno Unito, alla Germania e a quant’altro. Il dato proporzionale sale, a volte, anche del doppio o del triplo. I rapporti rimangono sempre piuttosto stabili anche nei più profondi periodi di recessione (2,6 su 10 e a 3 su 10). Questo gap, dunque, è più ancorato all’età che al curriculum. Analizziamo per un attimo l’elaborazione McKinsey riguardante i dati Eurostat. Gli under 30 subiscono la possibilità di rimanere inattivi di 3,5 volte superiore a quelle dei colleghi che fanno parte della popolazione adulta. Il paragone con l’Europa, poi, è impietoso: il dato sul tasso medio di disoccupazione catalogato tra l’anno del 1992 e il 2013, ondeggia tra il 2,3 della Gran Bretagna, il 2,2 della Francia. Un dato che arriva, addirittura, all’1,2 della Germania.

In Italia il tasso di “massima criticità si registra a Pavia e a Verona

E per quanto riguarda le province italiane? La frattura è insanabile tanto quanto sopra. Se non peggio. Nelle città dove il numero di disoccupati viene a trovarsi al di sopra dei 30 o dei 40 anni d’età, i numeri viaggiano su standard (molto moderatamente) positivi. I dati cominciano a inferocirsi quando andiamo a cadere nella fascia di età tra i 15 e 29 anni. Se diamo un’occhiata a ciò che accade a Pavia e a Verona, rispettivamente la prima e la seconda nel ranking di «massima criticità» progettato da McKinsey su dati Eurostat, una mancanza di lavoro adulta del 4,1% e del 2,4% prospera tra gli under 30 fino al raggiungimento del 24,4% e al 13,8%.

Rinnovo contratto nazionale del lavoro da “Work in progress”

Potremmo definire da “lavori in corso” la situazione concernente il rinnovo del contratto nazionale del lavoro per quanto riguarda l’industria turistica. Il tutto, poi, viene appoggiato da Federturismo Confindustria e, soprattutto, dall’Associazione Italiana Confindustria Alberghi. Quest’ultima, ancora, ha deciso che debba proseguire il negoziato.

Un’intesa, quella riguardante il rinnovo del contratto di lavoro, che è stata raggiunta soltanto alcuni giorni fa

La spiegazione di quanto detto viene riferita “conservando del tutto invariato il volere di fornire alle ditte collegate un mezzo valida al fine di gestire nel migliore dei modi e attraversare tutte le condizioni di più profonda difficoltà di un settore profondamente colpito anche dal danno proveniente da una pressione fiscale divenuta, in questo momento, del tutto insostenibile”. Un’intesa, quella riguardante il rinnovo del contratto di lavoro, che è stata raggiunta soltanto alcuni giorni fa. Una decisione presa dalle organizzazioni sindacali. I sindacati, in tal senso, sono tutti presenti. Da Filcams Cgil a Fisascat Cisl. Passando per Uiltucs Uil congiuntamente alle parti datoriali strettamente collegate a Confcommercio-Federalberghi e Faita.

La crisi attuale del nostro stato occupazionale, comanda di prendere delle decisioni immediate e giuste

Da un’altra parte, poi, rimangono ancora tristemente senza contratto numerose aziende e numerosi impiegati delle imprese alberghiere e delle altre parti del settore turismo indugiano la loro cavalcata, ancora, senza contratto. “E’ visibile – dichiarano Federturismo Confindustria e l’Associazione italiana Confindustria Alberghi – che la crisi attuale della nostra economia. La crisi attuale del nostro stato occupazionale, comanda di prendere delle decisioni immediate e giuste; correzioni basilari al nostro sistema occorrono con sempre maggiore forza. E’ troppo importante dare delle risposte importanti e audaci intercedendo su alcuni automatismi e anche numerosi istituti contrattuali. Quest’ultimi, senza ombra di dubbio, non sono assolutamente più in linea con le attuali logiche aziendali e fruttuose”.

Dovranno nascere, nel nostro paese, delle importanti innovazioni per incoraggiare l’occupazione soprattutto tra i giovani italiani

Federturismo Confindustria e l’Associazione Italiana Confindustria Alberghi rammentano di aver messo sul campo della trattativa misure che consentono di riprendere fertilità e occupazione, almeno, fino all’arrivo del 2016. Dovranno nascere, nel nostro paese, delle importanti innovazioni per incoraggiare l’occupazione soprattutto tra i giovani italiani. Misure che le due organizzazioni datoriali puntano a proseguire e portare avanti nei futuri incontri che si terranno con i sindacati. Non ci rimane che attendere per vedere quale sarà il risultato degli stessi.

Lavoro: in continuo aumento i casi di «doppio lavoro» in nero

Stando alle ultime news, sono migliaia le persone che dispongono di un «doppio lavoro». Stiamo parlando di dirigenti o anche semplici impiegati che, nella maggior parte dei casi, finanche trovandosi in orario d’ufficio, si recano altrove per percepire ulteriori compensi; rigorosamente in nero.

Quest’ultimi sono già stati accusati di aver ottenuto incarichi all’interno di numerosi collegi sindacali e anche numerose commissioni di collaudi

Sono, soprattutto, professori universitari a ricevere l’accusa. Quest’ultimi sono già stati accusati di aver ottenuto incarichi all’interno di numerosi collegi sindacali e anche numerose commissioni di collaudi. Ma i professori non si sono limitati a questo. Sono numerose, infatti, anche le segnalazioni di consulenze al fine di realizzare progetti per aziende e, ancora, docenze all’interno di strutture private. Una incompatibilità molto grave che, stando alle prime stime, ha arrecato un danno economico pari alla cifra di otto milioni di euro nelle casse dello Stato. Sono attese nuove indagini e, poi, sono tutti ben consapevoli che, dietro a questo fenomeno, ci sia un percorso dalle dimensioni ben più ampie e che, soprattutto, non riguarda solo ed esclusivamente questo particolare settore.

Sono rimasti scoperti ben 1.704 impiegati. Quest’ultimi avranno, senz’altro, un secondo lavoro

Il risultato in auge, infatti, ha riguardato 1.346 verifiche effettuate all’interno degli enti pubblici. E, al momento, sono rimasti scoperti ben 1.704 impiegati. Quest’ultimi avranno, senz’altro, un secondo lavoro. Neanche a dirlo, nella stragrande maggioranza dei casi, retribuito «in nero». Fino a questo momento, quindi, le sanzioni amministrative hanno raggiunto la cifra record di 21 milioni di euro.

Altro giro altra corsa, infermieri delle Asl esercitavano la professione anche all’interno di cliniche private

Nella lista degli indagati c’è anche un dirigente tecnico di numerosi Comuni. L’uomo esercitava il ruolo di ingegnere all’interno di numerose imprese edili guadagnando oltre 200mila euro. Stessa cifra portata a casa da un suo collega impiegato alla Regione. Quest’ultimo, di euro, ne ha percepiti circa 600mila. Senza dimenticare, neanche, un funzionario della Motorizzazione. Quest’ultimo realizzava perizie per i privati. Un altro dirigente dell’Agenzia delle Entrate era stato capace perfino di aprire uno studio da commercialista offrendo consulenze ai suoi clienti che, neanche a dirlo, nella maggior parte necessitavano proprio della contestazione per l’evasione fiscale. Altro giro altra corsa, infermieri delle Asl esercitavano la professione anche all’interno di cliniche private. Poi, ovviamente, dimentichiamo di dire che in Italia le tasse sono alte…

Lavoro e disoccupazione, Mario Draghi traccia la linea del problema

Mario Draghi: «Il miglioramento nel tempo è stato molto più che impressionante»

«Il miglioramento nel tempo è stato molto più che impressionante». Queste sono le parole rilasciate da Mario Draghi. Parole rilasciate nonostante il durissimo colpo sulle borse strettamente collegato all’Argentina. Il presidente della BCE mette in fila tutti i risultati ottenuti all’interno dei mercati dal “whatever it takes” svolto nell’estate 2012. Un discorso pronunciato a difesa dell’euro. Anche nel momento in cui Spagna e Italia erano intente a far tremare le borse. Ovviamente, però, l’argomento principale, ancora una volta, non poteva non essere la piaga della disoccupazione giovanile.

La ripresa è ancora molto incerta, la disoccupazione giovanile, neanche a dirlo, è a livelli molto più che inaccettabili

Ma il presidente della Banca centrale europea, trovandosi davanti alla platea internazionale del Forum economico mondiale che sta svolgendosi a Davos proprio in questi giorni, non nasconde i rischi presenti, ancora e ancora, all’interno dell’economia dell’euro. La ripresa è ancora molto incerta, la disoccupazione giovanile, neanche a dirlo, è a livelli molto più che inaccettabili. E una deflazione che «se dovesse verificarsi», porterebbe la Bce a replicare con ogni mezzo a sua disposizione. A intervistarlo a Davos, proprio di fronte a una vasta platea di finanzieri ed esperti di economia, è Philipp Hildebrand, finanziere che, in passato, è già stato capo della banca centrale svizzera. L’evento in auge ha avuto il suo inizio con un richiamo a Larry Summers. L’ex ministro del Tesoro Usa che, attraverso una indiscutibile forzatura, aveva citato Churchill per descrivere Draghi e il suo lavoro; avendo, quest’ultimo, ottenuto risultati enormi e inimmaginabili «con pochissime parole».

Mancanza di lavoro, la colpa è davvero tutta della recessione?

Ma di chi è la colpa del danno all’occupazione che, ormai, siamo abituati a vedere ogni singolo giorno? Il presidente della Banca Centrale Europea non ha dubbi, dobbiamo volgere lo sguardo alla recessione. Noi, in tal senso, ci sentiamo di dissentire. Ovviamente anche la recessione ha la sua grande percentuale di colpe, ma è anche vero che il colpo principale è stato assestato dalla mancanza di idee e alla scarsissima attenzione al mondo del lavoro, soprattutto per quanto riguarda i giovani. In Italia, questo, lo sappiamo molto bene. Il forum di Davos farà bene a trattare con forza questi argomenti. Ben consapevole che il problema principale è da ricercare nella mancanza di lavoro e nella mancanza di valorizzazione dei giovani.

Saccomanni: “I futuri cambiamenti rivoluzioneranno il mondo del lavoro”

Il ministro Saccomanni, ha parlato dei futuri cambiamenti che, gli italiani, potranno presto vedere all’interno del mondo del lavoro.

Saccomanni: “l’operazione concernente il rientro dei capitali e tutte le nuove norme in arrivo non sono affatto un condono

Quando il discorso, poi, termina sui provvedimenti che saranno varati in questo pomeriggio dal Consiglio dei ministri e, in particolar modo, ciò che concerne le norme innovative per il rientro dei capitali, il ministro Saccomanni c’ha tenuto a spiegare che la nuova normativa italiana sul rientro calcolato dei capitali conservati in nero all’estero non permetterà «nessunissima forma di anonimato e non coinvolgerà né un condono né un’amnistia fiscale». Queste nuove regole permetteranno, ad ogni modo, «un trattamento di favore», anche con importanti riduzioni di pena per tutti i contribuenti che decidono di collaborare con il fisco italiano.

Forti inasprimenti di pena in vista per tutti coloro che non collaborano al miglioramento del mondo del lavoro

Ovviamente, neanche a dirlo, all’opposto ci sarà «un severo inasprimento delle pene per tutti quelli che non collaborano e che saranno scoperti attraverso, ad esempio, lo scambio di informazioni internazionali». Il ministro c’ha tenuto a precisare che l’Italia ha «affrettato moltissimo» sull’introduzione di queste regolamentazioni. Queste, a volte, saranno chiamate anche autodichiarazioni o, in alternativa, un’autodenuncia. Così facendo potremo «avere, alla base, una nuova normativa italiana splendente sulla quale poi contrattare in sede europea o all’Ocse» e, ancora, nell’ambito dei patteggiati con la Svizzera.

Il lavoro in Italia si fonda sulle normative che verranno

In questo momento, il mondo del lavoro, si fonda sulla speranza di ciò che verrà. Non esistono possibilità attuali, non esistono fattori del momento, il lavoratori guardano soltanto al futuro nella speranza che, dal cielo (o dal governo) possa arrivare qualcosa di buono per poter avere una fattibile possibilità di guadagno nel tempo. Le pensioni devono essere completamente revisionate. Il lavoro deve essere meno massacrante, pagato meglio e più stabile. Non è più possibile vivere nell’incertezza di lavorare oggi ma, poi, “del doman non v’è certezza”. I giovani, laureati e brillanti, non riescono a trovare lavoro (almeno che, ovviamente, non siano raccomandati). Il paese è una polveriera sul punto di esplodere e gli italiani sono proprio al centro del ciclone. C’è paura, incertezza, come se fossimo tutti in attesa di chissà quale cataclisma. Un cataclisma, purtroppo, ancora peggiore di quello che stiamo vivendo attualmente.

Letta: “cominciano a vedersi gli effetti della legge di stabilità!” Basterà?

Enrico Letta: “Questi, senza ombra di dubbio, sono i primi effetti della legge di stabilità. Ci saranno molte meno tasse sul mondo del lavoro”

Ecco quanto scrive il premier Enrico Letta in una attesissima nota divulgata sul finire di un vertice a Palazzo Chigi con i ministri Saccomanni e Giovannini:
“Questi, senza ombra di dubbio, sono i primi effetti della legge di stabilità. Ci saranno molte meno tasse sul mondo del lavoro e nasceranno nuovi e importanti fondi per la cassa integrazione”.
Inoltre, poi, appare evidente che dovranno essere resi evidenti anche tutti i dati provenienti dall’Eurostat per quanto concerne il debito pubblico. Con un calo enorme per quanto concerne il terzo trimestre.
Il premier Enrico Letta, poi, ha continuato come segue:
“Dopo aver visionato con cura tutti gli elementi Istat sulla ripresa dell’industria e anche i dati Eurostat sul debito pubblico, possiamo affermare con certezza che ci troviamo davanti a un’altra conferma dell’indiscutibile valore del cammino iniziato dalla nostra politica economica. Ci troviamo davanti a nuovo e importante segnale che ci invoglia a continuare la strada delle nostre idee e la politiche per la crescita. Ovviamente, tutto questo nel rispetto e nel mantenimento dei conti pubblici”.

Quali saranno gli effetti di queste parole sul mondo del lavoro?

Saranno, con assoluta certezza, importanti e positivi gli effetti di queste parole sul mondo del lavoro ma, con altrettanta certezza, siamo sicuri che, queste, non devono rimanere soltanto parole. Il lavoro ha bisogno di fatti, di riforme concrete, non di frasi piacevoli all’orecchio ma indifferenti al portafogli. Vivere il mondo del lavoro, probabilmente, rappresenta uno dei momenti più critici della vita di un italiano e, in questo momento, c’è bisogno soprattutto di rassicurazioni concrete. I giovani hanno bisogno di un’occasione per potersi addentrare con maggiore facilità all’interno del mondo del lavoro. Gli anziani, al contrario, hanno bisogno di un’occasione per poter andare in pensione senza il timore di essere troppo decrepiti per potersi godere la vecchiaia. Letta, fino a questo momento, ha combattuto una battaglia senza creare danni considerevoli all’avversario. E l’avversario (in questo caso, la disoccupazione), rimane in piedi senza difficoltà e senza mostrare alcun segno di cedimento. I dati parlano di un 12% abbondante di disoccupazione. Dei dati provenienti dal mondo dei giovani, poi, meglio non parlarne proprio. Siamo proprio sicuri di voler provare gioia solo per 4 chiacchiere?

Rapporto sull’occupazione mondiale, l’Ue fa orecchie da mercante

Il rapporto sul dato dell’occupazione mondiale nel 2013, con grande affanno, ha provato a stigmatizzare le feroci conclusioni negative partorite dalle politiche e dalla crescita di molti dei più importanti Paesi dell’Ue.
Ecco quanto scritto dall’Organizzazione internazionale del lavoro:
“Nei paesi che hanno mostrato i maggiori segnali di crisi all’interno della periferia dell’Eurozona (i cosiddetti ’Piigs’. Ovvero il Portogallo, l’immancabile Italia, l’Irlanda, la Grecia e ovviamente Spagna; tutte le misure di rafforzamento fiscale non hanno portato altro che effetti negativi indirizzati ai consumi privati. Per farla breve, la crescita è precipitata molto più del debito, ingrandendo drasticamente il peso del debito stesso, anche in relazione al Pil attuale”.

In realtà come il Giappone abbiamo un feroce riequilibrio di tutte le politiche macroeconomiche e un forte aumento dei redditi da lavoro

In altre parti del mondo, poi, è andata molto diversamente. In Giappone, per esempio, dove si è affermata con vigore una politica fiscale votata all’espansione e in totale contrasto con la crisi e il rapporto debito/Pil, il dato non è cresciuto con gli stessi ritmi veloci visti in passato. In questo frangente, dunque, abbiamo un feroce riequilibrio di tutte le politiche macroeconomiche e un pesante aumento dei redditi da lavoro. Quest’ultimi migliorerebbero in modo significativo e con essi le prospettive del mercato del lavoro, I dati affermano che verrebbero creati circa 6,1 milioni di posti di lavoro in più all’interno dei paesi del G20 entro l’anno 2020. Verrebbe ridotto il tasso di disoccupazione di 1,8 punti percentuali e sarebbe molto più semplice anche il raggiungimento dei vari obiettivi fiscali. Stando a quanto afferma l’organizzazione, nel 2013, il numero dei disoccupati nel mondo è salito di altri 5 milioni di unità. Viene a crearsi, dunque, una cifra che sfiora la quota di 202 milioni. Neanche a dirlo, i primi a essere colpiti sono i giovani. I numeri parlano di 74,5 milioni di senza lavoro di età compresa tra i 15 e i 24 anni in tutto il pianeta. Il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto la quota record del 13,1% a livello globale (un numero quasi triplo rispetto agli adulti) mentre, ancora, continua ad aumentare il fenomeno dei “Neet” (sono quei giovani che non hanno un lavoro, non studiano e non sono neanche impegnati in alcuna attività di formazione). In alcuni paesi, i Neet, rappresentano quasi un quarto della popolazione compresa nella fascia di età tra i 15 e i 29 anni.

Riforma delle pensioni, arriva un nuovo progetto per anticipare i tempi del decreto Fornero

Il progetto in questione dovrà sottolineare alcuni passaggi fondamentali, a cominciare dalla robustezza finanziaria

Il governo sta muovendosi con vigore affinché la possibile (o quanto meno probabile) uscita anticipata rispetto all’età di pensionamento con il contributo di Stato, per tutte le aziende e per i lavoratori, possa essere molto più semplice e molto più ravvicinata. Questo, senza ombra di dubbio, rappresenta il piano messo in auge dal ministro del lavoro, Enrico Giovannini. Il progetto in questione dovrà sottolineare, però, alcuni passaggi fondamentali. In primis il dovere di avere la giusta “robustezza finanziaria”. In seguito, poi, dovrà essere in grado rappresentare uno “strumento del tutto flessibile in funzione delle numerose necessità personali degli impiegati”.

La riforma Fornero, e un’idea che, per numeri e necessità, si dimostra sempre più impresentabile al giorno d’oggi

Andando maggiormente nel dettaglio, agendo ai margini di una conferenza stampa dai risovlti importantissimi tenutasi all’Inail, Giovannini ha dichiarato, infatti, che al ministero si sta lavorando su importanti aspetti tecnici di un progetto che possa essere pioniere di un percorso che anticipi la pensione rispetto all’età prevista della riforma Fornero. Una riforma che, per numeri e necessità, si dimostra sempre più impresentabile al giorno d’oggi.

Giovannini: “Il nuovo piano in auge non cambierà le regole volute dalla Fornero”

“Il procedimento cui puntiamo è sicuramente molto complesso – ha sciorinato – e può attendersi finanche il contributo da parte di tutte le aziende interessate. L’idea generale consiste nell’avere un contributo e da parte di tutti e tre i soggetti interessati”, stiamo parlando del lavoratore, dell’azienda, e, neanche a dirlo, anche dello Stato. Alla preparazione del progetto sta contribuendo anche il ministero dell’Economia. Una volta ultimato, il documento sarà sottoposto al giudizio delle parti sociali. “Il nuovo piano in auge non cambierà le regole volute dalla Fornero”.  Con queste parole, Giovannini, c’ha tenuto a precisare che “lo strumento allo studio è indirizzato al favoreggiamento della transizione, su base volontaria, dal lavoro quotidiano fino a raggiungere la pensione. Ovviamente, mantenendo invariati i requisiti dell’attuale normativa”. “Il progetto – ha continuato – procederebbe verso quelle persone e tutte quelle imprese (anche quelle di minori dimensioni) che, al momento, non sono in grado di utilizzare tutti i vari strumenti previsti”. Non ci rimane che attendere e capire, adesso, quale sarà il futuro delle nostre pensioni.

Sessantadue accordi per salvare i lavoratori, ecco tutti i numeri del progetto

Non passa giorno che non si vedano transenne e presidi

A palazzo Piacentini, in via Molise, un’opera antica nata nel 1932 al tempo delle Corporazioni e che oggi ospita il ministero dello Sviluppo economico, non passa giorno che non si vedano transenne e presidi. Questo avviene, ormai, quasi in tutte le settimane dell’anno solare. Ai manifestanti non interessa minimamente che ci sia il sole o la pioggia forte (come avvenuto la scorsa settimana). E neanche che il termometro segni 40 gradi. D’altro canto, al ministero, nel corso degli ultimi due anni, si sono presentati davanti in molti e, ancora, l’apertura di ben 159 i tavoli “di crisi”. Tavoli di crisi che incuriosiscono non poco le imprese grandi e anche quelle meno grandi. Per non parlare , poi, di singoli stabilimenti e tutte le altre multinazionali estere. Verranno tutte convocate all’attesissimo rapporto di governo al fine di evitare il peggio. E per peggio si intende il temuti licenziamenti, le infinite ristrutturazioni e la chiusura di molteplici fabbriche.

Ci sono stati sessantadue accordi approvati con tutte le parti sociali e anche con gli enti locali per salvare numerosi posti di lavoro

I numeri, fino a questo momento, parlano di sessantadue accordi approvati con tutte le parti sociali e anche con gli enti locali. In questo caso stiamo parlando di, circa, 12 mila posti di lavoro messi «in salvo». Dalle parti dello Sviluppo elencano con compiacimento l’elenco aggiornato: 1600 posti di lavoro alla Micron di Avezzano, 1500 posti alla Natuzzi, 2000 lavoratori salvati alla Berco, 1400 dipendenti alla Indesit, 800 impiegati alla Novelli, 500 lavoratori a Porto Torres, 450 dipendenti alla Sigma Tau. Senza dimenticare aziende come la Richard Ginori, la Sixty, la Plasmon, la Valtur e così via. Solo in questi ultimi giorni è avvenuta l’impresa di rinviare la chiusura dell’Ansaldo Breda di Palermo. L’azienda voleva tirare i remi in barca e mettere in cassintegrazione a zero ore oltre 150 dipendenti. Tutto questo permetterà di mettere nero su bianco del protocollo d’intesa (documento in grado di avviare il forte rilancio del polo siderurgico di Piombino). Su questo progetto sembrano avanzare nuovi importanti investitori internazionali dopo il terribile flop dei russi di Severstal.
Le soluzioni sono ancora molto lontane e il lavoro da fare è moltissimo. «Il 2014 rappresenterà l’anno fondamentale per comprendere fino in fondo il destino della nostra industria». Questi sono i commenti che scorrono nei lunghissimi corridoi del ministero. I sindacati, poi, con i metalmeccanici in prima linea, continuano la loro marcia per chiedere al governo nuove e più importanti misure per quanto concerne la politica industriale.

Il lavoro non si cerca più, gli italiani sono sfiduciati

Il terzo trimestre dell’anno 2013, in Italia, ha visto i disoccupati (almeno quelli in senso stretto) raggiungere il numero di 2,84 milioni

Stando a quanto affermano i recentissimi dati Istat, nel Belpaese, ormai, ci sono la bellezza di quasi 3,3 milioni di persone che, senza alcun tipo di problema, potrebbero essere tranquillamente abili e arruolati per lavorare. Ma, senza troppi dubbi, quest’ultimi, il lavoro non lo cercano neanche. La bellezza del 13,1% della forza lavoro. Questo dato viene a trovarsi per ben tre volte al di sopra della media Ue-28 (4,1%). L’Eurostat lo ha reso noto all’interno di un importante studio relativo al terzo trimestre 2013. Questa base percentuale risulta essere salita in maniera macroscopica sulla base tendenziale in Ue di 0,4 punti e, nel nostro paese, di 0,9 punti.

Il terzo trimestre dell’anno 2013, in Italia, ha visto i disoccupati (almeno quelli in senso stretto) raggiungere il numero di 2,84 milioni. In virtù di queste cifre, il tasso di disoccupazione è stato pari all’11,3%, con una disarmante crescita di 1,5 punti percentuali confrontati con quanto accadeva appena un anno prima. Basti ricordare che l’Ue, nel terzo trimestre, ha mostrato un tasso dei senza lavoro pari al 10,5%, con una crescita di, circa, 0,2 punti. È ancora l’Italia, però, a detenere il record universale di coloro che potrebbero iniziare un impiego anche immediatamente ma che si guardano bene dal farlo. Con il 13,1% della forza lavoro, l’Italia straccia vigorosamente tutte le altre principali nazioni europee. In Germania i disoccupati che non cercano lavoro sono appena l’1,3%, il 2,5% nel Regno Unito e il 5,1% in Spagna. Quest’ultima, ad ogni modo, fa segnare un tasso di disoccupazione del 26%, il 10,1% in Croazia.

In Italia, inoltre, si registra una forte percentuale inferiore alla media di part time involontari

I numeri, in questo caso, parlano di un 2,2% a fronte del 4% medio europeo (4,1% in Germania, 6% nel Regno Unito). Per farla breve, in Italia, ci sono ancora oltre 6,15 milioni di persone che hanno perso ogni forma di fiducia sulla possibilità di trovare un lavoro valido. Al momento, tra persone che risultano disoccupate, (e stiamo parlando di 2,84 milioni nel terzo trimestre 2013) e tutti coloro che non entrano nemmeno nel mercato del lavoro, siamo arrivati all’imbarazzante cifra di 3,3 milioni nel terzo trimestre. Una situazione agghiacciante in cui, l’italiano medio, non cerca lavoro poiché è pienamente consapevole di non poterlo trovare.

Cassa integrazione, nessuno come la Lombardia

Il dato in auge, in ragione di 1.075 milioni di ore di cig richieste e autorizzate, mostra la massiccia presenza di personale ancora bloccato a zero ore

I numeri concernenti gli ammortizzatori sociali in Italia nel 2013 continuano a crescere lasciando, dietro di loro, una scia di disgusto misto a paura. Ci troviamo davanti a, circa, 515mila lavoratori bloccati in cassa integrazione per l’intero 2013. Il dato in auge, in ragione di 1.075 milioni di ore di cig richieste e autorizzate, mostra la massiccia presenza di personale ancora bloccato a zero ore. È il terzo risultato peggiore (e più triste) degli ultimi quattro anni. Le informazioni espresse dalla Cgil, denotano quanto la forzata astensione dal lavoro abbia profondamente influenzato il reddito. In questo caso stiamo parlando di una perdita complessiva di circa 4.125 milioni di euro. Entrando maggiormente nello specifico, 8 mila euro sottratti dalla propria busta paga per ogni dipendente. Questo sistema è stato il risultato di tutti gli effetti causati dalla crisi dello scorso. Numeri che, per quanto concerne il ricorso alla cassa integrazione, stando a quanto rielaborato dall’Inps e dall’Osservatorio Cig della Cgil nazionale, erano già penosamente evidenti all’interno del rapporto di dicembre 2013.

Dati regionali sulla cassaintegrazione, nessuno come la Lombardia

Se diamo una rapida occhiata ai dati regionali, stando a quanto afferma la Cgil, il bilancio risulta essere particolarmente pesante per quanto concerne le regioni del nord. Ovviamente, stiamo parlando del ricorso alla cassa integrazione per l’anno 2013. Ecco i numeri offerti dal rapporto del sindacato e, neanche a dirlo, emerge che al primo posto per ore di cig autorizzate c’è la Lombardia.
Ecco i numeri completi:
1) Lombardia con 251.480.693 ore. Dato pari a 120.441 lavoratori (anche valutando le posizioni di lavoro relegate a zero ore);
2) Piemonte con 129.388.178 ore per un numero pari a 61.968 lavoratori;
3) Veneto con 108.188.370 ore di cig autorizzate per un numero base di 51.814 lavoratori;
4) Per quanto concerne, invece, le regioni del centro, a primeggiare è sicuramente il Lazio con 76.931.505 ore che coinvolge, circa, 36.845 lavoratori.
5) Infine, per quanto riguarda il Mezzogiorno, è la Campania la regione dove possiamo segnare il maggiore ricorso alla cig con 63.165.512 ore su di una scala di 30.252 lavoratori.
Non ci rimane che capire, adesso, quale sarà la risposta del mondo del lavoro a questi numeri agghiaccianti.

Imprese e lavoro: Tunisi stringe i rapporti con l’Italia

Le Imprese tunisine e gli imprenditori italiani hanno registrato un fatturato del valore di 3 miliardi di euro. I numeri che descrivono la presenza in Italia nel Paese nordafricano riguardano l’impatto sull’occupazione , stimata in 60.000 posti di lavoro. E il totale delle imprese in Tunisia con capitali italiani, circa 750 . I risultati sono stati pubblicati in un nuovo studio sul “business italiano in Tunisia “, realizzato dall’istituto di ricerca legato alla banca Intesa San Paolo.

Nel 2012, l’anno analizzato dalla ricerca, le esportazioni italiane verso la Tunisia hanno toccato il loro livello storico

L’ Italia è il secondo paese della classifica dei partner commerciali della Tunisia (dopo la Francia ), con un valore commerciale bilaterale del valore 5400000000 € e una bilancia commerciale del valore di oltre € 1000000000. Nel 2012, l’anno analizzato dalla ricerca, le esportazioni italiane verso la Tunisia hanno toccato il loro livello storico con un valore di circa 3,3 miliardi di euro, in crescita di oltre il 20 % rispetto all’anno precedente (in crescita del 60,8 % rispetto al 2001). In altre parole , dopo la Francia , l’Italia è il secondo fornitore della Tunisia come client top: le importazioni in Italia avevano un valore di € 2100000000 . Qui, però, la tendenza opposta è stata registrata con un calo del 23,5 % dal 2011 .

Tuttavia le relazioni italo- tunisina vanno ben oltre le importazioni e le esportazioni

L’Italia è un investitore importante e vari fattori stanno attirando capitali italiani in Tunisia. Prima di qualsiasi strategia, sono le risorse umane a rappresentare il fattore chiave. Con una popolazione giovane e istruita, attirare gli investitori stranieri, in generale, e italiani in particolare, diventa molto facile. Inoltre, questi luoghi, offrono “un clima tradizionalmente favorevole ideare un business”, oltre che un buon ritmo di crescita economica. Il PIL nel 2012 è risultato essere in crescita del 3,6%, “la migliore performance tra i paesi del Nord Africa”. Il PIL pro capite ( € 8.760 nel 2012 ) ‘ è il più alto dopo quello della Libia. Le politiche sono efficaci. La ricerca ha osservato che non occorre davvero nulla per attrarre investitori stranieri in un mix di successi: “Lo stock di investimenti diretti esteri in Tunisia ammonta a € 26200000000 nel 2012 , con un valore pro – capite di oltre 2.400 euro ( il più alto tra i paesi del Nord Africa) e un’incidenza del 74% sul PIL”. Numeri indiscutibili che fanno pensare che, in Italia, per quanto concerne il lavoro, c’è qualcosa di davvero grave che non va.