MPS: cosa sono i derivati e come questi strumenti finanziari hanno causato lo scandalo della banca

In Italia è da qualche settimana che il settore bancario è al centro delle attenzioni di risparmiatori ed investitori: prima lo scandalo delle banche fallite (come la Etruria ma non solo), ora quello che sta colpendo MPS, il Monte dei Paschi di Siena.

Sono giorni che si parla dello “scandalo dei derivati”, ma che cosa sono e perché sono così importanti? Inoltre, quali sono le regole che questa banca ha violato e che hanno portato a questa situazione così complessa?
Primo punto, cosa sono i derivati?

I derivati sono strumenti finanziari che, come si può intuire dal nome, “derivano” il loro valore da altri prodotti, come le azioni, i titoli del debito pubblico, l’oro, il petrolio o altre materie prima. E’ possibile distinguere, per questo motivo, due tipologie di derivati:

  • La prima è quella dei commodity derivatives, ovvero quelli che prendono il loro valore da attività sottostanti come oro, petrolio, ma anche grano e caffè. In linea generale, dalle materie prime;
  • La seconda è quella dei derivati finanziari, che invece prendono il loro valore da attività che rientrano in questa categoria, come le azioni, le valute o i tassi d’interesse.

Una pratica molto diffusa è quella dell’arbitraggio, ovvero l’acquistare un bene sul mercato finanziario al solo scopo di rivenderlo per realizzare un profitto.

Tipi di derivati

Ci sono diverse tipologie di derivati su cui poter investire, a partire da quello sulle opzioni fino ai futures, swap e forward, giusto per citare i più famosi. Tra questo gruppo, i derivati che hanno maggior successo tra gli investitori sono quello delle opzioni e dei futures:

  • Il primo dà la facoltà di acquistare o di vendere un strumento finanziario ad una certa data e ad un certo prezzo che sono predeterminati;
  • Il secondo è un contratto con cui le parti si assumono l’obbligo di fare un acquisto futuro ad un dato prezzo e ad una certa data.

La differenza tra opzioni e futures sta proprio nell’obbligo, che nel primo caso manca e nel secondo c’è.

Non è la prima crisi causata dai derivati

Quella di MPS non è la prima crisi dei derivati che abbiamo avuto in Italia. Una precedente si era avuta già nel 2007, quando la Banca per i regolamenti internazionali aveva stimato un valore di derivati presenti sul mercato di 596.000 miliardi di dollari. Bankitalia, invece, aveva stimato un valore dei derivati in Italia di circa 60 miliardi di euro. Questi numeri sono importanti per aiutarci a comprendere in che maniera i derivati sono fondamentali per gli investitori e, dunque, perché in tempi di crisi le conseguenze sui mercati stessi sono spesso terribili.

La crisi del Monte dei Paschi di Siena

Nel caso del MPS, la crisi finanziaria è stata causata da un contratto che non veniva fuori in bilancio e che aveva come finalità quella di addebitare, sulla banca Nomura, del Giappone, le perdite che erano state causate da un derivato sui mutui ipotecari.

I due istituti di credito avrebbero anche firmato un accordo in base al quale MPS si impegnava a restituire il prestito con un asset swap a 30 anni.

Benché queste operazioni non siano nulla di illegale, esse devono necessariamente essere incluse nel bilancio bancario, cosa che MPS non ha fatto. Ecco perché si è scatenata la crisi, in considerazione del fatto che questa mancanza potrebbe pesare, sui conti della banca italiana, circa 740 milioni di euro. Il problema è che tale peso potrebbe poi ricadere sullo Stato e, di conseguenza, sui contribuenti.

Mutui on line: dopo il primo trimestre del 2016, saranno ancora in crescita?

Il numero di mutui on line richiesti nel primo trimestre 2016 ha confermato il momento d’oro della domanda di accesso al credito. Ma sono in molti, tra operatori e potenziali clienti, a chiedersi quanto durerà questo trend. E non si tratta di una curiosità fine a sé stessa: la risposta ha infatti effetti importanti nelle tasche degli italiani. Ecco spiegato perché.

Interessi negativi: quanto durerà il momento d’oro dei mutui?

Se il primo trimestre del 2016 ha confermato la crescita dei mutui on line, dal tedesco Handelsblatt, il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, ha ammonito sul fatto che i tassi negativi impostati dalla Bce “non potranno durare in eterno”. E’ meglio quindi approfittare oggi per chiedere un mutuo on line? E su quale tasso conviene orientarsi? Facciamo chiarezza per chi non è esperto del settore e, quindi, non dispone degli strumenti per fare previsioni di mercato.

Mutui on line: conviene il tasso variabile?

L’effetto più visibile della deflazione dal punto di vista della domanda, è quello di far aumentare la richiesta di mutui, soprattutto di quelli a tasso variabile (che in questo particolare momento storico appaiono essere particolarmente convenienti).

Va anche detto che, sebbene non siano previste brusche inversioni di tendenza del mercato, i mutui a tasso fisso rappresentano da questo punto di vista sempre una sicurezza rispetto alle oscillazioni future dei tassi. La scelta tra mutui a tasso fisso o variabile quindi dovrebbe tener conto anche della durata del finanziamento. I mutui più lunghi infatti sono maggiormente esposti alla aleatorietà dei tassi perché fare previsioni accurate e attendibili di tutte le variabili economiche non è sempre facile, soprattutto per i non esperti.

In linea di massima è intuitivo che maggiore sarà la durata del mutuo e più difficile diventa fare previsioni sull’andamento degli interessi nel lungo periodo. Questo spiega perché anche in queste particolari fasi del mercato, chi cerca un mutuo on line non scarta a priori i preventivi per i tassi fissi. Anche psicologicamente infatti, sapere che la rata resta congelata all’importo stabilito al momento della stipula, può essere confortante per chi ha paura di restare indietro sui pagamenti.

La prima scelta da fare quindi è quella tra mutuo fisso o variabile che, come abbiamo visto, dipende da fattori esterni ma anche da una predisposizione personale per l’uno o per l’altro tipo di finanziamento. Una volta stabilito questo si possono confrontare i diversi preventivi di mutui online usando i comparatori.

 

Postepay: come ricaricare, qual è l’importo limite e come effettuare un bonifico

La Postepay, la carta ricaricabile di Poste Italiane, è una delle più diffuse in assoluto, vuoi per la sicurezza che le Poste rappresentano da sempre nell’immaginario, vuoi anche per le condizioni economiche che sono, ad onor del vero, molto convenienti se paragonate a quelle di altre carte prepagate concorrenti.

In questo articolo vogliamo approfondire tre argomenti correlati a questa carta prepagata: come poterla ricaricare, qual è l’importo limite e come fare un bonifico usando la Postepay.

Come ricaricare la Postepay

Ad oggi, benché questa carta prepagata sia molto diffusa, molti pensano che l’unico modo per potervi depositare soldi sopra sia andando all’ufficio postale. Benché si tratta indubbiamente del modo più diffuso di ricaricare una carta Postepay, è anche quello che richiede più tempo di tutti in quanto occorre necessariamente fare la fila all’ufficio postale, e sappiamo che non è propriamente la cosa più rapida. In ogni caso, per chi volesse affidarsi allo sportello, la ricarica si può fare usando i contanti, un’altra carta Postepay, una carta Postamat Maestro oppure una Bancoposta abilitata. Il costo di ricarica è sempre di 1 euro.

Per chi ha fretta o magari vuole effettuare una ricarica nel fine settimana quando l’ufficio postale è chiuso, è possibile optare per una ricarica presso gli sportelli automatici ATM Postamat, che si trovano nelle vicinanze di ogni ufficio postale. In questo caso la ricarica si può fare usando un’altra Postepay, una carta BancoPosta oppure una qualunque altra carta di credito o di debito che aderisce al circuito Visa, Visa Electron, Vpay, Maestro e Mastercard. La commissione è di 2 € se si paga tramite PagoBancomat, 3 € negli altri casi.

Per i più tecnologici ci sono a disposizione il sito web oppure le app, sia quella Postepay che quella PosteMobile. Tramite il sito è possibile effettuare ricariche usando BancoPostaOnline o BancoPostaClick, mentre con l’app si può fare la ricarica tramite un’altra Postepay o sempre con il conto BancoPosta.

Altri metodi di ricarica sono per tramite delle ricevitorie Sisal, usando il servizio convenzionato con Banca ITB oppure il conto corrente online BPM.

Importi limite

L’importo massimo di ricarica è di 50.000 € all’anno, ricaricate dal titolare delle carte nominative che sono intestate allo stesso titolare.

Per chi volesse usare le ricariche online, invece, c’è un limite di 3.000 € per operazione e un numero massimo di 2 ricariche giornaliere dallo stesso ordinante.

Come fare un bonifico con la Postepay

Non tutti sanno che la Postepay permette anche di effettuare bonifici bancari verso altre carte prepagate con IBAN, conti correnti postali o bancari.

Per poter fare un bonifico bancario usando questa carta prepagata è necessario disporre della versione Evolution, che si caratterizza per avere le 16 cifre classiche di una carta di credito stampate sul fronte.

Il bonifico può essere disposto usando sia il sito web ufficiale di Poste Italiane che l’app Postepay, in alternativa si può fare richiesta presso un qualunque ufficio postale, direttamente allo sportello.

Oltre che per fare bonifici, la Postepay Evolution può essere usata anche per riceverli, quindi anche per ricevere l’accredito dello stipendio, per pagare bollettini, F24 e fare ricariche telefoniche.

Fusione BPM e Banco Popolare: piano approvato, ora tocca all’UE

Siamo di fronte ad un momento storico per il nostro paese: la nascita del terzo gruppo bancario italiano, grazie alla fusione tra BPM e Banco Popolare. I due istituti di credito, che daranno vita al Banco BPM, se ne divideranno le azioni in base alla rispettiva grandezza, dunque il 54,626% andrà ai soci veronesi, mentre la restante parte a quelli milanesi. Verona e Milano saranno anche le due sedi principali del nuovo gruppo bancario italiano.

L’obiettivo di questa nuova banca è quello di dirigere le attività del gruppo, oltre che coordinare in maniera unitaria tutte le società che ne fanno parte.

Il primo CDA sarà composto da un totale di 19 persone, con la figura di presidente che verrà coperta da Carlo Fratta Pasini. Altri nomi importanti sono quelli di:

  • Giuseppe Castagna, amministratore delegato;
  • Mauro Paoloni, vicepresidente vicario;
  • Guido Castellotti, vicepresidente;
  • Maurizio Comoli, vicepresidente

Ora che tutti i lavori sono stati fatti in Italia, la palla rimbalza alla vigilanza europea, che dovrà esprimersi in merito entro i prossimi 90 giorni. A chi pensa che non ci saranno problemi, rispondiamo che potrebbero esserci dei colpi di scena imprevisti.

Dal punto di vista economico, il gruppo bancario ha chiuso il primo trimestre 2016 con un rosso di 300 milioni di euro a carico del Banco Popolare. Intanto, il nuovo gruppo bancario dovrà concentrarsi sull’incremento di capitale di 1 miliardi di euro che dovremmo vedere il prossimo mese, che non sarà facile considerando la situazione del mercato, anche se a fornire le garanzie necessarie sono Bank of America e Mediobanca.

Alla luce dell’importanza di avere gruppi bancari di grandi dimensioni per poter sopravvivere alla competizione globale, la decisione delle due banche di unirsi per diventare ancora più grandi ha senso e dovrebbe essere un mattoncino verso una maggiore solidità del nostro paese, che parte necessariamente dal settore bancario.

Conto corrente postale: versamento e compilazione bollettino

Il bollettino postale è uno dei mezzi di pagamento più usati in assoluto: è utile per pagare le bollette, le rate di un prestito personale e così via. L’opzione più comoda in assoluto è quando si ha un bollettino precompilato con tutti i dati necessari, in quanto basta semplicemente andare in un ufficio portando con sé il bollettino e consegnandolo all’addetto.

Nel caso in cui il bollettino postale deve essere invece compilato a mano, ecco come poter fare senza errori.

Due modelli di bollettino postale

La prima cosa da sapere è che ci sono due tipologie di bollettini:

  • CH8/bis, composto di due parti, una è la ricevuta di accredito, che rimane all’ufficio postale, l’altra è la ricevuta di versamento, che invece viene consegnata al cliente come prova dell’effettuato pagamento;
  • CH8/ter, composto di tre parti, una ricevuta di accredito che rimane all’ufficio postale, e due ricevute di versamento, di cui una per chi paga, l’altra nel caso in cui debba essere data al beneficiario del pagamento come prova dello stesso.

Come compilare il bollettino postale

Nella compilazione del bollettino postale, bisogna indicare i seguenti dati:

  • numero del conto corrente del destinatario (“Sul c/c n.”)
  • importo del versamento in numeri (di Euro) e in lettere (“importo in lettere”)
  • intestazione (“intestato a”)
  • causale del pagamento
  • bollo dell’ufficio postale
  • dati personali di chi paga (“eseguito da”)

Il numero del conto corrente è un valore di 12 cifre al massimo che rappresenta il conto postale di chi riceve il pagamento.

L’importo in cifre deve essere sempre indicato in due cifre, ad esempio 10,00 , mentre quello in lettere deve essere scritto con le lettere per quanto riguarda gli euro, può essere scritto in lettere o in numeri per quanto riguarda i centesimi.

Nella scrittura del numero è consigliato mettere un “hash” (#) prima del primo numero dell’importo in numeri e dopo l’ultimo numero dell’importo in lettere, in maniera tale da stare tranquilli che nessuna persona possa modificare l’importo stesso.

Nel campo intestazione e in quello “eseguito da” occorre scrivere una lettera per ogni casella, mentre gli spazi possono essere lasciati con una casella vuota.

La parte del bollo dell’ufficio postale rappresenta il costo del pagamento del bollettino postale, che al momento è di 1,50 €.

Ricorda che sia che tu debba compilare il bollettino in due parti, che se devi compilare quello in tre parti, le informazioni da scrivere sono esattamente le stesse, l’unica cosa che bisogna fare attenzione è lì dove si scrivono le informazioni, che sia il posto esatto sul bollettino.

Pagare il bollettino postale online

Da qualche tempo le Poste Italiane hanno messo a disposizione l’opportunità di pagare i bollettini postali direttamente su internet, accedendo al sito web delle poste, creando un profilo con il quale poter accedere a tutti i servizi che l’ente postale mette a disposizione dei cittadini italiani.

Bollettino postale con errore, che cosa fare?

Se dovessi fare un errore nella compilazione del bollettino postale, non devi aver timore, è una cosa che capita. Se è un errore minore, nel senso che il dipendente postale può comunque processarlo, allora non ci sono problemi, altrimenti ti toccherà semplicemente strapparlo e compilarne un altro nuovo.

Tassi Euribor negativi: cosa accade ai mutui a tasso variabile?

E’ una situazione decisamente particolare quella che stanno vivendo i consumatori italiani ed europei in questi periodi. I tassi Euribor a 8 e 12 mesi, quelli usati per indicizzare i mutui casa, sono scesi sotto lo zero, e in conseguenza di questo alcune banche della Danimarca hanno deciso di rimborsare i loro clienti invece che prendergli i soldi per pagare la rata. Nello specifico, ne hanno tratto vantaggio i clienti con mutuo a tasso variabile, quello che si “aggiusta” a seconda dell’andamento del tasso di interesse.

Ora sembra che anche la Francia e il Portogallo stiano discutendo per cercare di capire che cosa fare, se emettere rimborsi in favore dei loro clienti oppure meno.

In Italia gli indicatori Euribor si trovano da diverso tempo attorno allo zero, anche se sembra che le banche abbiano creato una sorta di “tappeto”, un minimo al di sotto del quale il tasso di interesse da pagare comunque non scenderebbe. Inoltre, a quanto pare, gli istituti di credito del nostro paese stanno già correndo ai ripari inserendo nei nuovi contratti di mutuo delle clausole in base alle quali non si prevede alcun rimborso se i tassi di interesse dovessero scendere in negativo.

Cosa accadrà nel nostro paese? Seguiremo forse l’esempio degli altri paesi, dove le associazioni dei consumatori hanno proposto che il governo formalizzi una sorta di proposta di legge che obbliga le banche a dare indietro, ai clienti, i soldi dei tassi di interesse negativi?

Difficile da dire, anche perché la situazione è particolarmente delicata e di fatto ci stiamo muovendo in un terreno non ancora esplorato.

Guardandola da fuori, potremmo dire che è giusto che le banche restituiscano i soldi degli interessi negativi, così come che prelevino i soldi degli interessi quando sono positivi. Altrimenti, questo gioco non è più equo e chi ci perde è sempre il cittadino.

Assegno bancario scoperto: che fare? Termini e spese del protesto

Nel momento in cui si emette un assegno bancario, occorre avere la certezza che la somma di denaro riportata su di esso sia effettivamente disponibile sul conto corrente. Se così non fosse, il beneficiario dell’assegno non potrà incassarlo.

Oltre ad essere una situazione particolarmente scomoda per chi ha un assegno, che non riesce ad entrare in possesso del corrispettivo in denaro, un assegno scoperto è altamente rischioso per chi lo emette in quanto è una causa di protesto.

Il protesto è una situazione con la quale ad un soggetto viene constatato il mancato pagamento di un assegno bancario. La levata del protesto deve essere fatta, nel caso di un assegno bancario, entro il termine di presentazione dello stesso, dunque 8 giorni se si tratta di un assegno su piazza, 15 giorni se fuori piazza.

Dal momento in cui l’assegno è protestato, ecco che avviene l’iscrizione del nome del soggetto in questione direttamente nel registro dei protestati, dove permane fino alla cancellazione dello stesso o comunque per un periodo di 5 anni.

Le sanzioni pecuniarie del protesto

L’atto di protesto viene sempre seguito da alcune sanzioni. Nello specifico, occorre pagare una multa che va da 516 € a 3.098 € nel caso di emissione di assegno bancario scoperto. Se l’importo dell’assegno scoperto è più alto di 10.329 € , oppure se non è la prima volta che si incappa in questo reato, allora la multa sale fino a un minimo di 1.032 € e arriva fino a un massimo di 6.197 € .

Sono previste anche delle sanzioni amministrative accessorie che devono essere pagate se il debitore, entro 50 giorni dalla scadenza di presentazione del titolo, non effettua il pagamento dell’assegno, degli interessi, di una penale pari al 10% della somma dovuta e non ancora pagata, oltre che delle spese per il protesto.

Come cancellare il protesto

La cancellazione del protesto inizia con una richiesta, fatta alla Camera di Commercio, di una Visura che contiene i dati del protesto da cancellare. Una volta che si è ottenuta tale visura, è fondamentale andare presso il tribunale civile di residenza, alla sezione protesti, dove bisognerà presentare un’istanza di riabilitazione per pagamento del titolo. Prima di procedere alla cancellazione, inoltre, occorrerà avere una liberatoria da parte del creditore, con la quale egli stesso afferma di non avere più nulla da pretendere da parte del soggetto in questione.

Dopo che sia passato almeno 1 mese, il tribunale rilascia un attestato di riabilitazione, con cui bisognerà andare presso la Camera di Commercio per potersi cancellare dal registro protesti.

La cancellazione del protesto è disposta dal dirigente dell’ufficio protesti entro 20 giorni dalla presentazione dell’istanza relativa, che deve essere corredata da una copia del certificato di riabilitazione così come fornito dal tribunale.

Protesto, le conclusioni

Si tratta indubbiamente di una situazione non facile da gestire per nessuna delle parti, quella che ovviamente ha la peggio è chi emette un assegno scoperto. Le conseguenze di un protesto sono notevoli, non bisogna mai dimenticarlo, si finisce per entrare in un circolo vizioso dal quale è poi difficile uscire.

Veneto Banca: fondo Atlante o quotazione in borsa?

Veneto Banca ancora in una situazione alquanto difficile. L’istituto di credito di Montebelluna si trova ad un bivio del suo futuro, che potrà essere garantito solo se interverrà un aiuto da parte del fondo Atlante, oppure da uno sbarco in borsa.

Nelle ultime ore, il nuovo presidente dell’istituto di credito italiano, Stefano Ambrosini, ha presieduto l’assemblea dei soci e le prossime ore saranno cruciali per la banca. Lo sbarco a Piazza Affari non è certo, nel caso in cui non fosse effettivamente possibile, l’unica alternativa per non chiudere i battenti sarebbe quella dell’intervento di altri soggetti.

Al momento è previsto che la banca dovrebbe chiedere un incremento di capitale pari a 1 miliardi di euro. Se si considera, però, che al momento la stessa ha un tasso di copertura del 37,8%, mentre i primi 12 istituti di credito italiani la hanno al 44% circa, questo significa che circa 600 milioni di euro verrebbero già praticamente impiegati per la copertura stessa. Pertanto, ad oggi un solo incremento di capitale potrebbe non bastare e si potrebbe prospettare il bisogno di un altro incremento entro la fine di quest’anno. Se così fosse, però, gli operatori di mercato potrebbero non gradire.

Ecco perché si pensa se effettivamente l’ingresso in borsa potrebbe essere positivo o negativo per la banca, anche perché è possibile che, in caso di ulteriore aumento di capitale, il valore azionario della banca crolli, portando con sé ancora più problemi di quanti ce ne sono ora.

L’intervento del fondo Atlante, invece, andrebbe ad agire in maniera diretta sul credito deteriorato.

Indipendentemente da quello che accadrà e da quale delle due soluzioni alla fine verrà adottata (è difficile immaginarne una ancora diversa), quel che è certo è che dopo la capitalizzazione ci sarà un nuovo CdA, che dovrà a quel punto studiare come fare per poter migliorare la situazione davvero difficile di questa banca.

Banche Fallite: Arrivano i Rimborsi

Potrebbe arrivare presto la decisione del Consiglio dei Ministri in merito agli indennizzi cui gli obbligazionisti delle quattro banche italiane fallite hanno diritto. La riunione in questione dovrebbe essere tenuta proprio oggi e verranno stabiliti con ogni probabilità dei criteri automatici in base ai quali si potrà decidere se dare o meno tale indennizzo. Chi è stato colto in contropiede dal fallimento di Banca Marche, Carife, Carichieti e Banca Etruria può festeggiare, ma non tutti, però.

Dipenderà dal momento in cui si sono sottoscritte le obbligazioni: se prima del 1° agosto 2013, allora il rimborso avverrà in automatico, altrimenti occorrerà farne richiesta e partiranno le procedura di arbitrato, che saranno gestite dall’Anac.

Benché ci sia una data oltre la quale non ci saranno rimborsi automatici, secondo delle analisi che sono state fatte sembra che la maggior parte dei risparmiatori potranno beneficiare dei rimborsi, dato che la sottoscrizione delle obbligazioni incriminate è avvenuta soprattutto tra il 2005 e il 2012, per un totale di 228 milioni di obbligazioni emesse da tutte e 4 le banche.

Certo è che il rimborso non sarà totale. Ci sono dei paletti su cui si sta ancora lavorando e che andrebbero a considerare il reddito del risparmiatore e la percentuale di obbligazioni subordinate che sono state sottoscritte. L’obiettivo principale è quello di tutelare soprattutto le persone più deboli da un punto di vista finanziario.

Quel che è certo è che il fondo rimborsi, inizialmente stabilito in 100 milioni di euro, verrà invece aumentato fino a 250 o 280 milioni, non è ancora chiaro. In questo modo si potranno riuscire a risolvere ancora più situazioni spiacevoli e coprire le perdite per importi maggiori.

Ora resta da vedere quanto tempo dovrà passare, per i risparmiatori, prima di vedersi i soldi sul conto. Ma, anche lì, sembra si stia lavorando per velocizzare.

Una situazione brutta nel panorama bancario italiano, che certo non fa onore, e che speriamo possa risolversi al più presto.

Fondo Atlante: e se non bastasse?

Il Fondo Atlante è una delle novità più interessanti in assoluto nell’ultimo periodo per quanto riguarda le banche italiane. In breve, si tratta di uno strumento che, con poco più di 4 miliardi di euro, dovrebbe riuscire in qualche modo a tirare giù il primo tassello del domino che rappresenta la montagna di sofferenze bancarie, pari a circa 200 miliardi di euro.

Se, da un lato, si tratta di uno strumento che ancora mancava, dall’altro in tanti dicono che è come una goccia in un oceano: inutile.

Ma cosa dovrebbe accadere se il Fondo Atlante non bastasse?

In questo scenario, che nel 99% dei casi si realizzerà, sarà lo Stato che dovrebbe intervenire nel mercato mettendo in piedi delle soluzioni più o meno comuni, un po’ sul modello del BIN, Banche di Interesse Nazionale, che vennero create nel 1936 per far fronte a quell’esigenza bancaria e che furono partecipate dall’IRI.

E’ così che possiamo pensare ad uno scenario in cui lo stato finisca per creare alcune BIN ed entrando in ognuna di esse con delle partecipazioni, nel rispetto delle regole stabilito dal principio dell’investitore privato. Una quota che non è ancora stata stabilita, ma che dovrebbe comunque essere compresa tra il 20 e il 25%.

Tutte le banche che sono in difficoltà verrebbero praticamente obbligate ad entrare in queste nuove BIN, condividendo rischi e patrimonio, creando una massa critica che potrebbe finalmente riuscire a mantenere il peso delle sofferenze che si sono create fino a quel momento.

L’ipotesi del modello BIN può sembrare un po’ datata, una vecchia realtà storica, che però dobbiamo dire che, ai tempi, ha avuto il suo bell’effetto. Il punto è che spesso i piccoli istituti di credito usano i soldi per esercitare il potere invece che per dar vita ad un certo sviluppo economico, quindi bisogna veramente cambiare le cose “a monte”, e il BIN potrebbe essere una buona soluzione.

Decreto Mutui, ecco che cosa prevede

E’ una delle ultime novità nel settore dei mutui casa, che potrebbe in qualche modo modificare, anche pesantemente, questo particolare settore. Stiamo parlando del “Decreto Mutui”, che pochissimi giorni fa è stato approvato dal consiglio dei ministri dopo i pareri delle Commissioni Parlamentari.

In sostanza, viene cambiato il limite oltre il quale si ha un inadempimento da parte del consumatore in merito al rimborso del finanziamento casa e, dunque, si rischia il pignoramento della stessa da parte dell’istituto di credito. Grazie a questo decreto, per poter diventare inadempiente, un soggetto dovrà non pagare 18 rate mensili, invece delle 7 che venivano considerate in precedenza.

L’obiettivo di questa novità è quello di protegge i consumatori e di dar loro modo di uscire da un’eventuale situazione economica di difficoltà temporanea, senza che per questo si debbarischiare la casa. Oggetto del Decreto sono tutti i mutui garantiti da ipoteche, oltre che quelli finalizzati ad acquisire il diritto di proprietà su un dato immobile o su un terreno.

Per venire ancora di più incontro al consumatore e cercare di stabilire delle regole chiare in merito, il Decreto stabilisce anche che l’istituto di credito deve fornire delle informazioni precontrattuali chiare e dettagliate, con dei chiarimenti per quanto riguarda il calcolo del TAEG (tasso annuo effettivo globale). Inoltre, sia le banche che gli intermediari finanziari devono attenersi a delle regole di comportamento ben precise in termini di diligenza, trasparenza e correttezza.

L’obiettivo finale del nuovo decreto mutui è quello di dare aiuto in tutti i casi il consumatore finale si trovi in uno stato di debolezza o di bisogno, anche temporanei.

Cosa accade se il debitore è inadempiente? In maniera semplice, la banca può vendere la casa all’asta per rientrare delle somme a lei spettanti. La somma che si ricava dalla vendita dell’immobile deve essere usata per estinguere il debito residuo (anche se la somma incassata è inferiore ad esso) e l’eventuale rimanenza deve essere pagata al consumatore.

La nuova BCC, si accelera

Si va avanti per cercare di formare il nuovo gruppo di Credito Cooperativo, così come stabilito dalla riforma che è stata approvata lo scorso 6 aprile dal Senato. Notevoli le riforme a livello interno, mentre dal punto di vista del rapporto tra cittadino e banca non cambia nulla.

A farlo sapere è Gianfranco Donato, presidente della Banca del Valdarno, il quale afferma che il nuovo gruppo BCC sarà il terzo in Italia per dimensioni, e il primo per quanto riguarda la grandezza del capitale, stimato in circa 20,4 miliardi di euro. I cittadini, invece, potranno continuare ad interfacciarsi con la loro BCC locale, senza che nulla cambi in termini di operatività sul territorio di ogni singolo istituto di credito.

Il nuovo gruppo del Credito Cooperativo avrà, in sostanza, una sorta di guida centrale, rappresentata da una grande SPA nazionale le cui banche avranno le partecipazioni. Tale nuovo ente ha delle funzioni di controllo e di intervento, qualora dovesse esserci bisogno.

Verrà creato anche un fondo obbligatorio al quale le banche in difficoltà economica potranno accedere per far fronte agli stessi, senza rischiare che possano venire toccati i risparmi degli italiani, né quelli dei clienti, né quelli dei soci.

Tra le BCC locali che faranno parte di questo nuovo grande gruppo troviamo quelle della Lombardia, del Piemonte o del Trentino Alto Adige, m anche dell’Emilia Romagna e così via.

Una novità che riguarda tutto il gruppo è relativa al fatto che anche la capogruppo potrà erogare credito in futuro, mentre ora a concedere denaro in prestito sono solo le banche territoriali. Una novità che potrebbe influenzare, secondo alcuni, in maniera notevole il mondo delle BCC, almeno da questo punto di vista.

L’autonomia di ogni banca sarà salvaguardata, il che significa che ognuna di esse avrà il diritto di operare tenendo al centro degli interessi soci e territorio. Un passo fondamentale per continuare ad offrire servizi di prim’ordine.

Prestiti primo trimestre 2016, i finanziamenti per ristrutturazione i più richiesti

Secondo le ultime informazioni dell’osservatorio Prestiti Online, i finanziamenti per la ristrutturazione di casa sono stati, nel primo trimestre 2016, i più richiesti dagli italiani. Addirittura il 33% del totale delle richieste di finanziamenti di gennaio, febbraio e marzo sono state finalizzate per questo scopo, davanti alle domande di finanziamenti per l’auto (22,6% del totale) e a quelle di prestiti per nuovi arredi (16%).

Prestiti primo trimestre 2016, ecco come sono stati composti

Andando ad analizzare nello specifico le richieste di finanziamento che sono state erogate nel periodo di tempo considerato, poco meno di un quinto ha avuto una durata di 60 mesi, mentre circa il 15% sono state fatte con scadenza 48 mesi.

L’importo medio è stato di circa 11.900 euro, in calo rispetto alla media che venne registrata nei primi tre mesi dello scorso anno, quando è stata di poco superiore a 12.000 euro. Non c’è stata grande differenza rispetto al 2015, ma effettivamente c’è da considerare che le spese per ristrutturare casa non sono certo minime, anzi. A seconda dei lavori da svolgere, i prestiti che bisogna richiedere possono tranquillamente arrivare ad alcune migliaia di euro, come abbiamo potuto ben vedere.

La maggior parte dei finanziamenti sono stati richiesti nel nord Italia, poco più del 39%, poi il sud con meno del 39% e infine il centro con una percentuale di richieste pari al 22% circa.

Chiudiamo, infine, con le statistiche relative alle fasce di età dei richiedenti. La maggior parte di coloro che hanno fatto domanda di finanziamento hanno avuto un’età compresa tra 36 e 45 anni, seguiti da coloro che invece erano inclusi tra i 46 e i 55 anni.

Sembra che i giovani siano per lo più esclusi dalle domande di finanziamento e che banche e finanziarie preferiscano chi ha già una certa stabilità economica alle spalle. Ma, d’altronde, considerando le difficoltà economiche in cui la nostra economia ancora versa, c’era da aspettarselo.

La banca Centrale della Russia dovrebbe tagliare ancora il tasso di interesse, tutte le indiscrezioni

La banca Centrale della Russia dovrebbe tagliare il tasso di prestito di 100 punti base la prossima settimana dato che l’inflazione scende e la crisi economica è peggiora, ma il recente calo del rublo significa che la banca può astenersi da una riduzione del tasso più nitida.

La banca centrale ha già ridotto il tasso di riferimento di 450 punti base (bps) al 12,5 per cento nel 2015, per la maggior parte dopo il rialzo, in una situazione di emergenza, di 650 bps nel mese di dicembre, quando il panico si è impossessato dei mercati finanziari russi.

Le preoccupazioni per l’inflazione sono al picco e l’economia sta mostrando dei segni di calo. Tutto questo punta ad un ulteriore allentamento”. L’inflazione è scesa da un picco del 16,9 per cento a marzo al 15,8 per cento di maggio, mentre il prodotto interno lordo è sceso del 4,2 per cento anno su anno nel mese di aprile, il più grande calo mensile dal 2009.

24 economisti interpellati da Reuters hanno previsto che la banca potrebbe tagliare il tasso chiave dall’attuale livello del 12,5 per cento, con delle previsioni che vanno da un taglio di 50 bps a uno di 150 bps.

Il rublo è in calo di più del 11 per cento nei confronti del dollaro da metà maggio, quando la banca centrale ha iniziato l’acquisto di valuta estera sul mercato per ricostituire le proprie riserve, una svolta politica che ha portato alcuni analisti ad aspettarsi un approccio più cauto del taglio dei tassi. La banca centrale non ha spinto per un rublo più debole attraverso altre misure, dunque si potrebbero avere dei tagli più grandi durante il prossimo incontro.

Il governatore della banca centrale russa, Elvira Nabiullina, si è lasciata sfuggire la settimana scorsa che non poteva dire “quanto grande sarà il taglio del tasso chiave”. Ha anche messo in guardia dai pericoli di un taglio dei tassi di interesse troppo alto e troppo in fretta.

L’ex ministro delle finanze Alexei Kudrin ha detto la settimana scorsa che sarebbe stato meglio tenere i tassi questo mese ancora alti nonostante l’inflazione e nonostante il rischio di un’ulteriore debolezza del rublo.

La previsione media del sondaggio Reuters di cui abbiamo parlato prima è di un taglio di 100 punti base, meno del taglio di 150 bps che è stato fatto dalla precedente riunione sui tassi della banca centrale lo scorso 30 aprile 2015.

Se la notizia dovesse essere confermata si tratterebbe di un altro possibile scossone per il rublo russo, duqnue attenzione agli investimenti da fare.

Draghi conferma che le azioni della BCE stanno avendo effetto sull’UE

Il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha detto ai banchieri centrali del mondo che le prospettive economiche per la zona euro sono oggi più brillanti di quanto non sono mai state per sette lunghi anni.”

Parlando ad una conferenza della BCE in Portogallo, Draghi ha suonato una nota positiva sul futuro della moneta unica, ma ha avvertito che le riforme strutturali sono cruciali.

“Le prospettive economiche per l’area dell’euro sono oggi più brillanti di quanto non sia stato per sette lunghi anni. La politica monetaria sta lavorando attraverso l’economia. La crescita è in ripresa. Le aspettative di inflazione hanno recuperato dalla depressione. Ovviamente questa non è affatto la fine delle nostre sfide”.

Continuando, il numero uno della BCE ha detto che “una ripresa ciclica da sola non risolve tutti i problemi dell’Europa. Non elimina la sporgenza del debito che interessa alcune zone dell’Unione. Non elimina l’elevato livello di disoccupazione strutturale che tormenta troppi paesi. E non elimina la necessità di perfezionare l’assetto istituzionale della nostra unione monetaria.”

I commenti arrivano il giorno dopo che Draghi ha toccato una nota cupa sulla crescita nella regione, dicendo ad una conferenza sulla disoccupazione, sempre in Portogallo, che “la crescita è troppo bassa ovunque” nei 19 paesi della zona euro, nonostante una modesta ripresa.

Nonostante il basso livello di crescita, l’economia della zona euro sta migliorando, essendo cresciuta dello 0,4 per cento nel primo trimestre del 2015 secondo quanto dimostrato dai dati all’inizio di questo mese, superando anche gli Stati Uniti.

A pesare sulla zona euro sono le preoccupazioni di paesi come la Grecia, la Francia e l’Italia, dove il progresso sta crescendo nonostante l’attuazione delle riforme strutturali è stata lenta. Draghi ha ribadito l’importanza delle stesse riforme strutturali in tutta Europa, al fine di aumentare la crescita a lungo termine. “Essere nelle prime fasi di una ripresa ciclica non è un motivo di rinviare le riforme strutturali, ma è in realtà l’occasione per accelerarle”, ha detto, esaltando i benefici delle stesse.

Secondo il numero uno della BCE, “in primo luogo le riforme strutturali sollevano la crescita potenziale, in secondo luogo rendono le economie più resistenti agli shock economici.”

La situazione della zona euro è ancora delicata, anche se l’euro sembra attualmente in fase di crescita contro le altre valute, sintomo – anche questo – del fatto che gli investitori si stanno fidando dell’Europa e premiano la sua moneta.

Nuove sfide sono comunque attese in EU nei prossimi giorni.

La BCE stringe ancora la morsa sulle banche greche

Mano a mano che la Grecia si arrampica per cercare di garantirsi un accordo di finanziamento con l’Europa prima di esaurire la liquidità, la Banca centrale europea sta stringendo la morsa sulle banche in difficoltà del paese per limitare l’accesso ai prestiti di emergenza di cui essa ha disperato bisogno.

La Banca centrale europea chiede ora che il valore della garanzia che le banche greche dovranno inviare alla loro banca centrale per garantirsi i prestiti sia ridotto di ben il 50 per cento. Se il governo greco e l’Europa rimarrano ancora in un vicolo cieco su un accordo sulle misure di austerità, i tagli potrebbero aumentare ulteriormente.

La mossa sottolinea la linea dura adottata dalla BCE verso la Grecia che preme per raggiungere un accordo con i suoi creditori. Con il valore della garanzia viene ridotto in modo significativo, per le banche sarà difficile ottenere i soldi di cui hanno bisogno per sopravvivere.

Per più di tre mesi le più grandi banche della Grecia sono state costrette a prendere in prestito denaro a breve termine pagando un maggiore tasso di interesse alla banca centrale in quanto la BCE ha ritenuto troppo rischioso estendere il credito alle banche stesse.

Le banche, a loro volta, devono fornire adeguate garanzie per ottenere questi prestiti. Ma con i depositi in fuga dal sistema bancario e con i prestiti in sofferenza – che si erano invece stabilizzati prima che il governo radicale Syriza salisse al potere all’inizio di quest’anno – è stato difficile per le banche greche sostenere l’indebitamento.

In maniera discutibile le banche greche hanno cominciato a emettere obbligazioni a se stesse e, dopo aver ottenuto una garanzia del governo, hanno utilizzato i titoli a fronte di finanziamenti a breve termine, una pratica che è stata aspramente criticata da Yanis Varoufakis prima di diventare il ministro delle Finanze greco.

Varoufakis si è spesso lamentato che la BCE è “asfissiante” con la Grecia. Allo stesso tempo, Mario Draghi, presidente della banca centrale, ha messo in chiaro che se la Grecia non riuscirà a trovare un accordo con l’Europa potrà decidere di smettere di sostenere le banche greche, cosa che inevitabilmente porterà a controlli sui capitali e ad un eventuale default.

Inoltre, i tagli superano quelli imposti alle banche greche nel giugno 2012, quando i prestiti di emergenza erano saliti a 125 miliardi di euro per le preoccupazioni che la Grecia sarebbe stata costretta a lasciare la zona euro.

Sotto le rigide regole della BCE, dunque, la banca centrale della Grecia si assume la piena responsabilità per il rischio di credito quando emette questi prestiti di emergenza.

Il QE della BCE sta avendo già i suoi frutti

Le ampie misure di stimolo della Banca centrale europea stanno riuscendo già ad incentivare i prestiti alle imprese e a sostenere la produzione industriale.

Un report trimestrale sul credito bancario della BCE ha mostrato che le banche commerciali stanno utilizzando i fondi per fare nuovi prestiti e, la cosa migliore, continueranno a farlo. Inoltre, gli standard di credito alle imprese private dovrebbero continuare ad allentarsi nel trimestre in corso e molte altre banche si aspettano che la domanda di credito possa salire.

I dati mettono in evidenza come l’economia della zona euro sta iniziando a girare l’angolo dopo anni di recessione e debole crescita.

Il rapporto ha mostrato un forte aumento del numero di banche che si aspettano un aumento della domanda di credito da parte delle imprese nel secondo trimestre.

I dati danno prova di una migliore trasmissione della politica monetaria, il che significa che i tassi di interesse bassi della BCE e l’ampia offerta di liquidità vengono tramandati alle imprese, potenzialmente aiutandole a stimolare gli investimenti o ad aggiungere posti di lavoro.

L’indagine trimestrale ha indicato che le banche della zona euro si aspettano di essere un po’ più generose con i prestiti alle imprese nel trimestre in corso. Per il secondo trimestre del 2015 le banche si attendono un piccolo allentamento netto dei criteri di concessione dei prestiti alle imprese, mentre per i mutui casa è previsto un ulteriore inasprimento dei criteri di concessione.

L’indagine ha detto che le banche hanno utilizzato la liquidità aggiunta dal patrimonio della BCE in particolare per la concessione di prestiti alle aziende prima ancora che ai privati.

Oltre che tagliare i tassi di interesse ad un livello minimo dello 0,05%, la BCE sta pompando diversi milioni di euro al mese nell’economia della zona euro attraverso l’acquisto di obbligazioni su larga scala. Il programma, noto come quantitative easing, dovrebbe funzionare almeno fino al settembre 2016.

Non c’è dubbio che il presidente della Bce farà riferimento a questi risultati come prova che il QE sta già avendo un effetto benefico sulle condizioni di credito della zona euro.

Separatamente, altri dati mostrano che indebolendo l’euro, il nuovo programma può essere in grado di aumentare la produzione industriale e far ripartire la modesta ripresa economica della zona euro.

Gli economisti hanno detto che la ripresa della produzione industriale suggerisce come la crescita economica nel primo trimestre potrebbe essere dello 0,7% trimestre su trimestre, una forte accelerazione rispetto allo 0,3% registrato negli ultimi tre mesi dello scorso anno.

Nakaso, vice presidente BOJ, avverte che la banca potrebbe non aumentare il QE

Il Vice Governatore della Banca del Giappone Hiroshi Nakaso ha temperato le aspettative del mercato che la banca possa espandere il suo programma di stimolo a fine mese, dicendo che un taglio nelle previsioni d’inflazione non sarebbe sufficiente a giustificare un ulteriore allentamento monetario.

Nakaso, uno dei due deputati del governatore Haruhiko Kuroda, ha detto che mentre i costi del petrolio hanno spinto l’inflazione a zero, l’aumento dei salari e una costante ripresa economica sosterrà un aumento a lungo termine dei prezzi. “Quello che è importante è la tendenza di fondo della dinamica dell’inflazione, che è in costante miglioramento. Finché non c’è nessun cambiamento alla tendenza di fondo dell’inflazione, un ulteriore allentamento monetario è inutile“.

Le aspettative che la BOJ possa aggiungere nuovo stimolo al suo programma ha contribuito a mandare le azioni giapponesi ad un valore massimo da 15 anni. Le osservazioni di Nakaso, rese note pochissimi giorni fa, sono fino ad ora la più forte smentita da parte di un alto funzionario della BOJ sulla necessità di un’azione politica immediata. Tali parole mostrano anche che Nakaso, che parla di rado in pubblico, condivide la convinzione di Kuroda che il Giappone è sulla buona strada per colpire il target di inflazione del 2 per cento entro un anno da oggi.

Pur riconoscendo che l’inflazione si sta allontanando dall’obiettivo della BOJ, Nakaso detto che ci sono evidenti miglioramenti sulle aspettative di inflazione, come il numero crescente di aziende che promettono aumenti salariali anche per i lavoratori temporanei. E’ la prova che il Giappone si sta scuotendo dalla mentalità di deflazione.

Nakaso, che ha giocato un ruolo chiave nel porre fine al precedente quantitative easing della BOJ nel 2006, è tranquillo su come la banca potrebbe arrivare alla fine del QE2, non rilasciando indiscrezioni ma dicendo solo che essa ha gli strumenti giusti disponibili per ritirare lo stimolo quando necessario. Mentre la sua convinzione di raggiungere il target price della BOJ è incrollabile, Nakaso ha avvertito che alcuni eventi all’estero – in particolare la crisi in corso in Grecia – potrebbero disturbare lo slancio positivo in atto nell’economia del Giappone.

I depositi continuano ad essere ritirati dalle banche greche e il finanziamento del governo sembra piuttosto stretto. Se la Grecia esce dall’euro, anche se accidentalmente, questo potrebbe causare delle turbolenze di mercato e delle ampie ripercussioni per l’economia del Giappone. Tali preoccupazioni e altre funzioni lo tengono presso la sede della BOJ quasi tutto il giorno.

La BoJ mantiene lo stimolo, le previsioni per l’economia sono positive

La Banca del Giappone ha mantenuto il suo programma di stimolo e ha segnalato la sua convinzione che una costante ripresa economica aiuterà a raggiungere il suo ambizioso obiettivo di crescita senza mettere in pratica un ulteriore allentamento monetario. La banca centrale, tuttavia, ha offerto una visione leggermente più bassa sulle prospettive dei prezzi, anche se ha sottolineato che il rallentamento dell’inflazione è dovuto al calo temporaneo dei prezzi del petrolio.

Come ampiamente previsto, la BOJ ha mantenuto il suo programma di stimolo che si impegna a stampare denaro a un ritmo annuale di 80 trilioni di yen. L’economia del Giappone è destinata a continuare a recuperare moderatamente. I politici della BOJ hanno inviato un segnale concertato per gli investitori e, mentre si aspettano che l’inflazione possa fermarsi nei prossimi mesi, non vedono la necessità di rispondere ad essa a meno che la debolezza dei prezzi colpisca le aspettative stesse. L’inflazione annuale al consumo si muove intorno allo zero per cento, per il momento a causa del calo dei prezzi dell’energia. E’ stata una vista leggermente meno ottimista rispetto al mese scorso, quando ha detto che l’inflazione avrebbe avuto un movimento lento.

Il crollo del prezzo del petrolio ha rallentato l’inflazione core al consumo annuale dello 0.2 per cento nel mese di gennaio, ben al di sotto del valore obiettivo del 2 per cento della BOJ, mantenendo vive le aspettative della banca centrale di “rabboccare” il suo programma di acquisto di asset già da quest’anno. Per il momento, la BOJ può continuare a sostenere che il rallentamento dell’inflazione è dovuto ai i problemi nel mercato del petrolio. Dato che le aziende giapponesi stanno facendo bene, non c’è bisogno di allentare la politica oggi.

Tuttavia, la BOJ probabilmente dovrà respingere il suo orizzonte temporale di due anni per colpire il target di inflazione, portandolo più in là. Nel corso della conferenza post-riunione, il governatore Haruhiko Kuroda potrebbe ribadire che i continui miglioramenti nell’economia potranno spingere le società ad una sensibilizzazione dei salari, cosa in grado di aiutare il Giappone a colpire il suo obiettivo di inflazione del 2 per cento.

L’economia giapponese sta emergendo dalla recessione dello scorso anno grazie ad un rimbalzo tanto atteso delle esportazioni e della produzione di fabbrica.

I consumi privati , però, sono ancora morbidi con le famiglie che continuano a contenere la spesa dopo essere stati colpiti da un aumento delle tasse lo scorso anno e dall’aumento del costo della vita a causa di uno yen debole.

Draghi difende il programma di acquisto di bond

Il presidente della Banca centrale europea ha difeso il suo programma di acquisto di asset dicendo che i benefici sono già in essere per i consumatori e per le imprese ed essi sono tali da proteggere il resto della zona euro dalle turbolenze politiche in Grecia. Gli sviluppi puntano nella giusta direzione, ha detto il presidente della banca Mario Draghi in una conferenza di economisti e analisti specializzati in politica monetaria. Draghi ha osservato che il tasso di disoccupazione della zona euro, mentre è ancora al 11,2 per cento, è al suo livello più basso dal 2012.

Inoltre, ha detto che gli oneri finanziari per i governi della zona euro sono diminuiti da quando la Banca centrale europea ha iniziato la segnalazione, l’anno scorso, che era probabile iniziare l’acquisto di titoli di Stato per stimolare la crescita e spingere l’inflazione via dai livelli pericolosamente bassi.

La banca centrale ha cominciato ad acquistare titoli di Stato lunedì e l’euro già sta risentendo della cosa scendendo contro le altre valute. Un recente calo dei tassi di interesse per i titoli di Portogallo e altri paesi si è verificato “nonostante la nuova crisi greca”, ha detto Draghi. “Questo suggerisce che il programma di acquisto di asset può anche proteggere altri paesi dal contagio.

I tassi di interesse sulle obbligazioni hanno continuato a cadere anche ieri, con il rendimento dei titoli a 10 anni della Germania che si trova al minimo dello 0,213 per cento e il rendimento dei titoli del Portogallo che si trova al minimo del 1.674 per cento. La stampa di euro per acquistare obbligazioni ha contribuito a spingere la nostra valuta fino a un minimo di 12 anni contro il dollaro. Draghi ha anche previsto che una pressione al ribasso sull’inflazione, caduta in territorio negativo.

La Germania è il centro dell’opposizione alle politiche della Banca centrale europea e questo è forse uno dei maggior muri da superare per la BCE.

Spingere verso il basso i tassi di interesse di mercato sul debito pubblico e gli acquisti di asset hanno ridotto la pressione sui governi per controllare la spesa, dicono i critici. L’impatto positivo degli acquisti di asset sulle condizioni di finanziamento potrebbe portare le imprese ad essere incoraggiate nell’aumentare gli investimenti da fare, anticipando la ripresa economica che stiamo attendendo da diverso tempo oramai. La stabilità politica monetaria e le riforme strutturali sono in ogni caso fondamentali per la corretta e reale ripresa economica della zona euro.