V come vantaggio matematico (2° parte)

Approfondiremo alcuni degli aspetti più importanti del vantaggio matematico e l’influenza del rapporto tra rendimento e rischio.

 Rapporto rendimento/ rischio : quali preferenze per i Trader?

Se il concetto di vantaggio è in generale riferito ad una probabilità (elevata o meno) che si verifichi un determinato evento, nel vantaggio matematico si evidenzia una necessità da parte del  Trader di privilegiare nell’ applicazione di una determinata strategia, l’ aspetto del profitto da ottenere entrando in quella precisa posizione sul mercato. Considerando innanzitutto il rapporto presente tra un rendimento e il rischio percepito dallo stesso Trader, che generalmente deve essere maggiore del rischio definito in una fase di stop- loss (ossia dell’ uscita dal mercato laddove le opportunità si riducano notevolmente). Esistono tuttavia diversi approcci a tale rapporto rendimento / rischio relativo a  quelle che sono le specifiche preferenze dei Trader. Generalmente la maggioranza degli stessi opta per il rifiuto di una posizione che presenti un rapporto tra rendimento e rischio inferiore  a 3 a 1, mentre altri ancora preferiscono non investire il proprio denaro e rifiutare una posizione laddove il rapporto rendimento rischio sia di 5 a 1.

 L’ utilizzo dello stop loss per definire il vantaggio matematico

 Per capire al meglio quest’ ultimo caso ossia il rifiuto di una posizione laddove il rapporto rendimento rischio sia di 5 ad 1, considerato l’ obiettivo di profitto e di stop- loss, partiamo da un esempio in cui il Trader mira ad un maggiore profitto per ogni euro rischiato nell’ assumere una determinata posizione sul mercato. Se il tasso di accuratezza si mantiene in una percentuale compresa nel 20%, il Trader continuerà a rischiare il proprio capitale anche laddove vinca soltanto in due posizioni ( su 10)  in quanto il guadagno realizzato è comunque ottimo. Questo perché nelle otto posizioni concluse con lo stop- loss in perdita di X euro si oppongono due vincite di importi maggiori con conseguente chiusura della posizione con un profitto. In questo semplice esempio possiamo quindi notare come il tipo di strategia utilizzata attenendosi scrupolosamente al concetto di stop loss abbia portato ad un reale guadagno monetario anche con perdite diverse dalle vincite.

 Emotività ed esperienza: fattori da non dimenticare nella valutazione del vantaggio matematico

Come però vedremo successivamente nonostante sia importantissimo il concetto del profitto, è anche vero che l’ aspetto del risultato non è sempre da trascurare. In quanto il mercato non è sempre prevedibile, e il semplice esempio analizzato potrebbe tranquillamente essere stravolto. Bisogna considerare infatti che non si è sempre razionali e fattori come l’ emozione associata alla relativa esperienza possono cambiare continuamente le carte in tavola. Inoltre vedremo come sia decisamente migliore provare ad applicare una soluzione intermedia tra il vantaggio matematico (ora analizzato) e quello associato ad una probabilità ( che anticipiamo predilige la possibilità maggiore della metà percentuale di ottenere il risultato positivo piuttosto che il solo e unico aspetto del profitto). Il nostro viaggio quindi passerà al fine di avere un quadro complessivo del sistema del vantaggio, ad una prima analisi del vantaggio della probabilità di un evento, per poi concludere con un successivo confronto tra i due metodi.

V come vantaggio matematico (1° parte)

Analizzeremo in generale il concetto di vantaggio matematico ossia del rapporto tra il rendimento potenziale e il fattore rischio percepito dal Trader.

 Cogliere le opportunità presenti sul mercato per realizzare il massimo profitto

Nel mondo del Trading un concetto come quello del vantaggio assume una importanza fondamentale, al fine di poter cogliere tutte quelle opportunità presenti sul mercato, entrando in una posizione laddove si presentino maggiori probabilità di successo ed uscendo dalla stessa laddove il rischio sia troppo elevato ed i guadagni al minimo. Tuttavia bisogna anche ricercare il giusto equilibrio nelle operazioni da svolgere, non lasciandosi trasportare dalle emozioni, in quanto le teorie non bastano, e il successo o meno di una operazione può  variare da Trader a Trader, sulla base di altre componenti come istruzione ed esperienza. Il vantaggio matematico mira a misurare il rapporto presente tra un rendimento e il rischio percepito dallo stesso Trader. Esistono diversi approcci a tale rapporto a seconda di quelle che sono le preferenze dei Trader. Ad esempio la maggioranza degli stessi opta per il rifiuto di una posizione che presenti un rapporto tra rendimento e rischio inferiore  a 3 a 1, mentre altri ancora preferiscono non investire il proprio denaro e rifiutare una posizione laddove il rapporto rendimento rischio sia di 5 a 1.

 Le priorità da ricercare per ottenere un vantaggio economico

La priorità del Trader nel caso di un vantaggio di tipo matematico è quindi principalmente dal profitto da ottenere entrando in quella precisa posizione sul mercato e che generalmente deve essere maggiore del rischio definito in una fase di stop – loss (ossia di una specifica tipologia di ordine poco preferita dai Trader, ma importante per salvare i capitali investiti, ed uscire dal mercato laddove le opportunità si riducano notevolmente). Gioca inoltre un ruolo molto importante anche il tipo di strategia da attuare in quanto se è vero che uno degli obiettivi principali è la realizzazione di un profitto, è anche vero che l’ aspetto del risultato non è sempre da trascurare.

 L’ importanza della strategia e del giusto equilibrio

Se ad esempio il tipo di strategia utilizzata è quella del Trend- following a lungo termine, il vantaggio matematico è superiore rispetto ad altri fattori considerati nel vantaggio associato ad una probabilità, tuttavia la difficoltà nel contenere numerose perdite durante l’ anno per ricercare i continui profitti durante l’ anno soprattutto da parte dei Trader meno esperti porta verso il minor utilizzo di tale opzione in favore di strategie basate sul ritracciamenti del Trend dominante ( che portano ad un minor vantaggio economico ma anche verso minori rischi). In generale il Trader deve valutare una serie di componenti laddove voglia utilizzare il vantaggio matematico, anche se come vedremo più avanti la soluzione si trova sempre nel mezzo ( ossia anche nell’ utilizzo del vantaggio associato ad una probabilità). Nel vantaggio matematico è importante quindi misurare la probabilità che un evento si verifichi almeno nella misura del 50% e confrontarlo con il rischio percepito dal Trader, raggiungibile con l’ utilizzo di alcune strategie o di definizione del prezzo. Elementi che analizzeremo a breve nella seconda parte sull’ argomento.

 

V come vantaggio ricercato nel Trading

Analizzeremo quali vantaggi ricercano i Trader, per ottenere principalmente il maggior guadagno, con una particolare attenzione sulla differenza tra il vantaggio matematico e il vantaggio della probabilità di un evento.

 I vantaggi ricercati dai Trader nello svolgimento della propria attività

I Trader ( professionisti e non) nello svolgimento della propria attività devono cercare di quantificare il giusto momento delle operazioni tale da entrare o uscire in una posizione, ricercando in particolare un equilibrio sul relativo mercato da poter cogliere i reali vantaggi presenti sullo stesso, aumentando da un lato i potenziali guadagni e riducendo dall’ altro delle eventuali perdite. Tali vantaggi possono puntare all’ aspetto puramente economico come nel caso del vantaggio matematico o più orientati al raggiungimento di un risultato come nel caso del vantaggio associato ad una probabilità. Ma prima di passare ad attuare un confronto tra le caratteristiche principali di queste tipologie, passiamo ad una prima analisi sul concetto vero e proprio del vantaggio.

 La ricerca del vantaggio: dal mondo reale al mondo del Trading

Generalmente il concetto di vantaggio è riferito ad una probabilità (elevata o meno) che si verifichi un determinato evento e dove elementi come una adeguata istruzione o un elevato grado di esperienza possono effettivamente fare la differenza. Immaginiamo il classico caso della vita: la roulette una semplice ruota con dei numeri al suo interno di opposti colori ( neri e rossi), a prima vista un gioco difficilissimo in quanto presenti troppi numeri, troppe alternative e pochi tentativi. Tuttavia il concetto di vantaggio può aiutare in questo difficile caso a ridurre i casi di errore, cercando di quantificare le probabilità che un eventi si verifichi, cercando di capire e quantificare le varie possibilità e ottenere il guadagno. Il mondo del Trading funziona in maniera analoga, bisogna studiare il mercato, valutare tutte le opportunità presenti sul mercato ed entrare laddove si presentano maggiori probabilità di successo ed uscire quando il rischio è troppo elevato ed i guadagni al minimo. Bisogna sempre trovare il giusto equilibrio nelle operazioni da svolgere senza farsi guidare troppo dalle emozioni, senza dimenticare però che da sola la teoria non basta e che le capacità di successo o meno possono variare da Trader a Trader, sulla base di altre componenti come istruzione, esperienza e perché no anche fortuna.

 Puntare al maggior guadagno o alla probabilità di ottenere un risultato positivo?

Stabilito in generale il concetto di vantaggio nella vita reale e soprattutto nel mondo del Trading, ricordiamo che i  Trader, mirano ad ottenere principalmente il maggior guadagno puntando o sull’ aspetto puramente economico o sul risultato da raggiungere. Nel primo caso parliamo di vantaggio matematico ossia del rapporto tra il rendimento potenziale e il fattore di rischio percepito, nel secondo caso invece parliamo di un vantaggio associato ad una probabilità (che predilige meno l’aspetto monetario), ossia della possibilità di ottenere un risultato positivo come elemento fondamentale, considerando la probabilità maggiore della metà di ottenere tale risultato utilizzando elementi come i principi dei prezzi o strategie consolidate nel tempo. Due vantaggi ( matematico e probabilità) molto diversi tra loro in termini di logiche quindi e di cui a breve analizzeremo caratteristiche e principali differenze.

 

P come piano di Trading ottimale

Cominceremo ad andare nel dettaglio dell’ attività di un trader e delle principali strategie da utilizzare per realizzare un buon piano di Trading: dal capitale da rischiare ai mercati da seguire.

 Dalla conoscenza delle terminologie più comuni alla vera e propria operatività del Trading

Nella nostra rubrica l’ Abc del Trading siamo partiti con una prima una conoscenza delle terminologie più comuni come il Trend e il Momentum, indispensabili per impostare una buona strategia di Trading. Da oggi invece passeremo ad una fase più intermedia sull’ operatività nel Trading inerente a concetti da conoscere per capire al meglio l’ attività in senso stretto svolta dal Trader, come la definizione di un buon piano di Trading e la ricerca del vantaggio. Questi ultimi concetti tuttavia variano da Trader a Trader, in quanto anche laddove si riesca a definire un buon piano di Trading o il migliore vantaggio sul mercato, non è detto che si raggiunga comunque un successo nell’ attività svolta. La Teoria è infatti importantissima ma non basta da sola, è necessaria anche una giusta dose di pratica, basata sull’ esperienza e perché no anche da degli errori ( che permettano di capire gli sbagli e non ripeterli).

 Gli elementi fondamentali per l’ impostazione di un buon piano di Trading

Ritornando ai nostri  concetti teorici del Trading, partiamo dal presupposto che qualsiasi sia l’ obiettivo da raggiungere e l’ esperienza del Trader, sarà indispensabile al fine di attuare una buona strategia, l’ impostazione di un adeguato piano di Trading. I vantaggi? Cercare di prevedere o quanto meno quantificare gli obiettivi da raggiungere su un mercato di per sé non statico. Stabilendo innanzitutto in quali mercati operare, cercando di optare sempre per una soluzione intermedia, in quanto troppi mercati implicano un impegno eccessivo e maggiori probabilità di fallire, mentre al contrario optare per pochi mercati si traduce in potenzialità perdite nel cogliere le varie opportunità presenti. La seconda fase da stabilire poi all’ interno di un buon piano di Trading, è il capitale da voler investire, optando anche per quest’ ultimo caso, laddove possibile, ad una soluzione intermedia. Seguita dalla scelta del tempo da dedicare all’ attività di Trading.

 La fase più delicata di un Piano di Trading: la gestione delle emozioni

Definiti quindi all’ interno del Piano di Trading i primi elementi di partenza come scelta dei mercati e capitali da investire, si potrà passare ad una fase più delicata: la gestione delle emozioni. Cosa vuol dire? Che ancora una volta bisognerà trovare il giusto equilibrio tra troppo rischio e poco rischio, operando infatti con paura rischiando cioè poco sul mercato si rischia di perdere delle buone opportunità, mentre al contrario operando in maniera troppo azzardata si rischia di conseguire delle vere e proprie perdite. Bisogna quindi quantificare il giusto momento delle operazioni tale da entrare o uscire in una posizione, con il giusto equilibrio per poter quindi cogliere i reali vantaggi presenti sul mercato, aumentando i potenziali guadagni e riducendo le eventuali perdite. Di vantaggi che possono essere di tipo puramente economico o più orientati al raggiungimento di un risultato e di cui a breve osserveremo le caratteristiche.

 

 

L’ importanza del MACD per definire il Momentum

Mentre l’ indicatore del momentum e il rate of change, presentano caratteristiche analoghe, quest’ ultimo strumento permette di definire le caratteristiche di un momentum, considerando anche i momenti di picchi e le eventuali divergenze di prezzo.

 Un confronto tra l’ indicatore del Momentum e il Rate of Change

Abbiamo in precedenza osservato l’ indicatore del Momentum e il Rate of Change utilizzati  per individuare il  Momentum, quantificando le probabilità di profitto di un determinato Trend ed interpretando graficamente i suoi segnali per ottenere dei vantaggi ed attuare delle buone strategie di Trading. L’ indicatore Momentum, ad esempio presenta una più facile applicazione tra i vari indicatori presenti e permette di confrontare un prezzo di oggi con un determinato prezzo X ( riferito cioè ad un giorno passato e solitamente pari a 14 ). Ed è utilissimo per definire se il suddetto prezzo è superiore o inferiore e in che misura è avvenuta una variazione, per tracciare i casi di un Momentum di tipo Ascendente o Discendente. L’ indicatore del Rate of change invece va nel dettaglio delle operazioni attraverso una  ulteriore analisi in termini percentuali della variazione del prezzo intervenuta sul mercato. Osservando soprattutto quella differenza progressiva del prezzo nel corso dei vari giorni,  le fasi  massime dell’ oscillatore ( come il momento massimo del Momentum) e di una probabile inversione.

Un ulteriore indicatore del Momentum: il MACD

Differenze nel tempo o variazioni percentuali nel tempo questi i principali scopi legati all’ utilizzo dell’ indicatore Momentum o del Rate of Change, ma che in linea di massima presentano sistemi analoghi di calcolo e di utilizzo. Stà al Trader optare per la scelta tra questi indicatori per rilevare graficamente specifiche caratteristiche del Momentum e lo strumento più utile alle proprie esigenze e conoscenze. Tra questi possiamo evidenziare un ulteriore indicatore realizzato da Gerald Appel noto come Moving Average Convergence Divergence (MACD). Tale indicatore utilizza come elementi predefiniti tre numeri 12,26,9 ossia due medie mobili esponenziali associate a medie di breve termine e medie di lungo termine, contro la cosiddetta linea di segnale rappresentata dal terzo numero che delinea la costante di arrotondamento di una linea MACD. In pratica quando la media mobile più veloce presenta dei valori maggiori rispetto alla media mobile più lenta, si potrebbe manifestare il caso di un Trend Ascendente e di conseguenza al rialzo.

Oltre le variazioni di prezzo: il MACD per osservare tutti i cambiamenti segnalati dal Momentum

Il MACD rappresenta un indicatore più specifico per analizzare gli elementi del Momentum, in quanto permette di osservare le caratteristiche specifiche dello stesso, confrontando le distanze tra le medie mobili e di eventuali impulsi di prezzo o gap (ossia la massima variazione intervenuta sul prezzo) tali da determinare una reazione più veloce, tra la media mobile nel breve termine e quella a lungo termine. Non solo a differenza dell’ indicatore Momentum e del Rate of Change va oltre la sola differenza di prezzi nel tempo osservando tutti i cambiamenti nel tempo segnalati dal Momentum, come eventuali picchi dello stesso o eventuali divergenze di prezzo.

 

 

Una alternativa al momentum: il Rate of change

Il momentum confronta solo i prezzi odierni con un periodo X. Ecco perché diventa importante anche evidenziare uno strumento alternativo come il Rate of Change, che evidenzia in termini percentuali le varie variazioni di prezzo.

 Dall’  indicatore Momentum al Rate of Change

Abbiamo in precedenza osservato che uno dei principali momenti chiave da conoscere in una buona strategia di Trading è rappresentato dall’ individuazione del  Momentum, quantificando le probabilità di profitto di un determinato Trend ed interpretando alcuni segnali importantissimi evidenziati dallo stesso. Tra i primi indicatori da poter utilizzare per rilevare delle variazioni grafiche atti ad individuare  tale elemento vi è  l’ indicatore Momentum, utilizzato principalmente per confrontare un prezzo di oggi con un determinato prezzo X ( riferito ad un giorno passato e solitamente pari a 14) per individuare i momenti migliori del Momentum, ed intervenire in tempo per sfruttarne i vantaggi derivanti dai segnali di acquisto e di vendita. Tuttavia tale indicatore attua solo un confronto tra più prezzi riportando graficamente le più significative variazioni atte a definire il momento massimo del Momentum o un eventuale deterioramento. Mentre un ulteriore indicatore come il Rate of change permette di andare anche oltre, osservando le variazioni in termini percentuali.

 L’ indicatore Rate of Change per confrontare eventuali variazioni in termini percentuali

L’ indicatore del Rate of change infatti va nel dettaglio della variazione del prezzo intervenuta sul mercato, effettuando una ulteriore analisi in termini percentuali, considerando cioè non solo il prezzo relativo alla chiusura di oggi meno il rapporto della chiusura di N periodo fa, ma dividendo ulteriormente il risultato per il periodo di chiusura a 14 giorni e moltiplicandolo per 100, per ottenere la variazione percentuale del prezzo. Ciò cosa vuol dire? Che graficamente l’ utilizzo dell’ indicatore Rate of Change ci permette di  osservare una differenza progressiva del prezzo nel corso dei vari giorni,  con particolare attenzione sui massimi dell’ oscillatore ( come l’ individuazione del momento massimo del Momentum) o di una probabile inversione.

 Un caso pratico per evidenziare le caratteristiche del Rate of Change

Stabilite quindi le caratteristiche principali dell’ indicatore Rate of change, le modalità di calcolo per definire la variazione percentuale e il vantaggio di poter osservare graficamente una differenza progressiva del prezzo nel corso dei vari giorni, passiamo ad esaminare un caso pratico per apprezzarne al meglio le caratteristiche del suddetto indicatore. Come per l ‘indicatore Momentum, consideriamo di partire da un  valore predefinito di giorni da considerare pari a  14 e un prezzo del titolo pari ad un valore di 60 euro ad oggi contro il valore di 50 euro dei 14 giorni precedenti. Il Rate of Change si calcolerà attuando una prima differenza tra il valore di oggi ( 60 euro) e quello dei 14 giorni precedenti ( 50 euro) e successivamente dividendo questo primo valore con la chiusura di 14 giorni fa. Questo primo valore ( pari a 10 euro) rapportato al secondo valore ( 50 euro) verrà poi moltiplicato per 100 dando un valore finale del 20%, pari cioè alla differenza progressiva tra il prezzo di oggi e quello a 14 giorni, ed utilissimo per osservare momenti massimi del Momentum o probabili inversioni.

 

 

L’ indicatore Momentum

E’ lo strumento che indica la variazione tra il prezzo attuale e quello di un periodo X. Osserveremo come tale indicatore sia importante per definire degli ottimali segnali di vendita o acquisto.

 Come valutare graficamente il concetto del Momentum

Uno dei momenti chiave da conoscere per attuare una buona strategia di Trading è rappresentato dall’ individuazione del  Momentum collegato ad una possibile abilità nel cogliere le continue opportunità che un mercato può offrire, quantificando le probabilità di profitto di un determinato Trend, ed interpretando alcuni segnali importantissimi evidenziati proprio dal momentum. O ancora individuando la realizzazione di un Gap ossia di una prima variazione improvvisa ma consistente del prezzo, in relazione al massimo momento di splendore dello stesso, di una fase che ricordiamo però non è infinita e raggiungerà il suo punto massimo per poi decrescere. Sarà quindi necessario osservare continuamente il Trend presente e la sua maturità al fine di precedere con una certa tempestività il declino, utilizzando degli importanti indicatori per poter valutare il fenomeno graficamente, come un indicatore Momentum, un Rate of Change o un oscillatore MACD 3/10.

 L’ indicatore del Momentum per confrontare nel tempo le variazioni dei prezzi

Tra i primi indicatori da poter quindi utilizzare per rilevare al meglio delle variazioni grafiche del concetto del Momentum, non possiamo non nominare l’ indicatore Momentum, utilizzato per la sua facile applicazione per confrontare un prezzo di oggi con un determinato prezzo X ( riferito ad un giorno passato) e definire se il suddetto prezzo è superiore o inferiore e successivamente in che misura è avvenuta una variazione. Prevede infatti di inserire graficamente giorno per giorno il risultato del prezzo tracciando una linea che stabilisce un Momentum di tipo Ascendente o Discendente. Stabilendo quindi in generale che 14 è il numero di giorni maggiormente utilizzato come parametro predefinito per misurare il tutto, si rappresenterà graficamente una linea ogni giorno del prezzo e la sua oscillazione intorno allo zero. Valori pari a zero indicano casi di stabilità, con nessuna nuova variazione nei 14 giorni stabiliti.

 Un caso pratico per sfruttare le caratteristiche offerte dall’ indicatore Momentum

Una volta stabilite le caratteristiche principali del Momentum: dal valore predefinito di 14 giorni al confronto tra il giorno odierno e un giorno X per stabilire le variazioni, ed i casi di un Momentum di tipo Ascendente o Discendente, passiamo ad analizzare un caso pratico dell’ applicazione dell’ indicatore Momentum. Immaginiamo ad esempio che oggi un prezzo sul mercato sia pari a 30 euro contro un valore del prezzo dei 14 giorni precedenti pari a 25 euro. In tal caso l’ indicatore Momentum sarà pari a + 5 euro, viceversa se ad oggi il prezzo è sui 35 euro contro un valore di 30 euro nei 14 giorni precedenti, l’ indicatore sarà pari a – 5 euro. Questo cosa può  significare? Che graficamente sarà possibile osservare nell’ arco di questi 14 giorni delle varie variazioni di prezzo contenute, con una particolare attenzione sui minimi e massimi del prezzo contro i minimi ed i massimi dello stesso oscillatore, individuare i momenti migliori del Momentum ed intervenire in tempo per sfruttarne i vantaggi derivanti dai segnali di acquisto e di vendita.

 

G come Gap un momento essenziale per la variazione di prezzo

Il Gap è un momento molto importante nella teoria del Momentum, che permette di definire la massima variazione intervenuta sul prezzo. Analizzeremo quindi i concetti alla base di tale fenomeno.

Dal momentum al Gap per definire la massima variazione del prezzo

Un concetto quale il Momentum realizzato in fisica dal grande Newton, applicato nel mondo del Trading può comportare una serie di  vantaggi, soprattutto nel caso in cui lo stesso Trader riesca ad individuare il Momentum in tempo e comunque prima dell’ ultima fase di reazione. Una eventuale esplosione del Momentum infatti non è infinita, ed inevitabilmente sarà seguita da un rallentamento della suddetta fase che terminerà con un declino, tuttavia se si riesce ad intervenire per tempo, prima del passaggio dalla seconda fase del Momentum alla terza e ultima della reazione, è possibile ottenere molteplici vantaggi. E’ in questo caso che entra in gioco un momento importantissimo nella teoria del Momentum ossia il Gap, che permette di definire la massima variazione intervenuta sul prezzo.

 Il Gap e l’ esplosione del Momentum

 Il Gap è quindi un momento essenziale nel Trading in quanto rappresenta una prima variazione improvvisa ma consistente del prezzo, in relazione al massimo momento di splendore dello stesso, in quanto è la fase in cui si verifica una vera e propria esplosione del Momentum. Tale fase però non è infinita, raggiungerà quindi il suo punto massimo per poi man mano decrescere. Individuare tale gap non è facile,  in quanto  bisogna essere equilibrati nel scegliere il momento opportuno in cui puntare alla vendita del titolo e ottenere il proprio profitto senza voltarsi indietro.

 Un caso pratico della manifestazione del Gap nel mondo del Trading

Passiamo ad osservare un caso pratico per verificare i concetti alla base di questo fenomeno. Una società X presenta una situazione di stabilità sul mercato con un titolo privo di Trend e con lievi orientamenti al rialzo, a cui segue un annuncio positivo da parte della stessa società, di raggiungimento di utili e che generalmente incide su una prima reazione nel mercato. La prospettiva di un utile infatti, spinge potenziali investitori a voler acquistare “ in massa” più azioni. In prima battuta cosa notiamo? Nuovamente le leggi di Newton evidenziate in precedenza con la prima fase di inerzia, rappresentata dalla prima situazione di stabilità del titolo, seguita dalla prima reazione sul mercato. Questa è la fase delicata del Momentum in cui la forza degli utili spinge i potenziali investitori a voler acquistare in massa le azioni, e in cui si realizza inevitabilmente un gap ossia l’ esplosione del Momentum fino alla variazione massima possibile. Ma ricordiamo ancora una volta che il Momentum non è infinito e che i prezzi delle azioni non saliranno per sempre, bisognerà quindi osservare continuamente il Trend presente e la sua maturità al fine di precedere l’ ultima fase di azione/ reazione e delle eventuali variazioni negative, utilizzando ad esempio degli importanti indicatori per valutare il tutto graficamente, come un indicatore Momentum, un Rate of Change o un oscillatore MACD e di cui approfondiremo a breve i principali utilizzi.

 

 

 

 

 

 

 

M come momentum ( 2° parte)

Una volta definito il Trend, è importante valutarne le potenzialità, osservando le variazioni rispetto ad un determinato tempo ossia del momentum. In questa seconda parte analizzeremo il concetto nel mondo del Trading.

 Un momento chiave del Trading: il Momentum

Il Momentum  rappresenta un momento chiave nel Trading legato sia ad una reale bravura nel cogliere le continue opportunità che un mercato può offrire, quantificando le probabilità di profitto di un determinato Trend, ma anche per andare oltre un semplice segnale sul mercato o l’ attesa del prezzo ufficiale interpretando alcuni segnali importantissimi evidenziati proprio dal momentum. Tuttavia c’ è da precisare che si tratta di un concetto non proprio del Trading ma adattato alla materia per le utilità presenti. Il suo creatore Newton indica tale componente nelle tre leggi del moto, caratterizzate da una prima fase di inerzia in cui i corpi sono in una posizione statica di riposo, dalla seconda fase del Momentum e da una terza ed ultima fase di reazione in cui viene raggiunto il punto massimo e successivo declino.

 L’ applicazione del Momentum dalla vita reale al mondo del Trading

Ritornando al Momentum esso indica quel momento in cui un corpo in movimento tende ad accelerare tale fase in proporzione ad una nuova forza presente, come una pallina ferma in mano e lanciata in aria che accelera il movimento  e continua a salire, fino a quando un’ altra forza quale la gravità non agirà nuovamente sulla stessa. Queste due forze  tendono a contrastarsi fra loro fino a quando la pallina non raggiungerà il punto massimo e precipiterà. Questo semplice  concetto applicato al mondo del Trading può fare la differenza sul mercato, soprattutto laddove il Trader riesca ad individuare il Momentum in tempo e comunque prima dell’ ultima fase di reazione.

 Il momentum che fa la differenza nel Trading

 Esaminato in generale il concetto del Momentum nella vita reale passiamo ora all’ applicazione del concetto nel mondo del Trading. Si tratta di un concetto molto importante che rappresenta una variazione di un prezzo in un determinato periodo di tempo e generalmente accompagnato da delle “ accelerazioni” ossia dei significativi  ed importanti incrementi, che possono manifestarsi all’ inizio di un nuovo Trend, o in una fase precedente o successiva ad una inversione del Trend. Ma quali vantaggi può portare il momentum nel Trading ad esempio nel caso di acquisto o vendita di azioni? Consideriamo il caso di una società X quotata in borsa con valori relativamente piatti, che subisce delle semplici variazioni all’ intervento di fattori nuovi come notizie positive sulla stessa società, una prima conseguenza sarà che il suddetto titolo inizialmente associato ad una fase di  inerzia ( prima legge di moto di Newton) subirà una accelerazione, la cosiddetta esplosione del momentum ( seconda legge di moto di Newton)  che continuerà fino a che non sarà presente uno squilibrio tra la domanda e l’ offerta sul mercato. Qui viene delineata una fase molto delicata, in quanto questa esplosione del Momentum non è infinita, ed inevitabilmente sarà seguita da rallentamento del fenomeno, ( terza legge di moto di Newton ossia la reazione) che se colta per tempo in anticipo farà la differenza nel Trading.

 

M come momentum ( 1° parte)

Una volta definito il Trend, è importante valutarne le potenzialità, osservando le variazioni rispetto ad un determinato tempo ossia del momentum. In questa prima parte analizzeremo il concetto nella vita reale.

 Dal concetto di Trend a quello del Momentum

Ogni Trader esperto e  non del settore si troverà a dover inevitabilmente conoscere le prime nozioni del settore come il concetto di Trend, che rappresenta un elemento importantissimo già per una prima operatività e per  quantificare gli  obiettivi da raggiungere. Un Trend infatti indica una specifica ed univoca direzione dei prezzi, e permette di identificare delle opportunità di acquisto o vendita osservando le sue variazioni nel tempo. In quanto stabilito un prezzo bisognerà innanzitutto verificare se ci troviamo in una situazione  di Trend Ascendente o Discendente e poi successivamente valutare l’ entità e le potenzialità del Trend stesso. In quest’ ultimo caso entriamo nel vivo di un nuovo concetto importantissimo per un qualsiasi Trader ossia il “ Momentum”.

L’ importanza del Momentum per creare la differenza in una buona strategia di Trading

Ma perché questa nuova fase è così importante per un Trader che opera sul mercato? E cosa intendiamo per Momentum? Esso è un momento chiave che può indicare una reale bravura da parte del Trader nel cogliere le continue opportunità che un mercato può offrire. In quanto è un principio che permette di quantificare le probabilità che un determinato Trend, ha di confermare la propria tendenza o di ribaltare la situazione con una inversione. Il vantaggio per il Trader? È andare oltre un semplice segnale sul mercato o l’ attesa del prezzo ufficiale, interpretando alcuni segnali importantissimi evidenziati proprio dal momentum. Tuttavia prima di osservare tale concetto applicato al mondo del Trading è opportuno fare una premessa sul concetto stesso enunciato nella fisica dal grande Newton.

L’ applicazione del Momentum nella vita reale  e l’ utilità nel Trading

Il momentum infatti rappresenta la seconda legge del moto di Newton e indica quel momento in cui un corpo in movimento tende ad accelerare tale fase in proporzione ad una nuova forza presente. Immaginiamo il classico esempio di un lancio della pallina, caratterizzato da  una prima fase di inerzia, in cui la nostra pallina è a riposo e ferma in mano, fino a che non scatta la seconda fase del Momentum, in cui una prima forza rappresentata dalla mano agisce per creare un movimento della palla. La stessa viene lanciata in alto e continuerà a salire fino a quando un’ altra forza quale la gravità non agirà nuovamente sulla stessa. Questa seconda fase del Momentum prevede quindi la presenza di due forze, che tendono a contrastarsi fra loro fino a quando la pallina non raggiungerà il punto massimo e precipiterà ( terza e ultima fase di Newton dell’ azione/ reazione). Questo semplice  concetto applicato alla vita reale, rappresenta una base importantissima nel mondo del Trading e dove, semplicemente sostituendo la pallina con i prezzi e le forze con gli ordini di acquisto e di vendita, si potranno verificare le stesse condizioni di Newton. Ma con la differenza che individuando questa seconda fase prima della reazione si realizzerà una buona strategia di Trading.

 

Le varie tipologie di media mobile: semplici ed esponenziali

Osserveremo le principali caratteristiche e differenze tra due tipologie di medie mobili: semplici ed esponenziali.

 I meccanismi principali della media mobile

 Il metodo della Media mobile è uno dei metodi più utilizzati per la definizione di un Trend, conosciuto fin dalle prime operazioni, per definire il tipo di strategia da attuare per ottenere dei buoni guadagni. Analizza  nello specifico la struttura di una media in un periodo di medio e lungo termine per stabilire le variazioni di prezzo più significative nel suddetto periodo. Esistono tre tipologie differenti di medie mobili: media mobile di breve termine, di medio termine e di lungo termine. La prima utilizza generalmente come riferimento un periodo di 20  che equivale su un grafico a circa un mese, la seconda  utilizza generalmente un periodo di 50, mentre l’ ultima tipologia di media mobile  nel lungo termine utilizza generalmente un periodo di 200, in un orizzonte molto ampio quale un anno. Va tuttavia specificato che nel metodo della media mobile assume molta importanza anche il tipo di media utilizzata, ossia semplice o esponenziale. Come vedremo i Trader tendono a preferire maggiormente la media semplice  per analizzare la struttura del Trend,  mentre molti altri preferiscono anche una media di tipo esponenziale.

 Dalla media mobile semplice a quella esponenziale: quali differenze?

Ma quali differenze sono previste tra un utilizzo di una media semplice e di una media esponenziale? Innanzitutto va detto che la media semplice presenta una maggiore linearità nell’ osservazione di una qualsiasi variazione del prezzo, attribuendo uno stesso peso ad ogni osservazione, se ad esempio il riferimento è il periodo 20, quanto osservato nel primo giorno  sarà uguale a quanto osservato nell’ ultimo giorno. Tuttavia ciò comporta che con l’ utilizzo di una media mobile semplice  per analizzare una struttura del Trend si è più esposti ad un ritardo temporale maggiore. Viceversa nel caso di medie esponenziali si  darà un maggiore peso al risultato complessivo “ ponderando ogni risultato”  dando prevalentemente un maggior peso alle variazioni intervenute più recentemente sul prezzo stesso. Ciò vuol dire che a differenza della media semplice, si potrà intervenire più tempestivamente sul mercato, grazie all’ immediata possibilità di osservare delle variazioni improvvise del prezzo.

 Un confronto tra le medie semplici e le medie esponenziali

Da un primo confronto è quindi possibile evidenziare delle differenze notevoli tra medie semplici ed esponenziali. Le prime infatti presentano una maggiore linearità nell’ osservazione di una qualsiasi variazione di prezzo ma presentano anche una maggiore esposizione ad un probabile ritardo temporale. Viceversa le medie mobili esponenziali presentano una maggiore reazione ad variazioni improvvise del prezzo, dando inoltre una maggiore importanza alle variazioni più recenti del prezzo stesso, presentano inoltre più rischi dalla maggiore possibilità di movimento del prezzo tali da portare a segnali equivoci. Ecco perché varia da Trader a Trader il tipo di media da utilizzare in quanto diversi sono gli aspetti da analizzare, diversi sono i componenti che possono determinare la struttura del prezzo, ma soprattutto sono diverse  le esperienze, tali da definire la migliore o più opportuna strategia da utilizzare.

 

M come metodo della media mobile

Una volta esaminate le caratteristiche principali del metodo del prezzo puro, sposteremo la nostra attenzione su un metodo alternativo utilizzato per definire la struttura del prezzo nel tempo e stabilire quelle che sono le variazioni di prezzo nel periodo considerato.

Le caratteristiche principali del Metodo della media mobile

Il metodo della Media mobile è un metodo alternativo per la definizione di un Trend, ossia di una specifica ed univoca direzione dei prezzi, da dover conoscere fin dalle prime operazioni, al fine di definire il tipo di strategia da attuare per ottenere dei buoni guadagni. A differenza del Metodo del prezzo puro che basa i suoi principi sull’ osservazione quotidiana delle variazioni di prezzo, per sfruttarne le potenzialità intervenendo tempestivamente sul mercato, il Metodo della media mobile analizza la struttura di una media in un periodo di tempo, al fine di stabilire le variazioni di prezzo più significative nel periodo considerato. Cosa succede quindi a differenza del Metodo del Prezzo Puro? Che una volta stabilita la media da considerare, gli investitori analizzano la struttura del prezzo sulla media al fine di stabilire se ci troviamo in un caso di Trend Ascendente, caratterizzato cioè da una  serie di massimi e minimi relativi di tipo crescente, o in un caso di Trend Discendente, caratterizzato cioè da una serie di massimi e minimi relativi di tipo decrescente.

 La media come elemento essenziale per la valutazione della struttura del Trend

Il metodo della media mobile utilizza quindi come elemento fondamentale per la definizione del Trend e della successiva strategia, il concetto di media per valutare la struttura dello stesso Trend determinato nel prezzo. A tal proposito possiamo evidenziare l’ utilizzo prevalente nel suddetto metodo di tre tipologie differenti di medie mobili: media mobile di breve termine, di medio termine e di lungo termine. Per quanto attiene la prima tipologia di media mobile ( nel breve termine) si fa riferimento generalmente ad un periodo di 20  che equivale su un grafico a circa un mese, per la seconda tipologia di media mobile (nel medio termine)  si utilizza generalmente un periodo di 50, per ottenere quindi delle soluzioni intermedie della struttura del prezzo tra il breve ed il lungo termine. Infine per quanto attiene l’ ultima tipologia di media mobile ( nel lungo termine) si fa riferimento generalmente ad un periodo di 200, che permette di analizzare le strutture del prezzo anche in un orizzonte molto ampio quale un anno.

 Un confronto tra medie per definire l’ orientamento finale

Una volta stabilita la tipologia di media mobile da utilizzare per l’ analisi del Trend, sarà possibile poi optare per un confronto tra le stesse al fine di ottenere il definitivo orientamento della media mobile. Di orientamenti che possono essere orientati verso un Trend di tipo Ascendente o Discendente e di conseguenza al rialzo o al ribasso. Va infine specificato che ci sono delle differenze poi da stabilire anche rispetto al tipo di media utilizzata, in quanto se è vero che la media semplice è più utilizzata dai Trader per analizzare la struttura del Trend, è anche vero che molti altri preferiscono una media di tipo esponenziale. Differenze che saranno analizzate nel prossimo articolo proprio per completare il discorso sul metodo della media mobile.

 

L’ importanza del Price Swing

Osserveremo il price swing un elemento fondamentale del Trading che in base all’ oscillazione del prezzo  definisce i minimi ed i massimi da raggiungere.

 Cosa si intende per Price Swing e come si procede alla sua determinazione?

La variabile prezzo è importantissima nella definizione di un Trend al fine di definire il tipo di strategia da utilizzare, tuttavia non è sempre facile procedere alla sua analisi, in quanto l’ importanza del Price Swing può incidere notevolmente su eventuali cambiamenti da adottare. Per Price Swing intendiamo letteralmente “ Oscillazione dei prezzi”, ma come viene definito tale valore? Va innanzitutto specificato che il Trader deve sempre mirare ad un equilibrio nel definire tutte quelle componenti da intendere come Swing. Ciò vuol dire che non dovrà optare né per definizioni troppo restrittive che portano solo verso la definizione di troppi Swing e più probabilità di sbagliare e né per definizioni troppo ampie, tali da comprendere pochi swing e non verificare per tempo variazioni del Trend.

 Variabile temporale come primo elemento da utilizzare per la definizione di uno Swing

Dopo una prima premessa sulla definizione del Price Swing, possiamo passare a considerare un primo elemento da utilizzare per l’ identificazione dello stesso ossia della variabile temporale. Se le analisi del Trader si concentrano ad esempio su un grafico giornaliero, la durata di un singolo swing potrebbe oscillare in alcune settimane o anche mesi, mentre nel caso di un grafico settimanale tale durata potrebbe oscillare anche in alcuni mesi o anche anni. Ad ogni modo possiamo osservare diversi andamenti dello swing,  che permettono di avere una visione unitaria del mercato, ma soprattutto una tendenza al rialzo  se il prezzo sale da un punto ad un altro senza casi di ritracciamento, ( ossia di un andamento opposto alla tendenza prevalente) oppure una tendenza al ribasso se si verifica il caso opposto.

 L’ utilità della variazione percentuale del prezzo e del fattore tempo nella definizione di Swing

Evidenziati quindi gli elementi chiave per individuare i minimi ed i massimi presenti in un grafico e soprattutto la presenza di una tendenza al ribasso o al rialzo, ritorniamo sul punto più importante sull’ argomento: la definizione dello Swing. Per procedere a tale definizione bisogna sempre trovare un equilibrio tra definizioni restrittive ed ampie. Se la definizione dello Swing parte da un grafico giornaliero potrebbe essere utile ad esempio considerare la variazione percentuale del prezzo e il fattore tempo considerato. Rispetto al primo punto si fa riferimento ad una percentuale media compresa tra il 5% ed il 15% per considerare attendibile l’ oscillazione del prezzo considerato e definire la successiva strategia. Rispetto invece al secondo punto relativo al fattore tempo considerato, si preferisce optare per quelle oscillazioni di prezzo più consolidate e generalmente comprese in un arco temporale tra uno e sei mesi. Viceversa se la definizione dello Swing parte da un grafico settimanale, il Trader dovrà optare per una definizione dello Swing più ampia e che associata ad una buona esperienza, permetterà di definire in maniera più immediata delle forti ed importanti oscillazioni di prezzi, determinando la strategia più importante da poter adottare.

 

 

M come metodo del prezzo puro

Tale metodo considera come elemento fondamentale per la definizione di un Trend: il prezzo, in relazione sia ad i massimi ed i minimi relativi e sia ai risultati precedentemente ottenuti per definire il tipo di strategia da attuare ed ottenere un profitto.

Le caratteristiche principali del metodo più utilizzato per la definizione del Trend: il prezzo puro

Il Metodo del prezzo puro è uno dei più  utilizzati per attuare una analisi del Trend, usando come elemento prioritario per ogni valutazione del Trend il prezzo. Nello specifico mira ad osservare i massimi ed i minimi relativi per evidenziare la presenza di un Trend Ascendente o Discendente, per poi confrontare tali risultati con quelli precedentemente ottenuti. L’ obiettivo è quindi di isolarsi da ogni elemento ulteriore che può incidere nella definizione del Trend, considerando solo ed esclusivamente la variazione di prezzo ed in particolare le sequenze di massimi e minimi crescenti ( Trend Ascendente) e le sequenze dei massimi e minimi decrescenti ( Trend Discendente).

La facile applicazione tra i vantaggi principali del Metodo del prezzo puro

Isolarsi e concentrarsi sul prezzo, queste le parole chiave del Metodo del prezzo puro, che presenta tra i suoi vantaggi la facile applicazione, tale da preferirlo ad altri metodi alternativi come quello della media mobile ( che analizza soprattutto la struttura del prezzo). Ma cosa intendiamo per facile applicazione? Che non importa essere principianti o professionisti, utilizzare programmi grafici semplici o avanzati per attuare le relative analisi. L’ utente infatti ha la facoltà di scelta tra il sistema grafico più adatto alle sue esigenze e caratteristiche: tra un grafico a candela, ad  un grafico lineare, fino ad un istogramma. L’ importante è infatti definire i massimi ed i minimi relativi e risultati passati per stabilire il Trend prevalente e la strategia da adottare. In pratica osservando un grafico giornaliero di un titolo in un periodo di tempo, si concentrerà l’ attenzione solo ed esclusivamente sui massimi ed i minimi più importanti di un Trend Ascendente (caratterizzato da una  serie di massimi e minimi relativi di tipo crescente) adottando le strategia del caso ed operare dei cambiamenti nella stessa solo nel caso in cui il prezzo cominci a segnalare dei minimi e dei massimi relativi di tipo decrescente, ( Trend Discendente) e non ad ogni cambiamento relativo ad una probabile, ma non certa inversione del Trend.

Dal metodo del prezzo puro a metodi grafici per le formazioni di prezzi

Tuttavia non è sempre facile definire il momento preciso dell’ inversione ossia del fenomeno opposto alla tendenza prevalente, in tal caso entrano quindi in gioco altri metodi per definire graficamente delle formazioni di prezzi, come un grafico a candela, più immediato nel segnalare la necessità di una strategia al ribasso e sulla necessità di liquidare la posizione nell’ immediato. O ancora può essere utile unire le caratteristiche del Metodo del Prezzo Puro con un altro metodo alternativo come la media mobile, al fine di attuare una analisi del Trend più completa, ma soprattutto più efficiente nel già citato caso di inversione di un Trend osservando i segnali simili ed i  reali prezzi di tale fenomeno.

 

 

I metodi più utilizzati per la definizione di un Trend

Il Trend indica principalmente una specifica ed univoca direzione dei prezzi, e la sua conoscenza è importantissima fin dalle prime operazioni per definire al meglio il tipo di strategia da attuare per ottenere un buon guadagno. Esistono diversi metodi per definire il Trend, da quello più utilizzato del prezzo puro a quello della media mobile. Vedremo le principali caratteristiche degli stessi.

 Dal Metodo del prezzo puro alla media semplice per definire un buon Trend

E’ importante definire un Trend e ogni sua variazione al fine di quantificare il tipo di strategia da attuare ed intervenire in maniera tempestiva sul mercato al fine di ottenere un profitto o limitare delle perdite. In quanto nel tempo il Trend ha delle variazioni di prezzo nel tempo che se colte portano a dei reali vantaggi, soprattutto laddove si riesca a definire la condizione di inversione, ossia quando si verifica un fenomeno opposto alla tendenza prevalente. Tra i metodi più utilizzati per effettuare una buona analisi del Trend possiamo evidenziare il Metodo del prezzo puro per osservare quotidianamente le variazioni di prezzo ed intervenire tempestivamente per sfruttarne le potenzialità, o il Metodo della media mobile che analizza la struttura di una media nel medio e nel lungo termine.  Tuttavia potrà essere anche utile per una analisi del Trend più completa ed efficiente l’ unione dei due metodi, soprattutto nel caso dell’ inversione di un Trend osservando segnali simili e reali prezzi di tale fenomeno.

 Il prezzo come elemento essenziale per definire il Trend

Il Metodo del prezzo puro è generalmente quello più utilizzato nel settore per attuare una analisi del Trend e che come dice la parola stessa usa quale elemento fondamentale per la definizione di un Trend: il prezzo, in relazione sia ad i massimi ed i minimi relativi e sia ai risultati precedentemente ottenuti. Presenta inoltre il vantaggio della facile applicazione in quanto per definire il prezzo non prevede l’ utilizzo di grafici specifici, ma offre all’ utente la facoltà di scegliere tra un grafico a candela, un grafico lineare o un istogramma. L’ importante è infatti definire i massimi ed i minimi relativi e risultati passati per stabilire il Trend prevalente e la strategia da adottare.

 Oltre il prezzo: la struttura come elemento fondamentale del Metodo della media mobile

Tuttavia ci sono dei casi in cui i Trader preferiscono andare oltre la sola variabile del prezzo affidandosi ad un altro metodo alternativo per una buona analisi del Trend, quale il Metodo della media mobile che non considera come elementi principali solo i minimi ed i massimi di un prezzo come nel caso del Metodo del Prezzo puro, ma si concentra sulla struttura del prezzo nel tempo, per stabilire quelle che sono le variazioni di prezzo nel periodo considerato. Stabilita quindi in generale una media, gli investitori potranno definire sulla base della struttura del prezzo sulla media se ci troviamo in un caso di Trend Ascendente (caratterizzato da una  serie di massimi e minimi relativi di tipo crescente) o Discendente (caratterizzato da una serie di massimi e minimi relativi di tipo decrescente) ed operare di conseguenza una diversa strategia.

 

 

 

Come individuare il giusto Trend

Per aumentare le probabilità di successo di un investimento è importante  individuare il giusto Trend, per massimizzare i profitti da ottenere e capire il momento giusto in cui intervenire sul mercato. In quanto la differenza in una buona strategia di Trading stà nel definire in anticipo delle variazioni di Trend e di eventuali inversioni dello stesso.

 La durata di un Trend non è infinita, individuare ogni variazione può quindi creare la differenza

Partiamo da un punto essenziale di una analisi del Trend, ossia che una volta definito l’ andamento prevalente, ci sono più probabilità che lo stesso tendi a consolidarsi ossia di continuare questo stesso andamento piuttosto che optare per una inversione. Trend che come evidenziato nei precedenti articoli può dividersi in due grandi  categorie: Trend Ascendente se caratterizzato da una  serie di massimi e minimi relativi di tipo crescente individuati in un determinato periodo e Trend Discendente se caratterizzato da una serie di massimi e minimi relativi di tipo decrescente individuati in un determinato periodo di tempo. Tuttavia la durata dello stesso non è infinita, e per individuare il giusto Trend bisogna essere attenti ad ogni periodo ed  individuare con una certa tempestività una qualsiasi variazione, intervenendo per quantificare subito l’ obiettivo da raggiungere senza “ affezionarsi” troppo ad una vecchia strategia.

 Gli errori più comuni commessi dai principianti sul fattore della tempestività del Trend

 Individuare con una certa tempestività il giusto Trend rappresenta una fase importantissima di ogni strategia e spesso permette di identificare anche il tipo di trader che opera sul mercato. I principianti del Trading infatti spesso operano più sulla base di teorie che su esperienze concrete e  consolidate dei professionisti. Generalmente si fermano ad una costante e continua ricerca dei massimi e dei minimi di prezzi presenti nel mercato, e una volta definito il Trend Ascendente o Discendente tendono a consolidarsi ( affezionarsi) a quella strategia con forti pericoli di frustrazioni a livello psicologico e soprattutto di perdite economiche. Mentre è importante considerare che il Trend non è infinito  e inevitabilmente dopo un certo periodo di tempo ci sarà il passaggio da un Trend Ascendente a Discendente o viceversa.

 Oltre le emozioni e la staticità della strategia adottata per sfruttare i vantaggi della variazione del Trend

L’ esperienza della vita è importante anche nel mondo del Trading, in quanto i più bravi sono spesso quelli che hanno già commesso degli errori in passato con conseguenti perdite guidate dalle emozioni o dalla staticità della strategia adottata. Concentrandosi invece sul Trend, individuando sia la struttura del Trend e sia i segnali di inversione, che inevitabilmente raggiungerà un Trend maturo, può garantire un miglior profitto. Individuare in maniera tempestiva una qualsiasi variazione del Trend, vuol dire sfruttare ogni occasione  e cambiarla al momento giusto, optando per la liquidazione della posizione laddove il Trend di tipo Ascendente presenti segnali di flessione e viceversa nel caso di un Trend di tipo Ascendente. In quanto la teoria senza l’ applicazione nella pratica, non è sufficiente per ottenere dei buoni profitti o limitare delle perdite.

 

Le tipologie più comuni di Trend

La definizione di un Trend è alla base di una prima operatività nel Trading e permette di quantificare i reali obiettivi da raggiungere per ottenere dei profitti. Si divide prevalentemente in due grandi categorie: Trend Ascendente e  Trend Discendente di cui vedremo le principali differenze.

 Dal Trend Ascendente al Discendente per la definizione della strategia da attuare

Il Trend altro non è che una osservazione dell’ andamento di un prezzo nel tempo con una particolare attenzione al movimento in una stessa direzione. E’ sulla base del fattore tempo infatti che possiamo dividere lo stesso in due grandi categorie. La prima categoria è nota come Trend Ascendente o Up – Trend  ossia di un  Trend caratterizzato da una  serie di massimi e minimi relativi di tipo crescente individuati in un determinato periodo di tempo. Mentre la seconda categoria è nota come Trend Discendente o Down – Trend ossia di un Trend caratterizzato da una serie di massimi e minimi relativi di tipo decrescente individuati in un determinato periodo di tempo. Possiamo quindi immediatamente intuire che il primo passo per definire il tipo di strategia ( al rialzo o al ribasso) da attuare risiede nella distinzione tra tali Trend.

 L’ essenzialità del Trade per lo studioso Martin Pring

Ma perché questa piccola distinzione può fare la differenza in una strategia di Trading? Per capire al meglio questa domanda possiamo continuare ad esaminare il concetto del Trend con una definizione importantissima fornita dallo studioso Martin Pring. Tale autore ritiene che in una buona analisi tecnica al fine di prendere quella decisione che può fare la differenza è importante considerare che innanzitutto i prezzi si muovono sulla base di Trend determinati a loro volta da una serie di variabili ( come ad esempio quelle economiche e psicologiche). Individuare con un certo anticipo tali variabili, scegliere il tipo di investimento da fare ( al rialzo  e al ribasso) e soprattutto mantenere tale posizione fino ad una eventuale inversione del Trend può creare dei veri e propri vantaggi per un Trader.

 L’ importanza nel definire una variazione del Trend con una certa tempestività

Sulla base quindi di questi nuovi concetti è possibile evidenziare come sia importantissimo definire dalle prime operazioni una analisi del Trend e delle due categorie di Trend Ascendente e Discendente. In quanto laddove ci sia una certa bravura nel definire con un certo anticipo una qualsiasi variazione del Trend e l’ eventuale inversione del Trend, si potrà realizzare al meglio una strategia al rialzo (individuando il Trend Ascendente) o al ribasso ( individuando il Trend Discendente). Tuttavia la durata di un Trend Ascendente o Discendente non è infinita, ecco perché diventa importantissimo individuare con una certa tempestività una qualsiasi variazione del Trend ed intervenire per quantificare subito l’ obiettivo da raggiungere senza “ affezionarsi” troppo ad una vecchia strategia. Esistono infine diversi metodi per definire l’ andamento di un  Trend, e facilitare una prima operatività del Trader da quello più utilizzato del prezzo puro a quello della media mobile e di cui a breve analizzeremo le principali caratteristiche e differenze.

 

 

A come analisi del Trend ( 2° parte)

Dopo una prima spiegazione di un Trend e della sua essenzialità per l’ operatività iniziale, approfondiamo alcuni concetti. Come evidenziato in precedenza, il Trend indica principalmente una specifica ed univoca direzione dei prezzi, e la sua conoscenza è importantissima fin dalle prime operazioni per definire al meglio ogni decisione di acquisto o di vendita sul mercato.

 I metodi più utilizzati per una buona analisi del Trend

Tra le teorie più apprezzate per attuare una migliore analisi del Trend, non possiamo non citare quella del grande Charles Dow,il giornalista Americano nato nel 1851 a Sterlin tra i fondatori  della società Dow Jones and Company e del famoso indice della Borsa Americana. Di un autore in grado di realizzare una delle teorie più utilizzate sul Trend senza avvalersi delle moderne tecnologie,  osservando quotidianamente le variazioni di prezzo ( Metodo del prezzo puro) o ancora la struttura di una media nel medio e nel lungo termine (Metodo della media semplice). Anche se il metodo migliore per una analisi del Trend è l’ unione dei due metodi in quanto anche se le tecniche sono diverse, laddove ci sia una inversione di un Trend sarà possibile definirlo univocamente osservando segnali simili e reali prezzi di tale fenomeno.

 L’ importanza di ritrovare una condizione di inversione del Trend per creare la differenza sull’ operatività iniziale

L’ analisi del Trend è una fase delicata che se sfruttata al meglio permette di ottenere dei reali vantaggi soprattutto laddove si riesca a definire la condizione di inversione. E’ facile infatti acquistare il titolo quando il valore è poco basso o al contrario vendere il titolo quando il suo valore comincia ad aumentare. Tutta altra cosa è invece avere il giusto coraggio  di acquistare dopo un Trend decisamente in calo nel lungo termine o di vendere un titolo laddove si comincia a delineare un Trend in ripresa. Con una buona analisi del Trend che permette di individuare in un primo anticipo l’ inversione del Trend si può quindi fare la differenza sull’ operatività iniziale.

 Metodi grafici per definire le formazioni di prezzi e definire il giusto Trend

Tuttavia non è sempre facile definire il momento dell’ inversione ossia quando si verifica un fenomeno opposto alla tendenza prevalente, ed in genere soprattutto i principianti decidono di posizionarsi su un Trend prevalente durante delle fasi di correzioni o su precise strategie che danno per certezza una persistenza del Trend. Altri operatori invece si affidano alla cosiddetta valutazione dell’ Evidenza, cioè si affidano a precisi metodi tecnici per poi stabilire le probabilità di crescita del relativo mercato. Tra i metodi più apprezzati per definire graficamente delle formazioni di prezzi, ritroviamo quelle delle Candlestick o grafici a candela, che possono aiutare nell’ identificazione ad esempio di una candela di inversione, ossia in un segnale di una strategia al ribasso e sulla necessità di liquidare la posizione nell’ immediato. Ed ecco che entra in gioco il peso dell’ evidenza, ossia la bravura nel definire il contesto in cui si verifica l’ inversione sulla candela per non abbandonare con troppo anticipo un primo vantaggio  e un eventuale possibilità di profitto.

 

A come analisi del Trend ( 1° parte)

La definizione di un Trend è alla base del Trading, in quanto rappresenta la fase essenziale per una prima operatività al fine di quantificare l’ obiettivo da raggiungere. Il Trend infatti indica principalmente una specifica ed univoca direzione dei prezzi, che bisogna conoscere a priori per una qualsiasi decisione di acquisto o di vendita sul mercato.

 Cosa si intende per Analisi del Trend?

L’ analisi del Trend rappresenta il primo punto essenziale per poter operare sul mercato anche per i meno esperti del settore e permette di quantificare l’ obiettivo principale da raggiungere nel tempo. Osservando un Trend, è infatti possibile definire già in prima battuta quelle che sono delle oscillazioni di un prezzo sul mercato in un arco di tempo prestabilito ed eventualmente identificare delle opportunità di acquisto o vendita. Ma cosa realmente intendiamo per analisi del Trend? E quali teorie ci permettono al meglio di rappresentare tale concetto? Cominciamo con il dire che una delle migliori e più apprezzate definizioni sull’ argomento è certamente quella del grande Charles Dow. Un giornalista Americano nato nel 1851 a Sterlin tra i fondatori  della società Dow Jones and Company e del famoso indice della Borsa Americana.

 L’ ideatore di una delle Teorie più apprezzate sul Trend: Charles Dow

Sulla base della Teoria di Charles Dow, possiamo dividere il Trend in tre grandi categorie: primario, secondario e minore. Un trend primario può durare anche più di un anno e riguardare strategie al rialzo o al ribasso. Se ad esempio osserviamo un andamento di un titolo di mercato e al suo interno individuiamo un massimo superiore ed un minimo inferiore, tale Trend presenta un andamento rialzista, viceversa se si individua un massimo inferiore ed un minimo inferiore, tale  andamento sarà al ribasso. Un Trend secondario riguarda quelle piccole o grandi variazioni che possono incidere in maniera determinante su quello primario, mentre un Trend minore riguarda quelle variazioni al ribasso o al rialzo che in un brevissimo tempo possono coinvolgere un mercato.

 L’ importanza del Volume per la validità di un ottimo Trend

In una analisi del Trend per Dow inoltre assume molta importanza anche il volume delle contrattazioni al fine di poter effettivamente confermare la validità o meno di un certo Trend. Ad esempio individueremo un Trend al rialzo solo laddove siano elevati anche i volumi degli scambi,  stesso discorso per un Trend al ribasso. Tale teoria è alla base delle prime analisi del Trend è assume una forte valenza soprattutto in relazione agli strumenti che all’ epoca erano presenti, in quanto i grafici non erano definiti con elaborati programmi al Computer, ma realizzati trascrivendo giorno per giorno le variazioni di prezzo. Tale metodo anche noto come “ metodo del prezzo puro” rappresenta ancora oggi quello più utilizzato per definire in maniera accurata e precisa la definizione di un Trend, accanto al metodo della media mobile che valuta anche la struttura dello stesso in un’ ottica del medio e lungo termine e che associati alle moderne tecnologie, ci permettono di avere una visione del Trend anche migliore dello stesso Dow.

 

L’ ABC del Trading: dalle basi alle teorie ( 1° parte)

In questa rubrica dal nome L’ Abc del Trading partiremo dalle basi della materia, con una prima conoscenza delle terminologie più comuni che ogni Trader, dal meno esperto al più esperto, deve necessariamente conoscere per operare come il Trend, il Momentum ed i prezzi, indispensabili per impostare una buona strategia di Trading, per passare ad una analisi delle prime sfide da affrontare come la minimizzazione dei costi e la valutazione dei rischi. Infine analizzeremo i principali vantaggi ricercati dai Trader per ottenere i massimi profitti, confrontando quelli più utilizzati quali il vantaggio matematico e la probabilità di un evento.

 Trend, Momentum e Prezzo: le prime basi del Trading

Il Trend ad esempio segna una prima operatività del Trader in quanto permette di quantificare l’ obiettivo da raggiungere per massimizzare il profitto. Il momentum invece permette di definire le potenzialità presenti sul mercato osservando tutte le variazioni presenti rispetto ad un determinato tempo  e definire una eventuale strategia di acquisto o di vendita. Il prezzo infine ci permette di quantificare in termini monetari potenziali situazioni di profitto o di perdita per il Trader. Una volta stabilite le principali basi, che ogni Trader ( dal meno esperto al più esperto) deve conoscere per cominciare ad operare sul mercato, è possibile passare ad una fase intermedia sull’ operatività nel Trading: ossia sull’ attività vera e propria da svolgere e che generalmente varia da Trader a Trader.

Minimizzazione dei costi e valutazione rischi del Trading: le prime sfide da affrontare

In linea di massima cercheremo di stabilire l’ operatività generale che un Trading applica su voci importanti come costi e rischi. Nel primo caso bisogna considerare che l’ operatività sul mercato non è affatto gratuita ma comporta dei primi costi da affrontare quali le commissioni dei broker ed eventuali costi nascosti per eseguire il Trade laddove ci siano alte possibilità di slittamento. Ma è possibile ridurre al minimo i costi del Trading? Noi cercheremo di trovare una risposta a tale domanda. Nel secondo caso invece bisogna considerare che operare sul mercato non è del tutto facile e può comportare molteplici rischi per lo stesso Trader, spesso associati anche al loro modo di operare e alla maggiore o minore propensione al rischio. Ma esiste una tipologia vincente tra Trader aggressivi e moderati? Anche in questo caso cercheremo di dare una risposta tale domanda.

 I vantaggi ricercati dai Trader per ottenere i massimi profitti

Infine  analizzeremo i vantaggi maggiormente ricercati dai Trader per ottenere il maggior guadagno possibile con una particolare attenzione sulla differenza tra valore matematico e la probabilità di un evento. Nel primo caso facciamo riferimento ad un rapporto tra il rendimento potenziale e il fattore rischio ( percepito dal Trader), mentre nel secondo caso viene spostata l’ attenzione dal solo aspetto monetario, dando priorità alla probabilità di ottenere un risultato positivo come elemento fondamentale. Ma è possibile prevedere l’ andamento dei mercati? I mercati seguono una logica o è tutto frutto del caso? Dopo aver analizzato singolarmente le caratteristiche dei due vantaggi per il Trader, effettueremo un confronto tra gli stessi, per esaltare le principali differenze e provare a dare una risposta a tale domanda.