Le caratteristiche distintive degli oscillatori dell’analisi tecnica

Nell’articolo precedente abbiamo evidenziato il ruolo fondamentale svolto da questi indicatori tecnici in grado di segnalare situazioni di eccesso di domanda o di offerta per un determinato titolo e come, di solito, il raggiungimento da parte degli stessi di un’area di ipercomprato o di ipervenduto vada successivamente ad innescare un ritracciamento o una fase di consolidamento del trend di mercato.
In tal senso, gli oscillatori garantiscono un altro importante risultato: essi consentono di fornire segnali operativi di entrata ed uscita dal mercato. Esiste una moltitudine di oscillatori, ognuno caratterizzato da proprie specificità, per questo il segnale di acquisto o vendita da essi fornito varierà sulla base del funzionamento degli stessi.

Il raggiungimento di aree di ipercomprato e di ipervenduto

Vi sono alcuni indicatori che forniscono segnali operativi quando escono da un’area di ipercomprato o di ipervenduto, altri che suggeriscono l’entrata in posizione lunga nel mercato al superamento della soglia costituita dallo 0, altri ancora che si focalizzano specificamente sull’incrocio delle due linee di cui sono composti.
Per quanto riguarda la funzione di segnalazione delle aree di ipercomprato o di ipervenduto, ogni oscillatore ha le sue bande. Se consideriamo l’RSI, la zona di ipercomprato è quella individuata dal range di valori 70-100, quella di ipervenduto si trova nel range inferiore ossia nella zona tra 30 e 0. Prendendo in considerazione lo Stochastic Oscillator la zona di ipercomprato si trova compresa tra i valori 80 e 100 e quella di ipervenduto è costituita dai valori inferiori a 20 e superiori allo 0.

Segnali operativi puntuali

Esistono poi indicatori che individuano il momento più opportuno dell’entrata sul mercato in frangenti temporali specifici. Se andiamo ad analizzare il Momentum, ad esempio, esso consiglia di acquistare quando lo stesso attraversa dal basso verso l’alto la linea dello 0 e di vendere quando l’incrocio avviene nella direzione opposta.
In ogni caso, occorre ribadire che si tratta di strumenti che consentono di avere degli importanti spunti operativi solo se il loro utilizzo è coordinato all’analisi grafica ottenuta per mezzo di ulteriori strumenti e quindi tramite quelle conferme costituite, ad esempio, dal superamento di una trendline.

Le divergenze tra l’andamento dei prezzi e quello degli oscillatori

Le caratteristiche funzionali degli oscillatori non si fermano qui in quanto ciascun oscillatore è in grado di individuare possibili divergenze tra il comportamento dei prezzi e quello dell’oscillatore stesso. Quando queste discrepanze grafiche si manifestano è importante tenerne conto in quanto potrebbero segnalare delle possibili inversioni del trend.
Si possono avere due casi limite: un primo caso (divergenza positiva o rialzista) in cui i prezzi sono inseriti all’interno di un trend decrescente, ed in virtù di ciò tendono a disegnare dei minimi discendenti, mentre l’oscillatore, pur portandosi all’interno dell’area di ipervenduto, tende ad assumere un andamento crescente, con i minimi posti in maniera ascendente.
L’altro caso si verifica in caso di divergenza negativa o ribassista e cioè quando l’oscillatore invece di confermare il trend crescente seguito dai prezzi tende a disegnare dei massimi decrescenti all’interno del’area di ipercomprato e ciò segnala una probabile futura inversione al ribasso del trend.

Autore: Emanuela Bisceglia

Emanuela ha conseguito la laurea in Economia dei Mercati e degli Intermediari Finanziari con specializzazione in Mercati Finanziari e Finanza Quantitativa presso l'Università degli studi di Roma "Tor Vergata". Incuriosita dal mondo dei derivati finanziari, ha deciso di approfondire la materia durante la stesura della sua tesi di laurea. Successivamente, ha scoperto il mondo del trading sul Forex appassionandosene. E' il crescente interesse verso questo argomento a spingerla a scrivere nella sua rubrica intitolata "Pillole di Forex".

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