Calcolo del Tfr maturato: valore, tassazione e ultime novità

Il TFR, acronimo di Trattamento di Fine Rapporto, è uno dei vantaggi economici che può vantare il lavoratore dipendente alla fine del suo rapporto di lavoro con un’azienda di ogni tipologia. Il diritto ad avere il TFR lo si ha in ogni caso: licenziamento, dimissioni, raggiungimento dell’età pensionabile. La cosa fondamentale è la fine del rapporto di lavoro subordinato.

Questa somma di denaro, che viene accumulata nel corso della vita lavorativa, rimane accantonata presso il datore di lavoro per le aziende con meno di 50 dipendenti, altrimenti deve essere versata presso la Tesoreria di Stato dell’INPS.

Come calcolare il valore del TFR

Il Trattamento di Fine Rapporto viene calcolato tenendo in considerazione la propria retribuzione, sulla quale a sua volta influiscono l’anzianità lavorativa, lo straordinario fisso, eventuali premi di presenza, provvigioni, premi e partecipazioni e così via.

Il calcolo del trattamento di fine rapporto viene effettuato in maniera molto semplice, come segue:

  • per ogni anno di lavoro che si è prestato, al conteggio totale del TFR viene aggiunta una somma di denaro pari ad una mensilità divisa per 13,50;
  • lo 0,5% dell’importo che viene accontonato ogni anno è destinato all’INPS in qualità di contributo pensionistico;
  • la somma versata come TFR, nota come montante, viene rivalutata di anno in anno.

Tassazione TFR

L’importo maturato in termini di TFR è lordo, nel senso che include anche le tasse che bisogna pagare. Da un punto di vista fiscale, il TFR è assoggettato a tassazione separata, con il conteggio della percentuale da pagare che deve essere calcolata in base al numero di anni (e frazioni) per le quali si è lavorato.

Secondo la legge, l’unica parte di TFR che è assoggettata a tassazione è il capitale accumulato di anno in anno, senza considerare le rivalutazioni che vengono effettuate, che invece vengono disciplinate in maniera diversa.

Nello specifico, per le quote che sono state maturate entro l’anno 2000, la tassazione viene effettuata dal datore di lavoro, mentre per tutte quelle che sono state maturate dopo quell’anno, il datore di lavoro farà solo una ritenuta parziale perché, in seguito, l’Agenzia delle Entrate farà il calcolo corretto di quanto dovuto.

E’ da considerare che qualunque tassazione applicata al TFR può essere soggetta a controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate per verificare la corretta applicazione delle aliquote.

Se il rapporto di lavoro ha avuto una durata inferiore a 2 anni, invece, e il reddito di riferimento è inferiore a 30.000 € , si ha diritto ad alcune riduzioni che vengono calcolate di volta in volta.

Un discorso a parte meritano le indennità equipollenti del TFR, ovvero quelle che sono legate alla durata del rapporto di lavoro dipendente nel settore del pubblico impiego.

Chiudiamo dicendo che un lavoratore che abbia almeno 8 anni di anzianità lavorativa può fare domanda di anticipo del TFR al datore di lavoro, nei limiti del 70% del TFR maturato fino a quel momento. Tale somma di denaro può venire chiesta una sola volta nel corso della durata lavorativa e solo se bisogna fare delle spese straordinarie, come acquistare una casa, oppure fare interventi straordinari di vario genere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *