Lavoro: calcolo dei contributi obbligatori INPS per i lavoratori dipendenti

In Italia è obbligatorio pagare i contributi per il lavoro che si svolge. A farlo devono essere tutti i lavoratori dipendenti, oltre che gli autonomi, nel rispetto delle norme che sono stabilite per legge. Si tratta di un obbligo che permetterà al lavoratore, tra le altre cose, di:

  • avere una pensione dal momento in cui potrà smettere di lavorare, sia per raggiungimento dell’età minima contributiva (pensione di anzianità) che per     raggiungimento dell’età minima pensionabile (pensione di vecchiaia);
  • nel caso in cui avesse bisogno di un contributo economico per diminuzione della propria capacità lavorativa, quale che ne sia la causa;
  • nel caso in cui ci fosse bisogno di un contributo economico a sostegno del proprio reddito familiare;
  • nel caso in cui si avesse bisogno della liquidazione della propria pensione, nei termini     previsti per legge.

Dal 2011, l’ente che si occupa delle pensioni in Italia è l’INPS. Oltre che per i lavoratori dipendenti del settore privato, questo ente si occupa anche del trattamento pensionistico delle seguenti categorie di lavoratori:

  • Lavoratori dipendenti del settore pubblico e ministeriale, i cui contributi pensionistici prima del 2011 erano gestiti dall’INPDAP, che è stato chiuso quell’anno per volere del decreto Salva Italia dell’allora governo Monti e le cui funzioni sono passate all’INPS;
  • I lavoratori autonomi di ogni settore economico ed i professionisti senza cassa;
  • I lavoratori parasubordinati;
  • Chi effettua vendite a domicilio;
  • I lavoratori occasionali;
  • I lavoratori associati in partecipazione che appartengono alla gestione separata;
  • Gli iscritti ai Fondi speciali.

Come effettuare il calcolo dei contributi

I lavoratori dipendenti hanno i contributi versati dai rispettivi datori di lavoro, nei cui calcolo essi dovranno versare mensilmente una certa somma che viene calcolata secondo le indicazioni date dall’INPS.

I contributi obbligatori devono essere versati dal datore di lavoro secondo i termini che sono previsti dalla legge, obbligatoriamente, altrimenti si incorre nel rischio di venire multati, con sanzioni aggravate.

I contributi vengono calcolati tenendo presente che una quota degli stessi deve essere versata dal datore di lavoro, mentre un’altra dal dipendente.

Il calcolo dei contributi viene calcolato in maniera percentuale sulla retribuzione lorda che il lavoratore ha conseguito nel periodo di riferimento. Il conteggio di tale retribuzione lorda viene fatto tenendo presente qualunque somma di denaro che il lavoratore ha percepito dal datore di lavoro, al lordo delle ritenute.

Su queste somme di denaro vengono calcolate le aliquote che sono a carico sia della ditta che del dipendente, tenendo presente che la prima è del 32,70% (potrebbero esserci delle agevolazioni a seconda di determinate condizioni previste per legge), mentre la seconda è del 9,19%.

Non devono essere incluse nel conteggio della retribuzione imponibile:

  • Tutte le somme che sono percepite a titolo di (TFR);
  • Le somme che sono percepite come risarcimento danni;
  • I proventi che derivano dalle polizze assicurative;
  • Tutti i trattamenti di famiglia;
  • le mance che sono percepite dagli impiegati che lavorano presso le case da gioco, entro la misura del 25% del loro ammontare;
  • Alcune somme di indennità di trasporto

Per agevolare il calcolo dei contributi, l’INPS ha messo a disposizione un comodo strumento di calcolo direttamente sul suo sito ufficiale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *