Il Brasile e la Grecia al centro delle attenzioni

I dati recenti da parte del Brasile, una delle economie emergenti più interessanti in assoluto, hanno mostrato che la recessione non è ancora finita dato che il PMI manifatturiero HSBC si è contratto dal mese precedente a 45,9 da 46, nonostante un dato migliore del previsto per il PIL Q1. Il surplus commerciale ha raggiunto 2,8 miliardi di dollari in maggio, battendo la previsione di 361 milioni. L’incremento è dovuto alle esportazioni più forti (+ 1,6 miliardi di dollari) e alle importazioni leggermente più deboli. La produzione industriale è attesa oggi e le stime vedono una flessione di -1,4% nel mese di aprile dopo una contrazione minore dello -0,8% a marzo.

La scorsa settimana, il Senato ha approvato due misure di austerità chiave provvisorie, nel tentativo di bilanciare i conti pubblici riducendo i benefici per i lavoratori. Nonostante queste buone notizie (per gli investitori) i due disegni di legge sono stati attenuati da alcuni emendamenti, riducendo la quantità del potenziale di risparmio. La battaglia non è ancora finita, dato che la Camera dei Deputati voterà, nel mese di giugno, su un altro disegno di legge che ripristina gli sgravi fiscali sui salari.

La BCB sarà messa a fuoco domani in quanto prevede di aumentare il tasso Selic di 50 punti base, a 13,75%, nel tentativo di frenare l’inflazione.

Grecia: l’ultima possibilità? A Berlino è stato ospitato ieri sera un vertice di emergenza – un altro – sul tema greco che ha messo di fronte i leader tedeschi e francesi con i numeri uno di BCE e FMI. I colloqui sono stati principalmente sullo sblocco del 7,2 miliardi di euro in fondi di salvataggio e sulle condizioni a austerità. Le tensioni sulla Grecia sono ora a un picco. In effetti, la Grecia non è attualmente in grado di rimborsare il Fondo monetario internazionale questo venerdì, ma deve pagare quasi 7 miliardi di euro alla BCE tra luglio ed agosto.

Un fallimento del pagamento di questo venerdì si aggiungerebbe agli arretrati che il FMI deve ancora intascare, in totale, di circa 1,7 miliardi di euro da parte di Sudan, Somalia e Zimbabwe. Tuttavia, una perturbazione nel rimborso del FMI non aprirebbe la strada ad un Grexit. Al contrario, la BCE deve salvare la sua credibilità e deve fare in modo che la Grecia non sia inadempiente.

I funzionari della Grecia sembrano ormai essere pronti ad uscire dalla zona euro se i compromessi saranno troppo impegnative. In altre parole, se la cura è peggiore del male. La pressione sulle pensioni greci e sui salari domestici pubblici sono ora al culmine. Syriza è stato eletto sotto la promessa di fermare l’austerità ma ha accettato comunque la riforma delle pensioni e il sistema di imposta sul valore aggiunto. Saranno ore di “fuoco”.

Autore: Guglielmi Franco

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