La BCE pronta con il suo arsenale “anti-contagio”

Tre anni fa, i mercati obbligazionari della zona euro hanno quasi sventrato l’Unione Europea. Non questa volta. Anche se i rischi che la Grecia possa essere buttata fuori dalla zona euro sono aumentati, la reazione del mercato obbligazionario è rimasta docile.

Una spiegazione è che gli investitori che hanno avuto il tempo di prepararsi ad un possibile “Grexit” e credono che i rischi di “contagio” al resto della zona euro sarebbero gestibili.

Un altro motivo – probabilmente più forte – è la fede degli investitori nella Banca centrale europea e nei 60 miliardi di euro al mese di acquisti di asset che attualmente è in essere.

I mercati la fiducia e la fiducia nella BCE spiegano la blanda reazione dei mercati ai rischi di eventi greci. Proprio la banca centrale di Draghi ha guadagnato in maniera massiccia credibilità da quando ha cominciato il QE.

Già nel luglio 2012, quando la crisi della zona euro era al culmine, Mario Draghi ha promesso che avrebbe fatto qualunque cosa per preservare l’integrità dell’unione monetaria. Ora gli interessi si scontrano, però, anche perché le restrizioni imposte alle banche greche possono spingere il Paese verso un Grexit, creando instabilità in tutta la zona euro.

I mercati sono sicuri del fatto che la BCE potrà, nel caso, mettere mano a tutto il suo arsenale per combattere gli effetti negativi e limitare la ricaduta sui mercati finanziari. La percezione è che Draghi agirà, se necessario, per garantire che non ci siano grandi “tsnìunami” nel resto della zona euro e una cosa che si è imparata nel corso degli anni è di non dubitare mai della creatività della banca centrale.

Nonostante i drammi politici, i rendimenti dei titoli di Stato della “periferia” europea – Italia, Spagna e Portogallo – sono aumentati solo di poco. Nei primi scambi di oggi, i rendimenti italiani e spagnoli a dieci anni sono rimasti ad un livello inferiore rispetto ai picchi della scorsa settimana. Ciò implica che gli investitori non richiedono un premio di “rischio” supplementare per compensare i “rischi di contagio” dopo il voto di domenica.

Ciò che ha attirato gli occhi di alcuni degli investitori è stato di riferimento della BCE ai “rischi per la stabilità dei prezzi”. Draghi ha suggerito che può intervenire con il pretesto di riportare l’inflazione della zona euro ad un valore inferiore ma prossimo al 2 per cento, cosa a cui anche gli estremisti conservatori del suo Consiglio direttivo troverebbero difficile opporsi.

Autore: Guglielmi Franco

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