Le banche dell’euro zona di fronte agli stress test

Una delle più recenti tradizioni europee è costituito dagli “stress test” fatti sulle banche per verificare che esse non avranno problemi in caso di una nuova crisi economica, cosa che evita il rischio di dover richiedere un salvataggio a spese dei contribuenti. L’ultimo sondaggio nella redditività di circa 130 banche è stato rilasciato il 26 ottobre e ha mostrato che sono state ben 25 le banche che non hanno superato tale stress test. Su 25, addirittura nove di queste banche sono italiane e la maggior parte di esse si trovano in Europa meridionale.

Il risultato di questo stress test è leggermente peggiore del previsto, anche se la maggior parte degli istituti di credito hanno fallito per delle quantità relativamente piccole. Ma anche le banche che hanno avuto successo non sono invincibili e la cosa crea un certo timore in tutta la zona UE e nella nostra valuta.

Ma questa volta è diverso, dicono gli organizzatori. Parte della “valutazione globale”, come viene soprannominata, è uno stress-test tradizionale che è stato realizzato prima con alterne fortune (l’obiettivo è quello di modellare ciò che accadrà a una banca se i prezzi delle case dovessero cadere). Organizzato da parte dell’Autorità bancaria europea, lo stress test riguarda le grandi banche in tutti i 28 stati membri dell’Unione europea. Ma non c’è ragione di aspettarsi che la prova stessa darà dei risultati migliori, a lungo termine, rispetto alle precedenti.

La Banca centrale europea (BCE) contemporaneamente alle prove di stress ha effettuato una verifica completa del valore delle voci in bilancio di ciascuna banca. Questo concetto è stato applicato solo a 123 grandi banche in 18 paesi della zona euro e a partire dal prossimo mese esso sarà regolato dalla BCE al posto dei controllori nazionali.

La BCE ha trovato nuovi 136 miliardi di euro di prestiti in difficoltà, portando il totale europeo a 879 miliardi di euro. L’Italia dovrà attuare la più grande riclassificazione dei crediti (circa 12 miliardi di euro), poi la Grecia (circa 8 miliardi di euro) ed infine le banche tedesche (circa 7 miliardi di euro).

La reazione dei mercati ora sarà la chiave delle prossime ore di investimenti nel mercato delle valute, mentre a lungo termine il maggiore impatto sarà dato dalla percezione di come si comporterà la BCE. Dopo la crisi della zona euro, è ora considerata come l’istituzione più credibile in Europa e spetta a Draghi & Co. riuscire a rimettere in piedi l’economia della nostra zona economica, sperando che possa riuscire a farcela.

Autore: Andrea Luzzi

Andrea ha una laurea in economia, un Master in Finanza Quantitativa e diverse certificazioni internazionali. Ha lavorato per banche ed hedge fund in qualità di risk manager, analista quantitativo e portfolio manager. Nel 2009 ha fondato la Quantyx, una società di consulenza operante in Italia ed in Svizzera, che si occupa di risk management, sviluppo di software finanziari ed analisi di investimenti non tradizionali. Vive in Svizzera e lavora fra Milano e Zurigo (almeno per ora).

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