L’affascinante storia di Jesse Livermore

Jesse Livermore è una delle figure di spicco nel mercato degli investimenti, dalla cui biografia si capisce come sia un uomo che ha sfidato i mercati in diverse occasioni, in particolare nel 1907 e nel 1929. Tuttavia, pur avendo fatto una fortuna pari ad oltre 100 milioni di dollari ha perso anche quasi tutto e ha deciso di porre fine alla sua vita in modo tragico.

Nato il 26 Luglio 1877 in Massachusetts, Jesse Livermore ha iniziato la sua carriera come trader all’età di 14 anni (erano altri tempi) scappando di casa con l’aiuto della madre. Ha iniziato la sua carriera a Boston.

Mentre lavorava, ha scritto le sue impressioni circa il comportamento futuro dei prezzi e poi le ha confrontate con l’effettivo sviluppo che esso avrebbe preso. Subito dopo, un amico lo ha convinto ad investire soldi veri in questo “hobby”.

Per 15 anni ha accumulato guadagni per 1.000 dollari circa (pari più o meno a 23.000 dollari oggi). Negli anni successivi ha continuato ad investire iniziando a guadagnare sempre di più. Si è poi trasferito a New York, dove ha messo tutta la sua energia nelle operazioni di mercato e quest’ultima esperienza lo ha portato a creare una nuova serie di regole importanti da usare nel funzionamento del mercato.

Durante la sua vita Livermore ha vinto e perso fortune per svariati milioni di dollari. La più notevole delle sue fortune (di 3 e 100 milioni di dollari) sono state ottenute dal crollo del mercato nel 1907 e nel 1929. Oltre che un certo successo come commerciante, Livermore ha lasciato una filosofia di lavoro per operare con i titoli sottolineando l’importanza di aumentare le dimensioni delle posizioni mentre la direzione va lungo la strada giusta, ma incassando le perdite quando le posizioni sono sfavorevoli.

Livermore, però, a volte non ha seguito le proprie regole e ha osservato che questa mancanza di aderenza alle regole è stata il motivo principale per cui ha perso le sue più grandi fortune.

La carriera di Livermore prende fama dopo il panico del 1907, quando il mercato ha venduto di colpo. Egli ha spiegato che questo è stato dovuto all’aspettativa che molti operatori avrebbero dovuto vendere sulle richieste di margini legate alla leva finanziaria (come in effetti è successo). Dopo quell’autunno, la sua ricchezza ha raggiunto 3 milioni di dollari.

Successivamente ha perso il 90% della sua fortuna nel commercio del cotone, violando molte delle sue regole e non ascoltando i consigli degli altri. Nei mercati orizzontali ha continuato a perdere soldi tra il 1908 e il 1912, chiudendo con un debito di 1 milione di dollari e andando in bancarotta. In seguito ha recuperato le perdite e, infine, la sua fortuna durante il mercato toro della prima guerra mondiale e il successivo mercato orso.

La Grecia rimane ottimista sulle prospettive di un accordo

Con Alexis Tsipras che va a Bruxelles per cercare di riavviare i colloqui con i creditori, molti greci sono sorprendentemente ottimisti circa le possibilità di un nuovo accordo nonostante gli avvertimenti da Berlino e Bruxelles che la pazienza è esaurita e non ci saranno ulteriori concessioni.

A dispetto delle indicazioni chiare che i tedeschi, in particolare, ne hanno avuto abbastanza della politica del rischio calcolato di Tsipras, una gran parte della popolazione greca è fiduciosa che presto ci sarà un accordo e la Grecia non sarà abbandonata a sé stessa.

Si dice che il referendum di domenica, in cui quasi il 62 per cento degli elettori ha rifiutato nuove misure di austerità, ha rinforzato la situazione del primo ministro e ha rafforzato il suo mandato.

Siamo ora in una posizione più forte per combattere con l’Europa per un accordo, dicono i grecei a gran voce. Ovviamente il paese deve pagare i suoi debiti, ma il popolo cerca anche i suoi diritti umani. Non è possibile pagare domani. L’economia deve tornare a crescere e se non si fanno soldi, non si può pagare il debito.

C’è anche chi va contro il primo ministro ellenico, accusato di aver giocato in maniera completamente sbagliata (sin dallo scorso gennaio) contro la Troika, finendo per inimicarsi senza motivo i creditori e ponendo le basi per un confronto disastroso che potrebbe vedere il paese ritornare alla dracma (con tutto quello che ne consegue, ovviamente).

Il problema principale della situazione è che il governo di sinistra radicale Syriza fatica a trovare simpatia dal resto d’Europa.

Tspiras chiederà ora la rinegoziazione del debito, ma se i sostenitori della linea dura in Europa dovessero dirgli di prendere o lasciare (dunque o si fa come dicono loro o il paese potrebbe uscire dall’euro), alla fine i rischi di una Grexit possono notevolmente aumentare.

Fitch, l’agenzia di rating, ha detto che la vittoria del No al referendum di Domenica “aumenta notevolmente” il rischio del paese di lasciare la zona euro. Secondo l’agenzia, una soluzione si può ancora trovare ma il tempo sta per scadere.

Jeroen Dijsselbloem, alto funzionario della zona euro, ha detto che vuole che la Grecia rimanga nella zona euro, ma ha avvertito che “non ci sono soluzioni facili”.

La Germania, nel frattempo, ha ribadito che non contempla la ristrutturazione del debito fino a quando i Greci non presenteranno un pacchetto di riforme credibili e di tagli di bilancio.

La BCE pronta con il suo arsenale “anti-contagio”

Tre anni fa, i mercati obbligazionari della zona euro hanno quasi sventrato l’Unione Europea. Non questa volta. Anche se i rischi che la Grecia possa essere buttata fuori dalla zona euro sono aumentati, la reazione del mercato obbligazionario è rimasta docile.

Una spiegazione è che gli investitori che hanno avuto il tempo di prepararsi ad un possibile “Grexit” e credono che i rischi di “contagio” al resto della zona euro sarebbero gestibili.

Un altro motivo – probabilmente più forte – è la fede degli investitori nella Banca centrale europea e nei 60 miliardi di euro al mese di acquisti di asset che attualmente è in essere.

I mercati la fiducia e la fiducia nella BCE spiegano la blanda reazione dei mercati ai rischi di eventi greci. Proprio la banca centrale di Draghi ha guadagnato in maniera massiccia credibilità da quando ha cominciato il QE.

Già nel luglio 2012, quando la crisi della zona euro era al culmine, Mario Draghi ha promesso che avrebbe fatto qualunque cosa per preservare l’integrità dell’unione monetaria. Ora gli interessi si scontrano, però, anche perché le restrizioni imposte alle banche greche possono spingere il Paese verso un Grexit, creando instabilità in tutta la zona euro.

I mercati sono sicuri del fatto che la BCE potrà, nel caso, mettere mano a tutto il suo arsenale per combattere gli effetti negativi e limitare la ricaduta sui mercati finanziari. La percezione è che Draghi agirà, se necessario, per garantire che non ci siano grandi “tsnìunami” nel resto della zona euro e una cosa che si è imparata nel corso degli anni è di non dubitare mai della creatività della banca centrale.

Nonostante i drammi politici, i rendimenti dei titoli di Stato della “periferia” europea – Italia, Spagna e Portogallo – sono aumentati solo di poco. Nei primi scambi di oggi, i rendimenti italiani e spagnoli a dieci anni sono rimasti ad un livello inferiore rispetto ai picchi della scorsa settimana. Ciò implica che gli investitori non richiedono un premio di “rischio” supplementare per compensare i “rischi di contagio” dopo il voto di domenica.

Ciò che ha attirato gli occhi di alcuni degli investitori è stato di riferimento della BCE ai “rischi per la stabilità dei prezzi”. Draghi ha suggerito che può intervenire con il pretesto di riportare l’inflazione della zona euro ad un valore inferiore ma prossimo al 2 per cento, cosa a cui anche gli estremisti conservatori del suo Consiglio direttivo troverebbero difficile opporsi.

In Grecia vince il “no”, che futuro per il paese?

Gli elettori greci hanno respinto l’austerità e chiedono un miglior trattamento. Questo potrebbe portare al crollo del sistema bancario e ad un ritorno alla dracma.

Il “no” è stato votato dal 61% dei greci, mentre il “si” solo dal 39%. ll popolo greco ha rivelato in massa la rabbia e la frustrazione derivante da sei anni di depressione economica e di umiliazioni nazionali. Una rivolta vulcanica sembrava essere passata per le isole greche.

La Banca centrale europea si trova ora di fronte alla decisione immediata sulla possibilità di continuare a congelare la liquidità di ultima istanza (ELA) per le banche greche a 89 miliardi di euro, una posizione che significherebbe “soffocamento”. Euclid Tsakalotos, capo negoziatore del debito del paese, ha detto che “se lo faranno, la situazione sarebbe molto grave, un tentativo di far cadere il governo”.

La leadership dell’UE è in totale confusione, come è emerso chiaramente. Il popolo greco ha dimostrato che non può essere ricattato, terrorizzato e minacciato”, ha detto Panos Kammenos, ministro della difesa e capo del partito ANEL.

Il presidente francese Francois Hollande ha detto che questa sera terrà un discorso con la Merkel per elaborare una risposta comune a quello che si è trasformata nel più grande fiasco dopo la bocciatura della Costituzione europea da parte di Francia e Olanda nel 2005.

Martin Schulz, capo del Parlamento europeo, sta ancora insistendo che un “no” deve significare l’espulsione dall’euro, ma il suo punto di vista è insostenibile.

Jean-Claude Juncker, capo della Commissione Europea, è intrappolato dalla sua stessa retorica dopo aver avvertito la scorsa settimana che un “no” sarebbe stato un rifiuto alla stessa Europa, il che potrebbe portare a conseguenze disastrose.

“Se necessario, emetteremo della liquidità parallela, in stile californiano”, lo ha fatto sapere l’ex ministro delle finanze greco Varoufakis (dimessosi stamattina). La California, infatti, emise dei buoni temporanei per pagare le bollette agli appaltatori dopo crisi Lehman nel 2008.

Ci sono dei segnali che dicono che i creditori faranno fare un passo indietro ai greci, concedendo nuovi colloqui a Syriza, anche se è tutt’altro che chiaro dove porteranno. Alti funzionari tedeschi hanno detto che la Grecia non avrà un centesimo finché il premier Alexis Tsipras resterà al potere.

Vi è ora una chiara spaccatura tra la Germania e la Francia, forse abbastanza grave da causare danni a lungo termine alla coerenza dell’Unione monetaria. Questa è un’altra cosa a cui stare attenti. L’incoerenza politica viene forse al pettine?

Perché è importante unire l’analisi fondamentale e quella tecnica

Una delle prime cose importanti da controllare il lunedì, prima ancora di iniziare ad aprire e chiudere posizioni nel mercato, è verificare le notizie in arrivo dai rapporti settimanali che potranno avere un forte impatto macroeconomico nella settimana che verrà. Oltre a questo, diventa anche indispensabile fare il monitoraggio quotidiano del contesto economico in cui la massa degli investimenti si trova ad operare.

Se pensiamo che la teoria del prezzo Dow si trova in una zona che riflette il tutto intorno ad essa, è fondamentale capire l’ambiente in cui ci si trova, ed ecco perché non si può prescindere dall’analisi fondamentale.

Per trovare la tendenza dominante del mercato bisognerebbe in ogni caso far corrispondere la nostra analisi tecnica con la nostra analisi fondamentale, cosa che accade per la maggior parte delle volte, ma non sempre.

Una volta capito che l’analisi tecnica ha in sé tutta una serie di informazioni su cui tutti gli operatori si basano, si capisce anche che per completare queste informazioni è fondamentale poter unire l’analisi fondamentale.

Allo stato attuale, il mercato ha dei trend temporali che possono cambiare anche in breve tempo, soprattutto quando c’è alta volatilità nel mercato. Ecco perché dobbiamo essere vigili ogni istante che ci si trova sul mercato, al fine di capire meglio i cambiamenti che si verificano e cercare di sfruttare la bidirezionalità delle nostre operazioni. L’obiettivo finale è ovviamente quello di estendere il numero di trade vincenti, di minimizzare le perdite e di migliorare le probabilità di successo, ogni settimana e ogni mese.

E’ importante anche capire che il mercato non si discute, esso va capito. Bisogna per questo motivo seguire le indicazioni dei trend principali (che sono poi quelli definiti dall’analisi fondamentale, che torna in auge ancora una volta) al fine di capire se aprire una posizione long o short.

Bisogna ricordare che una buona combinazione di analisi fondamentale e analisi tecnica è la base per un trading produttivo e sostenibile. D’ora in poi, bisogna trovare il modo di investire con entrambe, non ci si può più concentrare su una delle due.

C’è ancora chi dice che una delle due analisi è migliore dell’altra, la realtà è che sono entrambe importanti. Certo, ci sarà sempre chi preferisce una delle due, ma da qui a non usare proprio l’analisi che non si preferisce, è un errore che non bisognerebbe fare se si vuole avere la certezza di guadagnare denaro in maniera costante.

La chiamata di margini, il peggior nemico del trader

Una richiesta di margini (o chiamata di margini che dir si voglia) è il peggior nemico di un operatore. Purtroppo è una situazione in cui tanti operatori si trovano prima o poi, alcuni perché hanno usato una cattiva gestione del capitale (o addirittura hanno deciso di fare forex senza l’utilizzo di qualsiasi tecnica per gestire il proprio denaro), oppure perché le tecniche usate sono state sbagliate, oppure ancora perché non si sa nemmeno che cosa sia una chiamata di margini. Andiamo a chiarire questo concetto, per tutti coloro che ne avessero bisogno.

Una richiesta di margini si ha quando l’equity del conto scende sotto un certo margine di mantenimento (che è pari al capitale necessario per aprire una posizione, vale a dire 250 euro se si utilizza una leva di 400:1 o 1.000 euro se si utilizza una leva di 100:1 nei conti standard).

In una chiamata di margini il broker chiude tutte le operazioni aperte, ecco perché è una cosa a cui stare estremamente attenti.

Vediamo un esempio di come funziona, in maniera da chiarire il concetto.

Ipotizziamo un commerciante forex che apre un conto e che fa un deposito iniziale di 4.000 euro. Il giorno dopo, tale broker decide di aprire una posizione in acquisto di Euro e di vendita di dollari (EUR / USD) a 1,2318, con due lotti standard. Il trader sta usando una leva di 100: 1, quindi il margine di mantenimento è di 2463,6 euro.

La mattina dopo, appena dopo essersi alzato, apre la piattaforma di trading e… sorpresa!! La coppia EUR / USD è caduta come un sasso e il saldo del conto è sceso a 2463,6 euro. La mossa di mercato sfavorevole fatto scattare una chiamata di margini.

Quando il trader è entrato nel mercato con due lotti standard, il margine di mantenimento è salito a 2463,60 euro, così egli poteva avere ancora 1.536,40 euro per poter far fronte alle perdite delle posizioni aperte (in caso di un movimento avverso, come effettivamente è stato). Un movimento di 100 pips sulla coppia EUR / USD, con due lotti, è pari a 2.000 euro. Se quella notte la coppia d valute EUR / USD è scesa di 113 pips, ad esempio, è andata ben oltre il limite che il trader poteva sopportare e dunque tutte le posizioni sono state chiuse, lasciando solo il margine di mantenimento.

Se il broker effettua una chiamata di margini nel corso di una fluttuazione forte del mercato, si rischia concretamente di perdere denaro, come abbiamo visto.

Tsipras sta apprendendo a sue spese la lezione di non contrastare la Merkel

Alexis Tsipras è trasgredito la regola della sopravvivenza politica in Europa: non dispiacere Angela Merkel. La disapprovazione del cancelliere tedesco ha contribuito a porre fine alle carriere politiche dell’ex primo ministro italiano Silvio Berlusconi e del leader greco George Papandreou.

Dopo aver mandato alle ortiche qualsiasi buona volontà che aveva con i legislatori tedeschi della Merkel e con il pubblico, l’attuale premier greco potrebbe essere il prossimo a “saltare”.

Il sostegno della Merkel, politicamente sicura in testa alla più grande economia europea, è essenziale per i governi debitor. Tsipras ha rovesciato i colloqui con i creditori la settimana scorsa chiedendo un referendum per l’austerità, una decisione che lo ha lasciato con poche opzioni se gli elettori dovessero accettare i tagli di bilancio come costo per gli aiuti.

Merkel dice che non ci saranno ulteriori negoziati del debito con la Grecia fino all’esito del referendum. I ministri delle finanze della zona euro le fanno eco (ovviamente).

La Merkel ha detto “è legittimo diritto dei greci fare un referendum quando vogliono, a qualunque domanda e a qualunque raccomandazione che il governo voglia dare. Ma, per essere chiari, gli altri 18 stati membri dell’euro hanno la stessa legittimità democratica di prendere debitamente la loro posizione in risposta alla decisione greca.”

Rifiutando di giocare a palla con la Germania è costato molto a Berlusconi. Papandreou ha imparato una dura lezione, lo stesso anno. Quando ha chiamato un referendum sul piano di salvataggio, la Merkel ha insistito che la questione si concentrasse sul rimanente nell’euro. L’agitazione seguente in Grecia, e all’interno del partito socialista, hanno costretto Papandreou a dimettersi.

Se Tsipras potrà continuare ad essere il primo ministro della Grecia in gran parte dipenderà dall’esito di domenica. Il suo partito di sinistra Syriza sta sollecitando gli elettori a respingere il programma di aumenti fiscali e di tagli alla spesa proposti dai ministri delle finanze della zona euro.

Il “no” potrebbe spingere il paese fuori dall’euro, un risultato che, secondo i sondaggi, la maggior parte dei greci vuole evitare. Tale risultato darebbe a Tsipras una leva più forte su cui avere un miglior salvataggio.

Una vittoria del “sì”, invece, costituirebbe un rimprovero pubblico per Tsipras, che probabilmente si dimetterà in caso di decisione del popolo di rimanere in zona euro (il ministro delle finanze ha già detto di dimettersi in caso di vittoria del “si”).

Comunque vada, il futuro politico di Tsipras sembra compromesso, o riuscirà a salvarsi?

L’euro rimane abbastanza stabile, ignorando per ora il dramma greco

Nel dramma greco, l’euro è stato come un mattone: lo puoi buttare, ma non molto lontano. A dirlo è Goldman Sachs. Questa settimana l’euro è salito, ma questo non ha senso. Continuiamo a vedere le tensioni sulla Grecia come un catalizzatore per la parità euro-dollaro, soprattutto se il contagio ad altre economie periferiche dovesse portare la Banca centrale europea (BCE) ad accelerare il quantitative easing.

La Grecia ha mancato un rimborso di 1,6 miliardi di euro al FMI, diventando il primo paese avanzato ad andare in default sul debito. I colloqui per trovare una soluzione sono ad un punto morto dopo una mossa a sorpresa di Alexis Tsipras, primo ministro greco, di chiedere un referendum per decidere se accettare le proposte dei creditori, anche se alla fine del referendum stesso quelle proposte potranno non essere più sul tavolo. Il paese è ora oggetto di controlli capitali e non si possono prelevare più di 60 euro al giorno.

Nonostante tutto, l’euro è sceso solo per arrivare a 1,096, da 1,12 dollari venerdì. Inoltre, è sceso leggermente anche fino a mercoledì, arrivando a 1,1086 dollari, dopo aver raggiunto un picco vicino a 1,115 dollari nel corso della giornata.

Dopo anni di suspense, il mercato continua ad aspettarsi un accordo all’ultimo minuto, magari all’indomani dell’annuncio del referendum. Alla fine, pochi sono disposti a vendere l’euro, anche se le possibilità di un aumento della deflazie è concreta.

A dire il vero, alcuni mercati continueranno a vedere la montagna greca come un granello di sabbia. Effettivamente l’economia della Grecia è piccola, molto piccola, rispetto a quella della zona euro (circa il 2% del PIL totale).

Piuttosto che al paese ellenico bisogna guardare allo spread tra i bond a 10 anni dell’Europa (ad esempio quelli italiani) e quelli a 10 anni del Tesoro USA, che sono un indicatore importante del fatto che la Grecia sta avendo un effetto contagio anche su altri paesi europei.

La moneta unica europea si muove in accordo con i rendimenti obbligazionari europei e viceversa. E’ il contrario di quello che ci si aspetterebbe nel caso di un contagio. Un deterioramento del credito in zona euro, soprattutto nelle sue economie più importanti, comporterebbe un forte calo dell’euro se il mercato dovesse ritenere che l’economia della zona euro è minacciata proprio dagli eventi greci.

Ma non è detto che si arrivi fino a questo punto, soprattutto se i numeri UE continueranno ad essere positivi come visto in passato.

In Grecia si attende il referendum, ecco le ultime novità

Tra le preoccupazioni crescenti del futuro della Grecia nella zona euro, il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha detto che si dimetterà se al referendum di domenica vincerà il “si”.

A chi gli ha chesto se anche il primo ministro greco Alexis Tsipras si dimetterà nel caso di una vittoria del “si”, Varoufakis ha risposto che il governo “può benissimo” dimettersi.

Secondo Tsipras, attuale primo ministro ellenico, un “no” domenica darebbe al governo greco una posizione più forte per negoziare con i suoi creditori in merito al programma di salvataggio. Il premier ha detto che se vinceranno i “no” già lunedì si troverà di fronte alla troika per chiedere delle condizioni migliori per il popolo greco”.

Il capo dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha detto che un “no” non porterebbe ad una posizione negoziale migliore e invece metterebbe la Grecia in una posizione ancora più difficile nei confronti dell’Europa. Effettivamente, non è assolutamente detto che anche se il popolo greco dovesse decidere di ribellarsi alle misure volute dall’UE, non sarà possibile comunque avere un default, qualora le due parti decidano di non accordarsi affatto.

Rivolgendosi al parlamento olandese, Dijsselbloem, che è anche ministro delle finanze dei Paesi Bassi, ha detto che il post referendum potrebbe alla fine nonn avere nessuna rilevanza per la situazione della Grecia in quanto il programma di salvataggio è scaduto il 30 giugno e il debito al FMI non è stato pagato.

Nel frattempo, la Spagna e la Francia hanno continuato ad esprimere sostegno per i negoziati post-referendari, che garantirebbero l’inclusione della Grecia nella zona euro se dovesse vincere il “sì” domenica. Luis de Guindos, ministro dell’Economia della Spagna, ha detto che anche se dovesse vincere il “no”, continueremo ad essere aperti al dialogo. Il ministro delle Finanze francese Michel Sapin ha espresso il supporto per il mantenimento della Grecia nella zona euro, nonostante i risultati del referendum. Egli ha detto “siamo impegnati ad evitare una catastrofe per la Grecia e delle difficoltà per l’Europa e per la Francia”.

La situazione non è certamente facile. Da oggi e fino a che i risultati del referendum non saranno resi noti non ci sarà più alcun negoziato, dato che sono stati espressamente vietati da Angela Merkel. Il popolo greco è artefice del suo destino ora e, comunque vada, è difficile che possa essere un successo. In tutto questo, quali sono le colpe di Alexis Tsipras? Quali quelle dell’Europa e della Troika?

Fare forex in direzione del trend, trucchi e segreti

Il mercato Forex sembra essere costruito su misura per una strategia che segue il trend. I movimenti direzionali a lungo termine sono evidenti nelle principali coppie di valute, in ognuna di esse.

Questo articolo descrive la strategia “trend following”, mostrando come può essere applicata al mercato Forex, parleremo delle insidie e dei benefici della strategia e mostreremo un esempio di quanto può essere di successo operare in questa maniera.

Solitamente nel forex si opera vendendo a nuovi massimi e acquistando a nuovi minimi. E’ questo il modo ideale di entrare nel mercato. Altre scuole di pensiero cercano di mettere a punto il metodo tradizionale con l’acquisto di pullback in tempi più brevi nell’ambito del trend rialzista generale di lungo termine. Di solito i seguaci della tendenza ritengono che il prezzo sia l’unica cosa che conta quando si prendono decisioni di trading. Essi tendono a dare per scontati i dati critici, ritenendo che tutte le informazioni sui prezzi sono inerenti in sé.

Ecco i passi da seguire per fare commercio con il trend following in maniera tradizionale:

  • Accertati di sapere in che modo la coppia di valute si sta muovendo. Dai un’occhiata al grafico annuali, si è in un trend verso l’alto o verso il basso? Supponiamo che la coppia scelta sia in un trend in salita
  • Il modo migliore per entrare in un commercio è guardare la tendenza, come abbiamo detto. I commercianti di tendenza compreranno ogni volta che viene raggiunto un nuovo minimo.
  • Bisogna pazientemente attendere che la tendenza inizi a muovesi in direzione contrara per un certo periodo di tempo. Questa è la parte più difficile per la maggior parte dei commercianti, considerando che ogni trend è seguito da una lenta fase di rettifica (ritracciamento).
  • Bisogna infine uscire dal commercio quando la tendenza è arrivata al massimo e sembra aver iniziato a cambiare completamente. La domanda più difficile a cui rispondere è se il cambio di tendenza sia definitivo o meno (in questo caso si parla, ancora, di ritracciamento). La risposta a questa domanda deve essere trovata in ogni trader, anche in considerazione della sua esperienza.

La cosa migliore da fare è mettere in piedi una combinazione di trend following e ricerca di notizie chiave, due cose che possono dare adito ad una perfetta strategia di trading.

Operare in trend è più difficile di quanto sembri, anche perché il mercato Forex ha delle altalene intraday molto forti che possono buttare fuori tutti quelli che non sono disciplinati.

L’australiano in salita, l’euro recupera un po’ ma ancora in un trend al ribasso

Il dollaro australiano è salito dopo l’arrivo dei dati provenienti dalla Cina, mentre l’euro ha recuperato un po’ contro le altre valute, anche se ancora scambiato in un trend al ribasso a causa delle attese per il prossimo referendum.

AUD / USD è salito dello 0,23% a 0,7722, EUR / USD è sceso dello 0,04% a 1,1139. USD / JPY si trova a 122,50, piatto.

L’indagine Tankan che misura il sentiment del Giappone per le aziende ha mostrato una salita. In Australia, l’indice manifatturiero di giugno è sceso di 9,1 punti a 44,2, un livello minimo di due anni. L’indice era a 52,3 a maggio. In Australia, il numero delle approvazioni per le costruzioni è salito del 2,4%, ben al di sopra del guadagno del 1,0% previsto, un numero positivo rispetto a un calo del 4,4% nel mese di aprile. L’indice dei prezzi delle materie prime della RBA è atteso alle 16:30.

In Cina, l’indice manifatturiero di giugno e dei servizi delle PMI si è attestato a 50,2, appena un po’ al di sotto del 50,3 previsto e invariato rispetto al mese precedente. La lettura finale del PMI manifatturiero Markit si attesta a 49,4, rispetto al flash di 49,6 e al valore di maggio di 49.2. La lettura finale di questo indicatore ha indicato un ulteriore calo nella salute del settore manifatturiero nel mese di giugno.

Questo valore è stato principalmente guidato dal tasso migliore del mercato del lavoro sin dal 2009, mentre la produzione è scesa leggermente. Dal lato positivo ci sono stati interessanti segnali di miglioramento in nuovi incrementi dei nuovi ordini totali e delle nuove attività di esportazione. Tuttavia, è probabile che saranno necessarie ulteriori misure di stimolo per garantire che il settore possa ritrovare lo slancio di crescita giusto ed incoraggiare meglio la creazione di posti di lavoro.

Novità anche dall’Europa e dalla Grecia: il Fondo Monetario Internazionale ha emesso un comunicato con cui ha confermato che il rimborso di 1,5 miliardi di euro atteso oggi dalla Grecia non è stato ricevuto. E’ stato già informato il consiglio di amministrazione che la Grecia è ora in ritardo e potrà ricevere altri finanziamenti sono quando gli arretrati saranno azzerati.

L’indice del dollaro, che misura la forza del biglietto verde contro un paniere ponderato di sei principali valute, è sceso dello 0,01% a 95,74.

Durante la notte, il dollaro è rimasto sostanzialmente più alto contro un paniere di altre valute, dopo che i dati hanno mostrato che la fiducia dei consumatori è migliorata più del previsto nel mese di giugno.

L’ossessione di non perdere

In internet ci sono tantissime informazioni relativamente al forex, la maggior parte di esse ruota intorno all’aspetto tecnico del mercato valutario. Tuttavia, spesso quando ci si affaccia al mercato occorre concentrarsi per bene sulla gestione del denaro.

Spesso sorge la domanda: “Perché questa o quella coppia di valute si muove contro di noi, quando sembrava che fosse un buon trade?” Sembra che in molti casi non accettiamo che il commercio non sia una scienza esatta; se lo fosse, allora non ci sarebbe un mercato, perché poi tutti saprebbero come guadagnare.

Prendiamo lo sport, ad esempio: può capitare che una squadra ha fatto una grande partita ma ha perso. Lo stesso può accadere nel commercio. Siamo in grado di fare tutto nel modo più corretto, ma vedere l’operazione che si muove contro di noi.

I traders inesperti non capiscono o non vogliono accettare che perdere una certa percentuale di operazioni è inevitabile e fa parte del trading. L’ossessione malsana di non accettare perdite porta a non applicare alcuna gestione del denaro. Occorre invece accettare che non si può sempre vincere.

Quello che fondamentale è mentalizzare il fatto indiscutibile che molte delle nostre operazioni non avranno successo.

La cosa più importante da capire è che se riusciamo ad investire delle operazioni in modo appropriato, possiamo ancora ottenere un profitto rispettabile nonostante le operazioni in perdita.

Che ci crediate o no, è possibile fare soldi con il forex anche con una percentuale di posizioni corrette inferiore al 50%.

Per poterlo fare è fondamentale realizzare e accettare che a volte si può perdere. Anche la migliore squadra di calcio non può vincere ogni partita. Infatti, una media del 60% è considerata buona. E questo ragionamento vale anche per il forex: un operatore che ha un 60% di trade vincenti sta registrando ottime prestazioni.

Molti commercianti aprono un’operazione con nessuna idea di quando la chiuderanno. E’ sbagliato, perché bisognerebbe preoccuparsi sempre dell’obiettivo di profitto da raggiungere. Vale a dire che bisogna impostare sempre un punto di uscita “TP” (Take Profit = presa di profitto) e un punto di uscita “SL” (stop loss = stop alle perdite).

E’ importante decidere i punti di uscita (stop loss e take profit) prima di aprire la transazione, anche perché quando essa sarà aperta le emozioni inizieranno a dominare le decisioni riducendo la razionalità. È per questo che, dopo aver aperto l’operazione, è meglio non fare alcuna decisione, altrimenti si rischia di sbagliare e perdere denaro.

Tsipras starebbe rivalutando l’ultima offerta di Juncker

Il capo della Commissione europea ha fatto un’offerta dell’ultimo minuto per cercare di convincere il primo ministro greco Alexis Tsipras ad accettare un accordo di salvataggio. In un primo momento sembrava che tale proposta fosse stata rimandata al mittente, ora sembra (secondo il quotidiano greco Kathimerini) che Tsipras la sta invece considerando.

Dopo mesi di dispute, la crescente possibilità che Atene potrebbe essere costretta ad uscire dalla moneta unica ha portato ad un grande caos che potrebbe mettere “a ferro e fuoco” la Grecia e mettere in pericolo la stabilità dell’euro.

Cosa succederebbe se la Grecia fosse costretta ad uscire dall’euro? “Ci sarebbe un messaggio negativo che l’adesione all’euro è reversibile”, ha detto il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, che ha dichiarato una settimana fa che non ha paura di un contagio dalla Grecia.

Le persone possono pensare che se un paese può lasciare l’euro, altri potrebbero farlo in futuro. Questo è il problema più grave in cui si potrebbe incappare.

Delle fonti UE e del governo greco hanno detto che Jean-Claude Juncker aveva offerto di convocare una riunione di emergenza dei ministri delle finanze della zona euro oggi per approvare un pagamento affinché Atene non diventi inadempiente, se Tsipras avesse accettato in maniera scritta i termini proposti.

L’ultima disperata offerta da Bruxelles è venuta con l’incertezza del referendum di domenica, con una serie di leader europei in allarme tra le possibilità di una scelta negativa per l’euro e favorevole alla dracma.

I sondaggi di opinione mostrano che i greci sono più a favore dell’euro che contro, ma una manifestazione di decine di migliaia di manifestanti anti-austerità ad Atene ieri ha evidenziato come molti sono in favore di Tsipras.

I negoziati che il primo ministro greco ha interrotto con la Commissione europea, con il Fondo monetario internazionale e con la Banca centrale europea erano forse l’ultima spiaggia di poter raggiungere un accordo. Al rifiuto è seguito un referendum (indetto senza informare la controparte) sui termini di salvataggio, domenica prossima, e ora spetta agli elettori prendere la decisione finale sulle questioni chiave.

Sotto l’offerta di Juncker, Tsipras dovrebbe inviare un’accettazione scritta dei termini entro la giornata di oggi all’esecutivo Ue e accettare di interrompere, a questo punto, il referendum.

I leader dell’Unione europea hanno martellato il messaggio che la vera scelta cui i greci sono di fronte è se rimanere nella zona euro o tornare alla dracma, anche se l’Unione europea non ha modo legale per costringere uno Stato membro a lasciare la moneta unica.

Grecia: euro o dracma?

Perché investire in oro

Vedere il calo del valore dell’oro nel 2013 come un fattore negativo rischia di far perdere la possibilità di investire in un bene tangibile con guadagni di margine a prezzi molto ragionevoli, soprattutto in un momento favorevole per investire in questo metallo. Si tratta, effettivamente, del momento migliore da decenni.

L’oro sta attraversando una fase di correzione e continuerà in questa dinamica. Tale correzione porta a delle precise previsioni di crescita.

La storia si ripete. Se si confronta il comportamento del valore dell’oro nella correzione attuale, a seguito della fase di espansione del decennio, con il comportamento dell’oro dopo la fase ascendente degli anni ’70, un’oncia di oro potrebbe arrivare a 2.000 $ nel 2016.

Valore rifugio per eccellenza. Dalle antiche civiltà alle banche centrali di oggi, l’oro fisico non ha perso il suo valore intrinseco nel corso dei secoli. Il valore prima della svalutazione della moneta, dell’inflazione o della deflazione, rimane costante. L’oro ha valore per unità di peso, è divisibile, intercambiabile, stabile, difficile da falsificare, facile da riconoscere, e anche se piccolo, è presente in tutto il mondo.

Aumenta la domanda, l’offerta diminuisce. In primo luogo, la domanda di oro nel settore della gioielleria continua ad aumentare (questo settore rappresenta circa il 70% della domanda globale di oro, e mantiene un aumento dal 5% al 8%). Inoltre, a causa dell’interesse passato (e attuale) delle banche centrali cinese e russa, che vogliono diversificare le proprie riserve, gli investimenti in oro sono sempre attuali.

Basilea III. A poco a poco dall’entrata in vigore degli accordi di Basilea III, promossi dal Forum per la stabilità finanziaria e dal G-20, l’oro sarà considerato un bene a rischio zero. Una conseguenza è che le banche devono avere una percentuale dei loro fondi investiti in oro fisico per ridurre il livello del debito e di asset garantiti da ipoteche, anche per prevenire un’altra crisi finanziaria.
ETF vs. oro fisico. Per il piccolo investitore e per gli investitori inesperti, l’oro fisico è ideale, sia come lingotti che come monete. In maniera particolare, riduce il rischio legato alla promessa di acquistare oro in un futuro (ETF). D’altra parte, è più facile gestire e investire in ETF che in oro fisico. Oltre a questo, c’è poco oro fisico in circolazione dato che molti investitori non vogliono vendere, ma continuano a comprare ora che siamo di fronte al momento giusto.

Tanti buoni motivi per investire in oro, e tu lo stai facendo?

Tsipras deve essere fermato: è il pensiero che emerge tra i leader europei

Poche ore prima che la scadenza del 30 giugno volta al e l’ancora di salvezza finanziaria del paese sia perduta, i leader europei sono allineati uno dopo l’altro nell’informare i greci che, inequivocabilmente, una prevalenza dei “no” nel referendum di domenica significherà un addio all’euro.

Non c’era alcun dubbio circa la gravità delle circostanze cui la Grecia e l’Europa s trovano di fronte.

Ci sono stati attacchi aspri su Alexis Tsipras, il giovane primo ministro greco che è andato più in là di quanto si ritenesse possibile nella sua politica del rischio calcolato.

Una misura della gravità delle circostanze è deducibile dal numero di meeting che i leader stanno facendo per parlare della situazione di Atene. A Berlino, Bruxelles, Parigi e Londra sono state convocate diverse riunioni di gabinetto dedicate esclusivamente alla Grecia.

Il presidente francese, Francois Hollande ha detto. “E’ diritto del popolo greco sapere quale sarà il loro futuro. Si tratta di decidere se i greci vogliono restare nella zona euro o correre il rischio di lasciare.”

In quello che è stato probabilmente il più grande discorso della sua carriera, il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, è apparso davanti una sala stampa gremita di Bruxelles come sottofondo una gigantografia delle bandiere greca e dell’Unione europea. Egli ha fatto un appello appassionato al popolo greco per votare sì all’euro e alle sue condizioni di salvataggio, sostenendo che lui e i creditori – piuttosto che il governo di Syriza – hanno a cuore i migliori interessi dei greci. Tsipras ha mentito al suo popolo, li ha ingannati e ha tradito i negoziatori europei distorcendo i termini di salvataggio.

Vorrei chiedere al popolo greco di votare sì … Il “no” significherebbe che la Grecia sta dicendo no all’Europa“.

La straordinarie performance di Juncker sembrava come se egli fosse già in lutto per la scomparsa di un Europa veramente Unita, cui ha dedicato la sua lunga carriera politica. Il suo discorso di 45 minuti è stato sia struggente che padronale.

Sigmar Gabriel, vice-cancelliere e capo del partito socialdemocratico del paese, ha detto che l’Europa deve affrontare la peggiore crisi da che il trattato istitutivo dell’Unione europea è stato firmato, a Roma nel 1957.

Gabriel è stato il primo politico ad esprimere pubblicamente ciò che molti pensano e dicono di Tsipras in privato: che il leader greco rappresenta una minaccia per l’ordine europeo, la sua radicalità è rivolta alle politiche tradizionali e vuole poter riscrivere le regole alla base della moneta unica. I messaggi non detti confermano che Tsipras è un uomo pericoloso e deve essere fermato.

Le banche di Grecia sono chiuse, ora si guarda al referendum

Le banche della Grecia rimarranno chiuse oggi nel tentativo di evitare che i clienti possano ritirare o risparmi e provocare il collasso del sistema finanziario già fragile del Paese.

Un assalto alle banche è stato come inevitabile dopo i drammatici eventi del fine settimana, quando Alexis Tsipras, il primo ministro greco, ha lasciato i negoziatori europei scioccati dichiarando vorrei mettere le ultime proposte di salvataggio dietro un referendum.

Fino alla dichiarazione di Tsipras nelle prime ore di Sabato mattina, era stato ampiamente previsto che il governo greco avrebbe accettato i termini dell’offerta europea. Ma Tsipras ha poi deciso di mettere la scelta del piano di salvataggio in mano al popolo.

L’attuale ancora di salvezza finanziaria della Grecia finisce domani, con il referendum invece programmato per domenica prossima. I funzionari della zona euro hanno snobbato la richiesta di Tsipras di un rimando della data di scadenza. Alcuni funzionari europei hanno chiesto un rinnovato impegno da entrambe le parti. Manuel Valls, primo ministro francese, ha detto “Dobbiamo fare tutto in modo che la Grecia rimanga nella zona euro. Ma fare tutto non significa solo rispettare la Grecia e la democrazia, anche rispettare le regole europee. La Grecia ha bisogno di tornare al tavolo dei negoziati.”

La Banca centrale europea ha mantenuto le banche della Grecia a galla con dei finanziamenti di emergenza (che sabato non sono stati aumentati).

Senza un aumento della liquidità di emergenza, che si trova attualmente a poco meno di 90 miliardi di euro, quattro grandi banche della Grecia potrebbero finire presto il denaro contante ed essere costrette a implementare controlli sui capitali. Questo significherebbe un aumento della crisi finanziaria, e la Grecia potrebbe fare un nuovo passo verso il lasciare l’euro.

La crisi bancaria del paese potrebbe assestare un colpo fatale alla stagione turistica di questa estate, con i visitatori che preferiscono rimanere lontani dal pese in mezzo dei timori di non poter essere in grado di accedere al denaro.

L’uomo che ha inventato il termine “Grexit“, l’ economista Ebrahim Rahbari di Citigroup, ha dichiarato: “Ci aspettiamo che il referendum possa portare come risultato un gran numero di “SI”, non ci aspettiamo nessun Grexit quest’anno e un minor rischio di Grexit negli anni successivi.”

Rahbari stesso e la sua squadra l’anno scorso avevano dato le probabilità di una uscita della Grecia dalla moneta unica al 90 per cento.

Due sondaggi pubblicati domenica, intanto, hanno indicato che la maggior parte dei greci vuole restare nella zona euro e fare un accordo con i creditori.

Gap, cosa sono e come fare forex

Un’inversione isola è una combinazione di gap in continuazione e di rottura, nella direzione opposta. Questo tipo di approccio grafico appare come un’isola, separata dal resto dei prezzi per il vuoto, in cui non vi sono state operazioni. Inizia come un gap di continuazione, seguito da un trading range compatto con elevati volumi di scambio.

Considerando la forza di questa figura, vale sempre la pena cercarla sui grafici, soprattutto se in alcuni asset c’è, in altro no. Se l’oro mostra un divario, un gap, ma non anche l’argento o il platino, allora si può avere la possibilità di entrare nel mercato prima che il prezzo raggiunga il movimento massimo e aprire delle posizioni migliori.

I gap possono servire anche come supporti e resistenze. Se il volume è cresciuto dopo un gap verso l’alto è un segno di supporto molto solido. Se l’aumento di volume è venuto invece dopo il gap, il supporto è meno solido.

Gli indicatori tecnici consentono di identificare i tipi di gap e sono davvero utili. In maniera molto particolare sono i grafici settimanali che possono mostrare alcuni gap di apertura rispetto alla chiusura della settimana precedente, soprattutto quando i prezzi si aprono al di fuori della gamma del periodo precedente.

Il gap accade spesso quando ci sono delle notizie importanti nel corso del fine settimana, che portano diverse aziende e diversi trader ad operare sul mercato (che rimane comunque aperto, anche se in realtà non è possibile fare trading direttamente).

Riuscire a prevedere i gap è una cosa assolutamente utile, perché permette di realizzare dei buoni guadagni. Certo, è anche rischioso perché se il gap va contro la posizione corrente, si rischia invece di perdere molto denaro. E’ anche per questo motivo che si può provare a fare trading sfruttando questi particolari momenti del mercato, ma bisogna sempre operare in maniera saggia impostando anche gli stop loss, che sono i migliori amici del trader.

Questo ordine, in sostanza, dice alla piattaforma che se il prezzo di mercato scende al di sotto di un determinato valore (nel caso di posizione long) o vi sale al di sopra (nel caso di posizione short), allora bisogna fermare la perdita e chiudere la posizione.

Sembra difficile poter accettare la perdita, ma ne va del rischio di poter incorrere in perdite ancora più grandi, quelle che possono porre fine al proprio conto di trading anche con pochissime posizioni ancora da svolgere.

Grecia, tutto rimandato a domani. Per l’ultima volta.

Con il piano di salvataggio in Grecia che scade alla fine del mese, sta diventando chiaro che i negoziatori intendono arrivare fino all’ultimo momento prima di poter trovare eventualmente un accordo. La politica del rischio calcolato porta con sé i rischi di non raggiungere affatto un accordo, o di trovarne uno last-minute che potrebbe fare ben poco per risolvere i problemi economici di fondo della Grecia.

Sembra che entrambi i lati stiamo per raggiungere i bordi del precipizio. Ma qualsiasi accordo ci sarà, naturalmente sarà più politico che economicamente ottimale.

Giovedì, per la quarta volta in una settimana, una riunione dell’Eurogruppo dei ministri delle finanze della zona euro si è conclusa senza alcuna soluzione sul pacchetto del debito greco. Il Gruppo ha convenuto di trovarsi ancora una volta domani, sabato. Senza il piano di salvataggio da 7,2 miliardi di euro Atene potrebbe fallire e lasciare l’euro.

I possibili risultati della discussione di domani includono un compromesso disordinato che permetterà di estendere il piano di salvataggio in corso per qualche mese, ma senza più aiuti fino a che il paese non soddisfi determinate condizioni. Se così fosse, la Grecia potrebbe essere in grado di effettuare un pagamento di 1,6 miliardi di euro al Fondo monetario internazionale già martedì.

I responsabili politici dell’Unione europea hanno cercato una qualche forma di accordo già ieri per evitare un peggioramento della crisi del debito greco. Prima di questo incontro al vertice, però, il primo ministro Alexis Tsipras ha detto che era sicuro che si sarebbe raggiunto un compromesso. Il cancelliere tedesco Angela Merkel, invece, ha detto che Atene sembra aver fatto marcia indietro su alcune questioni.

Il paese ellenico è diventato l’epicentro della crisi del debito in Europa dopo l’implosione di Wall Street nel 2008. Ora fa fatica a pagare il debito, e i creditori sono irrequieti.

Per giorni, i progressi sono stati ostacolati dall’incapacità di Tsipras a raggiungere un compromesso sulle misure che vengono richieste dai creditori: Christine Lagarde, direttore generale del Fondo monetario internazionale, Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, e Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea.

Tali misure dovrebbero prevedere ulteriori aumenti fiscali e dei nuovi tagli alla spesa pensionistica.

Il problema è che gran parte delle soluzioni elleniche sono legate ad un aumento delle tasse sulle aziende private, che però potrebbero limitarne la crescita. C’è in ogni caso poca fiducia nella capacità della Grecia di innovare per garantire un’adeguata riscossione delle imposte (il primo problema ellenico, l’evasione), per questo l’UE voleva puntare sulla riduzione delle pensioni.

Ora il tempo è poco e la soluzione sembra ancora distante.

Come e dove comprare Bitcoin

Molti considerano la possibilità di acquisto e di investimento in Bitcoin, una delle più note monete virtuali. Vediamo in questo articolo le opzioni che abbiamo a nostra disposizione per comprare Bitcoin e guadagnare denaro con essi.
Perché acquistare / investire in Bitcoin? Vedendo la scena internazionale, ci sono molte confusioni e movimenti imprevisti, anche perché le valute classiche dipendono molto dagli accadimenti politici ed economici del mondo (i Bitcoin no, invece).

In molti vedono i Bitcoin come un investimento e medio/lungo termine.

Che cosa sono i Bitcoin? Il concetto si basa su un accordo volontario tra un gruppo di utenti internet di utilizzare 21 milioni di unità come scambio valuta. I Bitcoin utilizzano una comunicazione attraverso Internet (P2P) per la creazione di una rete attraverso la quale tutte le transazioni vengono trasmesse. Si tratta di una rete decentralizzata, in cui i nodi interagiscono l’uno con l’altro su un piano di parità.

Il denaro si può ricevere o inviare attraverso qualsiasi punto della rete, la quale utilizza una crittografia per garantire la sicurezza delle transazioni, l’inviolabilità del controllo dei fondi e l’emissione di nuova moneta. In questo modo i Bitcoin sono emesse in maniera controllata e non potrà mai superare 21 milioni di unità, quindi la valuta non può essere svalutata mediante emissione incontrollata.

Si tratta quindi di una rete di consensi, in cui tutti i nodi cercano di raggiungere un accordo sulle transazioni e sui movimenti. Tutte le transazioni sono valide solo se registrate e pubbliche (sono inoltre completamente irreversibili).

Prima di iniziare ad investire in Bitcoin c’è bisogno di avere un portafoglio virtuale, da usare per metterne da parte. Tale portafoglio potrà essere usato per effettuare e ricevere pagamenti in tutto il mondo, in maniera veloce e gratuita.

Come nella vita reale, è importante essere diligenti e proteggere adeguatamente i propri Bitcoin, sono comunque denaro.
Dove comprare Bitcoins? Se vogliamo avere dei Bitcoin nel nostro portafoglio virtuale, possiamo acquistarli in internet oppure attraverso un broker Forex (Markets.com permette, tra gli altri, di operare con questa valuta virtuale).

Una volta che si avranno da parte un certo numero di Bitcoin sarà possibile convertirli in moneta “sonante”, come gli euro, le sterline o i dollari, per poterli usare anche nella vita reale e non solo in quella virtuale.

Investire in Bitcoin potrebbe essere considerata una valida alternativa per tutti coloro che desiderano diversificare il portafoglio di investimenti nella maniera più ampia possibile e minimizzare i rischi.

Tsipras di fronte ai negoziatori, sarà finalmente accordo?

Questa mattina il primo ministro greco Alexis Tsipras è stato coinvolto in un incontro con i responsabili delle istituzioni che sovrintendono al salvataggio del suo paese, come parte di uno sforzo per concludere un accordo dell’ultimo minuto dopo i colloqui di ieri sera che sono ancora divergenti sui tagli alle pensioni e su altre condizioni fondamentali per ottenere gli aiuti.

I ministri delle finanze dell’Eurozona hanno chiamato un incontro chiave ieri sera, portando Tsipras a lavorare su tagli di bilancio e sulle revisioni delle politiche con le istituzioni. I ministri si incontreranno nel corso della giornata, in attesa di avere una proposta definitiva da poter valutare per consentire ad Atene di ottenere il denaro di cui ha disperato bisogno per evitare un default disordinato e una possibile uscita dalla zona euro.

Senza un nuovo trasferimento di denaro del piano di salvataggio entro il 30 giugno, Atene non sarà in grado di effettuare il pagamento al Fondo monetario internazionale.

Un documento visto dal The Wall Street Journal ieri ha mostrato ancora maggiori controversie tra la Grecia e i suoi creditori su come Atene possa muoversi per far ritorno ad avere una certa salute finanziaria e ridurre il carico del debito che oggi è quasi il 180% del prodotto interno lordo.

I creditori della Grecia richiedono la riduzione degli aumenti delle tasse di Atene per le imprese e raddoppiare i tagli alla difesa. I cambiamenti segnalati richiedono anche un aumento della raccolta delle imposte sulle vendite e un taglio delle prestazioni pensionistiche, piuttosto che fare affidamento soprattutto su un aumento dei contributi.

I negoziatori hanno poco tempo per colmare le differenze. Il Parlamento greco dovrebbe passare queste misure, probabilmente appena questo fine settimana, prima che qualsiasi nuova tranche di aiuti possa essere inviata ad Atene.

Tsipras ha nel frattempo attaccato le richieste dei creditori, sostenendo che fino a quando la Grecia introdurrà delle misure che raggiungono obiettivi di disavanzo non dovrebbe importare come ci si arriva.

Le aspettative sono sempre più forti sul fatto che gli aiuti possano essere sbloccati già questa settimana, dopo che il paese ha inviato nuove proposte a Bruxelles lunedì, proposte che si sono portate molto più vicine alle richieste dei creditori.

Manca davvero poco a trovare un accordo, secondo alcuni, secondo altri invece mancherebbe ancora tanto e dunque la situazione sarebbe disperata. Una cosa è certa: riuscire a trovare un accordo sarebbe fondamentale, per la Grecia, per l’euro, per l’UE.