Eur/Cad: divisa di Eurolandia perde terreno sulle paure per la deflazione

Moneta unica sotto pressione in giornata dopo la pubblicazione di deboli dati sull’andamento dei prezzi al consumo in Spagna. Nel paese iberico l’indice armonizzato sui prezzi al consumo hanno registrato una flessione nel mese di marzo dello 0,2% su anno (aspettative +0,1%). Le cifre avvalorano le paure degli addetti ai lavori sui rischi della deflazione per la Zona Euro e aumentano le aspettative su un prossimo intervento della BCE.

Giovedì prossimo si riunirà, infatti, il Governing Council della banca centrale europea. Dopo le dichiarazioni di molti membri votanti del Consiglio Direttivo sui rischi della deflazione riteniamo che la BCE sia finalmente pronta ad agire con misure non convenzionali a sostegno della liquidità. Anche il più rigoroso dei governatori centrali di Eurolandia, Jens Weidmann, numero uno della Bundesbank, ha aperto le porte a un possibile quantitative easing (piano di acquisto di titoli governativi) selezionando accuratamente i titoli da comprare da parte della BCE.

Ora attendiamo le cifre sull’inflazione in Germania (in giornata) e quelle di Eurolandia (lunedì mattina). Ricordiamo come già a febbraio sono stati quattro i paesi della Zona Euro a mostrare cifre negative sull’andamento dei prezzi al consumo (Grecia, Portogallo, Cipro e Slovacchia).

Dal punto di vista tecnico nelle ultime sessioni il cambio ha mostrato una certa debolezza scendendo al supporto di brevissimo periodo situato a 1,5310. E’ tuttavia ancora presto per parlare di una inversione di tendenza (evidente trend rialzista dai bottom dell’estate 2012). Servirà infatti il cedimento anche del sostegno a 1,49 per dare ulteriore forza alle pressioni ribassiste e spingere il cross verso i supporti situati a 1,45 (sostegno dinamico rappresentato dalla media mobile a 200 giorni) e 1,44 (bottom di inizio anno). Indicazioni positive giungeranno, invece, con il superamento delle resistenze a 1,54, preludio a un possibile allungo verso 1,56, importante riferimento di lungo periodo, ultimo ostacolo per una crescita ancora più importante verso 1,60.

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Eur/Usd: Yellen diventa falco, Weidmann ora è colomba

Nelle ultime sedute il cambio euro/dollaro sembra muoversi di più sulle parole dei governatori delle banche centrali che sulla pubblicazione dei dati.

L’euro non aveva particolarmente perso terreno, infatti, sull’annuncio dei dati PMI della Germania di ieri e sull’indice IFO odierno. Deludenti soprattutto gli indici PMI tedeschi. L’indice PMI sul comparto manifatturiero è sceso fino a 53,8 punti, minimo degli ultimi quattro mesi, quello sul settore dei servizi a 54 punti.

Nonostante il rallentamento della crescita nel mese di marzo bisogna tuttavia evidenziare come i primi tre mesi del 2014 siano stati i migliori dal 2T 2011. Secondo gli esperti di Markit Economics le cifre sui PMI potrebbero portare a una crescita del PIL nel primo trimestre 2014 pari allo 0,7% su base trimestrale.

A confermare un po’ di rallentamento dell’economia tedesca è stato anche l’indice IFO sul clima di fiducia delle imprese sceso a marzo a 110,7, lievemente inferiore alle attese del consensus (110,9). Contrastati i sotto-indici. Bene l’indice sulle condizioni attuali (115,2 vs aspettative a 114,5), deludente invece quello sulle prospettive future (106,4 vs stime a 107,7).

Come dicevamo in precedenza sono state le dichiarazioni dei governatori delle banche centrali a muovere il cambio. Settimana scorsa il governatore della FED, Janet Yellen, ha deciso di togliersi il travestimento da “colomba” e diventare “falco” aumentando le attese su un possibile rialzo dei tassi d’intesse negli Stati Uniti nel secondo trimestre 2015 (ben prima del previsto).

Oggi è stato il turno del conservatore Jens Weidmann, numero uno della Buba (Bundesbank) che ha dichiarato che l’apprezzamento del cambio euro/dollaro potrebbe avere un impatto importante sull’andamento dei prezzi al consumo (rischio deflazione). Weidmann ha inoltre aggiunto che un possibile intervento di QE non sia del tutto da escludere. Abbastanza sorprendente che il membro più rigoroso del Consiglio Direttivo della BCE possa aprire le porte a strategie monetarie accomodanti.

Le parole “hawkish” della Yellen hanno rafforzato il dollaro mentre quelle dovish di Weidmann lo hanno indebolito.
Dal punto di vista tecnico il cedimento del sostegno a 1,3825 ha gettato le basi per una possibile flessione fino a 1,38 e 1,3750, fondamentali supporti di breve periodo.

L’eventuale rottura anche di tali riferimenti darebbe, infatti, forza alle pressioni ribassiste per portare il cross verso 1,3720 e 1,3665, rispettivamente 50% e 61,8% del ritracciamento di Fibonacci del rialzo dai minimi di inizio febbraio. Segnali postivi giungeranno, invece, solamente con una vittoria al di sopra di 1,3850 preludio a una probabile ascesa in direzione di 1,39 e 1,3965.

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Nzd/Usd: superbalzo dopo decisione della RBNZ di alzare i tassi d’interesse

Bel movimento rialzista del cambio tra il dollaro neozelandese e il biglietto verde sulla scia della decisione della Banca centrale neozelandese (Reserve Bank of New Zealand, RBNZ) di incrementare il costo del denaro di 25 punti base, portandoli dal 2,50% al 2,75%. Gli esperti dell’istituto centrale hanno, inoltre, sottolineato la possibilità che nel prossimo biennio il rialzo potrebbe essere di 2 punti percentuali.

L’economia neozelandese ha mostrato una crescita importate. Il governo stima che il PIL possa salire del 3,3% nel primo trimestre 2014. Le condizioni sono quindi favorevoli per un cambio della politica monetaria. Escludendo le banche centrali dei paesi emergenti, la RBNZ è il primo istituto centrale a promuovere strategie monetarie restrittive.

Oggi nel primo pomeriggio negli Stati Uniti saranno pubblicati i dati sulle vendite al dettaglio di febbraio e sulle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione. Cifre importanti che potrebbero dare ulteriori indicazioni al Board della Federal Reserve per decidere quali mosse adottare in politica monetaria. La settimana prossima si terrà l’importante meeting del FOMC (braccio armato della FED).

Secondo le nostre attese i membri della commissione operativa sceglieranno di mantenere i tassi su livelli bassi e proseguiranno con il tapering ovvero la diminuzione degli stimoli monetari. Riteniamo che nella prossima riunione si deciderà di ridurre gli acquisti di titoli governativi di ulteriori 10 miliardi di dollari.

Dal punto di vista tecnico il cross nzd/usd ha superato l’importante resistenza di lungo periodo posizionata a 0,8544 gettando così le basi per un allungo in direzione degli obiettivi situati a 0,8676, picco dell’11 aprile 2013, e 0,8840, massimo del 2011. Le prospettive grafiche sono quindi ampiamente rialziste. Tali aspettative potrebbero vacillare solamente con il cedimento del supporto a 0,8432, preludio per un possibile calo a 0,8316.

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Eur/Usd: seduta in calo, pochi spunti in giornata

Il cambio tra la moneta unica e il biglietto verde registra un leggero calo a 1,3850 in una giornata caratterizzata da pochi spunti macroeconomici. Il piu’ importante appuntamento in agenda era in Asia con il meeting del Consiglio Direttivo della Bank of Japan che ha deciso di mantenere invariata la propria politica monetaria espansiva.

Unico dato importante in Europa è stato l’annuncio del PIL del quarto trimestre in Italia. L’Istat ha annunciato che il prodotto interno lordo ha mostrato un aumento dello 0,1% su base trimestrale e una flessione dello 0,9% su base annuale.

Dal punto di vista tecnico la correzione odierna è fisiologica dopo la forte accelerazione rialzista evidenziata dai bottom di inizio febbraio. L’ascesa del cambio euro/dollaro ha soprattutto acquisito forza nella giornata di giovedì scorso quando la BCE ha scelto di non intervenire sul mercato a sostegno delle attività economiche di Eurolandia. Il “no action” deciso dal Consiglio Direttivo guidato da Mario Draghi ha inviato importanti segnali alla comunità finanziaria che difficilmente la BCE promuoverà nuove misure non convenzionali per iniettare nuova liquidità nel mercato del credito. Nella conferenza stampa successiva alla scelta sui tassi d’interesse Draghi ha bocciato molto velocemente la possibilità di interrompere la sterilizzazione del piano SMP.

Osservando il grafico del cambio euro/dollaro notiamo immediatamente come la volatilità sia scesa notevolmente in settimana. Dopo gli scossoni delle ultime sessioni della scorsa ottava il cross è tornato a evidenziare movimenti molto ridotti. Guardando sul grafico daily l’indicatore ATR (Average True Range) possiamo notare come la volatilità sia prossima ai minimi annuali. Riteniamo che le prospettive grafiche per il cambio siano ampiamente rialziste. Anche discese fino a 1,37 non modificheranno le suddette aspettative. Conferme per lo scenario rialzista arriveranno con il superamento di 1,3915, preludio a un possibile allungo in direzione degli obiettivi situati a 1,40 e 1,41. Solamente il cedimento di 1,37 potrebbe essere interpretato come un primo segnale di debolezza, creando i presupposti per una discesa verso 1,3640.

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Gbp/Sek: Riksbank lascia i tassi invariati, cambio in salita

Sessione in rialzo per il cambio tra la sterlina britannica e la corona svedese, salito fino a 10,75. Oggi si è tenuto il Consiglio Direttivo della Riksbank ovvero la banca centrale svedese che ha deciso di mantenere i tassi d’interesse invariati allo 0,75%. Il basso livello dell’inflazione ha convinto i policy makers scandinavi a lasciare la politica monetaria accomodante nonostante un forte aumento del debito privato (boom dei prestiti al consumo e per l’acquisto di immobili). Le autorità monetarie hanno fatto sapere che il costo del denaro non verrà rialzato almeno fino al 2015 proprio per permettere all’inflazione di risalire verso il target del 2%.

L’indice dei prezzi al consumo ha mostrato un incremento dello 0,1% a dicembre su base annuale ed è previsto salire allo 0,6% nel 2014 e al 2,5% nel 2015 (secondo le prospettive della Riksbank). L’istituto centrale di Stoccolma ritiene inoltre che con la “stance” accomodante il PIL possa registrare nel 2014 una crescita del 2,4% (precedente lettura +2,5%).

L’atteggiamento accomodante della Riksbank inevitabilmente puo’ indebolire la corona svedese anche nelle prossime sedute. Bisogna poi sottolineare la forza della sterlina britannica nelle ultime giornate dopo le decisioni del governatore della BoE Mark Carney sulle forward guidance e sul rialzo delle stime sulla crescita del PIL nel 2014 (dal +2,8% al +3,4%). Crediamo che tra le principali banche centrali la BoE sarà tra le prime a rialzare i tassi d’interesse (al momento allo 0,50%).

Dal punto di vista tecnico dopo la forte accelerazione rialzista di ieri il cambio ha mostrato marcate oscillazioni. Il cross sembra intenzionato a testare nuovamente il limite superiore della fascia orizzontale che si è delineata negli ultimi 3 mesi in area 10,82.

L’eventuale superamento della suddetta resistenza statica sarebbe da considerare come un forte segnale di forza, creando i presupposti per un allungo in direzione degli obiettivi situati a 11, proiezione dell’ampiezza del canale laterale, e 11,20. Tali prospettive grafiche rialziste verrebbero, invece, annullate con il cedimento del supporto situato a 10,55 circa, preludio a una possibile flessione verso i sostegni posizionati a 10,30 e 10,20.
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Eur/Usd: testata una resistenza importante in area 1,3680 poi ritraccia

Il cambio tra la moneta unica e il biglietto verde ha evidenziato ieri dopo le dichiarazioni del nuovo governatore del Federal Reserve System, Janet Yellen, dei movimenti interessanti. E’ salito, infatti, fino a testare la resistenza in area 1,3680 per poi perdere forza.

Nella giornata di ieri c’e’ stata proprio la prima audizione dinanzi alla Commissione dei Servizi Finanziari del nuovo presidente della banca centrale statunitense. Nelle dichiarazioni al Congresso la Yellen ha confermato che seguirà le “forward guidance” promosse dal suo predecessore Ben Bernanke.

L’atteggiamento dell’istituto centrale rimarrà accomodante fino a quando il tasso di disoccupazione sarà sceso «ben al di sotto» del 6,5 per cento, avvalorando l’ipotesi che i tassi d’interesse rimarranno bassi per un prolungato periodo di tempo (almeno fino al secondo semestre 2015).

La numero uno della FED ha sostenuto che si continuerà a tagliare il piano di acquisto di titoli governativi a passi misurati solamente se gli indicatori macroeconomici procederanno come previsto. La Yellen ha, inoltre, ha ribadito che la ripresa del mercato del lavoro è lontana dall’essere completa.

La nostra sensazione è che se le prossime cifre sui non farm payrolls di febbraio dovessero mostrare un incremento molto debole (creazione di posti di lavoro nei settori non agricoli inferiore ai 100k) la Yellen e gli altri membri votanti del FOMC (braccio armato della FED) potrebbero scegliere di fare una pausa nel tapering (meeting FOMC 18-19 marzo).

Alla fine dell’audizione della Yellen il dollar index (paniere che misura la forza del dollaro rispetto alle principali valute mondiali) ha perso terreno, toccando minimi delle ultime 4 settimane a 80,46 punti ma è poi risalito nella giornata di oggi a 80,60 punti.

Dal punto di vista tecnico dopo aver superato il limite superiore del canale ribassista delineatosi dai massimi dello scorso dicembre, ha testato la resistenza in area 1,3680, 50% del ritracciamento di Fibonacci della discesa mostrata negli ultimi due mesi, per mostrare infine un movimento di pullback a 1,3650.

Per le prospettive grafiche rialziste sarà quindi fondamentale il superamento dell’ostacolo a 1,3680, oltre il quale si creerebbero i presupposti per un allungo in direzione di 1,3740 e 1,3820. Concreti segnali di debolezza arriveranno, invece, con la rottura di 1,3550, preludio a una possibile flessione a 1,3480.

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Usd/Jpy: si attendono forti movimenti dopo le parole della Yellen

Avvio in flessione per il cambio tra il dollaro statunitense e lo yen giapponese, sceso fino a 102,20 dai top a 102,65. Il cambio non aveva risentito particolarmente della pubblicazione dei non farm payrolls statunitensi di venerdì scorso, mostrando solamente marcate oscillazioni ma ritornando poi sui valori pre-annuncio dati. Riteniamo, infatti, che i deboli dati sul mondo del lavoro statunitense (creazione da parte dell’amministrazione Obama di 113 mila nuovi posti di lavoro a gennaio contro attese fissate per un +180 mila impieghi) non abbiano modificato le attese sul tapering (processo di graduale diminuzione degli acquisti di titoli governativi) della Federal Reserve.

Il nuovo governatore dell’istituto centrale del paese a stelle e strisce, Janet Yellen, potrebbe, tuttavia, modificare tali prospettive nel discorso che terrà dinnanzi alla Commissione sui Servizi Finanziari della Camera dei Rappresentanti domani pomeriggio. Il numero uno del FOMC (la commissione operativa della FED) dovrebbe, infatti, illustrare come interverrà la banca centrale per sostenere l’occupazione e mantenere la stabilità dei prezzi. Negli ultimi giorni sono aumentate le attese che le parole della Yellen possano essere molto “dovish” (ovvero accomodanti), lasciando così credere alla comunità finanzaria che il tapering possa anche fermarsi a marzo.

Per quanto concerne la valuta giapponese, un leggero allentamento delle tensioni sui mercati valutari dei paesi emergenti ha portato a una lieve debolezza dello yen. Dobbiamo sottolineare che nel 2014 la divisa nipponica aveva mostrato un forte apprezzamento sia sulla scia della chiusura delle posizioni di carry trade che sull’aumento dell’appetibilità legata all’elevato grado di avversione al rischio sui mercati (la divisa del Paese del Sol Levante è, infatti, considerata da molti come una valuta rifugio).

Dal punto di vista tecnico l’eventuale superamento della resistenza a 103 darebbe forza alla reazione del cross di brevissimo, creando i presupposti per un allungo in direzione degli obiettivi situati a 103,65, ultimo dei ritracciamenti di Fibonacci della discesa dai picchi annuali. Sopra il suddetto riferimento via libera verso l’ambizioso target di 105,45. Discorso ben diverso invece in caso di cedimento dei supporti posizionati a 100,75 (bottom del 2014) e 100,30, area di transito della media mobile a 200 giorni (SMA200), condizione che potrebbe introdurre una discesa fino sui sostegni a 99 e 96.

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Usd/Rub: si riavvicina ai picchi degli ultimi cinque anni

Forte balzo del cambio tra il dollaro statunitense e il rublo in scia alla prosecuzione delle vendite sulle valute emergenti. Il cross USDRUB si riavvicina, infatti, ai picchi di inizio 2009 in area 36,50, al momento si attesta a 1,3536. Le manovre promosse dalla CBR (Central Bank of Russian Federation) sui mercati valutari per frenare la caduta della valuta nazionale al momento non sono state efficaci.

Ieri il governatore della CBR, Elvira Nabiullina, aveva affermato che l’istituto centrale è pronto a intervenire con forza per mantenere il cambio stabile. La Nabiullina ha deciso di volere tenere il basket del rublo (ovvero il paniere che comprende i cambi USDRUB e EURRUB) all’interno del corridoio 33,95-40,95. Al momento ci troviamo proprio in prossimità del limite superiore di tale range. Il superamento di tale riferimento dovrebbe comportare l’immediato utilizzo di riserve estere per sostenere la divisa di Mosca.

La CBR come dimostrano i dati pubblicati sul proprio sito istituzionale non dovrebbe avere problemi a utilizzare le ingenti riserve. Tuttavia l’uso delle riserve valutarie può essere una soluzione solamente temporanea. La CBR potrebbe decidere di seguire l’esempio delle altre banche centrali e rialzare i tassi d’interesse per rendere più appetibili gli asset domestici e limitare il deflusso di capitali.

La prossima riunione della commissione operativa della banca centrale russa è prevista per il 14 febbraio ma non escludiamo che se la situazione dovesse peggiorare ulteriormente possa essere convocato un meeting straordinario (come la CBRT ovvero la Banca centrale turca) per rivedere le proprie politiche monetarie. Al momento i tassi d’interesse chiave sono pari a 5,50% il benchmark 1 week repo rate e all’8,25% il refinancing rate.

Chiaramente il rublo risente della decisione della FED di mercoledì sera di dare seguito al tapering per 10 miliardi di dollari, diminuendo gli acquisti mensili da 75 a 65 miliardi di dollari che ha provocato un sell-off della valute dei paesi emergenti (fly to quality).

Dal punto di vista tecnico, il cross si è portato a 35,36 e sembra puntare ora ai massimi di ieri a 35,66. Solo il superamento di tale resistenza potrebbe dare la forza al cross per allungare in direzione degli obiettivi situati a 36,50. Attenzione invece a possibili correzioni che potrebbero condurre il cross verso 34,16, 50% del ritracciamento di Fibonacci dell’ascesa dai minimi di fine dicembre e 33,70, massimi testati più volte a dicembre. Sotto tali supporti strategici non solo di breve periodo la discesa potrebbe essere ben più importante e dirigersi verso 32,65.
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Usd/Try: decisione shock della Banca Centrale Turca

Il meeting straordinario della Banca Centrale Turca a mezzanotte (23 italiane di ieri) ha portato a delle conclusioni inattese dalla comunità finanziaria. I membri del Board (MPC – Monetary Policy Committee) guidato dal governatore Erdem Başçı hanno deciso di aumentare notevolmente i tassi d’interesse chiave per frenare la caduta della valuta nazionale e combattere l’inflazione.

Il tasso overnight sul lending è stato incrementato di 425 pb dal 7,75% al 12%, quelli sul borrowing di 450 pb dal 3,50 all’8%. Il tasso benchmark 1week repo rate è stato aumentato di 550 pb dal 4,50% al 10%. Gli stessi membri del Board hanno affermato che la manovra “monstre” è stata legata alle vicende interne (instabilità politica) e esterne (inizio del tapering della Federal Reserve) che avevano portato una forte svalutazione della lira turca e a squilibri nelle principali variabili macroeconomiche (inflazione, deflusso di capitali, forte deficit delle partite correnti).

La presa di posizione fortemente “hawkish” da parte della Banca Centrale Turca (CBRT Central Bank of the Republique of Turkey) sarà mantenuta almeno fino a che non ci saranno sostanziali miglioramenti nelle prospettive sulla stabilità dei prezzi. Con tali politiche monetarie restrittive il Board si aspetta un inflazione scendere fino al 5% a metà 2015.

Da non dimenticare il grande evento di stasera quando il FOMC (il braccio armato della Federal Reserve) annuncerà le proprie decisioni in materia di politica monetaria. I tassi d’interesse resteranno ovviamente invariati. In merito al QE crediamo che nell’ultima riunione presieduta dal governatore uscente Ben Bernanke i banchieri centrali possano scegliere di continuare il tapering con una riduzione di altri 10 mld di dollari gli stimoli monetari (portando così gli acquisti mensili di titoli governativi da 75 a 65 mld di dollari).

Dal punto di vista tecnico il cambio USDTRY, dopo lo scivolone di ieri alle 23 quando è passato da 2,25 a 2,18, ha evidenziato un inizio di mattinata in leggero calo segnando un nuovo minimo degli ultimi 4 mesi a 2,1638 per poi rimbalzare fortemente a 2,23. La reazione al momento sembra ancora fisiologica dopo il marcato calo che aveva portato i principali oscillatori di breve periodo in una situazione di ipervenduto (RSI a 14 ore sotto i 30 punti). Il rimbalzo è stato comunque forte e ha trovato in area 2,24 un primo importante ostacolo. L’eventuale superamento di tale valore e della resistenza successiva a 2,28 potrebbero tornare dare forza al cross per risalire in direzione di 2,30 e 2,32. Se il cross non riesce a oltrepassare tali valori sarà più probabile assistere a una certa debolezza. Il cedimento del supporto menzionato in precedenza a 2,1638 comporterebbe una estensione della discesa a 2,1120.

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Usd/Inr: perde terreno dopo decisione a sorpresa della banca centrale indiana

Dopo i forti rialzi evidenziati nei giorni scorsi dal cambio tra dollaro statunitense e rupia indiana sulla scia delle tensioni legate al “tapering” della Federal Reserve (domani sera il FOMC deciderà su tassi e QE), la sessione odierna è, invece, caratterizzata da un marcato ribasso dopo la scelta a sorpresa da parte della Banca Centrale Indiana di rialzare i tassi d’interesse.

Nel dettaglio, in mattinata, il governatore della Reserve Bank of India (RBI), Raghuram Rajan, ha annunciato la scelta di incrementare il costo del denaro nel paese asiatico di 25 punti base dal 7,75% all’8%, in modo da combattere l’inflazione e permettere un rafforzamento della valuta nazionale (la rupia indiana INR).

Mr Rajan ha così seguito gli avvertimenti esposti nel report pubblicato dalla commissione interna alla RBI guidata dal deputy governor Urjit Patel che aveva posto l’accento sulla stabilizzazione del tasso d’inflazione (CPI). Il numero uno della banca centrale indiana è così andato contro le aspettative del Ministro delle Finanze indiano, Palaniappan Chidambaram, che aveva invece incentivato l’istituto centrale a sostenere la crescita attraverso manovre espansive.

Mr Rajan si è così trovato dinnanzi al classico trade-off tra crescita e stabilità dei prezzi. In un clima di forte crisi dei mercati emergenti legato a un marcato deflusso di capitali e un deprezzamento delle valute nazionali, Raghuram Rajan ha scelto la via di sostenere le quotazioni della rupia cercando un allentamento delle tensioni sui prezzi a discapito della crescita delle attività economiche. Il prossimo meeting del Board è previsto per il primo aprile. Difficilmente Mr Rajan interverrà ancora sui tassi ma potrebbe introdurre nuove misure non convenzionali.

Dal punto di vista tecnico il cross USDINR dopo i massimi toccati ieri in area 64 è sceso oggi fino a un minimo intraday a 63 circa. Nonostante il marcato ribasso odierno, le prospettive grafiche di breve periodo rimangono rialziste. L’eventuale superamento dei picchi della scorsa sessione a 64 creerebbe i presupposti per un ulteriore allungo in direzione degli obiettivi posizionati a 64,88, top di novembre 2013, e 66,78, ultimo dei ritracciamenti di Fibonacci della discesa dai massimi dello scorso anno. Segnali negativi arriveranno, invece, sotto 62,50, area di transito della media mobile a 200 giorni, preludio a una possibile flessione a 61,60 e 61,18, supporti strategici anche in ottica di medio/lungo periodo.
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Gbp/Aud: nuovi top degli ultimi 4 anni dopo le brillanti vendite al dettaglio UK

Le cifre sulle retail sales in Gran Bretagna hanno dato una ulteriore spinta rialzista alla sterlina britannica rispetto al dollaro australiano (nuovo picco degli ultimi quattro anni a 1,8746). L’Office for National Statistics (ONS) ha comunicato che nel mese di dicembre le vendite al dettaglio hanno mostrato una crescita del 2,6% su base mensile e del 5,3% su base annuale.

I dati sono stati sorprendentemente positivi, superando ampiamente le nostre attese fissate su un incremento dello 0,3% su base mensile e del 2,5% su base annuale. La crescita dell’indice è stata soprattutto sostenuta dal rialzo delle vendite nei negozi di piccole dimensioni (+8% a/a) rispetto a quelle nei grandi magazzini (+2,6% a/a).

Il dato è stato sicuramente positivo ma se si volesse fare un’analisi con un orizzonte temporale più ampio le vendite al dettaglio hanno mostrato nel trimestre ottobre-dicembre una crescita dello 0,4% rispetto al trimestre precedente (luglio-settembre).

Il dollaro australiano è invece debole per i deludenti dati macroeconomici sul mondo del lavoro aussie pubblicati qualche giorno fa. Nel mese di dicembre sono stati, infatti, persi 22600 impieghi a fronte dei 15400 creati a novembre (+10 mila le attese). Il tasso di disoccupazione è rimasto invariato al 5,8%.

Ormai le attese di un taglio dei tassi di interesse da parte della RBA diventano sempre più concrete. La prossima riunione si terrà il 4 febbraio e in quell’occasione i tassi potrebbero essere portati al 2,25% dal 2,5% attuale.

Dal punto di vista grafico il cross GBP/AUD sta mettendo pressioni sulla resistenza in area 1,87, top di inizio anno. Se il cambio avrà la forza di lasciarsi alle spalle tale strategico ostacolo aumenterebbero notevolmente le possibilità di assistere a un ulteriore allungo verso gli obiettivi posizionati a 1,96 e 2. Le suddette prospettive grafiche incomincerebbero a vacillare con il cedimento dei supporti situati a 1,80, preludio a una possibile flessione a 1,77
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Usd/Try: nuovi record sopra 2,20, sell-off per la lira turca

Dopo una fase laterale mostrata a inizio anno il cambio tra il dollaro statunitense e la lira turca è tornato a segnare nuovi record, salendo nella sessione odierna a toccare un massimo intraday a 2,212 per poi arretrare lievemente in area 2,21. Il rialzo del cambio è legato alla forza del dollaro e alla debolezza della lira turca.

Il dollar index (indice del valore del greenback in relazione a un paniere di valute straniere, euro, yen giapponese, sterlina britannica, dollaro canadese, corona svedese e franco svizzero) ha mostrato da inizio anno una crescita di circa un punto percentuale da 80,40 a 81 punti.

La valuta del paese a stelle e strisce mostra i muscoli sulla scia dei positivi dati macroeconomici pubblicati recentemente (vendite al dettaglio superiori alle aspettative, indice Empire State Manufacturing sui massimi livelli degli ultimi 20 mesi, commenti positivi sul Beige Book ovvero il rapporto sullo stato di salute dell’economia americana) e sugli interventi “hawkish” dei nuovi membri votanti del Board della FED (Richard Fisher della FED di Dallas e Charles Plosser della FED di Philadelphia).

Attenzione alle cifre macro del primo pomeriggio (sussidi di disoccupazione e indice dei prezzi al consumo) e alle audizioni di Williams Presidente della FED di San Francisco e del governatore del Federal Reserve System Ben Bernanke.

La divisa di Istanbul, invece, è debole a causa dei timori degli investitori sull’instabilità politica del paese turco. Dopo lo scandalo di corruzione che ha portato alle dimissioni tre ministri del governo di Ankara, il primo ministro Erdogan ha perso molto consenso popolare e ogni giorni aumentano le tensioni sulla continuità dell’esecutivo.

Dal punto di vista grafico dopo aver toccato il nuovo record a 2,212 il cross USDTRY ha mostrato una lieve fase di correzione legata principalmente alla situazione di ipercomprato in cui si sono venuti a ritrovare i principali oscillatori tecnici di breve periodo (RSI a 14 giorni superiore ai 70 punti).

L’eventuale superamento dei massimi odierni a 2,212 rialimenterebbero le pressioni rialziste del trend di fondo gettando le basi per una possibile ascesa verso i target ipotizzabili a 2,25 e 2,30. Discese fino a 2,084 non modificheranno le prospettive grafiche di crescita. Sotto 2,084 possibile assistere a un’estensione della flessione fino a 2 almeno.
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Usd/Zar: continua a soffrire il rand sudafricano, dollaro mostra i muscoli

Nuovi massimi degli ultimi cinque anni segnati dal cambio tra dollaro statunitense e rand sudafricano a 10,93 per poi evidenziare una fisiologica correzione a 10,87. La divisa del paese africano rimane sempre molto debole sulla scia delle prospettive economiche del paese.

Anche la Banca Mondiale ha aumentato i timori sulle possibili conseguenze negative del tapering (processo di riduzione graduale del piano di acquisti di titoli governativi da parte della FED) sulle economie con elevato deficit delle partite correnti (il SudAfrica ha mostrato nel terzo trimestre un disavanzo pari al 6,8% del PIL) che potrebbe ulteriormente indebolire le valute locali.

Il dollaro, invece, ha mostrato segnali di forza nelle ultime ore. Bene il dato sulle vendite al dettaglio statunitensi. Il Dipartimento del Commercio ha comunicato che le retail sales hanno mostrato un incremento nel mese di dicembre dello 0,2% su base mensile (aspettative del consensus +0,1%). A sostenere le quotazioni del greenback sono state anche le audizioni dei banchieri centrali delle FED regionali, Richard Fisher della FED di Dallas e Charles Plosser della FED di Philadelphia, che hanno ribadito le loro idee molto “hawkish”.

Dal punto di vista tecnico la tendenza positiva non sembra trovare ostacoli. Dopo aver toccato l’ennesimo massimo relativo a 10,93 (picco degli ultimi 5 anni) il cambio ha mostrato un fisiologico ritracciamento legato alla situazione di lieve ipercomprato in cui si sono venuti a ritrovare i principali oscillatori di breve periodo. Al momento il trend rialzista non evidenzia segnali di inversione.

L’eventuale superamento dei top odierni a 10,93 sarà la condizione che rialimenterà le pressioni rialziste creando i presupposti per un allungo in direzione degli obiettivi ipotizzabili a 11 e 11,25. Indicazioni negative giungeranno, invece, con il cedimento di 10,60, preludio a un possibile calo fino a 10,24, 50% del ritracciamento di Fibonacci dell’ascesa dai bottom di metà settembre.
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Eur/Usd: avvio in rialzo su parole di Nowotny ma poi arretra

Il cambio tra la moneta unica e il biglietto verde ha registrato un importante movimento positivo in mattinata dopo le affermazioni del governatore della Banca Centrale Austriaca, Ewald Nowotny (membro votante del Consiglio Direttivo della BCE) ad una conferenza a Vienna. Il numero uno della Oesterreichische Nationalbank ha mostrato un marcato ottimismo sulle prospettive di crescita della Zona Euro nel 2014 (+1% per Eurolandia, +2% per Germania e Austria) ben superiori rispetto a quello dello scorso anno.

Buoni i dati sulla produzione industriale di novembre annunciati da Eurostat. L’Ufficio di Statistica della Zona Euro ha comunicato che la produzione industriale ha registrato, nel mese di novembre, una crescita dell’1,8% su base mensile e del 3% su base annuale. Molto bene la Germania con un +2,4% m/m.

Ora l’attenzione degli operatori dei mercati valutari è rivolta verso gli States. Prima dell’apertura delle contrattazioni nelle piazze azionarie di New York due grandi banche (JPMorgan Chase e Wells Fargo) pubblicheranno i dati del quarto trimestre che potranno offrire indicazioni sulle condizioni del comparto finanziario USA. Ricordiamo come sulla piattaforma di IG sarà possibile scambiare il titolo JPMorgan Chase anche nel premarket grazie ai nuovi orari di contrattazione estesi.

Interessanti poi le cifre macro relative alle vendite al dettaglio di dicembre. Da seguire, inoltre, le audizioni di due banchieri centrali delle FED regionali (Fisher FED di Dallas e Plosser FED di Philadelphia) sull’outlook dell’economia del paese a stelle e strisce.

L’eur/usd ha mostrato in mattinata un’accelerazione rialzista fino a 1,37 circa per poi ripiegare a 1,3670. Graficamente una perentoria vittoria al di sopra delle resistenze comprese tra 1,37 e 1,3720 (50% del ritracciamento di Fibonacci della flessione dai picchi del 27 dicembre 2013) creerebbe i presupposti per una estensione dell’ascesa verso i target ipotizzabili a 1,3760 e 1,3820, ultimi ostacoli da oltrepassare per attaccare il top di 1,3894. Tali prospettive grafiche incomincerebbero a vacillare in caso di rottura del sostegno posizionato a 1,3640, preludio a una probabile discesa verso 1,36 e 1,3550.
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Nzd/Usd: prosegue il movimento rialzista, primo obiettivo a 0,84

Il cambio tra dollaro neozelandese e dollaro statunitense (NZD/USD) cerca di mostrare i muscoli, risalendo fino a un massimo intraday a 0,8383. La crescita è ancora legata al deludente dato sul mondo del lavoro statunitense pubblicato venerdi’ scorso negli States che ha indebolito il biglietto verde sui principali mercati valutari.

Ricordiamo come l’US Bureau of Labor Statistics abbia comunicato che, nel mese di dicembre, l’amministrazione Obama abbia creato solamente 74 mila nuovi posti di lavoro, ben inferiori alle nostre aspettative fissate su un +200 mila e aumentando i dubbi sulle reali condizioni di salute del comparto. Non è servito a molto il positivo dato sul tasso di disoccupazione sceso al 6,7% (dal 7% di novembre), arrivando ai minimi da ottobre 2008 (il tasso di partecipazione alla forza lavoro ha mostrato un calo di 0,2 punti percentuali, arrivando al 62,8%).

Riteniamo che i dati possano convincere i membri del FOMC (Federal Open Market Committee) a proseguire il tapering (riduzione graduale del piano di acquisti di titoli governativi da parte della FED) senza dover accelerare il processo (come previsto da alcuni operatori).

La settimana è ricca di eventi macro soprattutto negli Stati Uniti (vendite al dettaglio, inflazione, fiducia dei consumatori, indice della FED di Philadelphia e nuovi cantieri residenziali) senza dimenticare gli interventi dei governatori delle FED regionali (Fisher presidente FED di Dallas, Plosser presidente FED di Philadelphia, Evans presidente FED di Chicago) che potrebbero fornire indicazioni importanti sulle prossime mosse dell’istituto centrale del paese a stelle e strisce.

Dal punto di vista tecnico il cross NZDUSD ha dato continuità al movimento rialzista di breve periodo partito dai bottom del 30 dicembre arrivando a segnare a 0,8383 un massimo delle ultime sei settimane. L’eventuale superamento della resistenza posizionata a 0,84 darebbe ulteriore conferma alle aspettative di crescita di breve termine gettando le basi per una estensione dell’allungo in direzione degli obiettivi situati a 0,8544, picco di fine ottobre, e 0,8676, massimo di inizio aprile.

Segnali di debolezza giungeranno invece con il cedimento dei supporti in area 0,81, preludio per una possibile flessione fino a 0,8015 almeno, ultimo dei ritracciamenti di Fibonacci dell’ascesa dai bottom della scorsa estate.

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Usd/Idr: dopo il tapering nuovi massimi sopra 12250

Non si ferma la discesa della rupia indonesiana contro il biglietto verde. Al momento sulle nostre piattaforme di trading il cross usd/idr è scambiato a 12265. Solamente nel mese di dicembre il cambio ha mostrato un apprezzamento del 5% circa.

L’ultima accelerazione rialzista del cambio è stata causata dalle decisioni della FED. Nei giorni scorsi il braccio operativo della banca centrale del paese a stelle e strisce (il FOMC) ha deciso, infatti, di lanciare il cosiddetto “tapering” ovvero il piano di riduzione graduale del piano di acquisti di titoli governativi da parte della Federal Reserve. I membri del Board hanno scelto di ridurre gli stimoli monetari all’economia di 10 mld di dollari al mese, diminuendo gli acquisti mensili da 85 a 75 mld di dollari.

Il dollaro inevitabilmente si è rafforzato sui mercati valutari sulla scia di un allentamento delle politiche monetarie espansive. Il dollar index è salito dai minimi di dicembre a 80 punti fino a 80,80 punti.

La rupia indonesiana è tra quei paesi emergenti che sta risentendo di più dell’inizio del tapering. Bisogna ricordare come nel paese erano affluiti numerosi capitali grazie all’aumento della liquidità provocato dalle banche centrali che aveva incentivato molti investitori a effettuare operazioni di carry trade alla ricerca di obbligazioni high yield.

L’Indonesia (assieme a Turchia e Brasile) è stato uno dei principali paesi-obiettivo per chi ha iniziato operazioni di carry trade (ricordiamo come tali operazioni consistano in prendere a prestito valute di paesi con tassi d’interesse bassi per poi convertirle in divise di paesi dove è possibile investire in attività ad alto rendimento).

Dal punto di vista tecnico l’eventuale superamento delle resistenze in area 12300 potrebbe dare ulteriore spinta rialzista al cross per allungare in direzione degli obiettivi situati a 12500 e 13000. Segnali negativi giungeranno solamente con il cedimento di 11900, preludio a un possibile calo fino a 11700.
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Gbp/Jpy: bel balzo dopo i brillanti dati sul mondo del lavoro UK

Il cambio tra la sterlina britannica e lo yen giapponese è tornato a mostrare i muscoli risalendo dai minimi settimanali a 166,58 fino a 168,45. Il forte apprezzamento della divisa UK è legato ai brillanti dati macroeconomici sul mondo del lavoro britannico.

Nei tre mesi a ottobre (ago-ott 2013) l’Ufficio di Statistica (ONS) ha reso noto che il tasso di disoccupazione in Gran Bretagna si è attestato al 7,4%, in calo dello 0,3% rispetto al periodo maggio-luglio e dello 0,5% rispetto a un anno fa. Ci troviamo sui livelli più bassi degli ultimi quattro anni. Il tasso è ben inferiore alle nostre aspettative fissate per un livello della disoccupazione pari al 7,6%.

Rispetto al periodo precedente l’amministrazione Cameron è riuscita a creare 250 mila nuovi posti di lavoro, ben superiore alle stime (165k). L’economia UK continua a mostrare segnali positivi non solamente sul fronte occupazionale ma anche in altri comparti (tra tutti il settore immobiliare che ha portato il governatore della BoE Mark Carney a eliminare i prestiti agevolati alle banche per tale comparto). Anche i verbali dell’ultima riunione che sono stati pubblicati in mattinata hanno confermato la ripresa economica, gettando però qualche preoccupazione sull’apprezzamento della sterlina.

In Giappone si attende invece il meeting del Board della Bank of Japan che si riunirà invece il 19-20 dicembre. Le nostre attese sono fissate per un nulla di fatto (conferma delle strategie monetarie in essere). Il numero uno della BoJ, Haruhiko Kuroda, dovrebbe, invece, intervenire sul piano di espansione monetaria nel 2014 (incremento negli acquisti di JGB Japanese Government Bonds) per evitare che i rendimenti sul debito possano salire eccessivamente.

Dal punto di vista tecnico l’eventuale superamento della strategica resistenza situata a 170, riattiverebbe le pressioni rialziste del trend di fondo, creando i presupposti per un allungo in direzione degli obiettivi a 175 e al più ambizioso livello di 185, 50% del ritracciamento di Fibonacci della discesa dai picchi del 2007. Primi segnali di debolezza giungeranno, invece, con il cedimento di 166, preludio per un possibile ribasso a 164.
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Eur/Usd: indice ZEW sopra le attese, cambio si attesta a 1,3765

Il cambio tra la moneta unica e il biglietto verde non ha evidenziato movimenti particolarmente interessanti nonostante la pubblicazione di un ennesimo dato macroeconomico in Europa molto positivo. In Germania l’indice Zew sulla fiducia degli investitori tedeschi a dicembre ha registrato un miglioramento sia sulla parte corrente a 32,4 punti (da 28,7 del mese precedente) sia di quella prospettica a 62 punti (da 54,6 di novembre).

Si tratta del livello più alto da aprile 2006. Anche i rispettivi dati sulla Zona Euro hanno mostrato un miglioramento importante, con la parte delle aspettative che si è portata a 68,3 punti dai 60,2 di novembre. Il maggior ottimismo degli investitori tedeschi sembra trovare fondamento grazie soprattutto all’atteggiamento accomodante della Bce e a possibili interventi nel prossimo futuro, alla formazione del governo delle grandi intese in Germania; al vivace miglioramento dell’economia del paese a stelle e strisce che potrebbe sostenere le esportazioni dell’Eurozona.

Il cambio non ha risentito di tale dato. Gli addetti ai lavori sembrano volere attendere le decisioni fondamentali del FOMC (Federal Open Market Committee) di domani sera. Riteniamo più probabile uno scenario di prolungamento delle strategie in essere (QE da 85 mld di dollari) almeno per un altro mese.

Bernanke potrebbe decidere infatti di dare informazioni sulle tempistiche del “tapering” (processo graduale di riduzione degli acquisti di titoli governativi da parte della FED) ma lanciarlo nella riunione di gennaio (ultima presieduta dall’attuale governor). Interessanti saranno i dati sull’inflazione del primo pomeriggio che potrebbero dare importanti indicazioni ai membri votanti del FOMC. Ricordiamo come la FED abbia un “dual mandate” ovvero la piena occupazione e la stabilità dei prezzi (inflazione al 2%).

Dal punto di vista tecnico l’eventuale superamento delle resistenze comprese tra 1,38-1,3811 getterebbe le basi per una estensione dell’allungo in direzione degli obiettivi situati a 1,3832, picco annuale e livello strategico di lungo periodo. Sopra 1,3832 si aprirebbero le porte per un’ascesa di più ampio respiro verso 1,40. Primi segnali di debolezza arriveranno, invece, con il cedimento di 1,37, preludio a una possibile flessione verso 1,3680 e 1,3625.
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Usd/Jpy: poche oscillazioni in attesa delle banche centrali

Il cambio tra il dollaro statunitense e la divisa giapponese evidenzia una leggera flessione dopo l’ennesima accelerazione rialzista della scorsa settimana che aveva portato il cross a 104.

Settimana molto importante per il cambio che potrebbe evidenziare forti oscillazioni sulla scia delle decisioni delle rispettive banche centrali.

Gli addetti ai lavori aspettano la riunione del Board della Federal Reserve di metà settimana per conoscere se i membri della banca centrale statunitense decideranno di lanciare il processo di tapering e ridurre così gli stimoli monetari. Riteniamo che vi siano elevate probabilità (40%) di un inizio del tapering già mercoledì sera (taglio di 5-10 mld di dollari negli acquisti di Treasuries a medio e lungo termine).

Crediamo tuttavia più probabile che Bernanke possa scegliere di prolungare gli stimoli monetari almeno per un altro mese fino al meeting di gennaio (ultimo meeting che sarà presieduto dall’attuale governatore). Saranno comunque numerosi ancora i dati macroeconomici per chiarire le idee dei governatori del FOMC (domani grande attenzione per l’andamento dei prezzi al consumo nel mese di novembre).
La Bank of Japan si riunirà invece il 19-20 dicembre.

Le nostre attese sono fissate per un nulla di fatto. Non ci dovrebbero essere modifiche alla politica monetaria accomodante in essere. Il governatore della BoJ, Haruhiko Kuroda, dovrebbe, invece, intervenire sul piano di espansione monetaria nel 2014 (aumento dell’acquisto di JGB Japanese Government Bonds) per dare ulteriore spinta all’economia e impedire ai rendimenti sul debito di salire eccessivamente.

Graficamente il cross dovrà oltrepassare le resistenze in area 104, per rilanciare la spinta rialzista e gettare le basi per una estensione della crescita in direzione degli obiettivi situati a 105,60, ultimo dei ritracciamenti di Fibonacci della discesa dai massimi di giugno 2007. Segnali negativi giungeranno, invece, con il cedimento del supporto statico a 101,60, preludio a un possibile calo a 100,60.
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Usd/Inr: rupia indiana guadagna terreno nonostante dati positivi negli States

La rupia indiana ha toccato un nuovo massimo delle ultime sei settimane contro il biglietto verde. Il cambio USD/INR evidenzia, infatti, una discesa fino a 61,85 dopo la pubblicazione di alcuni sondaggi elettorali che hanno evidenziato la possibile vittoria del partito di opposizione (Bharatiya Janata Party) in 4 dei 5 stati indiani al voto.

Ricordiamo come nel 2014 si terranno le elezioni governative e al momento il governo dell’attuale presidente Manmohan Singh continua a perdere consensi sulla scia del rallentamento della crescita economica del colosso asiatico.

Ci aspettavamo un rialzo del dollaro dopo la pubblicazione delle cifre macroeconomiche sul mondo del lavoro statunitense. Nonostante i risultati sul fronte occupazionale siano stati molto brillanti il cambio non ha mostrato un rialzo. Nel dettaglio l’US Bureau of Labor Statistics ha comunicato che l’amministrazione Obama ha creato 203 mila posti di lavoro nel mese di novembre, ben superiore alle aspettative (185k).

Molto bene anche il tasso di disoccupazione sceso al 7%. Rimane ancora un po’ d’incertezza per quanto riguarda il “tapering”, ovvero il processo di riduzione graduale del piano di acquisto di titoli governativi da parte della Federal Reserve (85 miliardi di dollari al mese, 45 miliardi di dollari di Treasuries a medio/lungo termine, 40 miliardi di dollari in MBS Mortgage Backed Securities).

Crediamo che i recenti dati macroeconomici positivi sull’economia americana (PIL terzo trimestre rivisto al rialzo al +3,6%) abbiano aumentato notevolmente le probabilità che la Federal Reserve possa iniziare a diminuire gli stimoli monetari nelle prossime due riunioni del FOMC (Federal Open Market Committee).

Dal punto di vista tecnico l’usd/inr si è avvicinato al supporto di medio/breve periodo posizionato a 61,40, il cui eventuale cedimento potrebbe portare a una discesa verso gli obiettivi situati a 60, ultimo dei ritracciamenti dell’ascesa partita dai bottom di maggio, e 59, minimo di fine luglio.

Indicazioni positive giungeranno, invece, solamente con una perentoria vittoria di 63, preludio a un possibile rialzo verso 64,88, resistenza strategica per lo scenario grafico.
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