Strumenti utili per il trading: i ritracciamenti di Fibonacci

Una teoria molto utilizzata ai fini operativi in analisi tecnica è quella elaborata da Fibonacci, un matematico italiano del XIII secolo, famoso per aver scoperto la sequenza di numeri dal quale prende il nome e caratterizzata dal fatto di ripetersi secondo delle precise regole. In particolare, la successione di Fibonacci si contraddistingue in quanto ogni numero della serie, con eccezione dei primi due, è pari alla somma dei due numeri che lo precedono. Oltre a ciò, esiste un’altra particolarità che è quella che il rapporto tra due numeri consecutivi della serie tende ad aumentare progressivamente per poi convergere al numero 1,61803, noto anche come rapporto aureo.
Sembra che questa sequenza risulti così famosa in quanto presente in diversi ambiti di applicazione scientifica e persino in diverse forme naturali.
Molti analisti finanziari hanno messo in relazione la misura e la durata dei movimenti dei prezzi dei titoli con i numeri di Fibonacci, sviluppando diversi strumenti per l’analisi tecnica tra cui spicca il ritracciamento di Fibonacci.

La modalità utilizzata per quantificare i ritracciamenti dei prezzi

I ritracciamenti consistono in movimenti dei prezzi in direzione opposta al movimento originario: ciò significa che, ad esempio, un trend rialzista, arrivato al suo punto massimo di estensione, sarà destinato comunque a ritracciare, ossia a perdere parte della salita fatta e scendere di livello. Allo stesso modo, un trend ribassista, arrivato ad un certo punto, subirà delle correzioni verso l’alto che potranno o meno andare ad invalidare la tendenza principale.
Il metodo più comunemente usato per quantificare l’estensione del ritracciamento è quello di Fibonacci, grazie al quale si individuano alcuni specifici livelli di prezzo (0%, 23,6%, 38,2%, 50%, 61,8%, 100%) per determinare l’ampiezza del ritracciamento e i relativi obiettivi di prezzo.
I moderni software di analisi tecnica sono provvisti di questo tool ed espongono graficamente in maniera immediata questi livelli di prezzo.

Pochi passi semplici

Tutto quello che occorre fare è individuare il range di variazione dei prezzi che si vuole analizzare, andando a stabilire il minimo ed il massimo e tracciare, grazie al tool, la linea che collega il minimo al massimo per trend rialzisti o il massimo al minimo per trend ribassisti.
Vengono così elaborate delle percentuali di ritracciamento che in un trend rialzista indicano i possibili supporti e in un trend ribassista, invece, le possibili resistenze.
Ad esclusione del livelli più estremi (0% e 100%) che rappresentano i limiti del range analizzato, i livelli maggiormente importanti sono quelli intermedi che costituiscono dei livelli che se violati vanno a mettere in discussione il movimento originario dei prezzi.

Alcuni accorgimenti

Particolare attenzione va prestata a ciascuno di tali livelli, andando a ricercare anche le coincidenze tra più livelli, in quanto se un dato livello coincide con una linea di resistenza o di supporto aumenta la rilevanza della linea e pertanto aumentano notevolmente le probabilità di tenuta delle stesse, e quindi le probabilità della fine del ritracciamento in corso.
Mentre, al contrario quando un livello viene rotto si genera, solitamente, una spinta tale da permettere ai prezzi di raggiungere il livello successivo, il che fa presumere un proseguimento del ritracciamento.

Obiettivo: individuare l’inversione del trend

Generalmente, man mano che i diversi livelli vengono violati, l’ipotesi dell’inversione del trend originario diventa più verosimile, ed in particolare, la violazione del livello del 61,8% fa propendere con ragionevole certezza verso l’idea che l’inversione vera e propria si sia verificata.
E’ evidente, pertanto, come i ritracciamenti di Fibonacci risultino di grande utilità per qualsiasi trader attivo sui mercati finanziari per determinare i propri obiettivi di prezzo e per operare più agevolmente, dal momento che risultano di grande aiuto per capire, dopo una fase di trend, se per ogni livello di prezzo così individuato si è di fronte ad una ritracciamento o ad un rimbalzo dei prezzi.

Le figure dell’analisi tecnica: i cunei o wedge

Quando si parla di cunei ci si riferisce a delle particolari rappresentazioni grafiche che sono tipiche figure di continuazione del trend anche se alle volte forniscono anche dei segnali di inversione.
Esse si presentano come dei triangoli irregolari, ossia dei triangoli caratterizzati dai due lati, individuati dalle trendlines, che si presentano con differenti pendenze ma inclinati in maniera tale da convergere verso un determinato punto (verso l’alto o verso il basso), conferendo a questi triangoli il tipico aspetto di un cuneo.

Il Falling Wedge all’interno di un trend rialzista

Queste figure presentano alcuni elementi in comune con le bandiere: in particolare, esse hanno un’inclinazione opposta a quella del trend primario del mercato, quello dal quale prendono origine. Pertanto, in un trend ascendente il cuneo avrà inclinazione negativa (falling wedge o cuneo discendente) ed indicherà una pausa all’interno del movimento al rialzo dei prezzi. Tale pausa si contraddistingue anche per la netta diminuzione dei volumi che si verifica durante la sua formazione. Successivamente, i prezzi, dopo aver perforato verso l’alto la figura, ed in particolare la trendline della resistenza, riprendono la loro corsa al rialzo, andando a fornire un importante segnale di conferma del movimento ascendente dei prezzi di mercato.

Il Rising Wedge in un trend al ribasso

Nella versione rialzista della figura, detta anche rising wedge, si verifica esattamente l’opposto: vi è un preesistente trend ribassista, a cui si contrappone, ad un certo punto, un’inclinazione verso l’alto del cuneo, caratterizzato dalla convergenza della trendline di supporto verso quella di resistenza. Il cuneo così formato assume chiare implicazioni ribassiste del trend principale, in quanto preannuncia la continuazione del trend in tale direzione.
L’inclinazione opposta della figura accomuna queste configurazioni molto di più alle bandiere che ai triangoli con i quali, peraltro, si riscontrano diverse affinità soprattutto per quanto riguarda l’andamento dei volumi durante la fase di formazione della figura che tendono ad appiattirsi, registrando una progressiva riduzione, fino ad assistere alla loro esplosione in corrispondenza del breakout del pattern.

Indicazioni utili per la determinazione del prezzo target

Anche a livello operativo si possono individuare degli elementi di contatto con i triangoli, potendo andare a determinare l’ampiezza della base della figura (l’ampiezza massima registrata dal cuneo durante la sua formazione) per proiettarla in direzione del segnale di continuazione fornito dal trend dal punto di rottura della figura.
E’ possibile, però, riscontrare un’importante differenza rispetto ai triangoli simmetrici: in genere, i cunei ritracciano una percentuale maggiore del movimento precedente che è pari ad almeno i due terzi dello stesso.

Alcune considerazioni ulteriori sui segnali di mercato forniti dai cunei

Comunque, non è insolito trovare dei cunei con la medesima inclinazione del trend dal quale hanno origine: in questo caso i cunei prefigurano molto spesso un’ inversione del trend in atto.
Indipendentemente dalla sua inclinazione, quando queste figure si trovano subito dopo un forte rialzo o un forte ribasso, e quindi verso la fine del trend principale, esse stanno ad indicare una conclusione dello stesso ed una sua prossima inversione.

Gli indicatori macroeconomici riferiti al mercato del lavoro

Tra gli indicatori macroeconomici più importanti per l’andamento delle valute vi sono quelli riferiti al mondo del lavoro. Gli indicatori riferiti all’occupazione sono infatti quelli che più di altri riflettono lo stato di salute di un’economia. Per capire se l’economia di un Paese è in buona salute non c’è niente di meglio che indagare sul numero di nuovi posti lavoro creati da un’economia, sul numero di quelli persi o sulla percentuale di forza lavoro esistente in un dato momento nel mercato. Questi dati vengono di solito analizzati con grande attenzione da parte dei traders del Forex, ed in particolare quelli che fanno riferimento al mercato del lavoro statunitense. Andiamo a guardare gli indicatori più rilevanti.

Jobless Claims

Al fine di un’attenta valutazione del mercato lavorativo di un dato Paese, di grande rilievo assume l’analisi dei Jobless Claims ossia dei sussidi di disoccupazione richiesti. Tale dato riflette in maniera immediata i cambiamenti inerenti il mercato del lavoro: infatti un aumento delle richieste di benefici di disoccupazione erogati dallo Stato è sempre un evento negativo per la valuta di quel Paese, segnalando un aumento dei licenziamenti e quindi un aumento potenziale della disoccupazione.
Il dato americano, solitamente, è diffuso con cadenza settimanale e costituisce un dato rilevante in quanto anticipatore del rapporto ufficiale sul mercato del lavoro rilasciato, invece, ogni mese dal Bureau of Labor Statistics.

Non Farm Payrolls

Ancora più rilevante come dato in quanto ad ogni sua pubblicazione è associato un elevato impatto sui mercati in termini di volatilità è il Non Farm Payrolls che indica il numero dei salariati all’interno dei vari settori economici ad esclusione di quello agricolo. Questo dato è a cadenza mensile in quanto pubblicato ogni primo venerdì del mese alle ore 14:30 (ora italiana). Esso rappresenta il numero di nuovi posti lavoro creati (o persi) nell’economia a stelle e strisce in tutte le aziende non agricole ed è al centro dell’attenzione da parte degli operatori sui mercati finanziari in quanto, a differenza del semplice tasso di disoccupazione, tale dato consente di comprendere meglio il trend del mercato del lavoro all’interno dei vari comparti economici (in particolare, produzione di beni, costruzioni, servizi, commercio al dettaglio, tempo libero, governo).

Vantaggi derivanti dall’analisi del dato

Risulta evidente che grazie all’analisi dello stesso si possono avere informazioni più dettagliate e specifiche per ciascun settore economico, andando a comprendere meglio quale tra questi assume maggiore rilevanza ai fini del trend lavorativo in atto.
In genere, un aumento dei Non Farm Payrolls corrisponde ad un miglioramento dell’attività economica in generale in quanto indica un aumento del numero degli occupati ed ha effetti positivi sia sulla valuta americana che sulle borse più in generale. Il contrario avviene nel caso di diminuzione del dato.

Il tasso di disoccupazione

Citiamo, infine, il tasso di disoccupazione tra gli indicatori più significativi del mercato del lavoro.
Anch’esso è un dato pubblicato a cadenza mensile e rappresenta il rapporto tra disoccupati e forza lavoro. Questa statistica espone in maniera sintetica la situazione corrente del mercato del lavoro, fornendo importanti spunti per la comprensione più ad ampio raggio dell’economia nazionale.
Quanto più la disoccupazione aumenta di peso rispetto al totale della forza lavorativa di un Paese tanto più il tasso aumenta, segnalando una contrazione del numero degli occupati e quindi un peggioramento economico delle prospettive di un Paese che si riversa anche sulla valuta nazionale con l’effetto deprimente che tipicamente questo dato ha sulla stessa.
Quando, al contrario, il tasso è in discesa, l’effetto sui mercati finanziari è positivo in quanto anticipa un aumento di benessere in previsione di un aumento dei consumi e un miglioramento in generale dell’economia.

L’importanza dei gap e delle windows nell’analisi candlestick

Quando ci si accinge ad interpretare un dato movimento dei prezzi di mercato, è importante prestare attenzione non solo ai patterns in sé come segnali di inversione o di prosecuzione del trend in atto, ma anche ad ulteriori elementi grafici volti a corroborare o ad invalidare la tesi di una prossima inversione del trend. Tra questi elementi primaria importanza assumono i gap, ossia quegli spazi vuoti di mercato che si creano quando una candela rialzista (ribassista) apre al di sopra (al di sotto) del massimo (minimo) della candela precedente.
Non a caso, secondo l’analisi candlestick quando questi vuoti si verificano in concomitanza di figure di inversione specifiche (hammer, hanging man, morning star) essi assumono una valenza significativa.

Alcune precisazioni sulla natura dei gap

Occorre specificare che per l’analisi a candele giapponesi, un gap, a differenza di quello che vale secondo l’analisi ordinaria, è lo spazio che si crea tra i real body di due candele successive, e quindi la distanza tra apertura e chiusura delle due candele. Una window invece è quello spazio che si viene a creare tra gli estremi di due candele consecutive ed è quindi pari alla distanza tra il minimo della candela successiva ed il massimo di quella precedente. Molto spesso, quando ci si riferisce ai gap nell’analisi candlestick, ci si riferisce proprio a quest’ultime.
La presenza di windows è significativa in quanto indica una forte area di supporto o di resistenza che solitamente viene ricoperta dal movimento dei prezzi prima che questi ultimi riprendano la propria corsa in direzione del trend.
E’ facile evincere che l’indicazione di base fornita da una window all’interno di un grafico candlestick riguarda il proseguimento del trend di base nella stessa direzione in cui si apre la window.

La genesi dei gap ed il loro significato

Se si è all’interno di un trend al rialzo la formazione di una window indica una forte area di supporto capace di sostenere eventuali reazioni durante l’evoluzione del trend primario. L’andamento che segue dopo la formazione di questo vuoto nei prezzi può essere vario, ma secondo le teorie più comuni in analisi candlestick la situazione più frequente è la correzione del prezzo verso l’area di supporto nel tentativo di andare a ricoprire il gap (si verifica quello che in gergo viene definito un pull back) per poi tornare a ripartire nella direzione del trend primario.

Upward Gap tasuki e Downward Gap Tasuki

gaptasukiVi è un’apposita configurazione che mostra questo andamento che è nota come “upward gap tasuki”. In questa figura vi sono due candele bianche, di cui la prima con un corpo più consistente rispetto alla successiva, intervallate da un gap e seguite da una candela nera il cui minimo non riesce andare a perforare la linea di supporto che passa per il massimo della prima candela, ossia il limite inferiore della window. A questo punto è facile ipotizzare un ulteriore rialzo delle quotazioni.
Si possono fare le medesime considerazioni per un “downward gap tasuki”in un trend discendente.

Indicazioni di proseguimento del trend e non solo

Tuttavia, non è comunque da escludere del tutto la possibilità che questa forte area di supporto (o di resistenza) che si viene a creare per effetto di una window non riesca comunque a fronteggiare la pressione delle vendite (degli acquisti) portando ad una netta chiusura della window e quindi ad inversione del trend.
Non di rado anche il numero di gap che si presentano all’interno di un grafico tende a fornire importanti indicazioni di correzione del trend: quando si raggiungono tre gap consecutivi gli analisti amanti dell’analisi candlestick considerano il mercato abbastanza maturo da poter ipotizzare una prossima correzione del trend.

Segnali di inversione deboli dell’analisi candlestick: harami e tweezers

Tra i minor reversal pattern, ossia tra quelle figure che hanno un valore previsivo meno accentuato rispetto ad altre ma che non per questo risultano meno utili nel preannunciare un’eventuale inversione di tendenza del mercato vi è il pattern noto come Harami.
Tale figura è simile all’engulfing in quanto costituito da due candele di cui una che ingloba con il suo real body completamente l’altra ma è il contrario dell’engulfing per via del fatto che è il corpo della prima candela a contenere completamente quello della seconda.

Struttura e conformazione del pattern

haramiLa prima candela della figura di solito è una long candle e la seconda è una candela il cui corpo ha delle dimensioni ridotte e che risulta completamente contenuta all’interno del range di valori della prima. In genere la seconda candela è una spinning top ma può anche essere costituita da una doji, nel qual caso si ha un segnale potenziato di inversione fornito dal pattern, che in questo caso prende il nome di harami cross.
L’harami cross preannuncia un rallentamento o un consolidamento del trend corrente: infatti, se la prima candela è per la prosecuzione del trend la seconda denota incertezza, che sarà tanto più elevata quanto più la doji risulta compresa all’interno del real body della prima candela.
Generalmente nell’harami la prima candela assume una colorazione opposta alla seconda ad indicare che dopo una prima fase di continuazione del trend si ha un rallentamento dello stesso che potrebbe sfociare in una vera e propria inversione di tendenza.

Ulteriori segnali di affidabilità da considerare

Vi sono alcuni elementi la cui lettura risulta indispensabile per poter supporre con maggiore attendibilità l’inversione di prossima attuazione del trend; ad esempio la posizione della seconda candela. In particolare nell’harami bearish, la spinning top dovrebbe trovarsi posizionata almeno in corrispondenza della metà del corpo della prima candela perchè se si trovasse troppo vicina all’upper shadow, e quindi ai limiti superiori della candela precedente, si dovrebbe attribuire alla spinning top una valenza di segnale di prosecuzione del trend piuttosto che di inversione.
In genere, una conferma ulteriore dell’avvenuto compimento del pattern è la comparsa di una candela successiva alla seconda che chiude superando il limite costituito dal prezzo di apertura della prima long white candle (stiamo parlando sempre di harami ribassista).

Un ulteriore minor reversal pattern: il Tweezer

tweezertopL’altro pattern appartenente alla categoria dei minor reversal è il tweezer. Esso è una figura che può comparire tanto ai massimi, prendendo il nome di tweezer top, quanto a minimi con il nome di tweezer bottom. Il tweezer top si riconosce dalla presenza, in un trend al rialzo, di due o più candele caratterizzate da massimi allo stesso livello. Pur non essendo un vero e proprio pattern d’inversione, spesso viene utilizzato per conferma di ulteriori pattern o di particolari candele di inversione nel qual caso si rafforza la portata previsiva dello stesso. Nella pratica, spesso si riscontra questa tipologia di pattern all’interno di grafici con orizzonti temporali lunghi (settimanali, mensili) in quanto maggiore è la volatilità che caratterizza le serie storiche dei prezzi in questi frangenti temporali.

Pattern di inversione rari: il diamante e l’ascending top/descending bottom

Tra le figure di inversione del trend una figura che non spicca per la sua frequenza di realizzazione e di non facile rilevazione è il diamante.
In realtà, facendo il raffronto con altre figure di inversione del trend, quali il testa e spalle, doppi e tripli massimi/minimi, questa figura non sempre preannuncia un cambiamento della direzione del trend; infatti, non è raro trovare questa figura all’interno di trend marcatamente al rialzo o al ribasso, come pausa, ed assumere quindi la veste di una tipica figura di continuazione.
Quando il diamante appare in un trend rialzista per preannunciarne la fine si parla di “diamond top”. Al contrario, in un trend orientato al ribasso, la figura assume una valenza rialzista e si parla di “diamond bottom”.
Questa formazione è una formazione composta nel senso che nella sua forma finale risulta costituita da due ulteriori figure: la broadening top nella fase iniziale e il triangolo simmetrico in quella finale.

Quali sono le fasi che portano alla formazione del diamond top?

diamanteIn una fase iniziale, i prezzi si espandono mirando sempre più al rialzo, con le oscillazioni che si fanno sempre più ampie. Successivamente, però, la situazione frenetica del mercato, vicina ai massimi, tende a smorzarsi portando così le oscillazioni a contrarsi sempre più fino a far sì che la compressione dei prezzi si tramuti in una vera e propria corsa al ribasso, segnalando l’inversione del trend. Anche in questo caso come negli altri già visti, il definitivo mutamento di rotta dei prezzi si ha solamente con la rottura della parte bassa della formazione.
I volumi seguono l’evolversi tumultuoso delle contrattazioni tra gli operatori di mercato, esplodendo in fase di breakout e seguendo una velocità crescente successivamente.

Alcune considerazioni sulla formazione

In questo pattern, non sempre si assiste ad una formazione delle due aree (broadening top e triangolo) in maniera simmetrica, dal momento che frequentemente si assiste al formarsi della parte del triangolo molto più allungata rispetto alla prima parte della figura. Ciò si spiega anche considerando che i triangoli come formazioni grafiche sono più comuni e quindi più facili da individuare, a differenza delle formazioni broadening le quali risultano, invece, piuttosto episodiche.
A livello operativo, è possibile individuare il prezzo target andando a proiettare l’ampiezza massima che la figura ha registrato (quella nella parte centrale della formazione), dal punto di rottura nella direzione dell’inversione.

Ascending Top (Massimo ascendente) e Descending Bottom (Minimo discendente)

VreversalCosì come il diamante anche l’ascending top (o descending bottom) è un modello raro ed insolito da trovare graficamente. Il primo si verifica quando ad una forte ondata rialzista segue immediatamente un’ondata improvvisa al ribasso, portando alla formazione di una V rovesciata. Questa figura è tipica di reazioni improvvise di panico e di emotività del mercato, che si scatena prevalentemente in conseguenza di notizie di mercato improvvise e negative.
La versione rialzista di questa figura è quella che graficamente si presenta a forma di V e che si crea a partire da un netto trend negativo dei prezzi a cui fa immediatamente seguito un improvviso mutamento al rialzo, a causa di un brusco cambio di sentiment tra gli operatori che riporta, in un nuovo slancio verso l’alto dei prezzi, ottimismo all’interno del mercato.

Note di chiusura

E’ evidente che si tratta di figure molto difficili da anticipare, sia a causa del breve tempo impiegato per la loro formazione sia per la possibilità di confonderle con altre figure.
La singolarità e la rarità di queste figure sta nel fatto che in esse le quotazioni non percorrono una fase intermedia, più o meno lunga, di ricerca di equilibrio prima di invertire direzione ma lo fanno in maniera del tutto improvvisa e repentina.

Le formazioni grafiche arrotondate

Andiamo a discutere nell’articolo che segue di quelle particolari formazioni caratterizzate da un aspetto molto arrotondato e dette per questo motivo anche “formazioni a piattino”.
Si tratta di formazioni che preannunciano solitamente un’inversione del trend presente nel mercato.
Queste formazioni, di norma, appaiono dopo estesi movimenti al ribasso o al rialzo e sono caratterizzate dal fatto che il tempo di formazione impiegato per il completamento di queste figure è piuttosto lungo.
E’ sulla base di queste caratteristiche che si può intuire la futura estensione dei movimenti dei prezzi in quanto, più ampio e duraturo è il movimento ascendente o discendente dei prezzi che si verifica nella fase iniziale di formazione della figura, più estesa e prolungata nel tempo sarà la fase del movimento opposto alla precedente, ossia quella di inversione del trend.

Il significato teorico della formazione

Quando queste figure fanno capolino all’interno di un grafico esse rappresentano lo spostamento lento e graduale che sta avvenendo all’interno del mercato ed in particolare esse vanno molto spesso ad indicare una perdita di interesse sia da parte degli acquirenti che da parte dei venditori.
Infatti, nella fase ascendente di mercato coloro che erano in posizione lunga smettono pian piano di acquistare, senza che a questo comportamento segua un aumento delle vendite, mentre nella fase di declino vale esattamente il contrario: gli orsi smettono di vendere con aggressività ma a ciò non segue un comportamento rialzista da parte degli altri operatori del mercato.

Il caso del minimo arrotondato

Nel caso in cui la formazione si presenti come un minimo arrotondato, i prezzi prima scendono gradualmente poi si appiattiscono per un periodo più o meno lungo, fino ad invertire la marcia andando a compiere una graduale risalita del mercato per segnalare il nuovo inizio di trend.
I volumi seguono la formazione della figura nel senso che nella prima parte, quella decrescente, sono anch’essi decrescenti per poi avere un successivo aumento in corrispondenza dell’inversione rialzista.

Il massimo arrotondato

Nel massimo arrotondato, vi sono gli stessi elementi e cioè: andamento rialzista iniziale seguito da un “movimento” piatto dei prezzi che preannuncia la futura flessione al ribasso del trend.
I volumi, a differenza del caso precedente, sono più elevati durante tutta la formazione anche se si presentano in maniera più irregolare ma in linea generale seguono anch’essi l’andamento del pattern, minimi nella parte alta della formazione e in crescita alla fine della stessa.

Riscontri pratici e operatività

In ogni caso si tratta di una figura meno frequente rispetto ad altre più diffuse e per questo motivo più difficilmente riscontrabile nella pratica.
I livelli target di prezzo che possono essere individuati sono vari e non seguono regole precise in quanto dipendono essenzialmente dall’ampiezza della formazione e dalla sua estensione temporale anche se non è raro trovarsi di fronte a ritracciamenti del cento per cento del movimento precedente.
Inoltre, è opportuno dire che in queste formazioni molto spesso si assiste a dei falsi movimenti, detti Bull o Bear Trap, che vanno nella direzione opposta a quella che l’evoluzione della formazione lascia supporre.

Le figure che si espandono (o broadening formations)

In analisi tecnica un tipo di formazione particolare di inversione, che in verità non ricorre spessissimo ma che ha effetti senza dubbio rilevanti quando manifesta la propria presenza è quella che viene chiamata broadening formation. Traducendo letteralmente dall’inglese essa è una formazione in espansione, ed in effetti è costituita da una serie di massimi crescenti e minimi decrescenti che le conferiscono la forma tipica di un megafono o di un triangolo disegnato al contrario, che parte dall’apice superiore per poi allargarsi sempre di più verso la base.
Tipicamente, essa si presenta alla fine di trend rialzisti, essendo un segnale d’inversione, per cui difficilmente la si riscontra sui minimi di mercato.

Com’è strutturata una tipica broadening formation?

In linea teorica, essa dovrebbe risultare composta da tre massimi crescenti intervallati da due minimi decrescenti. I primi massimi e minimi si distanziano in genere poco per poi distaccarsi in maniera più evidente, ad indicare il graduale ampliamento delle oscillazioni dei prezzi.
Questa oscillazione crescente dei prezzi è generalmente accompagnata da dei volumi anch’essi in espansione anche se irregolari (e ciò contribuisce a distinguere questa figura da un triangolo in cui i volumi si contraggono al procedere della formazione).
La figura trova il suo completamento dopo la formazione del terzo picco e la successiva inversione verso il basso, che si può dire definitiva nel momento del superamento del secondo minimo della formazione grafica.

Il significato della figura e la broadening top

Come già affermato, si tratta di una figura d’inversione che si materializza soprattutto in trend ascendenti, per preannunciare una discesa imminente, che in trend ribassisti. In ogni caso, tale formazione è sempre indicatrice di una forte emotività di mercato e di un acceso scontro tra i due lati del mercato, compratori e venditori che portano i prezzi a salire e a scendere tumultuosamente, prima che una delle due forze non prenda il sopravvento definitivo, vincendo nettamente sull’altra.
Esistono due configurazioni tipiche di queste figure, a seconda della direzione d’inversione del mercato. La prima configurazione è la broadening top, espansione caratterizzata da una serie di oscillazioni successive crescenti che si verifica ai massimi del mercato e culmina con l’inversione ribassista.
La volatilità del mercato è catturata attraverso questa formazione che vede anche i volumi espandersi, sintomo di un mercato molto prossimo ai massimi piuttosto che ai minimi.

La figura sui minimi o broadening bottom

L’altra configurazione è la broadening bottom, che si verifica alla fine di trend ribassisti per preannunciare un’inversione imminente al rialzo. Tale figura è costituita da due massimi crescenti e tre minimi decrescenti e si può dire completa solo con la rottura al rialzo della trendline che unisce i massimi della formazione.
Anche in questo caso il mercato è contraddistinto da una forte volatilità, tuttavia vi è un’importante differenza da rilevare: il broadening top è più facile da riscontrare in quanto è solitamente maggiore la volatilità che contraddistingue la fine delle fasi toro di mercato, piuttosto che delle fasi orso. Questo avviene perché quando si è in prossimità della fine di mercati al ribasso, solitamente l’inversione al rialzo avviene in maniera più cauta e controllata, con il pubblico degli investitori che acquista in maniera selettiva e senza la sensazione di panico da acquisti che si scatena invece in presenza di trend già al rialzo.

Come comportarsi in questo caso?

In entrambi i casi, operativamente, si può fissare il target andando a proiettare, dal punto della rottura della trendline dei massimi o dei minimi (a seconda che si tratti rispettivamente di broadening bottom o broadening top), l’ampiezza della base della figura nella direzione in cui è avvenuto il breakout.
E’ consigliato in genere attendere il completamento della figura anche perché alle volte, le forti oscillazioni dei prezzi fanno sì che le trendlines disegnate sui massimi e sui minimi non vengano rispettate al millimetro, rendendo difficile l’analisi di questa figura.

Alcuni noti pattern di continuazione dell’analisi candlestick

Esistono dei segnali dell’analisi dei grafici a candele giapponesi che assumono uno specifico significato ed, in particolare, che confermano la tendenza già presente nel mercato. Nell’ambito di queste figure vi è il “three white soldiers”: pattern che va a confermare il trend rialzista e che, solitamente, si verifica dopo che questo trend ha sperimentato un po’ di indecisione.

Come si presenta il Three White Soldiers?

threewhite

Graficamente si compone di tre candele bianche, collocate in direzione crescente, con ognuna delle stesse che si apre all’interno del corpo della candela precedente.
Generalmente, si tratta di candele che non hanno una upper shadow, a significare che la loro chiusura avviene ai massimi di giornata e che il mercato sta riprendendo la sua direzionalità ascendente dopo una fase temporanea di incertezza. In generale, è bene prestare attenzione alla formazione delle ultime due candele che possono dare indicazioni di inversione piuttosto che di continuazione del trend se la chiusura delle stesse non avviene attorno al prezzo massimo di seduta.

Figure in mood decrescente: il Three Black Crows

Parlando di pattern di continuazione non è possibile non citare la figura speculare alle precedente e nota come “three black crows”. Essa si compone di tre candele nere in graduale ribasso, con apertura di ognuna all’interno del real body della candela precedente e con prezzi di chiusura che si assestano attorno ai minimi della seduta, con assenza, o comunque poca estensione, delle ombre inferiori delle candele.
In alcuni casi capita che il pattern si verifichi all’interno di un trend rialzista producendo quindi un segnale di inversione al ribasso del trend.

Segnali per puntare al rialzo con il Rising Three Methods

risingSe consideriamo ulteriori figure composte da più candele, e nello specifico da cinque, ci riferiamo prevalentemente al rising o falling three methods, due pattern di continuazione al rialzo e al ribasso del trend.
Questi pattern si manifestano con una serie di candele nelle quali la prima e l’ultima forniscono un segnale distintivo del pattern. Approfondendo il rising three methods, ossia la figura in uptrend, troviamo la prima candela, bianca e lunga, seguita da tre candele di correzione nere, di solito di piccole dimensioni. L’ultima candela, la cui comparsa segnala il pattern e la continuazione del trend al rialzo, è una lunga candela bianca con chiusura al di sopra della chiusura della prima candela della configurazione e con apertura al di sopra della chiusura della candela precedente.

Una breve descrizione del Falling Three Methods

fallingIn maniera simile ma opposta, il falling three methods sarà composto da una prima candela nera e lunga, a cui faranno seguito tre ulteriori candele bianche al rialzo, seguite da una candela finale lunga e nera che va a confermare la ripresa della tendenza discendente intrapresa dal mercato.
Solitamente questa configurazione grafica si manifesta con tre candele intermedie ma non è raro trovare configurazioni con un numero diverso di candele, l’importante è che queste piccole candele restino all’interno del range di valori identificato dalla prima candela, bianca o nera, a seconda della direzione del trend di mercato.
In questi ultimi due casi si tratta, comunque, di segnali di fasi di riaccumulazione del mercato che nell’analisi tecnica normale vengono spesso identificate con figure quali bandiere e pennoni.
Guardando i volumi si dovrebbe avere conferma di quanto affermato poc’anzi: elevati in corrispondenza della prima candela della formazione per poi assottigliarsi con il completamento della restante parte della formazione.

Il significato e l’interpretazione dei gap nell’analisi del grafico

Capita spesso, quando si analizzano i movimenti dei prezzi sul grafico, che ci si imbatta in salti o buchi che interrompono la consueta continuità dei prezzi in corrispondenza di zone più o meno ampie degli stessi. Ciò significa che in quegli spazi di prezzi non si sono registrati scambi tra gli operatori e che si tratta di zone contraddistinte da alta emotività del mercato, per cui tali prezzi rivestono solitamente un importanza rilevante dal momento che uno dei principi base dell’analisi tecnica è proprio che il mercato di solito torna sempre a riempire questi gap.
Tuttavia, sebbene tali elementi vadano tenuti in considerazione nell’approccio previsivo, è bene analizzare e valutare con calma i diversi elementi di questi salti del mercato per poter attribuire loro il giusto significato.

Alcuni elementi comuni ai gap

Innanzitutto, è d’obbligo distinguere un upside gap da un downside gap: il primo si verifica quando il titolo apre sopra il massimo della seduta precedente e, nel corso della giornata, non torna più al di sotto dello stesso, lasciando così un buco nei prezzi; il secondo, invece, si verifica in corrispondenza di un valore di apertura di giornata del titolo che si colloca al di sotto del minimo precedente, lasciando questo spazio intatto dal movimento dei prezzi, sovrastante l’apertura del titolo stesso.
Solitamente, i gap che si verificano con maggiore frequenza e che, ai fini dell’analisi tecnica, non rivestono una elevata importanza sono i gap comuni o di area: essi sono gap che si chiudono spesso in maniera molto repentina e di solito appaiono quando sul mercato giungono notizie improvvise e che scatenano quindi una veloce correzione o vanno ad enfatizzare il movimento di mercato in atto.

Gap indicatori di direzionalità di mercato: i gap di rottura

Sicuramente più meritevoli di attenzione sono altri tipi di gap. In particolare, si può fare un breve elenco. Il primo tipo di gap è il gap di rottura (detto anche breakaway gap), gap che si verifica in quanto va a sfondare un modello dei prezzi sul grafico e va a confermare, in genere, la tendenza al rialzo o al ribasso del trend a seconda della direzione nella quale avviene lo sfondamento.
Inoltre, coordinando la lettura dei volumi, soprattutto se tale sfondamento avviene verso l’alto si dovrebbero avere volumi crescenti (mentre non è richiesto un aumento dei volumi in corrispondenza di gap di rottura verso il basso).

I gap di continuazione

Un altro segnale di forza e di direzionalità del mercato viene fornito dal secondo tipo di gap, il runaway gap o gap di fuga (o di continuazione). Un’informazione significativa che si può proporre per descrivere questi gap è che essi sono noti anche come “measuring gap” in quanto consentono di fare delle previsioni. Non a caso, essi compaiono a metà del trend di mercato; di conseguenza, quando ci si imbatte in tale gap si può supporre che il mercato probabilmente salirà (o diminuirà) ancora per tanti punti quanti sono quelli percorsi fino a quel momento dal trend ascendente (o discendente).

I gap che segnalano l’esaurimento del trend

Molto diverso da quest’ultimo è quel gap che si verifica alla fine di una prolungata fase rialzista o ribassista, detto anche “exhaustion gap” (o gap di esaurimento). Si verifica quindi in quelle sedute in cui prima i volumi vanno alle stelle e dopo, non essendoci più offerta, il trend finisce la sua corsa.
Molto spesso si presenta con più di un gap, ad indicare che il movimento sta perdendo la sua spinta e, come detto poc’anzi, un indizio della sua presenza può essere l’osservazione di volumi insolitamente elevati.

I segnali di controtendenza della Morning Star e dell’ Evening Star

Se consideriamo, all’interno dei grafici a candele giapponesi, quelle configurazioni grafiche costituite da due o più candele che implicano inversioni rialziste del mercato, tra le più affidabili vi è la “Morning Star”. Come si presenta questo pattern?
Come abbiamo poc’anzi affermato, si tratta di una figura composta da tre candele. La prima candela, segnalando il movimento predominante sul mercato, è di colore nero, generalmente caratterizzata da un lungo corpo. La seconda candela, invece, apre al di sotto della chiusura della candela precedente lasciando aperto un buco tra il minimo della seduta precedente e il nuovo livello di apertura di questa candela di nuova formazione (si dice che si ha un downside gap).

Le candele caratterizzanti la Morning Star

Questa seconda candela ha solitamente un corpo di dimensioni ridotte e, in genere, è trascurabile il colore assunto ai fini dell’analisi. Infine, l’ultima candela della figura che si viene a formare è la candela che preannuncia un importante mutamento di tendenza e quindi segnala il movimento rialzista del mercato e, nella maggioranza dei casi, si presenta come una candela bianca dal corpo allungato. La caratteristica ulteriore che si richiede per quest’ultima candela è che superi per almeno la metà del corpo la prima candela ribassista del pattern.
Dicevamo in apertura di articolo che si tratta di uno tra i pattern più affidabili ed è per questo motivo che non si rende necessario attendere ulteriori conferme di inversione dal mercato. Comunque, una mano ce la danno come al solito i volumi che dovrebbero essere decisamente crescenti con l’avvento della candela rialzista, a segnalare l’intensità del nuovo impulso fornito dai tori di mercato.

La struttura ed il significato di un Evening Star

La figura speculare ed opposta alla Morning Star è l’”Evening Star”. Quest’ultima nasce alla fine di trend rialzisti per cui presenta forti implicazioni ribassiste. E’ formata anch’essa da tre candele: la prima, lunga e bianca, in linea con il sentiment rialzista del mercato; la seconda, invece, nasce oltre il livello di chiusura della prima candela e oltre il gap, ossia il buco che si è venuto a formare dopo l’apertura della seconda. Solitamente anche per quest’ultima valgono le considerazioni fatte precedentemente riguardo le dimensioni ridotte e l’ininfluenza del colore che la contraddistingue. Ma è solo a partire dalla formazione della terza candela che si può parlare di inversione: essa, nella maggior parte dei casi sarà indicata da una lunga candela nera che va a chiudere oltre il 50% del corpo della prima candela del pattern.

Alcuni accorgimenti utili dal punto di vista operativo

L’inversione del moto dei prezzi dovrebbe essere accompagnata da alcuni elementi quali la presenza di bassi volumi per le prime due candele e un incremento degli stessi nel momento di formazione della lunga candela ribassista.
Operativamente, una volta che si è individuata la formazione del pattern si può andare corti utilizzando come livello per lo stop il 50 per cento del corpo dell’ultima candela o il massimo più elevato raggiunto dal pattern stesso in corrispondenza della seconda candela.
Sia nel caso di Evening Star sia in quello di Morning Star se la formazione prevede all’interno una candela di tipo doji (in particolare la seconda candela) si parlerà rispettivamente di Evening Doji Star e Morning Doji Star, pattern particolari che acquistano ancora più rilievo in merito alla futura portata dell’inversione del trend.

Analisi candlestick: Dark Cloud Cover e Piercing Line

Parliamo di segnali d’inversione del trend dell’analisi condotta mediante l’utilizzo di candele giapponesi quando parliamo di dark cloud cover e di piercing line.
Quando si è all’interno di un movimento rialzista di mercato, ed in particolare alla fine di esso, una figura in cui spesso ci si imbatte è il dark cloud cover, ossia un pattern d’inversione composto da due candele, con corpo molto lungo ma di colore opposto: mentre la prima è una lunga candela bianca la seconda è una lunga candela nera. Il significato è evidente: con la prima si ha un segnale di trend al rialzo, la seconda candela, invece, apre al di sopra dei massimi della candela precedente per poi chiudere al di sotto della metà del corpo della stessa, indicando un principio di inversione di mercato. Quanto più la candela nera va in profondità rispetto alla candela bianca, ed in particolare al corpo di quest’ultima, tanto maggiore sarà l’intensità della forza ribassista che si sta manifestando. E’ possibile sfruttare questo segnale andando quindi a posizionarsi short sulla base del presunto futuro movimento di mercato.

Alcuni fattori che attribuiscono valenza alla figura

Per avere ulteriore conferma, si possono guardare altri elementi come i volumi. Se questi ultimi subiscono un netto e deciso aumento in corrispondenza dell’ultima candela, è probabile che il movimento ribassista sarà abbastanza forte e prolungato. Un altro elemento che è possibile prendere in considerazione, nella fase di ponderazione operativa, è guardare la candela con riferimento ad un importante livello di resistenza. Se, ad esempio, la candela dovesse aprirsi al di sopra di tale soglia di prezzo ma chiudersi al di sotto di essa, a seguito di una brusca correzione, è lecito attendersi un probabile movimento d’inversione ribassista del trend rialzista in corso.
Come tutti gli altri pattern d’inversione è bene attendere ulteriori conferme dal mercato, ed in particolare nella dark cloud cover occorrerà che compaia un’ulteriore candela negativa che attesti la flessione del trend.

Inversione del trend ribassista in atto con la Piercing Line

Il caso speculare al dark cloud cover è quello della piercing line. In questa ipotesi ci troviamo all’interno di un trend ribassista e la comparsa di tale figura avviene proprio alla fine del movimento discendente per implicare una nuova dinamica di mercato tesa al rialzo.
Come nel caso precedente, la figura risulta composta da due candele. Tuttavia, la differenza significativa sta nel colore delle stesse (la prima nera e l’altra bianca). Entrambe le candele sono delle candele lunghe. La candela bianca finale segnala la perdita di forza degli orsi di mercato, mettendo in discussione il movimento predominante dei prezzi fino a quel momento.

Elementi utili alla definizione della figura

Anche in questo caso occorre osservare con attenzione quanto la candela bianca “buca” con il proprio corpo la candela nera; se ad esempio, essa raggiunge oltre la metà del body è un buon segnale di affidabilità d’inversione proveniente dal pattern. Per avere certezza della formazione di questo pattern è necessario che si abbia dopo di esso un’ulteriore candela bianca a conferma del mutamento del trend.
Per poter sfruttare vantaggiosamente questo segnale, aprendo posizioni long in concomitanza all’affermarsi delle spinte ascensionali del mercato, è sempre utile dare uno sguardo ai volumi, controllando che per esempio si sia verificato un netto incremento degli stessi in corrispondenza della formazione dell’ultima candela e avere come riferimento importanti livelli di prezzo.

Doppio minimo e doppio massimo

Quando si parla di doppio minimo o doppio massimo si fa in genere riferimento a quelle figure di inversione del trend che sono anch’esse tra le più note e conosciute dai traders.
Entrambe le figure possono essere come il testa spalle, sia rialziste che ribassiste. Generalmente, sono figure di inversione tipiche anche se si presentano nella forma di tripli massimi o tripli minimi. Andiamo ad analizzare separatamente i due casi, partendo dal doppio (o triplo) massimo.

Il doppio o triplo massimo nel grafico dei prezzi

Esso si colloca esclusivamente all’interno di trend rialzisti e rappresenta una resistenza statica in quanto è caratterizzata da un indebolimento della forza rialzista e del contestuale rafforzamento di quella ribassista che provoca una discesa dei prezzi. In particolare, quando tale figura fa la propria comparsa, i prezzi raggiungono un determinato livello ripetutamente senza riuscire mai a superarlo per poi scendere. Nel caso in cui tale livello venga toccato due volte si ha la tipica formazione ad M della figura, mentre nell’eventualità in cui tale livello torni ad essere testato anche una terza volta, con conseguente discesa, si ha la formazione di un triplo massimo e si ha quindi una configurazione grafica che assume il tipico aspetto a zig-zag.

Alcuni elementi utili all’individuazione della figura e alla sua utilizzabilità

Non bisogna dimenticare, però, di guardare l’andamento dei volumi per poter confermare la figura: nello specifico, si dovrebbe osservare una contrazione rilevante degli stessi in corrispondenza della formazione del secondo o terzo massimo rispetto al primo.
Per quanto concerne l’operatività, occorre disegnare il canale compreso tra la resistenza ottenuta congiungendo i due massimi e il supporto fissato in corrispondenza del minimo della figura. La distanza di questo canale può essere proiettata in basso nel caso di rottura del livello di supporto fornito dal minimo della figura.

Il doppio o triplo minimo del trend ribassista

Quando, invece, si parla di doppio o triplo minimo si fa riferimento ad una figura che si realizza esclusivamente in un trend ribassista ad indicare la prossima inversione della tendenza dei prezzi.
In questo caso, sulla base della tendenza dominante, i prezzi continuano a scendere raggiungendo per due o tre volte consecutive una determinata soglia di prezzo senza riuscire mai a superarla. Tale soglia rappresenta il supporto della figura, a partire dalla quale si sviluppano le forze rialziste che si affermeranno definitivamente solamente con il superamento del massimo intermedio, quello compreso tra i due minimi della figura. Nel triplo minimo, invece, l’inversione definitiva si ha con il superamento del secondo massimo della figura.

Come conseguire un vantaggio monetario grazie al doppio minimo?

Operativamente, è utile andare a tracciare la linea del supporto individuata congiungendo i minimi della figura e la linea della resistenza, posta in corrispondenza del massimo della configurazione a W, cioè quello compreso tra i due minimi.
Si guarda poi se avviene la rottura di quest’ultima linea che segna un livello dei prezzi decisivo per l’individuazione dell’inversione e, nell’esito positivo, si entra come acquirente proiettando verso l’alto la distanza del canale per fissare il proprio livello target di prezzo.

Indicatori economici ed inflazione

Se diamo uno sguardo al mondo degli indicatori macroeconomici, gli indicatori che da sempre occupano un posto di primaria importanza per i traders del Forex sono quelli riferiti all’inflazione. Parliamo in particolare dei dati inerenti i prezzi al consumo e di quelli relativi al mondo industriale, ed in particolare, ai prezzi della produzione.
Quando si parla di inflazione si fa spesso riferimento al CPI o Consumer Price Index. Questo indice misura l’andamento del costo della vita, a livello di consumatore finale, sulla base dell’osservazione dei prezzi di un paniere di beni e servizi. I prezzi al consumo sono il migliore indicatore dell’inflazione di un Paese in quanto la variazione degli stessi è correlata positivamente non solo con il costo della vita ma anche con i tassi d’interesse, nel senso che un’inflazione in costante aumento porta con sé anche un incremento dei tassi d’interesse attesi.

Come influisce questo dato sulle aspettative degli operatori?

L’indice, in generale, viene rilevato su base mensile e, solitamente, quando l’inflazione aumenta su base costante oltre le attese, la reazione dei mercati azionari è negativa, nel senso che si osserva generalmente una diffusa riduzione delle quotazioni di mercato. Per quanto riguarda, invece, l’influenza del dato sugli operatori del mercato valutario, la reazione prevede l’acquisto della valuta nazionale in quanto ad esso è collegato l’ incremento del tasso d’interesse e quindi del costo del denaro da parte delle autorità monetarie.
In genere, la parte più significativa di questo dato è quella depurata dalle componenti più volatili, quali cibo ed energia e cioè il “core rate”. Si tratta, comunque, di un indice dallo scarso valore previsivo nel breve periodo e che punta tendenzialmente al rialzo, in quanto è raro che le imprese diminuiscano i prezzi su base costante nel tempo.

Il PPI o Producer Price Index

Per misurare la variazione dei prezzi di una data economia, altrettanto utile è il Producer Price Index, cioè l’indice dei prezzi di produzione industriale che misura, in un dato intervallo di tempo, la misura del cambiamento che si è avuto sui prezzi di un certo paniere di prodotti a diversi stadi di lavorazione (prodotti grezzi o materie prime, beni intermedi e prodotti finiti). L’incidenza della conoscenza di questo indice è fornito dall’utilità per l’analisi dei prezzi delle materie prime e dei semilavorati.
Esso permette di anticipare con buona probabilità le pressioni inflazionistiche esistenti su un dato mercato, con particolare riferimento a quello inerente i prezzi al consumo.
A rilascio mensile, un PPI crescente e oltre le attese è negativo per i mercati finanziari in quanto preannuncia un futuro aumento generalizzato dei prezzi. Comunque, al fine di valutare meglio gli effetti delle variazioni subite dall’indice, si fa comunemente uso del “core PPI”, per eliminare, anche in questo caso, la notevole incidenza sulle variazioni mensili delle componenti più volatili dell’indice stesso.

Due ulteriori diffusi indicatori: Il CPPI e il CRB Index

Una variante del PPI è il CPPI, detto anche Commodities Producer Price Index, e cioè l’indice dei prezzi alla produzione di tutte le commodities. In generale, l’utilità dell’indice sta nel fatto che le sue variazioni precedono quasi sempre quelle dei movimenti dei titoli in borsa e dunque si rivela come un valido indicatore dell’inflazione di lungo periodo.
Tale indicatore, sebbene utile, prende però in considerazione l’impatto sullo stesso da parte di un numero limitato di commodities. Per questo, un altro indicatore molto accreditato tra i traders è il Commodity Research Bureau Index (CRB Index) che è costruito a partire dai prezzi dei contratti futures relativi a 21 commodities. Nonostante la sua diffusione ed il suo indubbio valore informativo, tale indice non è esente da critiche e quelle maggiori riguardano la constatazione che si tratta di un indice che si riferisce a dei prezzi futuri delle commodities ed inoltre, tale indicatore comprende alcune componenti di prezzo che hanno poco significato in relazione alle variazioni dello stesso.

Segnali di proseguimento del trend: le bandiere ed i pennoni

Tra le figure più popolari e riconoscibili per i traders occorre annoverare le bandiere e i pennoni. Entrambe le figure fanno la loro comparsa nel momento in cui la tendenza dei prezzi in atto nel mercato subisce un rallentamento per poi riprendere subito dopo. Si tratta, quindi, di figure di continuazione del trend che si verificano spesso all’interno di movimenti verso l’alto o verso il basso molto forti, contraddistinti da elevata volatilità e volumi crescenti. In genere, queste conformazioni assumono spesso inclinazione opposta a quella del trend principale e all’origine della loro formazione sono riconoscibili anche guardando i volumi che da decrescenti e di dimensione contenuta arrivano ad “esplodere” in corrispondenza della rottura vera e propria della figura.

La struttura di una bandiera

flag1Se andiamo a scomporre la bandiera nelle sue componenti principali troviamo innanzitutto l’asta, che rappresenta il netto movimento iniziale di impulso e che si contraddistingue per la lunghezza pronunciata in direzione del trend, poi vi è la componente identificabile nel drappo della bandiera, inclinato in direzione opposta alla componente precedente e costituito dalla breve correzione del mercato al movimento principale dell’asta; infine, vi è un ulteriore impulso o movimento in direzione del trend primario, in contrapposizione all’andamento precedente del drappo, che costituisce l’altezza della bandiera.
Queste configurazioni grafiche si sviluppano solitamente dopo un violento movimento di mercato e tendono a far sì che i prezzi si direzionino in maniera contraria al trend principale.

Il significato teorico della formazione

Le bandiere solitamente rappresentano delle reazioni ben precise da parte di investitori e traders all’impulso iniziale del trend o ad una variazione improvvisa della relazione esistente tra domanda e offerta del mercato. Nel caso di una bandiera rialzista, per esempio, potrebbe darsi che il violento impulso iniziale verso l’alto della figura, rappresentato dall’asta, porti molti traders a ritenere che questo impulso tenderà a smorzarsi, portando i traders a liquidare le proprie posizioni e ad andare short: questo comportamento potrebbe spiegare la formazione del drappo della bandiera, inclinata negativamente rispetto al resto della figura, ad indicare questa breve fase di correzione del mercato al deciso impulso iniziale. Successivamente, però, sopraggiunge una nuova dinamica all’interno del mercato, dal momento che i traders cominciano ad acquistare quando i prezzi scendono nuovamente ad un dato livello di supporto. Questa è la fase in cui si forma un nuovo lungo slancio rialzista nella direzione dell’impulso originario che va a confermare il proseguimento del trend di mercato.

Il pennone

pennantAccomunato dal medesimo significato della bandiera, il “pennone” rappresenta un altro tipico continuation pattern del trend in corso. A differenza delle bandiere, i pennoni rappresentano una fase di contrazione che non è caratterizzata necessariamente da un’inclinazione opposta a quella del trend dominante. Tuttavia, i segnali inviati dal mercato, nel momento della sua formazione iniziale sono molto simili: formazione a metà del movimento principale, volumi che si mantengono bassi per poi aumentare improvvisamente ed in maniera significativa alla rottura della figura.
Generalmente, sia le bandiere che i pennoni, sono descritte come formazioni di continuazione del trend e nella maggior parte dei casi esse compaiono in trend rialzisti o ribassisti consolidati. Di conseguenza, è raro trovare (sebbene non impossibile), ad esempio, una bandiera rialzista nel contesto di un trend ribassista. Piuttosto, è maggiormente probabile vedere dei ritracciamenti al rialzo di una bandiera ribassista che comportano dei movimenti di continuazione verso il basso in un trend ribassista.

Come impostare la propria operatività con queste figure?

A livello operativo, esiste un duplice modo di procedere per individuare il prezzo target. Il primo si ottiene proiettando l’ampiezza della base del triangolo del pennone dal punto di rottura verso l’alto o verso il basso, seguendo la direzione del trend principale. Tale modalità porta ad un guadagno contenuto a causa delle ridotte dimensioni della figura. Il secondo metodo consiste, invece, nel proiettare, sempre a partire dal breakout la distanza pari al movimento precedente la formazione del pennone e quindi la lunghezza dell’impulso iniziale della formazione grafica.

Le figure di continuazione dell’analisi tecnica: i triangoli

Quando si parla di triangoli in analisi tecnica si fa solitamente riferimento ad una figura di consolidamento che viene utilizzata per anticipare la continuazione del trend principale.
Il range in cui i prezzi tendono ad oscillare in queste configurazioni grafiche tende a ridursi man mano che si avvicina il momento della rottura, andando a creare una certa compressione della volatilità.

3 tipologie principali di triangoli

triangoli

Questa configurazione grafica si può presentare in 3 differenti modalità: triangoli simmetrici, ascendenti o discendenti.
Vi sono degli elementi che sono comuni alle diverse configurazioni, come ad esempio la base, ossia il lato verticale alla sinistra della figura che rappresenta anche l’altezza della stessa, generalmente utilizzata per determinare la lunghezza dell’obiettivo di prezzo. Inoltre, la figura del triangolo si forma, in genere, quando i prezzi raggiungono una zona di valutazione divergente tra gli investitori: alcuni considerano l’attività finanziaria sopravvalutata, mentre altri la considerano sottovalutata. Il risultato è che le quotazioni cominciano ad oscillare attorno ad una zona che si restringe sempre più sino a decretare il successo di una delle due fazioni.

Il triangolo simmetrico e quello ascendente

In particolare, passando in rassegna le varie tipologie accennate di triangolo, nel triangolo simmetrico, i prezzi tendono a muoversi in un range di valori sempre più ristretto, a causa sia di una costante riduzione dei massimi sia di un costante aumento dei minimi. La figura ha un aspetto simmetrico che è di difficile interpretazione. Per individuare la direzione nella quale si avrà la futura rottura occorrerà basarsi sul trend principale.
Anche nel triangolo ascendente si avrà una riduzione del range di valori entro i quali saranno compresi le oscillazioni dei prezzi, tuttavia, questa riduzione è interamente ascrivibile ad un aumento dei minimi piuttosto che ad una diminuzione dei massimi, i quali rimangono pressoché costanti. Questa conformazione tende ad evidenziare la maggiore forza dei compratori che spingono le quotazioni verso l’alto.

Il triangolo discendente

Una valenza ribassista è da attribuire, infine, al triangolo discendente. In questa figura, al contrario della precedente, sono i minimi a rimanere invariati ed i massimi a subire un progressivo decremento. Come in tutte le altre figure grafiche, al fine di identificare correttamente la direzione del trend, è necessario integrare l’analisi dei prezzi con un’analisi di tipo volumetrico. Nella fattispecie considerata, i volumi dovrebbero ridursi in maniera progressiva. Mentre, al momento della rottura, si dovrebbero osservare dei volumi nettamente crescenti e un contestuale aumento della volatilità.

Dal punto di vista operativo

A livello operativo, si può stabilire il livello dei prezzi obiettivo, ossia quel livello che con molta probabilità sarà raggiunto dai prezzi in seguito alla rottura, andando a misurare l’altezza della base del rettangolo (e quindi l’ampiezza massima che questa figura ha registrato durante la sua formazione al principio della sua formazione), per poi andare a proiettare tale altezza dal punto di rottura verso il basso o verso l’alto, a seconda che la direzione del trend sia discendente o ascendente rispettivamente.
Occorre, in ogni caso, ricordare che il primo movimento al di fuori del triangolo potrebbe essere un falso allarme e quindi i prezzi potrebbero ritornare all’interno dello stesso subito dopo. Inoltre, data la complessità di questa figura, il grado di aleatorietà nella sua identificazione è molto elevato per cui è sempre bene attendere ulteriori segnali operativi per poter scommettere su una data direzione di mercato.

triangolo

Le formazioni grafiche a rettangolo

Nella realtà i prezzi non si muovono in maniera drastica nel tempo e ciò significa che le inversioni di mercato, così come anche le continuazioni, non si palesano in maniera improvvisa ma avvengono in modo lento, a meno che non si tratti di un mercato particolarmente emotivo.
Solitamente, queste fasi di transizione si manifestano attraverso delle configurazioni aventi forma rettangolare, che indicano delle fasi del mercato di transizione o di incertezza orizzontale.
Graficamente, queste configurazioni risultano contraddistinte da oscillazioni dei prezzi contenute da due rette parallele, con quella superiore che rappresenta un classico livello di resistenza statica e quella inferiore che invece rappresenta un supporto statico.

Alcuni indizi utili all’individuazione di queste formazioni grafiche

Trattandosi di una fase di transizione, durante la formazione di questo tipo di figure si osservano, di solito, dei volumi scambiati sicuramente inferiori rispetto a quelli osservati durante le fasi dominanti del trend (ossia quelle fasi spiccatamente rialziste o ribassiste), anche se, in questo caso, la riduzione registrata è meno evidente rispetto ad altre figure tipiche di continuazione.
Nonostante i manuali di analisi tecnica annoverano questa figura tra le “continuation pattern”, non è raro assistere alla rottura della figura nel medesimo lato di entrata, configurando quindi una figura di inversione del trend.
In questo caso, per poter riconoscere in anticipo se una data formazione a rettangolo darà origine ad una inversione o ad una continuazione del trend, occorrerà ricorrere all’analisi volumetrica. Si avrà un rettangolo di continuazione o di prosecuzione del trend in corso nel caso in cui, in un trend ascendente, i rimbalzi sono caratterizzati da scambi elevati mentre le correzioni sono accompagnate da bassi volumi. Il contrario si potrà ipotizzare nella situazione opposta.

Come sfruttare operativamente questa figura?

Operativamente, una volta identificata questa formazione si dovrebbe procedere ad acquistare in prossimità della parte bassa del rettangolo (quindi in prossimità del supporto statico) e vendere in corrispondenza della parte alta, quella individuata dalla linea di resistenza, con la fissazione di stop loss molto contenuti che dovrebbero essere piazzati a pochi pips al di fuori del rettangolo così identificato. L’eventuale rottura di una delle due linee che formano il rettangolo solitamente rappresenta un segnale operativo alquanto affidabile, da seguire prendendo posizione nella direzione della rottura stessa. Quindi, se la rottura ha interessato il limite superiore del rettangolo, si potrà procedere ad un buy ricordandosi di fissare uno stop loss adeguato al di sotto della stessa, per proteggersi da eventuali “ripensamenti” del mercato.

In conclusione

Queste figure, a seconda di quella che è la direzione primaria del trend, sono chiamate anche “zone di accumulazione” o “di distribuzione”.
Si possono trarre delle conclusioni interessanti dopo aver osservato sia la lunghezza del rettangolo (cioè quanto è durata la fase di congestione dei prezzi), sia la larghezza (ovvero lo spessore della fase di congestione o l’ampiezza delle oscillazioni dei prezzi): infatti, tanto più ampie sono queste due variabili, tanto maggiore e violento sarà il movimento che ne scaturirà. In genere, la lunghezza minima dei movimenti che ne consegue dopo la rottura del supporto o della resistenza è almeno pari all’altezza del rettangolo e ciò è un utile spunto operativo per la fissazione del proprio take profit.

Le figure di continuazione nell’analisi grafica dei prezzi

Le figure di continuazione, dette anche continuation pattern, sono delle particolari configurazioni grafiche che si formano sul grafico dei prezzi. E’ importante identificare eventuali momenti di pausa o di consolidamento del trend grazie a queste figure per poter comprendere i diversi segnali provenienti dal mercato e riuscirne ad anticipare l’evoluzione futura degli stessi.
Di solito, occorre prestare attenzione a diversi elementi per poter individuare queste configurazioni; tra questi vi è ad esempio il decremento nei volumi scambiati e la drastica diminuzione della volatilità rispetto a quanto rilevato durante la fase di trend.
Esistono comunque, come per le figure di inversione, diversi pattern da distinguere. Ad esempio, delle tipiche figure di continuazione del trend sono i rettangoli, i triangoli, le bandiere, i pennoni e i cunei.

Qual è il principio razionale che ha ispirato i traders a credere in queste formazioni grafiche?

In genere, sotto questi nomi si nascondono una varietà di conformazioni grafiche e quindi di formazioni comuni che sono state osservate in passato da molti traders e per questo classificate secondo determinati parametri. L’utilizzo di queste figure nasce dall’applicazione di uno dei principi cardine dell’analisi tecnica, ossia quello in base al quale la storia si ripete; così come la storia, anche le configurazioni grafiche formate dai prezzi si ripetono. Ed è, pertanto, per tale motivo che ciascun trader accorto dovrà, nel momento di formazione iniziale delle stesse, prevedere l’andamento futuro sulla scorta di ciò che è avvenuto in passato. Naturalmente, tali conformazioni grafiche non danno certezza alcuna sull’effettivo andamento previsto dei prezzi ma sono comunque molto utili nel prevedere i momenti in cui le probabilità favoriscono o meno il completamento della formazione.

Alcuni elementi tipici dei pattern di continuazione

Anche in questo caso occorre ricordare che l’affidabilità di una figura è direttamente proporzionale alla sua durata e alla sua grandezza, per cui maggiore sarà il tempo necessario per portare al completamento della figura maggiore sarà la portata del modello, ossia la sua validità.
Generalmente, nelle figure di continuazione, si assiste ad un rallentamento del trend (sia esso ascendente o discendente) in atto ed è per questo motivo che solitamente si sviluppano proprio nella fase intermedia del trend. Ciò spiega il motivo per cui, una volta giunti alla fine della figura di continuazione, si assiste ad un aumento delle oscillazioni e dei movimenti dei prezzi nella direzione del trend principale.

L’utilità delle figure grafiche più popolari nel trading moderno

Ma a cosa serve andare ad analizzare le formazioni grafiche più diffuse? Sia che si tratti di figure di continuazione del trend, sia che si tratti di figure di rovesciamento dello stesso, il beneficio maggiore sta nell’indovinare le profezie che si auto-avverano grazie alla formazione di queste popolari figure. Infatti, capita spesso che quando una figura popolare suggerisce l’entrata in direzione del trend con un’azione altrettanto popolare, i trader si comporteranno in maniera molto prevedibile, entrando nello stesso punto e piazzando gli stop loss ancora una volta nel medesimo punto ed uscendo quindi dalla posizione tutti in maniera sincrona. Se questa è la logica dominante il mercato, si può tentare di trarre beneficio dalla stessa sfruttando queste finestre temporanee di probabilità a proprio favore, ma ricordando al contempo che non esistono figure perfette, che soddisfano tutti i requisiti “da manuale” e che pertanto nessuna di queste formazioni grafiche dà la certezza dell’esito sperato.

contpatt

Pattern di continuazione dell’analisi candlestick: i bozu e i marubozu

Quando si parla di pattern di continuazione si fa riferimento a quelle configurazioni grafiche che segnalano, all’interno del movimento dei prezzi di un determinato periodo, una continuazione del trend in atto. Queste figure costituiscono il più delle volte una semplice pausa del trend principale prima che questo riprenda la sua direzione originaria.
Nell’analisi condotta tramite l’utilizzo delle candele giapponesi, il bozu rappresenta un tipico pattern di continuazione del trend: in particolare, quando all’interno di un trend ascendente la candela presenta un corpo chiaro o bianco, si ha un’indicazione sulla futura direzione rialzista del trend. Se invece la candela risulta composta da un corpo molto allungato ma di colore scuro, la figura ha una valenza ribassista della tendenza in atto del mercato.

Le tipologie principali di marubozu

Una particolare tipologia di bozu è quella nota con il nome di “marubozu”. Si tratta di candele che segnalano una forte probabilità che il trend continui nella stessa direzione in quanto il loro corpo molto allungato è sintomatico di una forte intensità di contrattazione tra acquirenti e venditori. La figura, in genere, è priva di shadows e fornisce un forte segnale rialzista o ribassista, in funzione del colore assunto dalla candela. A tal proposito si distinguono due tipologie principali di marubozu: le white marubozu, ossia lunghe candele bianche, nelle quali il prezzo minimo coincide con quello di apertura e quello massimo con quello di chiusura (dette anche marubozu rialziste); vi sono poi le black marubozu (marubozu ribassiste), candele con un corpo molto allungato di colore scuro, nelle quali il prezzo massimo registrato in seduta coincide con quello di apertura e quello minimo con quello di chiusura.

Il significato della candela in termini di domanda/offerta del mercato

Queste candele, a seconda della colorazione assunta, sono eccellenti segnali di entrata se confermati grazie anche all’utilizzo di altri metodi ed indicano che un lato del mercato prevale nettamente sull’altro.
Se consideriamo una marubozu rialzista, in termini di partecipanti al mercato, tale figura indica che gli acquirenti si sono imposti sui venditori spingendo i prezzi al rialzo: questo è un segnale che lascia ipotizzare una probabile continuazione del trend nel periodo considerato nella direzione ascendente. All’opposto, quando si forma una marubozu ribassista ciò significa che i venditori hanno prevalso sugli acquirenti in quanto sono stati più aggressivi, imponendo una netta tendenza dei prezzi al ribasso. Inoltre, la formazione di questa candela in corrispondenza di un livello superiore di resistenza o di un trend ribassista indica la probabilità che i prezzi scendano ulteriormente in futuro.

Eccellenti segnali di continuazione del trend

Entrambe le tipologie di candele inviano quindi il segnale che le probabilità favoriscono una continuazione del trend nella direzione della chiusura della candela, sulla base del principio che è maggiormente probabile ipotizzare una persistenza del trend in corso piuttosto che una sua inversione.
A livello operativo, è utile asserire che il livello di prezzo che si colloca a metà della lunghezza della candela, costituisce un importante livello di supporto o di resistenza che verrà confermato soltanto dopo, nella seduta successiva.

Una figura di inversione classica: il modello testa spalle

Tra i pattern d’inversione più diffusi il modello testa spalle è il più noto per la sua attendibilità. Nella versione ribassista, esso si caratterizza in quanto composto da tre fasi ben distinte. La prima fase è quella del rialzo ed è , pertanto, caratterizzata da elevati volumi, seguita da una rapida correzione al ribasso (e con volumi anch’essi decrescenti). In questa fase si forma quella che viene definita la “spalla sinistra”.
La fase successiva si apre con un forte rialzo dal minimo appena toccato, rialzo che provoca la formazione di un nuovo massimo, più elevato del precedente, ma con volumi più bassi rispetto alla precedente formazione al rialzo, seguita da una spinta correttiva che culmina in prossimità della fine della spalla destra. In questa fase i prezzi vanno a disegnare la testa del modello.

La formazione dell’ultimo massimo, quello decisivo

Infine, la formazione grafica si conclude con un’ultima fase, nuovamente al rialzo, ma inferiore nella forza rispetto a quella precedente. Questa è la fase in cui si avverte che il trend sta cominciando a smorzarsi: infatti, sebbene i prezzi vadano al rialzo (accompagnati da modesti aumenti dei volumi), essi subiscono subito dopo una flessione che va a completare il disegno dal punto di vista grafico della spalla destra. Da notare che in questa fase si viene a determinare sì un nuovo massimo ma inferiore ai massimi crescenti del trend precedente.
In questa figura è necessario, al fine di individuare con precisione il momento dell’inversione, tracciare la linea che congiunge i minimi del pattern, detta anche linea del collo. E’ opportuno, allora, osservare cosa faranno i prezzi nel momento della discesa in corrispondenza dell’ultima spalla disegnata, la destra: se i prezzi provocano la rottura della linea del collo con un notevole incremento nei volumi negoziati allora essi probabilmente scenderanno ancora più giù, segnalando il netto rovesciamento del trend precedente e quindi preannunciando un periodo al ribasso.

La dimensione dell’inversione e il fenomeno del pullback

Per quanto riguarda l’estensione di questo periodo, generalmente il movimento dopo la rottura continua per una dimensione almeno pari all’altezza del massimo più elevato (la testa). Questa considerazione aiuta a costruire una strategia short proprio in corrispondenza della rottura per poter beneficiare al massimo del movimento discendente dei prezzi.
Molto spesso accade che dopo la rottura i prezzi ritornino esattamente al livello di partenza che avevano “rotto” e che quindi si verifichi una correzione rialzista al movimento ribassista nota in gergo come “pullback”. Generalmente, dopo la comparsa di questa correzione il mercato entra in maniera definitiva nel trend opposto a quello precedente ed è per questo che molti traders considerano questo segnale come quello definitivo d’inversione del trend.

Il testa spalle rialzista

Occorre dire per completezza informativa che esiste anche la figura opposta a quella appena descritta, ossia il testa spalle rialzista che generalmente si verifica al termine di un trend ribassista e provoca un’inversione del trend in essere portando ad una spinta dei prezzi verso l’alto. Anche in questa ipotesi, occorrerà tracciare la “neckline” per visualizzare l’inversione segnalata dalla rottura di questa linea che funge da supporto e che respingerà ogni tentativo ulteriore al ribasso dando il via ad una nuova tendenza di mercato, tutta orientata al rialzo.

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