L’importanza della teoria di Elliott

Nell’articolo seguente si cercherà di descrivere la teoria di Elliott che ha il pregio di considerarsi come il naturale completamento della teoria di Dow. Elliott, infatti, nel tentare di fornire una spiegazione compiuta e razionale sul movimento erratico seguito dai prezzi, ha utilizzato la teoria di Dow e l’analogia da quest’ultimo utilizzata tra il trend proprio dei mercati finanziari ed il movimento ciclico delle maree in una metodologia molto ampia, che permette di avere molte indicazioni utili nel consentire un’esatta indicazione sul moto futuro delle quotazioni sui mercati finanziari.

Il pregio di aver fornito una teoria di completamento a quella di Dow

In particolare, la teoria di Elliott è un sistema compiuto di regole e condizioni che ben si adatta a qualsiasi attività finanziaria che abbia delle caratteristiche di liquidità, di efficienza e di fluidità nei movimenti finanziari, e per tale motivo risulta abbastanza naturale impiegare tale teoria nella previsione del movimento del mercato valutario che è il mercato più liquido al mondo.
Alla base delle teorie di Elliott e di Dow vi è il caposaldo teorico in base al quale in ogni trend esistono tre distinte fasi: una di accumulazione, una di accelerazione, tipica di mercati in trend, ed infine, una di distribuzione. In ognuna di queste fasi è possibile individuare ulteriormente cinque onde principali.

I capisaldi della teoria di Elliott

Elliott ha ripreso tale principio di evoluzione ciclica dei prezzi all’interno di queste fasi del trend, definite onde, andandole a studiare nelle loro particolarità.
In particolare, secondo l’idea sviluppata dallo studioso, un movimento completo è sempre suddivisibile in 8 onde che formano due fasi di mercato ben distinte: quella impulsiva e quella correttiva.
Andando a focalizzarsi su ogni singola onda è possibile inoltre notare delle sotto-onde, ognuna con una propria direzione ed una propria intensità.
Elliott ha trovato che, prendendo in considerazione la singola onda, se essa si muove nella direzione del trend principale essa è scomponibile in cinque sotto-onde, mentre se l’onda è un’onda di tipo correttivo, ovvero si muove in direzione contraria al trend principale, allora essa consterà di sole tre sotto-onde.

Elementi imprescindibili della presenza di un ciclo di Elliott

L’autore nella descrizione di tale fenomeno è ancora più preciso e puntuale fornendo delle specifiche condizioni che le singole onde devono rispettare affinché si possa parlare di un ciclo completo secondo Elliott. Nello specifico occorre che sussistano determinati aspetti qualitativi nelle onde del tipo:
1. la seconda onda del ciclo suddetto non deve oltrepassare verso il basso il minimo segnato dalla prima durante la fase del suo sviluppo iniziale;
2. la terza onda deve sempre avere un’estensione maggiore della seconda e non deve mai essere il movimento più breve tra le tre onde impulsive;
3. la quarta onda deve presentare un minimo superiore al massimo toccato dalla prima onda del movimento impulsivo del trend, secondo quella che è definita la “regola dell’overlap”.

Come si scompone un trend al rialzo secondo Elliott?

Di conseguenza, per identificare senza possibilità di dubbio alcuno un comportamento impulsivo tipico di un trend occorre accertarsi di essere in presenza di cinque segmenti completi che vanno a formare il ciclo di Elliott. Di questi segmenti, o sotto-onde, tre devono necessariamente essere in direzione del trend originario e due devono dirigersi nella direzione opposta. Conseguentemente, un trend al rialzo deve presentare nella fase impulsiva 5 onde, in cui la prima, la terza e la quinta orientate al rialzo, al pari del trend principale, e la seconda e la quarta devono essere necessariamente del tipo correttivo e quindi ribassiste.

Le linee a ventaglio o fan lines

L’origine storica di questo noto strumento di trading è da attribuire a Edson Gould, che impiegò lo strumento applicato all’indice Dow Jones Industrial Average. Originariamente queste linee erano chiamate anche linee di velocità, in quanto misuratrici del tasso di crescita o di decrescita dei prezzi in un trend.
Graficamente esse vengono ottenute a partire dalla suddivisione del range complessivo di variazione di un trend in 3 parti uguali calcolate su una linea verticale, quella che rappresenta l’ampiezza massima registrata dai prezzi nel trend considerato (ossia la linea tracciata dal punto più in alto al punto più in basso raggiunto dai prezzi).
Le prime due linee a ventaglio vengono disegnate a partire dall’origine del range di variazione (il minimo di periodo in un trend al rialzo, il massimo di periodo in un trend al ribasso) e proiettate ai livelli corrispondenti ad 1/3 e 2/3 rispettivamente dell’ampiezza totale raggiunta dal trend e misurata dalla linea verticale.

Una modalità di interpretazione universale

L’interpretazione dello strumento è semplice: in un trend rialzista, una fluttuazione del prezzo al di fuori del trend in atto che trova un supporto nella prima linea del ventaglio, indica una prosecuzione del trend nella direzione originaria del trend. Mentre, al contrario, la rottura di questa linea, che segna la prima delle tre parti del range, è un segnale di indebolimento del trend; il livello da monitorare successivamente diventa la seconda linea a ventaglio (quella posta a 2/3 del trend). Se in corrispondenza della stessa, le quotazioni valutarie dovessero rimbalzare, allora si potrebbe essere di fronte ad un periodo di incertezza segnalata dalla congestione dei prezzi all’interno della zona delimitata dalla prima e dalla seconda linea. Se anche l’ultima linea viene attraversata dai prezzi allora il prossimo target sarà proprio l’origine del range analizzato, in quanto si è avuta un’inversione del trend.

Le fan lines di Fibonacci e di Gann

fanlines

Nel trading il metodo delle linee a ventaglio ha avuto maggiore popolarità applicato ai risultati di Fibonacci e di Gann.
In Fibonacci le fan lines si trovano proiettate agli intervalli del 38,2%, 50% e 61,8%, ossia in corrispondenza dei famosi livelli di ritracciamento di Fibonacci. L’interpretazione dei livelli risulta la medesima, per cui la fuoriuscita dei prezzi dalla terza fan line è un segnale di debolezza che permette di ipotizzare la fine del trend precedente. Molti traders utilizzano questi livelli per cercare eventuali coincidenze di prezzi ed aumentarne l’efficacia previsiva. Le linee a ventaglio di Gann sono delle trendlines disegnate a partire da importanti massimi e minimi di periodo secondo specifici angoli geometrici. Quella più importante è quella disegnata con un angolo a 45 gradi dal massimo o dal minimo di partenza. In realtà esistono ben nove diverse linee di Gann ed ognuna di esse può fungere da supporto nei movimenti correttivi di mercato oppure può, con la sua rottura, essere il preludio di un movimento dei prezzi orientato verso la rottura anche delle fan lines successive.

In quale orizzonte temporale è più appropriato l’utilizzo dello strumento?

Le fan lines possono essere applicate vantaggiosamente sia in un orizzonte temporale di medio-lungo termine sia ai fini di un’analisi di breve termine, come quella giornaliera ad esempio.
Questo strumento può essere analizzato anche in sovrapposizione su diversi trend, ogni qualvolta si verifica un ritracciamento: ad esempio è possibile applicare lo strumento su un trend primario e contemporaneamente su un trend secondario. Quello che è interessante notare in questo caso sono le intersezioni tra le linee a ventaglio divergenti, esse infatti forniscono delle forti aree di supporto o di resistenza dei prezzi.

I Pivot Points come strumento indispensabile per un’accurata analisi tecnica

I Pivot Points sono uno degli strumenti di trading più utili nell’arsenale di un trader perché consentono di individuare immediatamente quei livelli di prezzi in corrispondenza dei quali si registrano statisticamente le maggiori reazioni di mercato. Grazie al loro aiuto è possibile stabilire quali sono quei livelli che fungono da supporti e resistenze validi per la seduta successiva.
Graficamente i prezzi Pivot corrispondono a 6 linee che vengono calcolate a partire da tre dati fondamentali: il prezzo di chiusura, il prezzo massimo ed il prezzo minimo del periodo precedente. Grazie a questi tre input viene calcolato il prezzo medio che viene utilizzato nel calcolo di ciascun livello di prezzo.

Un utile riferimento per il trading

Calcolate queste linee di supporto e resistenza, occorre osservare il comportamento dei prezzi in prossimità delle stesse ed operare con riferimento ad esse considerandole dei veri punti di supporto o delle vere resistenze, adottando però ulteriori segnali che siano capaci di validare questi livelli tecnici così individuati.
Osservando un qualsiasi grafico con le linee Pivot ci si può subito rendere conto di come il mercato “senta” questi livelli, rimbalzando su di essi per indicare un movimento laterale dei prezzi oppure per segnalare un’inversione di tendenza.

L’interpretazione dei prezzi attraverso i Pivot Points

Alla base del funzionamento dei prezzi Pivot sta la constatazione che i prezzi dei titoli generalmente si trovano contenuti nei loro movimenti più frequenti all’interno di questi livelli importanti, per cui un eventuale superamento di livello è premonitore di un cambiamento della tendenza in atto nel mercato. Ad esempio, se avviene il superamento della prima linea di resistenza R1 si può presumere un andamento dei prezzi verso l’alto e, in base a ciò, considerare la seconda linea di supporto come un prossimo livello obiettivo. Con la perforazione della prima linea di supporto si può ipotizzare una tendenza votata al ribasso che potrebbe spingere a posizionarsi short se i prossimi livelli obiettivo di prezzo possono ragionevolmente considerarsi i livelli S2 e S3.

Quale orizzonte temporale è più consono con l’utilizzo delle linee Pivot?

L’utilizzo dei punti Pivot trova la sua collocazione naturale soprattutto all’interno di timeframe giornalieri, per anticipare eventuali punti di svolta del trend o livelli di violazione attesi, anche se possono generare segnali operativi validi anche su orizzonti temporali più lunghi, come quelli settimanali o mensili.
In generale, è sempre meglio coordinare l’utilizzo di tale strumento di analisi tecnica con altre forme di analisi, tenendo conto di alcune semplici regole inerenti il loro funzionamento.
In linea di massima, quando i prezzi aprono la giornata sopra il Pivot Point centrale, ci sono buone probabilità che i prezzi durante il giorno non scendano al di sotto di esso ma rimangano orientati verso l’alto. Se il pivot viene violato verso l’alto le probabilità che il trend continui in senso ascendente sono ancora più elevate e sulla base di ciò si può operare posizionandosi in acquisto sul titolo. Lo stesso si può ipotizzare nel caso in cui il prezzo di giornata aprisse al di sotto del livello considerato.

Spunti operativi per il posizionamento di ordini di SL e TP

Ovviamente, queste indicazioni sono valide nel brevissimo termine e quindi per il trading intra-day, in quanto ogni giorno i prezzi Pivot vengono ricalcolati automaticamente dal tool apposito presente nel software di trading.
E’ possibile, inoltre, utilizzare con profitto tali livelli come riferimento per il posizionamento di ordini di stop loss o di take profit per una gestione più efficiente della propria operatività giornaliera.
Riportiamo di seguito le formule utilizzate per i Pivot Points:

Prezzo Medio (PM): P.Chiusura (C) + P. Minimo (L) + P. Massimo (H)
1° Pivot di Supporto (S1): S1 = (2 * PM) – H
2° Pivot di Supporto (S2): S2 = PM – (R1 – S1)
3°Pivot di Supporto (S3): S3 = S2 – (H – L)
1°Pivot di Resistenza (R1): R1 = (2 * PM) – L
2°Pivot di Resistenza (R2): R2 = (PM – S1) + R1
3°Pivot di Resistenza (R3): R3 = R2 + (H – L)

Pivot

Uno sguardo al Commodity Channel Index (CCI)

L’indicatore, noto anche come CCI, deve la sua nascita al trader americano Donald Lambert che lo ideò nel 1980 per individuare l’andamento dei cicli stagionali seguiti dai prezzi delle materie prime. Ciò spiega il nome dell’indicatore che, malgrado lo stesso, risulta di più ampia applicabilità rispetto al solo mercato delle commodities.
La finalità precipua fornita da tale strumento di trading è la valutazione sistematica delle deviazioni delle oscillazioni dei prezzi da un dato livello medio in un definito arco temporale.
L’idea originaria di Lambert era quella di costruire un indicatore che potesse segnalare grazie ai suoi punti estremi le fasi culminanti dei cicli, a partire dalle quali occorreva prendere atto del cambiamento di direzione operato dalle quotazioni. Non a caso, lo strumento si adatta bene all’interpretazione dei movimenti erratici di mercato e di quelle fasi in cui non vige un predefinito trend, permettendo di individuare dei livelli di supporto o di resistenza critici.

L’originalità dell’idea di Lambert nella derivazione matematica dell’indicatore

E’ opportuno chiarire che non si tratta di un oscillatore in quanto lo stesso non si muove all’interno di una fascia predefinita, tuttavia il suo ideatore ha limato tale inconveniente stabilendo una fascia di valori entro la quale l’indicatore risulta “ingabbiato” per il 70%-80% delle volte e tale fascia va dal valore -100 al valore +100. Dunque, tutti i movimenti dell’indicatore che fuoriescono da tale canale di prezzo indicano delle fasi di esaurimento del trend in atto.
La formula sulla quale si basa il funzionamento dello stesso, mirando a fotografare la volatilità del mercato, prende in considerazione la deviazione standard, tuttavia, l’originalità sta nel non considerare i prezzi di chiusura del titolo ma piuttosto un “typical price” che altro non è che la media del prezzo di chiusura, del minimo e del massimo, nell’intento di basarsi su un dato più significativo rispetto al solo prezzo di chiusura.
Matematicamente esso corrisponde al risultato della seguente formula:

CCI= [(Typical Price – Media Mobile (n periodi)]/(0,015*Dev.Standard dalla Media Mobile)

Indicazioni per operare abilmente con il CCI

cci

Operativamente, occorre prima individuare una lunghezza consona dell’orizzonte temporale di riferimento: a tal proposito, il suggerimento di Lambert è di scegliere un terzo del ciclo di tempo individuato, per cui se si utilizza un ciclo a 100 giorni è consigliata la costruzione del CCI a 30/35 giorni.
I segnali operativi si avranno all’attraversamento delle fasce estreme che delimitano il canale, per cui l’apertura delle posizioni in acquisto dovrebbe avvenire in prossimità di valori tesi al rialzo superiori a +100. La chiusura di tali posizioni, al contrario, dovrebbe avvenire non appena il CCI rientra nel canale. Per quanto riguarda l’apertura di posizioni in vendita, è bene attendere il superamento della soglia inferiore -100; tali posizioni andranno chiuse quando l’indicatore rientra nella fascia -100/+100.

Gli impieghi più redditizi dell’indicatore in base alla scelta dell’orizzonte temporale

A tal fine è utile sapere che un CCI veloce, costruito con un numero di giorni basso può essere interessante per l’utilizzo a breve termine, anche se nasconde l’insidia dei falsi segnali generati dai repentini movimenti correttivi che lo caratterizza. Di contro, però, un CCI più lento è meno erratico anche se fornisce segnali di ingresso in maniera più ritardata.
L’indicatore può fornire discreti risultati su un orizzonte di medio termine grazie a dati settimanali, soprattutto se il suo utilizzo risulta congiunto all’indicatore di Movimento Direzionale di Wilder.

Il trading sui volumi con l’indicatore On Balance Volume

L’indicatore di analisi tecnica On Balance Volume è uno dei primi indicatori ideati sulla base dello studio dei flussi dei volumi al fine di prevedere adeguatamente il futuro comportamento dei prezzi. L’indicatore è stato costruito per la prima volta nel 1963 da Joe Granville ed il suo presupposto teorico si fonda sulla constatazione che quando il titolo chiude ad un livello superiore rispetto alla chiusura precedente tutto il volume che si è generato è considerato un elevato volume, al contrario un prezzo di chiusura inferiore a quello precedente indica una situazione di mercato caratterizzata da bassi volumi di contrattazione.
Il principio di analisi tecnica sul quale poggia le basi l’utilità dello strumento è quello secondo cui un aumento dei prezzi deve essere confermato da un contestuale aumento nei volumi per cui un rialzo dei prezzi in assenza di un flusso in aumento nei volumi è un chiaro segnale di indebolimento del trend.

L’analisi operativa con l’OBV

obv

Dal punto di vista dell’analisi operativa, l’assunto fondamentale è che le variazioni dell’On Balance Volume precedono le variazioni dei prezzi. Quando gli investitori più accorti investono sul titolo il volume crescendo si manifesta attraverso un OBV crescente, successivamente quando crescono sia i prezzi che l’OBV si ha un segnale di conferma del trend in crescita del titolo.
Se il movimento del prezzo del titolo non precede il movimento dell’OBV, si è verificata una “non conferma”, ossia un segnale che tipicamente si verifica al top di mercati toro (quando il titolo sale prima o senza il movimento ascendente dell’indicatore) oppure alla fine di fasi orso (quando il titolo scende precedendo la discesa dell’indicatore o senza avere una conferma di discesa dall’indicatore).
Si è in un trend crescente quando l’OBV segna massimi e minimi crescenti; in maniera simile, si è in una fase di downtrend nel caso di massimi (e minimi) discendenti. Un movimento laterale dell’indicatore, caratterizzato da swing di prezzo senza le condizioni citate precedentemente indica una fase di incertezza del trend in atto.

Come individuare i momenti di rottura indicatori di future inversioni del movimento dei prezzi

Una volta che la tendenza dell’OBV si è stabilita l’inversione può avvenire secondo due modalità principali. La prima si ha quando si ha un netto cambiamento di direzione del trend seguito dall’indicatore (da un orientamento al rialzo avviene una fase calante dei prezzi e viceversa). La seconda modalità in cui il trend seguito dall’indicatore può essere interrotto si ha nel caso in cui il trend assume un andamento incerto che rimane tale per almeno tre giorni. Di conseguenza, se il prezzo del titolo da un andamento crescente diventa incerto e tale incertezza permane per due giorni allora si dovrà supporre una continuazione del trend al rialzo in atto da parte dell’indicatore.
Quando l’indicatore cambia bruscamente direzione si è verificata una rottura nel suo andamento, poiché le inversioni di tendenza dell’indicatore normalmente precedono quelle nei prezzi, gli investitori dovrebbero posizionarsi long nel caso di cambiamenti al rialzo dell’indicatore, mentre una rottura del trend al rialzo segnalata da movimenti discendenti dovrà far supporre un’ulteriore discesa del titolo che può giustificare le vendita allo scoperto del titolo. Le posizioni così assunte devono essere mantenute fino a che non si verifica una inversione definitiva.
Per il calcolo dell’indicatore si ha che:
1. se il prezzo di chiusura odierno supera quello precedente allora OBV(i)=OBV(i-1)+VOLUME(i);
2. se il prezzo di chiusura odierno è inferiore alla chiusura precedente: OBV(i)=OBV(i-1)-VOLUME(i);
3. se la chiusura odierna uguaglia il prezzo di chiusura di ieri: OBV(i)=OBV(i-1).

Una più efficace individuazione del trend grazie all’indicatore Williams Percent Range

Il Williams Percent Range appartiene alla famiglia degli oscillatori e si basa sulla stessa modalità di costruzione dell’Oscillatore Stocastico: il grafico viene creato utilizzando una scala di valori che va da 0 a 100 con la differenza che, a differenza di quest’ultimo, la scala risulta invertita e quindi la zona 80-100 è quella inferiore, ossia la zona dell’ipervenduto, mentre quella che va da 0 a 20 è la zona dell’ipercomprato ed è quella zona che si trova collocata al di sopra del range centrale dei valori.
Questo indicatore risulta senz’altro utile per identificare, nelle fasi di mancanza di direzionalità del mercato, quale possa essere il futuro trend nella quotazione di una certa valuta perchè permette di anticipare i momenti di inversione della tendenza di mercato seguita dai prezzi.

I segnali operativi derivanti dalla sua interpretazione

williams

Come per tutti gli oscillatori, il segnale viene generato nel momento in cui il prezzo cambia di direzione e le linee che delimitano le zone dell’ipervenduto o dell’ipercomprato vengono superate. La conferma del superamento è essenziale in quanto non è inusuale, soprattutto in fasi di trend pronunciato, che l’indicatore sosti in queste zone per molto tempo. Ciò vale a dire che a livello operativo occorre, prima di piazzare il trade, attendere ulteriori segnali di conferma accertandosi che l’interpretazione venga fatta con riferimento ad un mercato di trading range per produrre segnali validi ed affidabili.
Ad esempio, se l’indicatore mostra una situazione di ipercomprato, è consigliato aspettare che il prezzo del titolo scenda oltre questa soglia prima di posizionarsi short, mentre se l’indicatore si trova nella zona dell’ipervenduto prima di acquistare l’attività finanziaria è consigliato accertarsi che lo stesso abbia oltrepassato la linea dei valori corrispondenti all’80% del range di variazione dei prezzi.

Matematicamente parlando

La formula per il calcolo dell’indicatore è molto simile a quella vista per l’Oscillatore Stocastico ed è la seguente:

%R= [MASSIMO(i-n)-CHIUSURA]/[MASSIMO(i-n)-MINIMO(i-n)]*100

In tale formula MASSIMO(i-n)/MINIMO(i-n) rappresentano il massimo/minimo assoluto su un certo numero n di periodi precedenti e CHIUSURA rappresenta il prezzo di chiusura corrente.
Così come per altri oscillatori tecnici, l’indicatore può essere vantaggiosamente usato anche per l’individuazione di divergenze tra l’andamento esibito dai prezzi e quello proprio dell’indicatore stesso. Una divergenza rialzista si avrà nel momento in cui il Williams Percent Range disegna dei minimi crescenti, contrapponendosi al movimento discendente dei prezzi, mentre una divergenza ribassista si noterà a partire da una serie di massimi decrescenti dell’indicatore i quali non riescono a replicare i massimi ascendenti disegnati dai prezzi.

Una particolarità rilevante del Williams Percent Range

Un interessante fenomeno proprio del Williams Percent Range è la sua straordinaria capacità di anticipare un’inversione del prezzo del titolo sottostante. A tal proposito, vale la pena notare come l’indicatore, quasi sempre, quando forma un picco, viene seguito immediatamente da un movimento depressivo che dura solitamente un paio di giorni prima di riformare un nuovo picco. Questo caratteristico evolversi dell’indicatore lo rende di indubbia utilità in fasi di mercato in cui predomina l’incertezza sul futuro andamento del titolo in quanto non vi è una netta tendenza direzionale proprio perché permette di anticipare in maniera quasi puntuale le inversioni che di frequente si verificano in queste fasi di mercato.

Brevi cenni sull’indicatore Envelopes

L’indicatore tecnico Envelopes nasce come indicatore formato da due medie che costituiscono le bande di oscillazione dei prezzi, similmente alle già analizzate Bande di Bollinger.
Lo scopo di questo oscillatore è quello di definire e racchiudere il movimento dei prezzi all’interno di una fascia di valori ben definita. La caratteristica di questa fascia è che è costituita da due medie ottenute a partire dalla stessa media mobile ma che si distanziano tra di loro per una certa percentuale (che in genere varia tra il 5% ed il 10%) che rappresenta la deviazione standard o lo scostamento dei valori dalla media. La selezione di questa percentuale sarà tanto più elevata quanto maggiore è la volatilità di mercato, per meglio adattarsi al movimento dei prezzi di mercato che si vuole analizzare. Solitamente l’indicatore è utilizzato in congiunzione con altri indicatori per segnalare un canale di operatività da seguire soprattutto con riferimento ad orizzonti temporali di breve termine.

La logica di mercato sottostante il funzionamento dell’indicatore

envelopes

L’indicatore definisce i margini superiore ed inferiore del range di oscillazione in cui saranno presumibilmente compresi i prezzi. Ogni deviazione del movimento dei prezzi al di fuori da questo canale di valori dovrebbe considerarsi come un monito di una situazione estrema di mercato da cui bisogna aspettarsi una retrocessione delle quotazioni verso livelli più ragionevoli. Ciò avviene in base alla logica per cui in situazioni di mercato particolarmente euforiche, gli acquirenti o i venditori troppo zelanti spingono i prezzi ai livelli estremi della banda di oscillazione, ossia ai margini superiore ed inferiore, raggiunti i quali è presumibile attendersi un ritorno dei prezzi all’interno del canale delimitato dell’Envelopes. L’interpretazione per molti versi è simile alle bande di Bollinger ed i segnali operativi consistono nell’acquisto quando il prezzo raggiunge il margine superiore e nella vendita dell’attività finanziaria quando gli stessi raggiungono il limite inferiore del canale.

Le bande come supporti e resistenze dinamiche dei prezzi e modalità di calcolo

La loro funzione in altre parole consiste nel fornire in maniera continua nel tempo delle linee di supporto o di resistenza dinamica, al di sotto e al di sopra rispettivamente della media mobile, che indicano quando operare scommettendo sul rialzo e quando invece è più opportuno scommettere sul ribasso di un titolo o di un certo tasso di cambio.
Per quanto riguarda la formula comunemente utilizzata per la determinazione dell’ampiezza del canale e quindi per l’individuazione delle due bande contenitive dei prezzi essa è la seguente:

Banda superiore= Media mobile semplice dei prezzi di chiusura (calcolata sul periodo N) * [1+K/1000]
Banda inferiore= Media mobile semplice dei prezzi di chiusura (calcolata sul periodo N) * [1-K/1000]

Concludendo

In conclusione, l’utilizzo dell’indicatore è consigliato principalmente in congiunzione con altri indicatori per poter avere conferma del trend di riferimento e anche per valutare eventuali ingressi sul mercato. E’ importante un adeguato settaggio del parametro K che sposta le bande di oscillazione verso l’esterno o verso l’interno a seconda di quella che è la volatilità usuale di mercato ed in maniera tale da avvantaggiarsi nella propria operatività. Infine, sebbene l’indicatore si dimostri alquanto utile anche nel medio termine è maggiormente consigliato un utilizzo a breve in quanto è solamente con questo timeframe che si riscontrano frequenti oscillazioni dei prezzi che rendono particolarmente efficace il suo utilizzo.

L’utilità delle Bande di Bollinger

Uno degli indicatori di direzione più interessanti per il trading sul Forex è sicuramente quello proposto dal celebre trader americano John Bollinger, dal quale lo strumento prende il nome.
Per Bande di Bollinger si intende graficamente tre linee in cui le due linee laterali formano le bande, superiore ed inferiore, che si allargano o si restringono in funzione della volatilità esistente sul mercato. La linea mediana è rappresentata da una media mobile, generalmente calcolata a 20 periodi, che serve essenzialmente per dare l’idea della tendenza a breve termine seguita dai prezzi. E’ sulla base di quest’ultima che vengono calcolate le due linee laterali.

Aspetti grafici e matematici dell’indicatore

Esprimendo in forma grafica l’andamento della volatilità di un titolo, per il calcolo delle bande di oscillazione dei prezzi occorre considerare il concetto di deviazione standard. Con questo nome si indica la misura della dispersione dei valori rispetto alla loro media e grazie a questo concetto si riesce ad esprimere in maniera abbastanza intuitiva l’andamento della variabilità dei prezzi sul mercato. Nello specifico, la banda superiore è ottenuta sommando alla media mobile a 20 periodi (la linea centrale) il valore della deviazione standard moltiplicata per due, mentre la banda inferiore è ottenuta sottraendo alla stessa media centrale il valore della deviazione standard moltiplicato per due.

Le motivazioni della scelta di un dato orizzonte temporale di riferimento

L’importanza dell’utilizzo delle media a 20 giorni discende dalla constatazione di Bollinger circa le proprietà predittive ottimali dell’indicatore soprattutto con riferimento all’applicazione dello stesso su azioni e su indici azionari. Nella realtà la media utilizzata deve essere relazionata all’orizzonte temporale prescelto, ragion per cui essa è sempre una lunghezza soggettiva. Tuttavia, Bollinger nella descrizione dell’indicatore non manca di fornire indicazioni sul prototipo della media ideale che dovrebbe essere tale da costituire un appoggio ad una correzione di un importante movimento bottom. Se la media dovesse venire bucata dalla correzione allora essa non risulta adeguata in quanto troppo corta, al contrario una media troppo lunga corre il rischio di non essere nemmeno toccata dalla correzione. Nel momento in cui la scelta della media risulta ottimale, la stessa si rivelerà sempre un valido supporto, difficilmente rotto nel tempo. Per modificare l’arco temporale di riferimento della media occorre ricordare che allungando il numero delle rilevazioni considerate si ha bisogno di allungare anche il numero di deviazioni standard assunte, quindi, ad esempio, con un orizzonte di 50 giorni la deviazione standard deve essere almeno pari a 2,5.

Alcune semplici regole interpretative

bollinger

L’interpretazione delle bande di Bollinger si basa sul fatto che i prezzi tendono a rimanere tra la parte superiore e quella inferiore delle bande. Una caratteristica che contraddistingue fortemente tale indicatore è che esso si adatta alla variabilità del mercato e quindi anche la larghezza delle bande varia conformemente: nei periodi caratterizzati da cambiamenti notevoli di prezzo e cioè da forte volatilità le bande si allargano lasciando lo spazio necessario ai prezzi per espandersi ulteriormente, al contrario, durante i periodi di staticità del mercato, le bande si contraggono mantenendo i prezzi all’interno dello spazio da esse delimitato.

Accorgimenti pratici per massimizzarne l’utilità

Per quanto riguarda le modalità operative, esse servono inizialmente per confermare la forza o la debolezza del trend di mercato, per cui quando i prezzi si trovano a contatto con la banda superiore, magari bucandola, viene evidenziato un trend al rialzo, quando invece i prezzi si collocano preferibilmente nella zona inferiore della banda con una tendenza a fuoriuscire da tale limite si conferma la presenza di un trend in discesa.
Le bande permettono altresì di individuare i momenti di compressione di volatilità: quando si stringono attorno ad i prezzi segnalano una compressione anomala della volatilità che può anche anticipare l’inizio di un movimento direzionale.
Infine, se si osservano che picchi ed avvallamenti al di fuori delle bande sono seguiti da ulteriori picchi ed avvallamenti all’interno delle stesse è molto probabile l’attuazione di un’inversione di trend.

Indicatori tecnici: il Movimento Direzionale

Consideriamo in questa nuova trattazione un ulteriore indicatore ideato da Welles Wilder, al pari dell’indicatore oggetto di analisi precedente, il Parabolic SAR.
Questo indicatore permette di individuare la forza del trend e quindi la direzione primaria seguita dai prezzi.
Nella sua formulazione originale Welles Wilder ha costruito l’indicatore con un dominio a 14 giorni, in quanto riteneva questo numero un importante ciclo di mercato.

Come si presenta l’indicatore graficamente?

averagedirectional

Graficamente l’indicatore risulta composto di 3 diverse linee mobili all’interno del range 0-100. La prima linea è quella dell’Average Directional Movement Index (ADX) ed è una linea indicativa della tendenza primaria del mercato in quanto dalla lettura del suo valore è possibile desumere una situazione direzionale oppure una fase di congestione del mercato. In particolare, valori superiori a 20 indicano prezzi in fase di trend e valori inferiori denotano invece un consolidamento del trend.
Vi sono due ulteriori linee a comporre l’indicatore tecnico. La prima è +DI, una linea che quantifica la forza dei rialzisti del mercato, mentre la seconda linea è nota come -DI ed è misuratrice della spinta propulsiva al ribasso dei prezzi operata dagli orsi di mercato.

Modalità pratiche per operare tramite il Movimento Direzionale

La modalità di interpretazione più nota suggerisce di acquistare quando il +DI buca dal basso verso l’alto il -DI e vendere nel caso opposto, ovvero di incrocio in direzione discendente.
A tale scopo è doveroso leggere congiuntamente anche la linea dell’ADX in quanto è quest’ultima a fornire preziose indicazioni sulla forza del trend. Più alto è tale valore maggiore è la potenza del trend in atto e più attendibile sarà anche il segnale di acquisto generato dall’incrocio delle due linee precedenti quando l’ADX assume valori che spaziano dai 20/25 punti in su.
In ogni caso, per comprendere le informazioni ingloblate dall’indicatore è opportuno orientarsi discernendo alcune situazioni tipiche. Ad esempio, se l’ADX è superiore ai 20 punti ed esibisce una netta tendenza al rialzo, il trend primario è sicuramente un trend direzionale. Qualora l’ADX superi i 20 punti e la linea +DI si attesti ad una soglia superiore rispetto alla linea che indica la direzione ribassista del mercato (-DI), si dovrà concludere di trovarsi all’interno di un mercato al rialzo.
Quando invece l’ADX rimane sempre al di sopra della soglia pari a 20 punti ma la linea +DI si colloca al di sotto della linea -DI, il trend di mercato è chiaramente ribassista.

“La regola dei punti estremi” per stabilire i livelli di ingresso sul mercato

A queste semplici regole di interpretazione dei segnali Wilder ha aggiunto un’ulteriore norma da osservare denominata ”regola dei punti estremi”: si tratta di una regola utilizzata principalmente per eliminare i falsi segnali. Secondo questo principio, il punto estremo viene individuato in quel punto di incrocio tra la linea +DI e la linea -DI. Quando il +DI supera al rialzo il -DI, questo punto sarà il prezzo massimo di giornata. Se il +DI va sotto il -DI questo punto sarà il minimo prezzo di giornata. L’individuazione di questi punti risulta di grande utilità soprattutto nei momenti di ingresso nel mercato: ciò vale a dire che dopo che si è palesato un segnale di acquisto (+DI maggiore al -DI) bisogna aspettare che il prezzo superi il punto estremo e solamente dopo procedere all’acquisto. Al contrario, se il prezzo non riuscisse a superare tale importante livello occorre mantenere la posizione corta.

Alcune nozioni sull’indicatore Parabolic SAR

All’interno della categoria degli indicatori trend-following è possibile considerare il Parabolic SAR, in cui l’acronimo SAR sta per Stop And Reverse.
L’indicatore è stato sviluppato la prima volta da Welles Wilder (lo stesso ideatore del Relative Strenght Index RSI e del Concetto di Movimento Direzionale ADX) nel 1978 come strumento utile per l’identificazione dei momenti operativi durante i movimenti direzionali di mercato ed appartiene anch’esso alla categoria degli strumenti di trading più popolari.
Il SAR è un tipico indicatore trend-following, nel senso che nel suo abituale comportamento esso si limita a seguire l’andamento dei prezzi. L’interpretazione è molto immediata in quanto qualora esso si trovi sotto i prezzi allora si è in un trend crescente, mentre si è in “downtrend” nel caso in cui quest’indicatore si trovi a sovrastare gli stessi.

Interpretazione del Parabolic SAR

Quando i prezzi incrociano la linea del Parabolic SAR l’indicatore inverte la direzione intrapresa portandosi dalla parte opposta della linea dei prezzi. Di conseguenza, se si è all’interno di un movimento ascendente dei prezzi, quando il SAR incrocia i prezzi esso andrà ad assumere valori superiori ad essi, segnalando un’avvenuta inversione del trend al ribasso.
Una volta avvenuta l’inversione ed i prezzi cominciano a scendere il SAR segue i prezzi come un ordine di trailing stop: lo stop si sposta andando sempre più giù finché rimane in atto sul mercato il trend negativo dei prezzi. In altre parole, il SAR diminuisce sempre di più così come fanno i prezzi e protegge in tal modo i profitti, consolidando gli utili conseguiti sulle posizioni corte man mano che le quotazioni perdono terreno. Lo stesso si può dire con riferimento al caso di trend orientato al rialzo, in quanto il SAR avanza verso l’alto fin quanto risulta evidente la medesima direzionalità dei prezzi, proteggendo i profitti guadagnati sulle posizioni lunghe.

Aspetti caratteristici

L’indicatore per alcuni versi risulta molto simile a quello della media mobile, con l’unica differenza che il SAR si muove con un’accelerazione maggiore rispetto a quest’ultima. Infatti, esiste un fattore di accelerazione, chiamato step, che detta la sensibilità del SAR ai movimenti di mercato. Questo fattore incrementa gradualmente man mano che si estende la tendenza di fondo del mercato fino a raggiungere il suo punto massimo di estensione. Un valore più basso di tale fattore accelerativo fa sì che il SAR si muova a maggiore distanza dai prezzi ed indica una situazione in cui l’inversione di tendenza è poco probabile. Questo parametro può essere settato secondo la propria volontà ma occorre tenere presente che valori più elevati rendono i rovesciamenti del trend più probabili e quindi la possibilità di ottenere falsi segnali dalla lettura dell’indicatore è altamente verosimile.

Le condizioni ideali per un utilizzo proficuo dell’indicatore

In conclusione, il Parabolic SAR funziona meglio in condizioni di elevata direzionalità di mercati e si dimostra un indicatore eccellente per fornire punti di uscita dal mercato sicché le posizioni lunghe dovrebbero essere chiuse quando il prezzo va sotto la linea del SAR, mentre per le posizioni corte vale il contrario, vale a dire che il segnale operativo di chiusura si ha quando il prezzo sale al di sopra del SAR.
E’ bene, comunque, non affidarsi esclusivamente a tale indicatore nell’analisi direzionale dei mercati ma affiancare altri strumenti come l’oscillatore stocastico per cogliere eventuali situazioni estreme di mercato oppure utilizzare congiuntamente indicatori quali l’ADX ed il MACD, al fine di stimare la forza del trend per limitare al minimo la presenza di falsi segnali ed interpretare correttamente gli avvertimenti forniti dalla strumento.

parabolicSAR

Aspetti e caratteristiche dell’oscillatore stocastico

L’oscillatore stocastico è un indicatore dell’analisi tecnica che consente di misurare il rapporto tra il prezzo di chiusura di un titolo ed il range dei valori assunto dallo stesso in un dato periodo di tempo considerato.
Questo indicatore è stato ideato da George Lane, con l’obiettivo di individuare su un dato orizzonte temporale la posizione relativa della più recente chiusura rispetto all’intero range dei prezzi nel periodo considerato, il tutto per dire che tanto più il prezzo di chiusura si trova in prossimità dei massimi di mercato quanto più il trend sarà orientato positivamente, e viceversa, quanto più i prezzi si vanno ad attestare vicino ai minimi tanto più è desumibile un trend orientato al ribasso.
Il presupposto teorico della sua intuizione sta proprio nel osservare che nelle fasi rialziste i prezzi tendono ad essere più vicini ai massimi ed il contrario vale nelle fasi di mercato ribassiste.

Composizione grafica dell’oscillatore

Questo indicatore graficamente si presenta con due linee, %K e %D, che oscillano entrambe all’interno del range di valori 0-100. La prima linea, %K, viene solitamente visualizzata tramite una linea continua ed è la linea tra le due più veloce e sensibile alle variazioni dei prezzi quindi ha un andamento molto volatile. La linea %D, rappresentata da una linea tratteggiata, è invece la media mobile di %K, pertanto è una linea molto più lenta della precedente ed è molto importante in quanto è grazie al suo comportamento che si possono intuire i segnali operativi. Valori di entrambe le linee vicini a 100 indicano che il prezzo è vicino ai massimi di periodo, mentre valori prossimi allo 0 indicano una tendenza dei prezzi a viaggiare verso i minimi.

Fast stochastic vs. Slow Stochastic

Esistono diversi modi per calcolare queste linee, uno dei più comuni è quello di considerare come dominio, ossia come orizzonte temporale utilizzato per il calcolo dell’oscillatore, 14 giorni per la linea %K e 3 giorni per %D. Questa versione dell’oscillatore è quella che viene definita “fast stochastic”; esiste anche una versione lenta in cui il dominio di entrambe le linee è pari a 3 giorni. Quest’ultima versione ha il pregio di produrre delle curve più smorzate e meno erratiche e quindi di fornire dei segnali più attendibili.

Obiettivo n.1: Individuazione di situazioni di eccesso di domanda o di offerta del titolo e di incroci tra le due linee

Ci sono diversi modi per interpretare un oscillatore stocastico. Tra quelli più comuni vi è ad esempio quello di indicare situazioni di ipercomprato e di ipervenduto. Sotto questo aspetto occorre evidenziare che valori dell’oscillatore superiori ad 80 indicano uno stato di ipercomprato nel mercato, mentre valori inferiori alla soglia di 20 indicano una situazione di eccesso di vendite.
L’altra modalità ha a che fare con i segnali operativi in corrispondenza dei cross-over. In particolare, è possibile acquistare quando la linea %K taglia, andando dal basso verso l’alto, la linea %D, partendo da una situazione di ipervenduto (sotto area 20) e vendere quando, al contrario, l’incrocio avviene dall’alto verso il basso ed in corrispondenza dell’area di ipercomprato. E’ utile sottolineare che in realtà questi incroci sono molto più frequenti rispetto a quelli osservabili in presenza di indicatori quali ad esempio il MACD, per cui è opportuno non sottovalutare questo aspetto in ambito operativo.

Obiettivo n.2: verificare divergenze nel comportamento dall’oscillatore rispetto ai prezzi

La modalità ulteriore di utilizzo dell’oscillatore consiste nel verificare eventuali divergenze tra l’andamento delle quotazioni e quello mostrato dall’oscillatore stesso. In un trend volto al ribasso si dovranno cercare divergenze rialziste tramite minimi crescenti formati dalle due linee dell’oscillatore all’interno dell’area di ipervenduto per poter individuare interessanti segnali di acquisto. Quando, invece, il trend è rialzista bisogna guardare il comportamento dell’oscillatore per vedere se anch’esso segue il trend o se al contrario non riesce a replicare i massimi crescenti. In quest’ultimo caso si ha una chiara divergenza negativa che rappresenta un buon presupposto per poter operare al ribasso.
Riportiamo infine le formule utilizzate per il calcolo delle due linee.

%K= [CHIUSURA-MINIMO(%K)]/[MASSIMO(%K)-MINIMO(%K)]*100
%D=MEDIA MOBILE LINEARE DI %K (calcolata sul periodo N)

Indicatori tecnici di forza del mercato: l’RSI

L’RSI (Relative Strenght Index) o indice di forza relativo, fa parte di quegli indicatori compresi all’interno degli oscillatori in quanto il suo valore può variare all’interno del range di valori 0-100.
Questo indicatore tecnico è stato elaborato per la prima volta da J.W.Wilder nel 1978 e risulta estremamente popolare. Per quanto riguarda la scelta dei giorni su cui l’oscillatore è calcolato, generalmente si fa riferimento a quanto proposto da Wilder che ha sempre raccomandato l’utilizzo del RSI a 14 giorni, sebbene risultino molto noti anche gli utilizzi dell’indicatore a 9 e a 25 giorni. In ogni caso, si suggerisce di modificare il numero dei periodi utilizzati dall’indicatore al fine di poter trovare la lunghezza ottimale, che meglio si adatta alla propria operatività.

Composizione matematica dell’indicatore

Esiste una formula specifica che consente di calcolare l’indicatore e che si basa sul numero delle variazioni di prezzo al rialzo e di quelle al ribasso. In particolare abbiamo che:

RSI= 100-[100/(1+U/D)]

dove U rappresenta il valor medio delle variazioni dell’indice al rialzo in un dato periodo temporale e D la media delle variazioni negative dei prezzi.
L’oscillatore assume quindi valore pari a 0 quando, nell’intervallo temporale considerato, la media degli incrementi è pari a 0 e valore 100 quando è la media dei decrementi ad essere pari a 0. Ciò spiega la ragione per cui i valori che tale indicatore può assumere sono necessariamente compresi all’interno di questo intervallo di valori ed il fatto che proprio in virtù di ciò si possa annoverare tale indicatore tra gli oscillatori.

Spunti operativi di utilizzo dell’Indice di Forza Relativa in condizioni di lateralità del mercato

Operativamente parlando è un ottimo indicatore, ideale nell’utilizzo tanto nelle fasi laterali e di consolidamento di mercato quanto in quelle spiccatamente al rialzo o al ribasso.
Nel primo caso grazie ai segnali dell’indicatore è possibile anticipare rimbalzi e correzioni dei prezzi in movimenti di mercato piuttosto indefiniti e caratterizzati da ampie fluttuazioni.
In particolare, si ha un segnale di vendita ogni qualvolta l’oscillatore fuoriesce dall’area di ipercomprato raggiunta mentre i prezzi stanno ancora salendo (divergenza ribassista); mentre si ha un segnale di acquisto allorchè, dopo aver raggiunto l’area di ipervenduto, l’RSI comincia a fuoriuscirne quando i prezzi stanno ancora scendendo (divergenza rialzista).

Utilizzo del RSI in trend direzionali

Nel secondo caso, ossia quello di marcata direzionalità del trend, si può avere conferma di un trend crescente se l’RSI si trova nella zona di ipercomprato (sopra il valore-soglia di 70) o di un trend al ribasso nel caso in cui si trovi abbondantemente al di sotto della linea marginale che delimita inferiormente la zona di ipervenduto di mercato (sotto il valore-soglia di 30).
Esistono numerose altre applicazioni pratiche dell’indicatore: ad esempio grazie all’RSI è possibile il riconoscimento immediato di formazioni grafiche come testa e spalle e triangoli, in maniera molto più evidente rispetto all’osservazione del solo grafico dei prezzi.
Inoltre, l’RSI permette di riconoscere in maniera molto più chiara anche determinati livelli di resistenza o di supporto critici e di anticipare i rimbalzi e i mancati rimbalzi che si verificano con penetrazioni di linee di supporto o di resistenza. Quest’ultimo caso si manifesta quando il Relative Strenght Index supera un precedente massimo o scende al di sotto di un recente minimo.

Il trading con il Moving Average Convergence-Divergence (MACD)

Quando ci si riferisce al MACD, ci si riferisce in generale ad un tipico indicatore di momentum che misura l’ampiezza e la velocità dei movimenti dei prezzi. Si tratta di un indicatore trend following, quindi un indicatore che più che anticipare eventuali momenti di inversione del trend tende a seguire la tendenza generale dei prezzi.
Questo indicatore si costruisce a partire da due medie mobili con diversa velocità, per tale motivo il suo funzionamento tende a sfruttare i segnali operativi generati dall’incrocio delle stesse.
Graficamente risulta composto da due linee: la prima, detta “differential line”(o MACD), mostra la relazione tra due medie mobili di prezzo ed è ottenuta sottraendo alla media mobile esponenziale (EMA) a 26 giorni la media mobile esponenziale (EMA) a 12 giorni.
La seconda linea è riconducibile ad una media mobile esponenziale più lenta, a 9 giorni, calcolata sui valori della prima linea ed è chiamata “signal line”.

Fondamenti teorici dell’utilizzo dello strumento e l’approccio classico alla sua interpretazione

Il presupposto operativo dello strumento sta nell’andare ad attribuire ad un aumento della distanza tra le due curve, in un movimento direzionale ben definito, un valore di accelerazione del trend in atto, andando al tempo stesso a desumere un segnale di decelerazione o di congestione del trend in presenza di un loro restringimento e reciproco approssimarsi.
E’ un indicatore che si presta ad interpretare abbastanza bene i movimenti di mercato soprattutto in mercati caratterizzati da ampie fluttuazioni.
Esistono 3 modi principali in cui tale indicatore può essere utilizzato a livello operativo.
La prima modalità è quella basata sugli incroci: in particolare, quando la media più veloce taglia dal basso verso l’alto quella più lenta (la signal line), si ha un segnale di acquisto; al contrario, con un incrocio della prima linea con la seconda dall’alto verso il basso il segnale operativo fornito è quello di vendita.

Varianti operative di utilizzo: situazioni di ipercomprato/ipervenduto e divergenze

La seconda modalità consiste nell’individuare zone di ipercomprato o di ipervenduto, sebbene l’indicatore non sia un oscillatore. E’ possibile notare come, ad esempio, ad un andamento crescente della linea del MACD, ossia della prima linea, si associa un aumento della distanza tra le due medie e quindi una situazione di iper-estensione dei prezzi che con molta probabilità è prossima ad un ridimensionamento, per far sì che gli stessi ritornino a livelli realistici.
L’ultimo utilizzo consiste nello sfruttare la capacità di questo indicatore di segnalare eventuali divergenze dello stesso rispetto all’andamento manifestato dai prezzi.
Un’indicazione che la fine del trend corrente si stia approssimando nel mercato è data proprio da tali divergenze. Una divergenza rialzista dell’indicatore si ha quando quest’ultimo segna nuovi massimi crescenti contrariamente a quanto fanno i prezzi che invece disegnano dei massimi via via più bassi.
Viceversa, nella divergenza ribassista il MACD tende sempre più verso i bottom del mercato, toccando minimi sempre più profondi e non confermando il trend generale dei prezzi che è invece orientato al rialzo.
Entrambe queste divergenze acquistano maggior peso soprattutto in corrispondenza di livelli di ipercomprato/ipervenduto del mercato.

Indicatori di forza del trend: il Momentum

Il momentum esprime la misura del grado di accelerazione che un movimento di prezzo, al rialzo o al ribasso, manifesta nell’arco del suo evolversi. Si tratta di un concetto comune alla maggior parte degli oscillatori che rappresenta molto bene il concetto di forza intrinseca del movimento di mercato e che fornisce un’informazione fondamentale per anticipare prossime inversioni del trend principale.
L’indicatore si calcola in maniera molto semplice, essendo uguale alla differenza tra il prezzo di chiusura corrente e quello del periodo immediatamente precedente. Vi sono diversi modi per calcolarlo: esso può essere calcolato a punti e viene chiamato Momentum o Price Change, oppure in punti percentuali e viene chiamato Percentage Change.
La differenza sostanziale riscontrabile nelle due modalità riguarda l’aspetto grafico, in quanto nel primo caso la curva che rappresenta l’andamento dell’indicatore oscilla intorno all’asse dello 0; nel secondo caso, invece, tale curva si muove attorno al valore pari a 100.
Il momento in cui si riceve un segnale operativo dall’andamento di tale curva si ha solitamente in corrispondenza di valori al di sopra o al di sotto di queste soglie.

Prezzi in ascesa e linea del Momentum sopra lo 0

Per esempio, quando il Momentum assume valori superiori allo 0 (o a 100) si ha solitamente una fase espansiva dei prezzi. In tale circostanza si possono distinguere due ulteriori situazioni. La prima si ha nel caso in cui l’indicatore assume valori crescenti, circostanza che fa ritenere molto probabile un rafforzamento della fase espansiva con un aumento dei prezzi caratterizzato da una certa intensità. La seconda situazione si ha quando, pur avendo valori sopra la soglia critica, l’indicatore assume valori via via più bassi: quest’ultima situazione è tipica di interruzioni del trend ascendente, in quanto si è già vicino ai massimi di mercato ed i prezzi rallentano il proprio movimento ascendente.

Andamento decrescente dei prezzi e linea del Momentum sotto lo 0

Qualora l’indicatore assuma valori inferiori allo 0 (o a 100) il segnale è quello proprio di un mercato al ribasso. Tuttavia, è possibile individuare l’esistenza di due situazioni diverse: quella caratterizzata da valori decrescenti dell’indicatore e quella contraddistinta da valori di Momentum via via maggiori. Nel primo caso, si può presumere un forte ribasso dei prezzi, nel secondo invece, semplicemente un indebolimento della fase ribassista, grazie ai ribassi via via di minore intensità che si susseguono man mano che ci si avvicina al bottom del trend.

Indicazioni operative

Da quanto fin qui esposto, si possono desumere alcune indicazioni operative. Per esempio, è consigliato acquistare, e quindi assumere posizioni lunghe, quando l’oscillatore va sopra il valore di 0 (o di 100) ed invece liquidare tali posizioni nel momento in cui l’indicatore, pur rimanendo sopra questa soglia, assume valori via via inferiori. Le posizioni corte si possono assumere invece in caso di flessioni consistenti del trend segnalati da valori del Momentum più bassi rispetto alle soglie critiche con andamento sempre più decrescente. Queste posizioni possono essere liquidate in presenza di un indebolimento del trend discendente, frequentemente preannunciato da valori dell’indicatore sotto la soglia ma comunque in netta ripresa, dato l’andamento crescente mostrato dai valori assunti dallo stesso.

Le caratteristiche distintive degli oscillatori dell’analisi tecnica

Nell’articolo precedente abbiamo evidenziato il ruolo fondamentale svolto da questi indicatori tecnici in grado di segnalare situazioni di eccesso di domanda o di offerta per un determinato titolo e come, di solito, il raggiungimento da parte degli stessi di un’area di ipercomprato o di ipervenduto vada successivamente ad innescare un ritracciamento o una fase di consolidamento del trend di mercato.
In tal senso, gli oscillatori garantiscono un altro importante risultato: essi consentono di fornire segnali operativi di entrata ed uscita dal mercato. Esiste una moltitudine di oscillatori, ognuno caratterizzato da proprie specificità, per questo il segnale di acquisto o vendita da essi fornito varierà sulla base del funzionamento degli stessi.

Il raggiungimento di aree di ipercomprato e di ipervenduto

Vi sono alcuni indicatori che forniscono segnali operativi quando escono da un’area di ipercomprato o di ipervenduto, altri che suggeriscono l’entrata in posizione lunga nel mercato al superamento della soglia costituita dallo 0, altri ancora che si focalizzano specificamente sull’incrocio delle due linee di cui sono composti.
Per quanto riguarda la funzione di segnalazione delle aree di ipercomprato o di ipervenduto, ogni oscillatore ha le sue bande. Se consideriamo l’RSI, la zona di ipercomprato è quella individuata dal range di valori 70-100, quella di ipervenduto si trova nel range inferiore ossia nella zona tra 30 e 0. Prendendo in considerazione lo Stochastic Oscillator la zona di ipercomprato si trova compresa tra i valori 80 e 100 e quella di ipervenduto è costituita dai valori inferiori a 20 e superiori allo 0.

Segnali operativi puntuali

Esistono poi indicatori che individuano il momento più opportuno dell’entrata sul mercato in frangenti temporali specifici. Se andiamo ad analizzare il Momentum, ad esempio, esso consiglia di acquistare quando lo stesso attraversa dal basso verso l’alto la linea dello 0 e di vendere quando l’incrocio avviene nella direzione opposta.
In ogni caso, occorre ribadire che si tratta di strumenti che consentono di avere degli importanti spunti operativi solo se il loro utilizzo è coordinato all’analisi grafica ottenuta per mezzo di ulteriori strumenti e quindi tramite quelle conferme costituite, ad esempio, dal superamento di una trendline.

Le divergenze tra l’andamento dei prezzi e quello degli oscillatori

Le caratteristiche funzionali degli oscillatori non si fermano qui in quanto ciascun oscillatore è in grado di individuare possibili divergenze tra il comportamento dei prezzi e quello dell’oscillatore stesso. Quando queste discrepanze grafiche si manifestano è importante tenerne conto in quanto potrebbero segnalare delle possibili inversioni del trend.
Si possono avere due casi limite: un primo caso (divergenza positiva o rialzista) in cui i prezzi sono inseriti all’interno di un trend decrescente, ed in virtù di ciò tendono a disegnare dei minimi discendenti, mentre l’oscillatore, pur portandosi all’interno dell’area di ipervenduto, tende ad assumere un andamento crescente, con i minimi posti in maniera ascendente.
L’altro caso si verifica in caso di divergenza negativa o ribassista e cioè quando l’oscillatore invece di confermare il trend crescente seguito dai prezzi tende a disegnare dei massimi decrescenti all’interno del’area di ipercomprato e ciò segnala una probabile futura inversione al ribasso del trend.

Caratteristiche e differenze degli indicatori tecnici

Al fine di consentire una migliore identificazione del trend in atto nel mercato, per cercarne di prevedere i momenti di indebolimento, gli analisti tecnici si avvalgono di numerosi strumenti tra i quali gli indicatori tecnici occupano un ruolo di rilevanza.
Quando si parla di indicatori si deve innanzitutto spiegare che si tratta di strumenti di tipo matematico, basati sull’utilizzo e l’elaborazione dei dati storici inerenti le quotazioni e i volumi di scambio di una certa attività finanziaria, per prevederne l’andamento futuro.

Indicatori leading ed indicatori lagging

In realtà, esistono due categorie principali entro le quali possono essere catalogati gli indicatori: da un lato vi sono gli indicatori “leading”, ossia quel tipo di indicatori capaci di segnalare prima che l’inversione di trend si verifichi e ai quali appartengono gli oscillatori; dall’altro, esistono gli indicatori “lagging” , gli indicatori che per loro natura non riescono a segnalare in anticipo l’inversione e che sono in ritardo nel fornire i segnali operativi di mercato, ma che non risultano meno utili nell’aiutare a decifrare i diversi movimenti dei prezzi. In quest’ultima categoria sono compresi gli indicatori trend-following e gli indicatori di momentum.

Quali indicatori preferire per la propria analisi?

I diversi tipi di indicatori presentano specifiche caratteristiche e quindi specifici pregi, per cui nella scelta di quale indicatore utilizzare è bene che si riescano ad individuare le potenzialità di utilizzo ed il funzionamento di base di ognuno per poterli adoperare anche in maniera congiunta.
Gli indicatori lagging, a fronte del pregio di riuscire ad individuare la tendenza di fondo del mercato, hanno il difetto di fornire dei segnali in ritardo rispetto ai movimenti effettivi, come abbiamo avuto modo di constatare anche con le medie mobili.
Gli indicatori leading, ed in particolare gli oscillatori, consentono invece una previsione più accurata dei movimenti di mercato, ma soprattutto più tempestiva, in quanto consentono non solo di fornire i tipici segnali di acquisto o vendita in tempo utile ma anche di segnalare situazioni di eccesso di domanda o di offerta sul mercato, nonché di individuare la forza e la direzionalità del movimento di mercato, permettendo di identificare in maniera puntuale i momenti di inversione del trend di base.

Gli oscillatori

Essi vengono chiamati così in quanto il loro valore oscilla intorno ad un valore centrale ed è pertanto compreso all’interno di una banda di valori (minimo e massimo); la loro utilità si manifesta essenzialmente in mercati privi di tendenza, dove i prezzi si muovono lateralmente, all’interno di bande orizzontali, e dove gli indicatori che seguono il trend danno scarsi risultati.
Mentre gli indicatori di tipo lagging consentono una lettura immediata del trend dei mercati, gli oscillatori servono all’analista per ottenere una visione più nitida del movimento dei prezzi, proponendo una rilettura dei valori di prezzo e di volume che può evidenziare elementi di crescita o di calo di un trend che non sono immediatamente visibili.
Esistono moltissime varianti degli oscillatori di mercato; in generale, si può dire che essi riescono ad evidenziare le fasi di eccesso di mercato, identificando due situazioni estreme: quella di ipercomprato e quella di ipervenduto.

La funzione segnaletica delle situazioni di eccesso di domanda o di offerta del mercato

L’ipercomprato viene segnalato da oscillatori che si muovono prevalentemente in corrispondenza della banda superiore dell’intervallo dei valori e caratterizza solitamente quelle fasi in cui i prezzi sono saliti in maniera intensa e rapida. Quando i prezzi toccano l’area dell’ipervenduto, invece, gli oscillatori sono molto più prossimi al limite inferiore di questa banda di valori. Quest’ultima situazione è tipica di discese delle quotazioni molto decise. Un oscillatore che si viene a trovare in ognuna di queste due aree è quindi il segnale che il mercato viaggia agli estremi pertanto è attesa una fase laterale di consolidamento o un possibile ritracciamento per riportare i valori all’interno della banda intermedia che è quella propria di un mercato in stato di normalità.

Le modalità di interpretazione di una media mobile

Quando ci si accinge ad attribuire un valore previsionale ad uno strumento di analisi tecnica quale quello fornito dalla media mobile, è necessario coordinare la lettura del dato in sé con una serie di ulteriori informazioni “di contesto”.
Un esempio potrebbe essere dato dal confronto della media con il suo andamento precedente.
In tal senso, ci si può venire a trovare in tre distinte situazioni. La prima si ha in caso di mercato direzionale, e cioè nel caso in cui la media mobile presenti una tendenza ben definita, al rialzo o al ribasso. Questa ipotesi è quella di un mercato in cui la media mobile fornisce un buon indizio sulla tendenza principale seguita dai prezzi e ci dà anche delle informazioni rilevanti riguardo la forza con cui tale tendenza si sta sviluppando, grazie all’inclinazione della linea. Infatti, maggiore è l’inclinazione della linea che rappresenta la media, maggiore è l’accelerazione subita dai prezzi durante il trend rialzista o ribassista.

Il significato della media in funzione del suo andamento precedente

Una situazione ulteriore in cui si può trovare il mercato è quella rappresentata graficamente da una linea della media piatta. Generalmente si tratta di una fase di congestione del mercato in cui manca una vera e propria spinta verso l’alto o verso il basso dei prezzi in quanto gli stessi si limitano a muoversi in maniera laterale, oscillando in un ristretto range di valori. Solitamente, quando avviene l’uscita da questa fase laterale si viene ad innescare un movimento direzionale di una certa intensità.
Infine, l’ultima possibilità è quella di un movimento d’inversione dei prezzi che è segnalato dal cambiamento di direzione della media. Sebbene graficamente sia immediata la percezione del cambiamento di direzione, dal punto di vista operativo è sconsigliato operare agendo sull’istantaneo mutamento di tendenza, in quanto questo segnale deve trovare conferma in ulteriori indizi, quali quelli forniti ad esempio dall’analisi candlestick o da ulteriori indicatori.

Il confronto di medie mobili con caratteristiche diverse

Un altro importante elemento di contesto che fornisce spunti interpretativi interessanti per l’individuazione del trend di base grazie all’utilizzo delle medie mobili è quello che prende spunto dal confronto tra due medie mobili calcolate su archi temporali diversi.
Generalmente, a tal riguardo, si può osservare che mentre la media veloce è quella più vicina ai prezzi, in quanto espressione dell’andamento di breve periodo delle quotazioni, la media più lenta è quella che si discosta di più dagli stessi. Oltre a ciò vale la pena osservare il movimento congiunto e reciproco delle medie, nel senso che quanto più le medie si distaccano tra di loro tanto maggiore è l’accelerazione dei prezzi nel breve periodo. Viceversa, quando le medie tendono ad avvicinarsi la tendenza di base è quella tipica di una congestione, ossia di un blocco dei prezzi.
In ogni caso, ogni situazione di incrocio delle medie deve far pensare ad un movimento dei prezzi intenso che può far supporre anche la continuazione nel tempo del movimento in quella specifica direzione.

La funzione di supporto/resistenza in ragione dell’andamento dei prezzi

Occorre inoltre ricordare che la media mobile svolge anche un interessante funzione di supporto o di resistenza dinamica dei prezzi in un trend al rialzo o al ribasso e tale funzione si può sfruttare anche pensandola come un trailing-stop automatico (ossia un’ordine di stop-loss di tipo dinamico).
In rapporto ai prezzi, soprattutto nei momenti ad elevata volatilità, la media tende a seguire i prezzi ma in maniera più distante, allontanandosi dagli stessi, mentre allo smorzarsi della volatilità i due tendono ad avvicinarsi sempre più, fino al momento in cui si verifica l’inversione vera e propria della direzione del trend.

Come scegliere l’orizzonte temporale per un utilizzo ottimale delle medie mobili?

Abbiamo avuto modo di osservare che tramite l’impiego delle medie mobili si possono adottare più strategie. Tuttavia, un problema critico nell’utilizzo delle medie mobili risulta la scelta dell’orizzonte temporale di riferimento, in quanto è da tale decisione che dipende l’utilizzo ottimale delle medie.
Come abbiamo già avuto modo di ribadire, il periodo di riferimento della media mobile deve essere correlato a quello di osservazione prescelto (breve, medio o lungo termine).
In generale, una media molto popolare è quella a 200 giorni in quanto è un eccellente indicatore per calcolare i cicli di mercato nel medio e lungo termine, anche se mal si adatta per il trading a breve termine, come quello giornaliero.

La media ed il trading a breve termine

Quando si vuole operare nel breve termine si utilizza la media soprattutto per il ruolo svolto come livello di supporto o di resistenza dinamico nei confronti dei prezzi, grazie ai segnali di acquisto o vendita generati dall’incrocio dei due.
L’elemento determinante per il successo di una media mobile risulta essere la scelta del periodo su cui calcolarla in quanto se il dominio dovesse essere troppo ristretto il rischio è di ottenere una media troppo reattiva e sensibile alle variazioni di mercato. Tuttavia, allungando troppo il periodo su cui si calcolano le osservazioni della media si rischia di rendere la media troppo statica e non sufficientemente pronta a catturare i diversi cambiamenti del mercato.

Il trade off tra orizzonte temporale e reattività della media

L’orizzonte temporale per il calcolo della media è correlato inversamente con la reattività della stessa in quanto maggiore è il primo meno intensa sarà la capacità di risposta della media.
La scelta dell’orizzonte temporale è un elemento decisivo nella buona riuscita delle operazioni di trading. A tal fine, è preferibile impostare il proprio sistema di trading basandosi, piuttosto che sull’incrocio tra media e prezzi, sull’utilizzo congiunto di due medie e ricordarsi del segnale di acquisto quando quella più corta taglia dal basso verso l’alto quella più lenta e del segnale di vendita nel caso in cui la prima tagli la seconda dall’alto verso il basso.
Questo sistema, con un dominio per la media ben impostato, aiuta ad individuare con buona precisione il trend di mercato, sfruttandolo appieno soprattutto nel caso di mercati direzionali.

Come scegliere i parametri corretti?

Non esiste una combinazione di parametri perfetta in ogni circostanza, per cui quello che bisogna fare prima di operare è scegliere un congruo arco temporale.
Se, ad esempio, si propende per un orizzonte temporale ristretto, tipo quello a 30 minuti e si sceglie di utilizzare due medie mobili per i segnali operativi occorre settare i parametri da utilizzare per le due medie, facendo un opportuno lavoro di verifica e di test per accertarsi che le medie mobili con i parametri scelti funzionino correttamente nel segnalare il trend di mercato o che non producano falsi segnali. In quest’ultimo caso è bene cambiare i parametri di riferimento.

In caso di falsi segnali

Se, quindi, in un arco temporale di 30 minuti si sono scelte infruttuosamente, per via dei falsi segnali ottenuti, le medie a 5 e a 15, occorrerà allungare l’arco di riferimento portandole, ad esempio, a 8 e 20 rispettivamente.
Se, al contrario, le medie scelte non si sono rivelate tempestive nel cogliere le indicazioni ed i cambiamenti in atto nel mercato sarà necessario diminuire l’ orizzonte temporale prescelto per il calcolo delle medie.
In altre parole, si tratta di aggiustare opportunamente i parametri che regolano il funzionamento delle medie mobili per far sì che si possano produrre dei risultati positivi dal loro corretto utilizzo.

Le medie mobili e le strategie operative

La regola principale per poter utilizzare le medie mobili in maniera ottimale a livello operativo è ricercare l’incrocio tra i prezzi e la media, ed in particolare, quando i prezzi tagliano la media mobile al rialzo, si genera un segnale rialzista; quando i prezzi tagliano la linea della media mobile verso il basso, il segnale operativo è di vendita.
Le medie mobili, soprattutto se calcolate su archi temporali ampi sono utili per individuare la tendenza di fondo dei prezzi. Da sole non risultano sufficienti per adottare una strategia di trading statisticamente valida a causa di alcuni difetti rilevanti. Il primo difetto consiste nel fatto che sebbene la media mobile sia uno strumento insostituibile nell’identificare in maniera immediata i cambiamenti in atto nel mercato è comunque uno strumento caratterizzato da un certo ritardo nel fornire segnali operativi utili, sia in entrata che in uscita dal mercato. Il ritardo con cui fornisce tali segnali fa si che non si possa sfruttare appieno ogni movimento di mercato.

Ulteriori caratteristiche delle medie mobili nel trading

Inoltre, lo strumento della media mobile permette di sfruttare meglio le fasi ed i periodi a forte tendenza, mentre genera dei falsi segnali nelle fasi di rimbalzo e di discesa che si sviluppano all’interno delle fasi laterali di consolidamento.
Esistono diverse strategie operative implementabili, a seconda che si utilizzi una sola media, due medie o più medie mobili.
Quando si tenta l’approccio del trading attraverso una sola media è necessario che la stessa sia appropriata all’arco temporale di riferimento: è necessario che la media sia calcolata con un orizzonte temporale ristretto per il trading di breve termine, come quello giornaliero, ed invece sia calcolata con orizzonti temporali più lunghi se il tipo di trading adottato è un trading di posizione.

I segnali e i falsi segnali con l’utilizzo di una media mobile

Abbiamo già detto che i segnali che si possono avere sono di due tipi: quando il prezzo incrocia la media dal basso verso l’alto si ha un tipico segnale di acquisto (buy); quando il prezzo attraversa la media dall’alto verso il basso, il segnale operativo da seguire è di vendita (sell).
In generale, soprattutto a livello intraday, i prezzi compiono degli strappi improvvisi al rialzo o al ribasso della media mobile ma il segnale non viene poi confermato dal prezzo di chiusura. In questo caso è opportuno prestare attenzione in quanto si potrebbe verificare un’improvvisa inversione di tendenza.

Il trading operativo tramite due medie mobili

Per scongiurare questa problematica può essere utile ricorrere all’utilizzo di due medie mobili. In questo caso i segnali forniti avranno una valenza previsionale maggiore in quanto si ottengono osservando l’incrocio delle medie e non di quest’ultime con i prezzi.
Il segnale di buy viene dato dall’incrocio dal basso verso l’alto della media mobile più veloce (per esempio a 20 giorni) con quella più lenta (a 200 giorni).
Il segnale di vendita si ha, al contrario, quando la media più veloce perfora dall’alto verso il basso quella più lenta.
Questo metodo consente di ridurre i movimenti costituiti da rapide salite o improvvise discese, smorzando il pericolo di avere falsi segnali.

L’impiego di tre medie mobili per ottimizzare il timing e l’operatività sul mercato

Se poi si cerca di coadiuvare il segnale fornito dalle due medie con un’ulteriore media si riduce sensibilmente il pericolo di falsi segnali e si impedisce che vengano aperte posizioni contrarie al trend dei prezzi. In questo caso, occorre aprire una posizione lunga solo quando la media più veloce incrocia, dal basso verso l’alto, quella più lenta. La posizione verrà chiusa solo quando la media più veloce incrocia, dall’alto verso il basso, la seconda media (e non quella più lenta). In questo punto è meglio restare fuori dal mercato perché è solamente con l’incrocio dall’alto verso il basso della media veloce con quella più lenta che è possibile andare short, avendo un chiaro segnale ribassista.

L’utilizzo delle medie mobili nel trading

Uno degli obiettivi principali dell’utilizzo delle medie mobili all’interno dei grafici dei prezzi è quella di eliminare il rumore dei mercati, smorzando l’andamento erratico dei prezzi, al fine di poter individuare con maggiore agevolezza il trend principale seguito dagli stessi.
Uno dei metodi più facili ed immediati nel perseguimento dell’obiettivo consiste nel ricorrere a degli indicatori basati sulle medie mobili.
Grazie agli stessi, è possibile, per una data serie di prezzi, depurare tale serie dai movimenti accessori e dalle distorsioni di breve periodo per delineare in maniera netta ed inequivocabile la tendenza primaria di periodo seguita dai prezzi.
Esistono tre tipi principali di medie mobili: le medie mobili semplici, le medie mobili ponderate ed, infine, le medie mobili esponenziali.

La media semplice e la sua rappresentazione grafica

Cominciamo ad analizzare la tipologia di più facile comprensione: la media mobile semplice. Essa si ottiene calcolando, con riferimento ad una certa finestra temporale, la media semplice dei prezzi registrati, ossia sommando tutti i prezzi di chiusura di una data attività di riferimento per poi dividere il risultato ottenuto per il numero dei giorni di osservazione.
Graficamente, la media è rappresentata da una curva che segue l’andamento dei prezzi ma in maniera più levigata e regolare, senza la presenza di punte di perturbazione che rendono più esasperati i movimenti dei prezzi, come riflesso dei diversi stati emotivi del mercato.
Uno dei problemi più rilevanti dell’utilizzo della media semplice sta nel fatto che nel calcolo, ad ogni osservazione, viene attribuito uguale peso con la conseguenza di avere un risultato finale che risulta molto spesso poco aderente agli ultimi movimenti di mercato.

Un peso maggiore alle osservazioni più recenti con la media ponderata

Una soluzione a questo problema viene fornita dall’utilizzo della media ponderata, nella quale, al contrario del caso precedente, i pesi sono assegnati in base alla vicinanza temporale dei diversi prezzi rilevati. In altre parole, in questa tipologia di media, i prezzi più recenti pesano di più rispetto a quelli più lontani, con l’intento di fornire uno strumento in grado di rispecchiare con maggiore precisione i diversi movimenti di mercato.
Come si costruisce una media ponderata a 10 giorni?
Si attribuisce il peso 10 all’ultimo dato, peso 9 al penultimo e così via continuando fino al prezzo numero 1. Moltiplicando ogni peso per il suo prezzo, sommando i prezzi così ottenuti ed infine dividendo per la somma dei pesi si ottiene il valore ponderato della media.

Una media più sofisticata e razionale: la media esponenziale

La terza tipologia di media è la media mobile esponenziale. Il concetto di base dell’utilizzo della media esponenziale è lo stesso che porta al ricorso alla media ponderata ed è quello di attribuire una rilevanza maggiore alle quotazioni più recenti rispetto a quelle più remote, con la differenza sostanziale che in quest’ultimo caso i fattori di ponderazione della media aumentano in maniera esponenziale piuttosto che lineare.
L’utilizzo di questo indicatore prevede che si calcoli un coefficiente di ponderazione per aumentare la reattività della media alle variazioni più recenti che è pari a 2/(n+1), dove n è il numero dei giorni del periodo per il quale si desidera calcolare la media.

Il calcolo dell’EMA (Exponential Moving Average)

Successivamente, si procede al calcolo, per ciascun elemento della finestra di osservazione scelta, della media mobile esponenziale. Ad esclusione del primo valore che sarà ottenuto a partire dal calcolo della media semplice, per tutti i dati successivi, la media esponenziale al tempo t si ottiene sommando alla media esponenziale al tempo precedente (t-1), un valore che è ottenuto moltiplicando il coefficiente di ponderazione per quel numero che rappresenta la differenza tra il prezzo di chiusura al tempo t del titolo e la media esponenziale al tempo precedente (t-1).
In formule:

EMA (t) = EMA (t-1) + [2/(n+1)] * [P.CHIUSURA (t) – EMA (t-1)]

Nonostante questo tipo di media riesca ad attribuire ad ogni osservazione un peso più congruo rispetto alla media ponderata, la sua utilità viene inficiata dal fatto di comprendere nel calcolo anche le osservazioni più vecchie, sebbene il loro peso diventi esponenzialmente più basso con il passare del tempo.

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