Apertura partita IVA: come farlo e con quale modello

L’apertura della partita IVA è fondamentale, in Italia, per poter svolgere attività d’impresa o per diventare a tutti gli effetti un libero professionista. In questo articolo andremo ad affrontare il procedimento che bisogna svolgere per poter avere una partita IVA, parleremo dei documenti necessari e dei costi della pratica.

Chi deve aprire partita IVA?

Partiamo subito dal dire chi non deve aprire partita IVA: secondo l’articolo 5 del DPR 633/72, deve fare domanda di richiesta di partita IVA il soggetto che svolge un’attività abituale, anche se non esclusiva, di lavoro autonomo o di impresa.

Il requisito fondamentale è, dunque, l’abitudinarietà allo svolgimento di un’attività economica. Al contrario, chi svolge delle prestazioni occasionali non deve compere tutto il procedimento, rientrando lo stesso all’interno delle prestazioni di lavoro autonomo occasionale.

Come aprire la partita IVA

Ora che abbiamo capito quali sono i soggetti che sono tenuti all’apertura della partita IVA, vediamo i passi necessari per poterlo fare.

La prima cosa è avere a disposizione il modello AA9/7 per i liberi professionisti e quello AA7/7 per le società, da usare sia per la prima apertura che per la modifica di dati precedentemente comunicati.

Questo modello deve contenere il codice ATECO, ovvero il codice che permette di capire, in maniera veloce, l’attività che l’azienda o il libero professionista ha intenzione di svolgere. Si tratta di un codice con qui l’Agenzia delle Entrate permette di identificare le attività economiche.

Il modello compilato deve essere presentato a mano presso l’Agenzia delle Entrate, può essere inviato tramite raccomandata con ricevuta di ritorno (ricordandosi di allegare una copia del documento di riconoscimento), oppure può essere inviato all’Agenzia per via telematica.

Costi della partita IVA

In sé, l’apertura della partita IVA non ha costo, ad eccezione della spesa per il commercialista, qualora decidiate di far eseguire tutto ad un professionista.

Ci sono, però, dei costi di gestione dell’attività aziendale, oltre che quelli legati alla previdenza sociale (la pensione) e alle tasse da pagare ogni anno.

Per quanto riguarda il costo del commercialista, la spesa dipende molto dal professionista: alcuni non chiedono nulla a condizione di diventare in seguito dei clienti, altri invece possono applicare un onorario di alcune centinaia di euro.

La scelta del regime fiscale

L’apertura della partita IVA comporta anche la scelta del regime fiscale da applicare all’azienda. Uno dei più vantaggiosi, ad oggi, è quello forfettario agevolato, garantito dalla legge di Stabilità 2016, il quale permette di pagare delle tasse pari al 15% del fatturato, che viene determinato in maniera forfettaria (da qui il nome).

Per poter rientrare in questo regime è necessario avere dei limiti reddituali inferiori a 30.000 euro per artigiani, imprese e professionisti, 40.000 euro per ristoranti e bevande, 50.000 euro per alberghi e ristoranti.

Alternativa ancora più conveniente è optare per il vecchio Regime dei Minimi, che consente di pagare delle tasse pari al 5% all’anno, fino al quinto anno di apertura dell’azienda o fino al compimento del 35° anno di età.

In regime ordinario, invece, bisogna pagare le tasse secondo le percentuali consuete, si è assoggettati agli studi di settore e bisogna versare l’IVA in maniera periodica (mensile o trimestrale).

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