Affitto: tutto sulla locazione con contratto a canone concordato

E’ indubbiamente una delle tipologie di locazione tra le più vantaggiose in assoluto da un punto di vista fiscale, e questo grazie alle novità che sono state introdotte dalla legge di Stabilità 2016: stiamo parlando del contratto di locazione a canone concordato (o agevolato).

Regolato dalla legge 431/1998, questa tipologia di contratto prevede un accordo di base tra le organizzazioni della proprietà edilizia e le associazioni dei conduttori in merito ai criteri da rispettare con cui tali contratti devono essere stipulati.

Nello specifico, ecco i punti che vengono regolati:

  • tipologia di contratto, tra transitorio, agevolato e per universitari;
  • durata del contratto e rinnovo;
  • importo del canone periodico, mensile o annuale
  • aggiornamento ISTAT del valore del canone
  • stipula delle clausole di rescissione
  • spese accessorie
  • uso e consegna del locale;
  • suddivisione delle spese;
  • eventuali modifiche e migliorie;
  • indicazione di esigenze particolari da parte del locatore o del conduttore;
  • varie ed eventuali, dove andare ad indicare tutto quanto non espressamente previsto dai punti sopra.

I comuni al momento interessati da questo tipo di contratto di affitto sono i vari capoluoghi di provincia, oltre che tutti quelli che confinano con le aree metropolitane italiane di Roma nel Lazio, Milano in Lombardia, Torino in Piemonte, Venezia nel Veneto, Genova in Liguria, Bologna in Emilia Romagna, Firenze in Toscana, Napoli in Campania, Bari in Puglia, Palermo e Catania in Sicilia.

Tutte queste città vengono divise in aree urbane e ad ognuna di esse viene assegnato un canone minimo ed uno massimo. I criteri nell’assegnazione di tale intervallo di valori dipendono principalmente dai servizi che ogni area urbana ha, in termini di asili nido, verde pubblico, servizi sanitari e così via. In linea di massima, migliore è la qualità della vita che si può fare in un’area urbana, più alto sarà, in media, l’affitto di un alloggio.

Sottoscrivere questa tipologia di contratto ha dei vantaggi evidenti sia per il proprietario di casa, sia per chi affitta.

Vantaggi per il proprietario di casa

Per il primo soggetto si parla di vantaggi ai fini del reddito IRPEF e di quello dichiarato dalla cedolare secca e viene rappresentato nella pratica da uno sconto della base imponibile IRPEF pari al 30%.

Se il proprietario di casa decide di aderire alla cedolare secca, invece, le tasse da pagare vengono abbassate direttamente del 10%.

Vantaggi per chi affitta casa

Per il secondo, ovvero chi affitta casa, c’è il vantaggio di pagare un canone di affitto che è inferiore rispetto alla media del mercato. Inoltre, se la casa viene affittata ed usata come abitazione principale, si può godere di una detrazione dell’imposta Irpef pari a € 495,80 nel caso in cui il reddito del soggetto sia inferiore o uguale a € 15.493,71, oppure di € 247,90 nel caso in cui il reddito sia compreso tra € 15.493,72 e € 30.987,41.

Conviene sottoscrivere un contratto di locazione con contratto a canone concordato?

Assolutamente si, la risposta a questa domanda è indubbiamente positiva. La convenienza c’è sia per il proprietario di casa, che riceve delle agevolazioni fiscali ed è meno spinto a correre il rischio di affittare in nero, che per l’affittuario, che può pagare di meno la propria permanenza.

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