Accettazione tacita eredità: definizione e info utili

Dal momento in cui si apre una successione, la procedura non dà ai parenti il diritto di diventare automaticamente eredi del “de cuius”. E’ infatti fondamentale che le parti accettino in maniera espressa o tacita l’eredità.

La legge stabilisce che non è fondamentale avere un’accettazione espressa e formale, ma vale anche un’accettazione implicita legata ad un comportamento diretto che fa intendere che l’erede ha accettato l’eredità. Si parla, in questo caso, di accettazione tacita dell’eredità, operazione che ha esattamente la stessa finalità e lo stesso “scopo”, oltre che gli stessi effetti, di quella espressa.

Che cos’è l’accettazione tacita dell’eredità?

Si parla di accettazione tacita quando l’erede compie un atto (noto in termini legali come “comportamento concludente”) che presuppone la volontà di accettare l’eredità e che non avrebbe posto in essere, in quanto non avente diritto a farlo, se non in qualità di erede.

Ad esempio, si parla di accettazione tacita dell’eredità un comportamento come il continuare a vivere all’interno dell’immobile che era del defunto, usare la sua vettura e così via.

Differenza tra accettazione espressa e tacita

Si parla di accettazione espressa quando l’erede palesa in maniera non ecquivocabile la sua volontà di accettare l’eredità. Ad esempio, lo fa con un atto pubblico o con una scrittura privata autenticata.

Al contrario, si parla di accettazione tacita, come abbiamo visto, quando il “chiamato” svolge un atto che ha diritto di compiere solo in qualità di erede. Ad esempio, il “chiamato” vende o dona un bene immobile facente parte dell’asse ereditario. L’accettazione tacita si desume dal comportamento del soggetto i questione, che può svolgere non solo atti di natura fiscale, ma anche fiscali e civilistici, come una voltura catastale ad esempio.

La legge individua alcune ipotesi classiche da cui si può desumere che l’erede ha accettato l’eredità, ovvero:

  • se non predispone l’inventario dei beni oggetto dell’eredità entro tre mesi dall’apertura del testamento;
  • se effettua una donazione, una vendita o una cessione a terzi di un bene oggetto del testamento. Sono inclusi anche i contratti preliminari di vendita;
  • se rinunzia ai diritti di successione;
  • se incassa un assegno che è stato rilasciato al defunto;
  • Se paga i debiti ereditari usando del denaro prelevato dal patrimonio ereditario;
  • Se subentra in un’attività commerciale del defunto;
  • Se effettua una voltura catastale o fa richiesta di una voltura di concessione edilizia;
  • Se decide di impugnare il testamento;
  • Se dà il via ad una causa per ricevere il pagamento di alcuni crediti che aveva il defunto.

Non si considerano come comportamenti in grado di far desumere l’accettazione dell’ eredità la presentazione della denuncia di successione, l’immissione nel possesso dei beni ereditari con lo scopo di conservarli, il pagamento delle spese del funerale, la richiesta di informazioni e notizie sull’esistenza di un testamento, il possesso dei beni ereditari a condizione che entro 3 mesi dall’apertura del testamento venga fatto inventario.

In tutti i casi, il diritto di accettare un’eredità si prescrive dopo dieci anni a partire dal giorno di apertura della successione.

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