UE, i problemi della Grecia sono solo rimandati?
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Gli accordi che l’Ue ha realizzato al fine di tentare di mettere in piedi una rete di sicurezza finanziaria per la Grecia, non hanno avuto grande successo, almeno fino ad ora. Il punto è che per salvare il paese ellenico c’è bisogno della decisione unanime dei 16 Stati che condividono la moneta unica europea, dando a Berlino l’ultima parola. La Grecia si ritrova con delle obbligazioni ancora più difficili da sostenere, il che rende ancora più difficile ridurre il deficit di bilancio, dal 12,9 per cento del prodotto interno lordo, fino al di sotto del massimale imposto dall’Unione europea, pari al 3 per cento, entro la fine del 2012.
La reazione del mercato suggerisce che l’accordo UE abbia consentito di conseguire gli obiettivi della Germania, ovvero stabilizzare l’euro e scongiurare ogni rischio di “contagio” anche in altri paesi della zona euro. L’euro ha infatti recuperato dal suo minimo storico, per attestarsi intorno ad un valore di 1.3550 dollari.
Ovviamente questo permette ad altri paesi in difficoltà, come Portogallo, Spagna, Irlanda e Italia di respirare un po’ più facilmente. La Commissione europea ha dichiarato la scorsa settimana che, mentre tutti hanno perso competitività e hanno necessità di riforme strutturali, la Grecia è in una sorta di lotta interna, che unisce gli squilibri fiscali ad una perdite di competitività.
La decisione della Banca centrale europea di estendere delle norme di garanzia più morbide ha portato ad un alleggerimento dei rischi e ha scongiurato una potenziale reazione a catena in caso di problemi di solvibilità per le banche greche. Così il piano di salvataggio ha soddisfatto, almeno per ora, l’obiettivo fissato dai leader europei di salvaguardare la stabilità finanziaria della zona euro nel suo complesso, ma ha messo in una sorta di quarantena il problema greco.
Per ora non resta far altro che attendere e vedere, ricordando che il paese più influente in merito è la Germania.











