Analisi della Francia, un paese in crisi
La seconda economia più grande della zona euro sta soffrendo più di ogni altro membro il deterioramento della competitività. E non fa nulla per fermare questa situazione. Considerata la fiducia degli investitori nel debito sovrano del paese francese e l’immagine dei “cugini” come partner principale della Germania, si potrebbe pensare che il paese sia indenne dalla crisi economica. In effetti, il tasso di interesse sui titoli di Stato decennali si attesta intorno al 2%.
La Francia si è sempre vantata relativamente alla creazione dell’euro, con il presidente Francois Mitterrand che, nel 1989, convinse il cancelliere Helmut Kohl a portare a termine una unione monetaria in cambio del sostegno francese alla riunificazione tedesca. Oggi, però, la situazione è diversa, e ci fa vedere che la Francia è impantanata in una forte crisi economica. Abbiamo detto che la Francia perde competitività, ma cosa significa? In parole povere, i prodotti transalpini, come le auto, l’acciaio, l’abbigliamento e l’elettronica, costano troppo rispetto ai prodotti dei concorrenti, sia in Asia che in altri paesi europei, cosa chesta causando un forte calo nelle esportazioni.
L’implosione virtuale dell’industria francese è stata trascurata dagli analisti e dagli esperti di settore, che sostengono che la zona euro aveva schivato i disastro ed era entrata in una nuova fase di stabilità. In realtà, oggi è la Francia, non la Grecia o la Spagna, che crea il maggior pericolo per la sopravvivenza dell’euro. Il paese incarna infatti il vero problema della moneta unica: l’incapacità delle nazioni con costi di produzione elevati e crescenti di adeguare le proprie valute in modo che i loro prodotti possano rimanere competitivi sui mercati mondiali.
Fino ad ora, le preoccupazioni per l’euro si erano concentrate solo sul debito. Ma i problemi fiscali sono principalmente il risultato di una perdita di competitività. Quando i prodotti costano troppo, l’economia scende. In questo scenario negativo, l’immagine è sempre la stessa: l’economia privata si riduce mentre il governo continua ad espandersi.










