Contratto a chiamata: retribuzione e caratteristiche

Il contratto a chiamata, noto anche come intermittente, è uno dei contratti che sono nati in seguito al D.Lgs. 276/2003, attuativo della famosa Legge Biagi. Si tratta, come si può intuire dalla parola, di un contratto che non prevede la presenza di un impegno continuo, né di un impiego più costante del lavoratore da parte dell’azienda, dando facoltà a quest’ultima di potersi avvalere di quel dato lavoratore ogni volta che ce n’è effettivamente bisogno.

Possiamo dire che il contratto a chiamata è effettivamente un vero e proprio contratto di lavoro subordinato, con l’unica differenza che i tempi e i modi di collaborazione sono scelti, di volta in volta, dal datore di lavoro. E’ un contratto di lavoro diverso rispetto a quello del lavoro parasubordinato, che prevede delle collaborazioni coordinate e continuative, e da quello del lavoro autonomo, che invece prevede che il lavoratore abbia una Partita Iva aperta a suo nome.

L’obiettivo principale di questo contratto, nel momento in cui è stato creato, fu quello di permettere di regolarizzare quella parte di lavoro nero legata alle giornate classiche di chi lavorava nei ristoranti o nei bar, che veniva chiamato solo in determinate occasioni e che, per questo motivo, era pagato “in nero”. Si tratta di un contratto, in pratica, che permette sia a chi ha già un lavoro di poterlo mantenere, aggiungendo un altro impiego, sia a chi non lo ha, di poter fare qualcosa nel rispetto delle norme di legge.

Caratteristiche del contratto a chiamata

Questo tipo di contratto prevede:

  • durata, può essere a tempo determinato (con una scadenza certa) o indeterminato (un contratto di lavoro senza scadenza)

  • causale del lavoro intermittente, può essere soggettiva o oggettiva

  • impostazione di un preavviso di chiamata

  • impostazione del trattamento economico e normativo

  • modalità di chiamata

  • misure di sicurezza atte a proteggere il dipendente

Ogni volta che il datore di lavoro si avvale della collaborazione del dipendente, dovrà dare comunicazione preventiva via SMS o via e-mail. Questa comunicazione deve essere inviata prima dell’inizio del lavoro. Nel caso in cui la prestazione venga annullata, bisognerà invece dare comunicazione il giorno stesso.

Qualora le regole di comunicazione non siano rispettate, si rischia di incorrere in una sanzione che va da 400 a 2.400 euro.

Quando si può fare

Il contratto a chiamata può essere scelto per esigenze legate ad una prestazione a carattere discontinuo o intermittente, così come specificato all’interno dei CCNL di settore, per i soggetti lavoratori di età inferiore a 24 anni o superiori a 55, e per una durata non superiore a 400 giornate lavorative, in tre anni solari, presso lo stesso datore di lavoro (tranne per i settori turistici, dei pubblici esercizi e quello dello spettacolo). Se il periodo viene superato, il contratto a chiamata diventa automaticamente un contratto a tempo indeterminato.

Quando è vietato

Non ci si può invece avvalere di un contratto a chiamata in tutti i casi in cui bisogna sostituire die lavoratori in sciopero, se nelle unità produttive si sono fatti, entro un arco di 6 mesi prima, dei licenziamenti collettivi, delle sospensioni o delle riduzioni dell’orario di lavoro (a condizione che tali provvedimenti siano presi nei confronti di lavoratori adibiti alle medesime mansioni dei soggetti per cui si cerca un contratto a chiamata).

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